Nutrizione Funzionale Casillo: Cos'è e Quali Benefici Offre

Il cibo e la nutrizione sono i temi chiave che sfidano l’umanità di oggi. Alla domanda su che cosa, come e perché mangiamo, ognuno di noi darà una risposta che sembrerà giustificata e accettabile, spesso condizionata dall’impatto culturale e tradizionalistico. Tuttavia, se chiediamo quanto siano sane le nostre abitudini alimentari, molti di noi saranno confusi perché non è affatto facile rispondere a questa domanda.

Pasta Funzionale Casillo: Un Alleato per la Salute

Un particolare tipo di pasta funzionale, realizzata con una miscela innovativa di ingredienti, potrebbe diventare un valido alleato per chi vuole ridurre il colesterolo LDL, cioè il cosiddetto colesterolo “cattivo”. La pasta è il frutto di una collaborazione tra l’Università di Bari, il Molino Casillo e l’azienda informatica Consis, entrambe di Bari. Questa collaborazione ha permesso di istituire presso l’Unità Operativa Complessa di Psichiatria Universitaria del Policlinico di Bari un Day Service che al momento si occupa della diagnosi e della cura dei dismetabolismi indotti da farmaci psicotropi.

Ricerca Scientifica e Risultati

La ricerca è stata condotta dall’Università Aldo Moro di Bari e pubblicata sulla rivista scientifica European Psychiatry. Il trial clinico ha coinvolto 300 partecipanti, che hanno assunto questa pasta per tre mesi. Oltre allo studio clinico sull’uomo, i ricercatori hanno anche svolto esperimenti in vitro su cellule del fegato.

Altograno®: La Rivoluzione degli Sfarinati

Altograno® rappresenta una nuova generazione di sfarinati ad alto valore proteico, pensata per rivoluzionare il concetto stesso di pasta. Grazie alla nostra esclusiva Lavorazione Circolare®, recuperiamo le componenti più nutrienti del chicco di grano - come proteine ad alto valore biologico, lisina e fibre solubili - che spesso vanno perse nei processi tradizionali. Questa innovazione permette finalmente di conciliare il piacere della tavola con le moderne esigenze di un'alimentazione equilibrata e funzionale.

Università degli Studi di Bari "Aldo Moro", Dipartimento di Medicina Rigenerativa e di Precisione (équipe del prof. dott. Portincasa): ha condotto uno studio clinico completo su 70 soggetti sani per valutare l'impatto gastrointestinale della pasta.

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Altograno® è adatta a una dieta equilibrata? La pasta Altograno® è integrale?

L'Importanza dell'Apporto di Carboidrati

Le variazioni quantitative dell’apporto calorico (siano esse in fase di incremento quanto in fase di decremento) all’interno di ogni ciclo nutrizionale devono essere di esclusiva prerogativa della matrice glucidica. Il ridotto apporto glucidico favorisce l’ottimizzazione della mobilizzazione dei grassi e la loro ossidazione a scopo energetico grazie all’effetto inibitorio esercitato su uno dei passaggi del circuito glicolitico e più precisamente bloccando la fosfofruttochinasi e quindi non consentendo la fosforilazione della fruttoso-6-fosfato - che rappresenta il punto di controllo più importante della sequenza glicolitica. Questo è adattamento di salubrità e longevità quando applicato soprattutto nei confronti del soggetto medio sedentario poiché un loro diminuito livello quantitativo è associato ad un miglioramento della sensibilità all’insulina.

E quindi il dimagrimento non è nient’altro che il risultato scaturito da adattamenti enzimatici favorenti l’incrementato contenuto mitocondriale cellulare, mobilizzazione ed ossidazione lipidica. Il trigger che sancisce la loro variazione negativa è più legato ai livelli glucidici che non calorici. Il corpo legge tale variazione come una condizione di abbondanza energetica. Pertanto, in virtù di un apporto glucidico “sostenuto”, infrequente ma esistente, il metabolismo di base è preservato e lo stimolo lipolitico e l’ossidazione lipidica propri degli adattamenti metabolici ed enzimatici forgiati dal contesto nutrizionale dei rimanenti giorni continuano a reiterarsi nel tempo. Inoltre, valori di ormoni tiroidei minimamente conservati agirebbero in sinergia con i livelli di insulina (secreti in risposta all’iper introduzione di carboidrati occorrente nel giorno in cui sono previsti e che caratterizza l’accezione ciclica dell’impostazione strutturale del regime alimentare in analisi) ottimizzando l’incorporazione di glucosio all’interno delle cellule muscolari = più glicogeno muscolare e meno lipogenesi (cioè meno accumulo di grasso corporeo).

