Con l’arrivo della primavera, periodo definito dal progressivo aumento delle ore di luce, le fioriture e l’attività delle api registrano un notevole incremento. La strategia dell’apicoltura deve essere adattata al ritmo e alle condizioni di lavoro delle api. La primavera rappresenta un momento cruciale per la salute e la produttività delle api, e come apicoltore, il modo in cui gestisci questo periodo può determinare il successo dell’intera stagione. È in primavera che si definisce il destino della colonia: la crescita della popolazione familiare, l’efficienza del lavoro delle api e, naturalmente, la quantità e la qualità del miele che potrà essere raccolto.
Valutazione e Gestione degli Alveari
Alveari con sufficiente vigore sono essenziali per ottenere un buon raccolto e una risposta adeguata alle tecniche di gestione. È fondamentale valutare il vigore degli alveari sopravvissuti all’inverno, con l’obiettivo di conoscere il numero di api disponibili e come gestirle in modo ottimale.
Importanza del Vigore e della Massa Critica
La presenza di un numero minimo di operaie, una massa critica in grado di mantenere all’interno dell’alveare temperature di 32-35 °C , è vitale per lo sviluppo della covata e il ringiovanimento della popolazione. Nelle aree con temperature più basse, questa massa critica deve essere maggiore. Le api magre e l’elevata mortalità dopo un’ondata di freddo possono indicare problemi come cattiva alimentazione, varroa o nosema. Inoltre, è fondamentale evitare la perdita di calore negli alveari con poche popolazioni di api. Per fare ciò si possono utilizzare divisori spaziali (diaframmi), che aiutano le api a controllare meglio la temperatura nel volume occupato.
Efficienza e Salute della Regina
L’efficienza e la salute della regina sono essenziali nella gestione di un alveare. È importante notare che le regine che depongono più di un uovo per cella sono un segno che l’alveare potrebbe diventare pigro e quindi non dovrebbe essere mantenuto. La qualità di una regina non è determinata dal suo colore o dalla sua taglia (purché soddisfi un minimo), ma piuttosto dalla vivacità dei suoi movimenti e dallo stato dei bordi delle sue ali.
Dieta Ottimale e Gestione delle Scorte
La dieta ottimale delle api è composta per l’80% da miele e per il 20% da polline, conservati vicino alla covata in una disposizione particolare: il polline forma una corona attorno alla covata, e il miele è posto come uno strato più esterno e largo. La quantità di miele e polline nell’alveare dipenderà dalle condizioni meteorologiche e dalla fioritura locale. Una carenza temporanea di questi nutrienti può essere compensata dalla colonia utilizzando le riserve corporee delle operaie. Una gestione intelligente delle scorte può contribuire ad aumentare la popolazione di api. Ciò può essere ottenuta somministrando sciroppi liquidi e, se il polline non è presente, aggiungendo un integratore proteico all’area riscaldata vicino alla covata. Questa gestione viene effettuata quando la temperatura esterna a mezzogiorno è di circa 16-18 °C. Nei casi in cui sia necessario solo un mangime supplementare per il mantenimento della popolazione, questo dovrebbe avere una consistenza pastosa (candito o simile).
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Controllo della Varroa
È essenziale iniziare la stagione con bassi livelli di varroa, poiché la sua popolazione raddoppia mensilmente, portando al collasso dell’alveare. Sulle api adulte: utilizzare zucchero a velo o alcool per rimuovere le varroe da circa 200-300 operaie. Informazioni sull’allevamento della covata: aprire circa 200 celle e svuotale. Controllare la varroa in primavera è un processo meticoloso che richiede un’attenta selezione e monitoraggio.
Gestione degli Sciami e Sostituzione delle Regine
La primavera rappresenta un passaggio fondamentale nell’apicoltura, segnato dall’emergenza naturale degli sciami e dalla necessità di gestire le perdite che si verificano durante l’inverno.
- Divisione degli alveari migliori: La forma più semplice di sostituzione è dividere gli alveari che hanno mostrato un ottimo raccolto nell’anno precedente, senza segni di malattia e con comportamento docile. Una delle parti risultanti dalla divisione (nota come “nucleo orfano”) alleverà la propria regina.
