L‘alimentazione delle api è un tema fondamentale, ma spesso trascurato. Sebbene sia un argomento complesso, può portare a risultati straordinari se gestito con attenzione. Una delle pratiche meno conosciute e ancora poco diffuse in alcuni paesi è l’alimentazione proteica, che offre alle colonie un vero vantaggio.
Questo approccio aiuta non solo a migliorare la salute della colonia durante la stagione primaverile, ma può anche incrementare la produzione di miele e favorire lo sviluppo della covata. Pertanto, la connessione tra la salute delle ghiandole ipofaringee, i livelli di vitellogenina e il consumo di polline è più chiara: l’alimentazione proteica è essenziale per lo sviluppo ottimale delle api durante tutto l’anno.
Fabbisogno Nutrizionale delle Api
Per diversi motivi un apicoltore può aver bisogno di nutrire le api in modo artificiale. La maggior parte delle domande che ci vengono poste dagli apicoltori novizi sono relative al come e quando nutrire le api.
Il Ruolo del Polline
Il polline, una risorsa naturale incredibilmente ricca, contiene tra il 18% e il 30% di proteine, ma queste percentuali variano a seconda del tipo di polline. Una colonia di api può necessitare tra 10 e 26 kg di polline ogni anno, una quantità che si traduce in un fabbisogno quotidiano di proteine pari a 3,4-4,3 mg per ogni ape e 25-37,5 mg per ciascuna larva (circa 125-187,5 mg di polline al giorno).

Corpi grassi (bianchi), ridotti in una bottinatrice (sinistra), completamente sviluppati in una “ape invernale” (destra). Credito fotografico (per permesso): Keller, I P Fluri, A Imdorf (2005) La nutrizione del polline e lo sviluppo della colonia in api mellifere: Parte 1.
Leggi anche: Principi Fondamentali
Importanza delle Proteine
Una carenza proteica può compromettere il corretto sviluppo delle ghiandole ipofaringee, che sono cruciali per la produzione di pappa reale. Quest’ultima non è solo una delle sostanze più importanti per le larve durante i primi giorni di vita, ma alimenta anche la regina per tutta la sua vita. Un’adeguata alimentazione proteica assicura il corretto funzionamento di queste ghiandole, che sono essenziali per il buon andamento della colonia.
Le proteine sono fondamentali anche per la produzione di vitellogenina, una proteina che svolge un ruolo centrale nel metabolismo delle api. La vitellogenina è presente in alta concentrazione nelle api nutrici e contribuisce alla produzione di pappa reale che viene poi distribuita alla covata. Viene immagazzinata nel grasso corporeo delle api, ma circola anche nell’emolinfa e nel cervello. In breve, la vitellogenina è un elemento che collega strettamente la salute individuale delle api all’equilibrio della colonia. Un apicoltore che comprende il legame tra le proteine, la funzione delle ghiandole ipofaringee e la produzione di vitellogenina è in grado di migliorare notevolmente la gestione della suo apiario.
Gestione delle Scorte di Miele
Durante la bella stagione, le api immagazzinano grandi quantitativi di miele sia come nutriente per le larve all'interno della covata, sia come scorta alimentare per superare il periodo invernale ed essere pronte ad affrontare le dispendiose attività primaverili. In inverno il consumo di miele da parte delle famiglie è relativamente ridotto, l’Ape Regina smette di deporre uova fino a raggiungere il blocco naturale di covata e le api si compattano in nuclei formando il glomere per mantenersi al caldo e superare la stagione fredda.
Il consumo delle provviste aumenta però notevolmente con l’inizio della primavera, quando le api si attivano nuovamente per fornire nutrimento alla covata, con un conseguente dispendio energetico elevato. Un bravo apicoltore è in grado di valutare bene il quantitativo di miele da raccogliere dal suo apiario e quello da lasciare come scorta invernale alle proprie api. Poter contare su un prodotto come il candito per api per l’integrazione delle scorte, permette comunque di raccogliere un quantitativo maggiore di miele senza andare ad intaccare lo stato di salute degli alveari. Tuttavia è bene sottolineare che anche un eccesso di scorte all’interno degli alveari può causare diversi problemi.
Quanto Miele Lasciare come Scorta?
Spiegata l’importanza nella valutazione delle scorte naturali per il periodo invernale e primaverile, non esiste una regola fissa riguardo al quantitativo di miele da lasciare nel nido come fonte di sostentamento per le api. Ogni anno è una storia a parte ed è sempre più difficile fare previsioni sulle temperature stagionali che ci si troverà ad affrontare. Inoltre questo quantitativo varia anche in base alla zona climatica in cui opera l’apicoltore (pianura, collina, montagna, mare). A fare davvero la differenza in questo caso è la sensibilità e l’esperienza dell’apicoltore nella valutazione.