Studi all’uopo condotti hanno messo in evidenza come questo accorgimento sia in grado di far aumentare il livello di performance relativamente a gesti esplosivi come lo Standing Jump accompagnato da incrementi percentuali nella massa magra anche se minimi. Ecco anche perché un ripristino relativo del glicogeno muscolare all’interno di un regime calorico restrittivo trova giustificazione soprattutto se con esso si vuole enfatizzare l’aspetto LIPOLITICO attraverso tutte le possibili vie metaboliche ed ormonali che lo favoriscono!

L’apporto di carboidrati è in grado di non far elevare l’LDH cellulare, i livelli di DNA plasmatico e l’ampiezza della risposta immunitaria quali conseguenze di un ridotto stress allenante e catabolismo proteico.

In uno stato di deplezione di glicogeno muscolare - come è oggetto di discussione di questo articolo - ai fini di porre enfasi sugli adattamenti enzimatici che incrementano sensibilmente la mobilizzazione quanto l’ossidazione lipidica, l’uso di BCAA durante allenamento di resistenza (come quello coi pesi adattato alle intensità proprie alla stimolazione dell’ipertrofia muscolare) ha fatto registrare valori di affaticamento inferiori rispetto ad un loro NON utilizzo (e come si è previamente citato, stati di deplezione glicogenica sono compromettenti i livelli di potenza e di performance nonché inducenti precoci stati di affaticamento psico-fisico) nonché più bassi valori nel coefficiente del RER - più basso è il valore del RER maggiore è il contributo lipidico alla miscela metabolica utilizzata in corso di esercizio fisico.

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Le Proteine: Un Elemento Chiave

In una persona sana e fisicamente attiva l’apporto proteico necessario ad evitare la perdita di massa muscolare è stimato ai 2,2g pro chilo di peso corporeo. In uno studio è stato osservato che 20g di proteine pro pasto sono sufficienti nel massimizzare le sintesi proteiche muscolari. Altri studi, invece, evidenziano valori incrementali nelle sintesi proteiche muscolari in risposta all’assunzione di 30-36g di proteine pro pasto. Ma quando il pasto della colazione acquisisce i connotati di iperproteico si osserva una ulteriore riduzione nell’attivazione ippocampale e paraippocampale nonché ed altresì una ridotta secrezione del neuromediatore Grelina (che stimola la sensazione di fame) e del peptide YY rispetto ad una colazione priva di apporto proteico.

Inoltre, l’apporto iperproteico oltre a favorire una maggiore sensazione di pienezza dopo il pasto, riduce la fame e ritarda il consumo dei pasti successivi rispetto al digiuno ma anche rispetto ad un pasto che prevede poche e/o moderate quantità di proteine. Infine, è importante anche la fonte alimentare dell’apporto proteico. Le uova consumate a colazione producono minore sensazione di fame e meno desiderio di consumare altro cibo successivamente.

Le proteine inducono termogenesi. Più precisamente hanno il valore di T.I.D. L’energia necessaria per digerire ed assorbire le proteine induce l’intestino a liberare energia sottoforma di calore. Sempre in riferimento alla capacità delle proteine di favorire la termogenesi, queste durante un regime ipocalorico-ipoglucidico preservano il tessuto muscolare dagli eventi catabolici e la massa muscolare, come è noto, ha una correlazione positiva con il numero di calorie utilizzate quotidianamente.