- Produzione o acquisizione di regine: Per coloro che desiderano garantire e accelerare il processo, la produzione preventiva di regine da alveari selezionati è un’opzione praticabile.
La fase di sostituzione offre anche una finestra unica per il trattamento di controllo della varroa. Durante le operazioni di sostituzione si possono verificare alcuni giorni di mancanza di celle opercolate nell’arnia o di mancanza totale di celle di covata.
Rinnovamento della Cera nei Favi
L’integrità e la qualità della cera nei favi svolgono un ruolo essenziale per la salute e la funzionalità dell’alveare. Le cere vecchie e scurite non solo sono meno efficienti nella trasmissione del calore, ma possono anche accumulare residui dei trattamenti contro la varroa e ospitare un numero maggiore di spore e agenti patogeni. La primavera si rivela la stagione perfetta per affrontare questo problema, essendo il momento ideale per il rinnovo del 20-30% dei vecchi favi. Questo compito deve essere pianificato attentamente.
Il momento ottimale per il rinnovamento si verifica quando si verifica un ingresso attivo di nettare e polline nell’alveare e si osserva uno “sbiancamento” o schiarimento della cera, indice di una popolazione sufficiente. Questo scenario è favorevole all’introduzione di nuovi fogli di cera, preferibilmente in posizioni che ricevono più calore e vicino alla covata. La posizione deve essere strategica, tenendo conto di fattori come la popolazione dell’alveare e le condizioni meteorologiche. In sintesi, il rinnovo della cera è una componente fondamentale per mantenere un’arnia sana ed efficiente. Richiede un’attenta osservazione e pianificazione e la sua corretta attuazione può migliorare significativamente la salute e le prestazioni dell’alveare.
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Tipi di Nutrizione e Quando Utilizzarli
Esistono diverse situazioni in cui è necessario nutrire le api:
- Sei verso la fine della stagione produttiva e ti accorgi che essi hanno poche scorte per superare l'inverno.
- La stagione produttiva è nel suo pieno (può capitare spesso nella prima primavera ma a volte anche in estate se si verifica una forte siccità) e, a causa di eventi climatici particolarmente avversi, le scorte sono finite e l'eventualità che gli alveari muoiano di fame è molto alta. Devi intervenire urgentemente con l'alimentazione di emergenza o di soccorso.
- Manca circa una quarantina di giorni dalla fioritura principale e, fatti i calcoli, se la stagione non ti aiuterà con copiose fioriture che stimolano la regina a produrre sufficiente covata, i tuoi alveari non arriveranno con la dovuta forza al raccolto.
Quantità di Miele Necessaria come Scorta Invernale
Tradurre in una regola di validità universale la quantità di miele che gli alveari devono avere nel nido come scorte invernali purtroppo non è possibile. Essa infatti varia a seconda della zona climatica nella quale ti trovi ad operare, inoltre ogni inverno è diverso e quindi le necessità variano di anno in anno. In realtà sarebbe più giusto dire che ogni primavera è diversa, visto che senza covata gli alveari consumano poco più di un chilo al mese. Tuttavia, possiamo teorizzare che una media di 20 kg di miele di scorta in un alveare Dadant da 10 favi può, di norma, essere sufficiente alle colonie per arrivare alla primavera successiva.
Prima di decidere come comportarti con la nutrizione è importante sapere che le scorte di miele non sono solo una utile fonte di sostentamento della colonia durante il suo periodo di inattività forzata. Sono anche di fondamentale aiuto alla colonia per riuscire a mantenere costante la temperatura e, quindi, consumare poche scorte durante la stagione fredda. All’interno del nido, poi, l'essere circondati da scorte di miele migliora la coibentazione perché il miele è un cattivo conduttore di calore: una volta scaldata la porzione di favo dove staziona il glomere, il calore non viene disperso se non leggermente, attraverso il favo.