Leggi anche: FeSIN: Un'analisi
Come e Quando Alimentare le Api
Soprattutto per apicoltori alla prima esperienza è assolutamente lecito chiedersi come e quando bisogna alimentare le api. Per la nutrizione delle api durante il periodo invernale noi di mondo Ape consigliamo un’alimentazione glucidica, nello specifico a base di candito. Il colore non deve trarre in inganno, Il Total Candy non è un candito proteico. Candi SacIl Total Candy può essere utilizzato durante tutta la stagione nutrizione di sostegno in caso di bisogno.
Nutrizione Primaverile
La nutrizione delle api in primavera è molto diversa da quella invernale, concettualmente ancora prima che per le modalità ed i prodotti da scegliere. In primavera si effettua prevalentemente una nutrizione detta stimolante, che ha lo scopo di rafforzare le famiglie e favorire l’ovodeposizione per aumentarne la numerosità con l’obiettivo finale di raccogliere più miele. In questo caso a differenza dell’alimentazione invernale, andranno preferiti i classici sciroppi (composti da glucosio, fruttosio e saccarosio) da diluire in acqua.
Di norma una diluizione ottimale prevede un composto finale con il 50% di acqua ed il 50% di sciroppo - tuttavia questo dipende anche molto dal periodo della stagione, dalle condizioni metereologiche e dalla zona climatica in cui si trova il nostro apiario. Certamente riguardo a questo tema una delle domande che più spesso ci viene fatta è: “Quando devo iniziare la nutrizione stimolante”? Di norma una buona pratica è quella di iniziare circa 40 giorni prima del raccolto. Noi di Mondo Ape consigliamo però di stimolare tramite sciroppo per massimo 15-20 giorni.
Per l’alimentazione delle api, sia tramite candito che tramite sciroppo, viene utilizzato uno strumento chiamato nutritore. Si tratta in parole semplici di un contenitore all’interno del quale viene posizionato il nutrimento scelto. Esistono nutritori di diverse forme e capienze ma in generale essi si dividono in due categorie principali: i nutritori a tasca e i nutritori a coprifavo.
Imparare a conoscere i bisogni reali delle nostre api e capire quando necessitano di un’integrazione alimentare artificiale è una delle abilità che ogni apicoltore deve acquisire.
Leggi anche: Guida alla Nutrizione delle Piante
Frequenza di Somministrazione e Tipo di Sciroppo
A meno di non avere pochi alveari, tutti dislocati in prossimità di casa, per la maggior parte degli apicoltori è impensabile recarsi giornalmente in apiario. Volendo comunque stimolare la famiglia, facendole assumere piccole dosi, si può innanzitutto lavorare sul nutritore, passando da un modello tradizionale a quelli a depressione, che permettono alle api l’assunzione di un limitato quantitativo giornaliero di sciroppo. Ne esistono di svariate tipologie, da quelli commerciali a quelli ”fatti in casa” (bottiglie o sacchetti) aventi tutti una caratteristica comune: permettere, una volta in depressione, alle api di suggere lo sciroppo attraverso uno o più fori.
Quale Sciroppo?
In primavera lo sciroppo artigianale classico (saccarosio sciolto in acqua) va bene, anzi spesso meglio, di quelli acquistati. Questo perché il saccarosio è un disaccaride, cioè un composto di due zuccheri semplici (glucosio e fruttosio), facilmente scomponibile ed utilizzabile dalle api. Analogo risultato, dal punto di vista nutrizionale, lo possiamo ottenere utilizzando prodotti commerciali di qualità, privi di zuccheri complessi.
Discorso, invece, più intrigante è quello sul giusto grado di diluizione dello sciroppo, in altre parole sulla percentuale di umidità che il prodotto da distribuire deve avere. Mera questione economica (l’ acqua costa meno dello zucchero!) o c’è dell’altro?
Non sempre stimolare una famiglia si rivela sinonimo di ricco raccolto primaverile. Ciò non solo, evidentemente, perché la fioritura non la controlla l’apicoltore, ma soprattutto perché una colonia non è necessario che sia “forte” ma è sufficiente che sia semplicemente “giusta”. In termini di gestione, cioè, molte volte è più semplice e redditizio badare a qualche alveare in più piuttosto che a numeri inferiori ma che richiedono un impegno notevole (stimolazione primaverile = maggior forza delle famiglie = potenziale febbre sciamatoria = maggior lavoro di controllo).