Infatti, la letteratura riporta che gli effetti anabolici della leucina sono regolati da meccanismi simili a quelli che regolano gli effetti dell’insulina. Ad esempio, un determinato dosaggio di leucina determina la stimolazione delle sintesi proteiche in modo indipendente dai cambiamenti plasmatici dei livelli di insulina circolanti laddove, invece, una somministrazione di carboidrati a base di saccarosio e glucosio responsabile di far elevare le concentrazioni insulinemiche di due volte e mezzo rispetto ai valori glicemici in condizioni di digiuno non ha sortito effetti sui processi di sintesi proteica.

L’isoleucina ha dimostrato ridurre i livelli di lipidi intramuscolari ed epatici nonché incrementare sensibilmente l’attività delle proteine disaccoppianti all’interno delle cellule muscolari, fattore quest’ultimo che media gli effetti lipolitici.

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Grassi: Quali Scegliere?

E’ interessante notare come i grassi insaturi incrementino la termogenesi molto più sensibilmente rispetto ai grassi saturi. Gli acidi biliari interagiscono con i recettori del “grasso bruno” che attivano la dispersione di energie (calorie) sottoforma di calore. A ciò si aggiunga il fatto che a livello intestinale, durante la digestione, vengono rilasciati ormoni che attivano il “grasso bruno” sommandosi così all’azione degli acidi biliari.

Diete Iperproteiche e Colesterolo: Facciamo Chiarezza

Una delle tante “minacce” rappresentate dalle diete iperproteiche, sempre più adottate quando si voglia favorire l’aumento della massa magra o la perdita della massa grassa, sarebbe rappresentata da un parallelo apporto lipidico e da un altrettanto elevato livello di colesterolo. Ciò deriva dal fatto che alcune fonti proteiche ad elevato valore biologico contengono una cospicua parte di grassi e colesterolo (es.

Nella fattispecie, le variazioni dell’apporto dietetico di colesterolo hanno una minima influenza sulle sue variazioni nel sangue.

Da sempre sentiamo dire che il consumo di uova non dovrebbe superare le 2 o 3 unità a settimana a causa del loro elevato contenuto di colesterolo, noto precursore di malattie cardiovascolari. Un uovo contiene circa 186 mg di colesterolo, ovvero il 62% dell’apporto giornaliero raccomandato. Peccato che il consumo di uova ed i livelli di colesterolo nel sangue non sono direttamente collegati. si sono osservate differenze tra il consumo di uova provenienti da allevamento in gabbia (a basso contenuto di omega 3) e uova provenienti da allevamenti biologici (ricchi di omega 3 e antiossidanti: vitamina e vitamina E provenienti dalle erbe).

Anche la carne, come le uova, è considerata un alimento non “amico” del cuore. Infatti, l’incrementale consumo di carne è associato alla mortalità per patologie cardiovascolari. Oltre al fatto che secondo l’Agenzia Internazionale Contro la Ricerca del Cancro (IARC) la carne compare nel gruppo 2 A come alimento potenzialmente cancerogeno.

Modelli Nutrizionali Alternativi: La Dieta Vegetariana

Le persone diventano vegetariane per diversi motivi. In passato, queste erano guidate da regole religiose, mentre oggi sono ragioni ecologiche, etiche, filosofiche ed economiche. Le caratteristiche principali della dieta vegetariana sono la riduzione del contenuto totale di grassi, degli acidi grassi saturi e del colesterolo e l’aumento del contenuto nutrizionale complessivo dei pasti. Questi ultimi sono utili per regolare la funzione intestinale e mantenere livelli “ragionevoli” di glucosio e colesterolo nel sangue.

Se una dieta vegetariana è varia e ben bilanciata, può certamente costituire la base per una buona salute, oltre che per la sostenibilità ambientale. Tuttavia, questo non è applicabile a vegetariani più restrittivi o vegani, che si nutrono anche di alimenti di origine vegetale ma optano solo per alcune specie. È immediatamente evidente che un’alimentazione che esclude un gran numero di alimenti difficilmente può garantire l’assunzione di tutti i componenti nutritivi necessari. Pertanto, se una rigorosa gestione della dieta è associata ad un apporto sbilanciato e carente di nutrienti, è necessario conoscere i potenziali pericoli di tale dieta.

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