Prima di nutrire gli alveari per integrare le scorte, è estremamente importante visitarli per poter giudicare se questo intervento sia davvero necessario. Non si tratta solo di fare economia sulla nutrizione: gestire bene questa tecnica apistica significa eliminare alcuni inconvenienti che potrebbero verificarsi nella successiva primavera. Eccessive scorte ancora presenti nei favi in questa stagione ritardano infatti la ripresa della famiglia, perché la regina non ha sufficienti cellette a disposizione per deporre le uova. Un'ultima informazione utile per valutare se le scorte sono sufficienti: malgrado appaia ovvio, una colonia forte consuma più di una colonia debole, ma il consumo non sarà mai proporzionale alla forza.
Se lo valutiamo in proporzione alla dimensione, una colonia piccola consumerà di più di una forte: questo perché un glomere piccolo è meno efficiente nel mantenere il calore di uno grande. È poi fondamentale sapere che le colonie difficilmente muoiono di freddo, devono essere davvero molto piccole per non riuscire a scaldare la regina. Possono, invece, facilmente morire di fame seppure contornate da abbondanti scorte. Ciò capita quando le temperature fredde si protraggono per molti giorni. Il glomere di colonie piccole fa fatica a spostarsi tra i favi per raggiungere le scorte che ha magari solo a qualche centimetro di distanza. Una volta che il glomere ha consumato tutte le scorte che ha nelle cellette che copre, le api che lo compongono muoiono di fame.
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Candito e Sciroppo: Quale Scegliere?
Come regola generale la migliore nutrizione degli alveari è sempre attraverso la somministrazione di candito. Nella nostra azienda, in caso di necessità, nutriamo sempre e solo con il candito. L’unica deroga a questa regola è quando abbiamo necessità di far costruire i favi alla colonia, ad esempio se utilizziamo come tecnica associata di lotta alla Varroa l’asportazione della covata o quando introduciamo un pacco d’api in un’arnia: solo allora utilizziamo dello sciroppo.
Il candito non stimola le api, non stimola neppure le loro malattie e le api lo consumano solo in caso di necessità impellente. Quindi la somministrazione di sciroppo non è una pratica che utilizziamo di frequente. La sua utilità nel periodo pre invernamento delle colonie ha luogo quando nel nido dell’alveare ci sono davvero pochissime scorte.
Per velocizzare la sua preparazione ti conviene scaldare l'acqua intorno a 80°C ed in seguito versare lo zucchero, rimestando per una decina di minuti. Mentre per far sì che si mantenga a lungo puoi utilizzare, come conservante e anti fermentativo, il timolo in polvere nella quantità di 1 g che in precedenza avrai solubilizzato in 5 ml alcol; questa quantità è sufficiente per 15 litri di sciroppo. O anche dell’acido formico: 2 ml per ogni litro di sciroppo. Lo sciroppo, però, deve essere somministrato solo se le api hanno la possibilità di uscire per defecare. Le api trattengono i loro escrementi, quando non possono uscire dall’alveare, in un'apposita ampolla rettale. Lo sciroppo aumenta il loro metabolismo aumentando, quindi, anche gli escrementi. Se non possono uscire per purificarsi, rischiano di ammalarsi di nosemiasi.
Lo zucchero che le api preferiscono e che tutte le ricerche scientifiche tendono a considerare il migliore perché non diminuisce l'aspettativa di vita delle api è il saccarosio, ovvero il semplice zucchero da cucina. Naturalmente il migliore alimento zuccherino in assoluto, dal punto di vista nutrizionale, è il miele ed è così ovvio che non ci sarebbe neppure il bisogno di dirlo; ma restituire alle api il miele può essere un’operazione che riserva delle spiacevoli sorprese. La prima è di tipo sanitario: se il miele è di dubbia provenienza, potrebbe essere veicolo di malattie, quali la peste americana; e a questo puoi ovviare utilizzando sempre il tuo miele. Il secondo rischio è quello di innescare fenomeni di saccheggio.