Nutrizione Autunnale e Invernale
Molti apicoltori, in prossimità delle festività natalizie, regalano alle loro api un bel pane di candito, posizionato sopra il coprifavo e reso accessibile dall’apertura del disco. Le famiglie, se in salute e sufficientemente popolose, consumano con voracità l’insperato nutrimento fuori stagione, tanto che spesso già a fine gennaio è necessario intervenire con una seconda nutrizione.
I problemi sono di due ordini: le colonie piccole consumano a fatica il prodotto perché nelle fredde giornate invernali non hanno la forza (e il calore) per sciogliere il glomere e recarsi sopra il coprifavo. Facile ed efficace la soluzione: alle famiglie piccole il pane di candito si posiziona direttamente sopra i favi, capovolgendo il coprifavo.
Il secondo problema consiste in questo: poichè non si tratta di una nutrizione di soccorso (perché in tal caso ogni soluzione atta a salvare la famiglia è ben accetta) ma di un intervento con molteplici finalità (limitare il nosema somministrando nutrimento ben digeribile, anticipare la ripresa tardo invernale, ecc.) perché non anticipare il tutto in autunno o meglio ancora in tarda estate, nel momento in cui sostanzialmente inizia il vero invernamento delle api? In altre parole, perché non anticipare decisamente la nutrizione e mettere le api in condizione di avere nel nido (anzi proprio dove andranno a sfarfallare le ultime covate) delle scorte quanti-qualitative idonee a passare l’inverno e a riprendere la covata in modo ottimale quando più lo desiderano?
In questo caso, meglio il candito o lo sciroppo? Non sembrerebbero esserci grandi differenze: lo sciroppo (chiaramente, andando incontro alla stagione fredda, di qualità elevata, molto ricco in zuccheri semplici e in particolar modo in fruttosio) è consumato forse più rapidamente e con maggiore facilità anche dalle colonie più deboli.
Queste righe non vogliono essere una facile ricetta del perché e di come nutrire, ma uno stimolo perché ciascuno di noi rifletta su come opera e prenda coscienza che nulla, a proposito delle api, va dato per scontato.
Alimentazione Proteica: Dettagli e Alternative
L’alimentazione proteica, infatti, è per le api fondamentale sia per lo sviluppo e la corretta funzionalità delle ghiandole ipofaringee (preposte alla produzione di gelatina reale), sia per l’allevamento della giovane covata, ma anche per la formazione del cosiddetto corpo grasso, un tessuto di riserva, che permette di immagazzinare sostanze alimentari già elaborate, rendendo disponibili all’organismo i nutrimenti in occasione dei momenti di difficoltà (avversità climatiche e, soprattutto, inverno), garantendo così all’ape una maggiore sanità e longevità.
In condizioni normali, l’ambiente circostante è in grado di garantire tutto l’apporto nutritivo di cui necessitano le api. L’alveare in questi casi ha una certa autonomia, in funzione sia della quantità e qualità dei nutrimenti immagazzinati, sia della forza della famiglia stessa. La formazione di un corpo grasso ottimale diventa poi tanto più importante nelle zone dagli inverni freddi, dove le api per produrre calore a partire dall’alimento zuccherino utilizzano sostanze catalizzatrici, quali vitamine e oligoelementi: se questi non sono contenuti nel cibo, le api sono obbligate ad attingere dalle proprie riserve, contenute nel corpo grasso, influenzando in maniera negativa la durata di vita delle api.
Raccolta e Conservazione del Polline
Una pratica normalmente adottata, è quella che prevede la raccolta di favi di polline o di solo polline, mediante trappole, da immagazzinare in congelatore o da disidratare in modo soft (basse temperature e solo uso di deumidificatore, senza portarlo ad essicazione) da riutilizzare in periodi di scarsa importazione pollinifera. E’ la soluzione più logica e naturale per le api, ma richiede un notevole impegno per la raccolta nel periodo di “abbondanza” e rappresenta un costo per l’azienda, sia per la raccolta/conservazione sia, caso frequente tra gli apicoltori, di acquisto presso aziende già impegnate nella raccolta del polline per scopi commerciali.
Inutile sottolineare che il polline che si somministra alle api deve essere valido dal punto di vista proteico (ottimi, in questo caso, i pollini primaverili), raccolto con tempestività nelle trappole (per evitare insorgenza di muffe) e, fattore sempre più difficile da garantire, esente da tutti quegli elementi che potenzialmente possono provocare tossicità acuta/cronica per le api (fungicidi, neonicotinoidi, ma anche, e qui siamo noi apicoltori i responsabili, residui di prodotti acaricidi).
Sintetizzando: somministrare del “buon” polline è, probabilmente, la migliore forma di integrazione proteica, ma ha un costo o richiede un impegno.