In ogni caso, è importante sottolineare che qualsiasi alimento zuccherino tu decidi di somministrare alle api questo deve essere di ottima qualità. Sia nel caso che lo acquisti o che lo prepari personalmente, è fondamentale valutare se i singoli componenti siano adatti ad una alimentazione sana delle api; ci sono degli zuccheri quali galattosio, mannosio e lattosio che a certe concentrazioni possono essere tossici. Molto tossici sono anche quegli alimenti troppo ricchi di minerali. Il miele ha una media di ceneri pari a 0,17% e se le api assumono uno sciroppo troppo ricco di minerali potrebbero avere la dissenteria. Lo zucchero bianco è l'alimento che apporta meno quantità di minerali; lo zucchero biologico ne ha di più ma ancora in quantità non tossiche per le api. Lo zucchero di canna bruno che al suo interno ha anche della melassa, invece, può arrivare a concentrazioni di minerali anche 10 volte superiori a quelle medie del miele.
Un altro elemento tossico è il 5-idrossimetilfurfurale (HMF) che è il prodotto di degradazione degli zuccheri, soprattutto il fruttosio, universalmente riconosciuto come uno dei principali composti che indicano il deterioramento nella qualità di una vasta gamma di alimenti, tra cui il miele. È stato osservato che sciroppo o candito somministrato alle api con dosi alte di HMF influenzano l’aspettativa di vita delle operaie.
Nutritori: Tipi e Utilizzo
In commercio esistono una miriade di attrezzature adatte alla somministrazione dello sciroppo. Il vantaggio maggiore del nutritore cilindrico sta nella rapidità con la quale è possibile somministrare lo sciroppo. Infatti basta alzare il tetto e il coperchio del nutritore per introdurre il liquido zuccherino. Per velocizzare e evitare perdite di sciroppo puoi farti aiutare da un innaffiatoio. Attento però perché le gocce di sciroppo che possono finire sul coprifavo possono richiamare alcuni insetti, soprattutto formiche.
Il nutritore a depressione è il nutritore più utilizzato nell'apicoltura industrializzata dei paesi nordici per integrare le scorte invernali. Infatti, ne esistono di grandissime dimensioni che permettono, una volta riempiti, di dare alle api fino ad una ventina di litri di sciroppo in una sola volta. Il nutritore a tasca ha alcuni vantaggi rispetto agli altri. Intanto lo puoi utilizzare anche come diaframma e poi permette alle api di ingerire lo sciroppo ad una temperatura più consona.
Nutrizione Primaverile: Un Approccio Dettagliato
Dopo il lungo inverno, le api hanno bisogno di recuperare le forze e di risollevarsi dal letargo. Se la primavera è precoce e calda, con abbondanti fioriture e riserve di nettare nelle vicinanze, le api potranno provvedere autonomamente al loro fabbisogno nutrizionale. Tuttavia, le sorprese meteorologiche sono sempre dietro l’angolo. Se la stagione tarda a riscaldarsi o se la colonia si trova ad affrontare una carenza di scorte, l’apicoltore entra in gioco per integrare le risorse disponibili e non permettere che la colonia si indebolisca.
Lo sciroppo di zucchero è uno degli alimenti più utilizzati per integrare le riserve primaverili. La sua preparazione è un passo semplice, ma la scelta della giusta concentrazione è cruciale per stimolare la salute e la produttività della colonia. Il rapporto zucchero-acqua può variare in base alle necessità: le concentrazioni più comuni sono 2:3 (40%) o 1:1 (50%). Questi mix non solo forniscono energia immediata, ma stimolano anche la deposizione delle uova da parte della regina, creando una colonia in rapida espansione.
L’alimentazione supplementare non è una pratica da applicare indiscriminatamente. Le condizioni meteorologiche giocano un ruolo determinante. Quando il clima è freddo o ci sono gelate, somministrare lo sciroppo di zucchero potrebbe stimolare le api a volare fuori dall’alveare, con il rischio di indebolirle ulteriormente. Pertanto, è essenziale somministrare lo sciroppo solo quando le temperature sono sufficientemente miti e le condizioni climatiche favorevoli.
Ma l’alimentazione primaverile non riguarda solo la sopravvivenza. La somministrazione di sciroppo stimola anche la produttività della colonia, favorendo la deposizione delle uova da parte della regina e aumentando il numero di api lavoratrici. Questo processo è fondamentale per preparare l’alveare all’intensa attività che caratterizzerà i mesi successivi. L’alimentazione supplementare deve essere somministrata con attenzione, considerando sempre le necessità specifiche della colonia.
Frequenza di Somministrazione
A meno di non avere pochi alveari, tutti dislocati in prossimità di casa, per la maggior parte degli apicoltori è impensabile recarsi giornalmente in apiario. Volendo comunque stimolare la famiglia, facendole assumere piccole dosi, si può innanzitutto lavorare sul nutritore, passando da un modello tradizionale a quelli a depressione, che permettono alle api l’assunzione di un limitato quantitativo giornaliero di sciroppo. Come per tutte le pratiche apistiche, anche in questo caso bisogna però tener conto che, al variare delle condizioni atmosferiche e della popolosità della colonia, varia anche il risultato. La velocità di assunzione, ad esempio, risulta inferiore nei casi di temperature rigide e scarsa forza della colonia; al contrario, una famiglia forte, in primavera è capace di svuotare 2 kg di sciroppo nell’ arco di pochi giorni.
Quale Sciroppo Utilizzare
In primavera lo sciroppo artigianale classico (saccarosio sciolto in acqua) va bene, anzi spesso meglio, di quelli acquistati. Questo perché il saccarosio è un disaccaride, cioè un composto di due zuccheri semplici (glucosio e fruttosio), facilmente scomponibile ed utilizzabile dalle api. Analogo risultato, dal punto di vista nutrizionale, lo possiamo ottenere utilizzando prodotti commerciali di qualità, privi di zuccheri complessi.
Nutrizione Stimolante e il Suo Impatto
Non sempre stimolare una famiglia si rivela sinonimo di ricco raccolto primaverile. Ciò non solo, evidentemente, perché la fioritura non la controlla l’apicoltore, ma soprattutto perché una colonia non è necessario che sia “forte” ma è sufficiente che sia semplicemente “giusta”. Molti apicoltori, in prossimità delle festività natalizie, regalano alle loro api un bel pane di candito, posizionato sopra il coprifavo e reso accessibile dall’apertura del disco. Le famiglie, se in salute e sufficientemente popolose, consumano con voracità l’insperato nutrimento fuori stagione, tanto che spesso già a fine gennaio è necessario intervenire con una seconda nutrizione.
In altre parole, perché non anticipare decisamente la nutrizione e mettere le api in condizione di avere nel nido delle scorte quanti-qualitative idonee a passare l’inverno e a riprendere la covata in modo ottimale quando più lo desiderano? In questo caso, meglio il candito o lo sciroppo? Non sembrerebbero esserci grandi differenze: lo sciroppo è consumato forse più rapidamente e con maggiore facilità anche dalle colonie più deboli.
Consigli Pratici per la Nutrizione
- Sto attento ai telaini con polline, che siano vicini alle api.
- Se una famiglia è carente di miele o polline, gli do un favo di un'altra.
- Quando i salici piangenti incominciano a far verde incomincio a nutrire, come suggerito da Angeleri, ma il più delle volte mi limito a graffiare qualche macchia di miele qua e là, per un totale anche di mezzo favo la settimana.
- Quando vedo che ci sono tante api rispetto alla covata che una famiglia può sopportare anche in caso di avversità, metto un telaino esterno in mezzo, la regina contrariata da questa discontinuità di covata me lo riempirà in breve.
- Come faccio perché abbiano nutrimento a sufficienza fino al nuovo raccolto? Sto attento in autunno, nonostante ciò se sono scarse d'inverno do candito con proteine che compro già pronto.
- Come faccio per accorgermi se sono in emergenza? Le apro anche a natale, basta che ci sia una temperatura superiore ai 10 gradi, logico do un'occhiata ultra veloce, con poco fumo, o senza.
Tabella Riassuntiva dei Nutrienti e Loro Funzione
| Nutriente | Fonte | Funzione |
|---|---|---|
| Miele | Nettare | Energia, mantenimento temperatura |
| Polline | Fiori | Proteine per sviluppo covata |
| Sciroppo di Zucchero | Zucchero e acqua | Integrazione energetica, stimolazione ovodeposizione |
| Candito | Zucchero | Sostegno invernale e primaverile |
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