Caratteristiche Fondamentali dell'Alimento Proteico Artificiale
- Attrattività per le api: è importante per l’assimilazione del prodotto da parte delle api.
- Valore nutrizionale: l’alimento proteico deve avere caratteristiche molto prossime a quelle del polline.
- Assenza di sostanze tossiche.
Alternative Proteiche
- Farina di soia degrassata: La farina deve essere stata sottoposta a processi per la riduzione della frazione oleosa a livelli inferiori al 7% (livelli superiori risultano nocivi per l’ape). Essa contiene circa il 50% di proteine ed è scarsa dell’amminoacido triptofano. Non è molto appetita dalle api, ma è poco costosa.
- Farina di lievito di birra: Il contenuto in proteine è generalmente inferiore a quello della soia. L’appetibilità è generalmente bassa.
- Latte in polvere: Sono in generale molto appetiti dalle api. Il livello di proteine è di circa il 50% e il contenuto di grassi si attesta intorno al 7%. Sono i più completi dal punto di vista amminoacidico. Il valore biologico delle sue proteine è secondo solo all’uovo intero, sebbene la quantità di glucidi sia piuttosto elevata. Il contenuto vitaminico del latte è completo, tuttavia i processi di liofilizzazione tendono ad abbatterne considerevolmente la quantità e la qualità. E’ un alimento molto ricco in sali minerali e non presenta particolari problemi di conservazione.
Preparazione Artigianale del Candito Proteico
Da diversi anni esistono sul mercato canditi proteici pronti all’uso. Nel caso, invece, si volesse procedere artigianalmente nella preparazione, sarà necessario prestare attenzione ad alcuni particolari. Uno di questi è rappresentato dal rapporto tra frazione proteica e massa complessiva: è importante che la quantità di proteine rappresenti nel complesso il 10-15% della miscela in peso, mentre concentrazioni maggiori potrebbero essere addirittura nocivi per le api.
L’aggiunta di zucchero risulta quindi necessaria per adeguare le proporzioni: ottimo lo zucchero a velo, che può rappresentare oltre il 50% della sostanza secca, ma anche lo sciroppo zuccherino può essere impiegato, purché a concentrazione almeno del 70%, per ridurre le possibilità di fermentazione del prodotto. Dal punto di vista operativo, l’impasto finale potrà essere ripartito in masserelle da 200 a 500 grammi, confezionate in sacchettini o vaschette di plastica e potranno essere utilizzate immediatamente o riposte in congelatore per la conservazione fino al momento della distribuzione. Alle api va somministrata una tortina ogni 7-10 giorni. In alveari piccoli la dose può ridursi a 100 grammi ogni due settimane.
L'Importanza dell'Acqua
Anche le api, come qualsiasi essere vivente, sono costituite in alta percentuale da acqua. L’acqua è una necessità primaria per la sopravvivenza di qualunque specie. Le api utilizzano l’acqua per diverse attività all’interno dell’alveare. Le api bottinatrici portano in alveare tutte le sostanze di cui lo sciame ha bisogno. Il lavoro delle api acquaiole è però molto pericoloso e buona parte di loro rischia l’annegamento.
Oltre a questo, l’inquinamento e l’utilizzo di sostanze nocive nell’ambiente ha notevolmente contribuito a indebolire gli sciami. Le api hanno bisogno di acqua ricca di sali minerali. Anche se a noi essere umani può sembrare strano, le api preferiscono l’acqua proveniente da pozze stagnanti. Le api utilizzano l’acqua per differenti motivi. Il primo è sicuramente la produzione di pappa larvale.
L’acqua poi, è importantissima per le attività di termoregolazione. Durante il periodo estivo invece, l’unico modo che gli sciami hanno per raffreddare la temperatura dell’alveare, è quello di utilizzare l’acqua. L’acqua viene utilizzata come una pellicola. Gli apicoltori devono considerare molto attentamente i bisogni delle loro api. Per fare questo sarà necessario acquistare degli abbeveratoi per api da cui gli sciami possano prelevare l’acqua. Questi contenitori sono costruiti appositamente per impedire che le api anneghino durante la raccolta di acqua.
Solitamente gli apicoltori posizionano queste fonti d’acqua a un’adeguata distanza dall’alveare. Saranno le api a trovare la risorsa idrica e a prelevare acqua da lì. Attraverso alcuni studi è stato dimostrato che le api riescono a individuare l’acqua tramite l’odore e non attraverso l’analisi visiva degli spazi. Le fonti d’acqua dovrebbero quindi avere particolari odori in grado di attirare le api. Una maggiore distanza dall’apiario aiuterà poi le bottinatrici a spiegare meglio al resto dello sciame in quale direzione recarsi.
tags: #nutrizione #delle #api #fabbisogno