Nutrizionista Platinette Parma: Recensioni e Percorso Verso il Benessere

Parma, capitale della food valley, si distingue anche per l'avanguardia nella gestione dei problemi legati al cibo, inclusi quelli più gravi come l'obesità. Negli ultimi anni, l'Emilia Romagna ha registrato un aumento esponenziale dei casi di sovrappeso e obesità.

Secondo il report 2015 di Sorveglianza Passi, l'11.6% dei residenti nella regione sopra i 18 anni è affetto da obesità, con una prevalenza nella popolazione maschile, mentre il 31% è sovrappeso.

Guardando ai dati forniti dall’Ausl di Parma, nel 2016 ci sono stati 41 nuovi casi di consultazione per candidati alla chirurgia bariatrica presso il servizio ambulatoriale di psichiatria, 12 casi in più rispetto al 2015; in totale, sono 111 i pazienti presi in carico l’anno scorso, 22 in più rispetto al 2015. Anche i dati forniti dall’Aou dell’Ospedale Maggiore presentano un aumento dei nuovi accessi alle visite per obesità tra il 2014 e il 2016: nell’ultimo anno ve ne sono stati 285, 65 in più rispetto al 2014. A questi numeri vanno aggiunti 1692 pazienti solo per le visite di controllo.

Le cause più comuni che portano un soggetto all’obesità riguardano soprattutto uno stile di vita troppo pigro (assenza totale di movimento e sport interconnesso ad un lavoro di tipo sedentario) e una dieta ipercalorica, ricca di grassi e zuccheri che genera un apporto calorico in maggior quantità rispetto a quello necessario.

Non solo malnutrizione però: esistono casi in cui l’obesità è la conseguenza di alcune malattie genetiche, come la sindrome di Prader Willi, una patologia determinata da iperfagia, ovvero la totale assenza di sazietà, che affligge il soggetto già in età neonatale. In altri casi è dovuta a squilibri ormonali come nella sindrome di Cushing, altresì detta ipercortisolismo, una malattia rara che scaturisce dall’elevata presenza di cortisolo nel corpo, dovuta principalmente ad un elevato e prolungato consumo di medicinali a base cortisonica.

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Definito anche ‘ormone dello stress’, il cortisolo viene prodotto in maggior quantità dalle ghiandole surrenali nelle persone affette da stress cronico. In entrambe i casi la presenza massiccia dell’ormone stimola il metabolismo di carboidrati, zuccheri e grassi, aumentando l’insulina nel sangue e accrescendo il senso di fame. Vi sono, infine, concause che hanno a che fare con la sua condizione economica e sociale, nonché motivi legati all’abbandono del fumo.

Perché un soggetto si possa definire obeso deve possedere un indice di massa corporea maggiore o uguale a 30 (BMI ≥ 30). Tale indice, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), viene calcolato mettendo in relazione la massa corporea di un individuo (espressa in kg) e la sua statura al quadrato.

Si ricorre alla chirurgia bariatrica solo in circostanze gravi, in cui un soggetto ha un indice di massa corporea superiore a 35 (BMI> 35, obesità di seconda classe) ed associato ad almeno una condizione patologica come il diabete mellito o altre malattie correlate, oppure superiore a 40 (BMI> 40, obesità di terza classe).

La Chirurgia Bariatrica: Cos'è?

La chirurgia bariatrica è una branca della chirurgia generale che si occupa del trattamento chirurgico di pazienti affetti da obesità. Data la natura dell’operazione, la quale apporta modifiche anatomiche al tratto gastrointestinale sia di tipo restrittivo che malassorbitivo, determina una perdita di peso significativa e stabile nel lungo termine.

L’operazione da sola non basta a risolvere i problemi di salute collegati all’obesità: il paziente deve intraprendere un percorso alimentare e psicologico molto complesso che inizia prima dell’intervento vero e proprio e porterà a cambiare totalmente il proprio stile di vita.

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Tra i tipi di interventi possibili, l’ospedale Maggiore utilizza prevalentemente due tecniche di operazione allo stomaco, la ‘sleeve gastrectomy’ e il bypass gastrico. La prima è conosciuta anche come tubulizzazione gastrica, ovvero un intervento di tipo gastrorestrittivo, che prevede la rimozione di circa l’80% dello stomaco. La tubulizzazione riduce drasticamente anche la secrezione della grelina, l’ormone che controlla il senso della fame, così da ridurre nel soggetto oltre la capacità di riempimento dello stomaco, anche l’appetito.

Il bypass gastrico, considerato il metodo più efficace per la perdita di perso nel lungo periodo, consente la riduzione del 90% della capienza dello stomaco, attenuando la produzione di alcuni ormoni che stimolano la fame. Nella pratica, lo stomaco viene diviso in due parti, una chiamata ‘tasca gastrica’ che viene collegata ad un tratto dell’intestino tenue, permettendo al cibo di bypassare letteralmente quasi del tutto lo stomaco. La parte rimanente continua a funzionare normalmente producendo succhi gastrici e ormoni, pur non avendo un passaggio diretto del cibo.

Essendo un intervento sia restrittivo che malassorbitivo, la perdita di peso è garantita sia per la minor quantità di alimenti che la tasca gastrica può contenere che per il passaggio diretto all’intestino.

La scelta del tipo di operazione da effettuare varia a seconda delle caratteristiche personali di ogni paziente. Per entrambi gli interventi, effettuati in laparoscopia, il paziente dovrà integrare la propria dieta con vitamine, ferro, calcio e e sali minerali, sottoponendosi a degli screening annuali. Nei casi in cui venga ritenuto necessario, il medico chirurgo opta insieme al paziente per una soluzione di tipo temporaneo, come nel caso della tecnica BIB, meglio conosciuta come palloncino intragastrico. All’interno dello stomaco viene inserito un palloncino in silicone, successivamente riempito di soluzione fisiologica, occupando spazio e consentendo al paziente di avvertire in minor tempo un senso di sazietà.

Da Medico a Paziente: Il Percorso di Platinette

Prima di essere sottoposto a interventi di chirurgia bariatrica, il paziente deve necessariamente compiere un percorso di valutazione e preparazione: non tutti sono idonei, sia dal punto di vista fisico che psicologico. L’ equipe medica è composta da un chirurgo, un nutrizionista e uno psichiatra che hanno il compito di seguire il soggetto sia nella fase pre operatoria che in quella post operatoria. E’ fondamentale che il paziente non venga mai lasciato solo essendo una scelta che gli cambierà totalmente la vita.

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Prima di poter organizzare l’intervento, deve essere effettuata una valutazione psicologica che garantisca che il paziente sia davvero consapevole della scelta e del percorso intrapreso. Essa nasce dall’esigenza di capire se il paziente sarà in grado di reagire positivamente dopo l’operazione: “Se una persona non è stabile psicologicamente, ad esempio perché affetta da depressione, è meno probabile che ci siano buoni risultati dopo“, afferma la dottoressa Chiara De Panfilis, dell’equipe medica del reparto di Psichiatria dell’Ospedale Maggiore. Anche a seguito dell’intervento, i colloqui psicologici continuano per circa tre anni, parallelamente ai controlli medici.

L’intervento non è una semplice asportazione dello stomaco, come spiega la dottoressa Elisabetta Dall’Aglio, nutrizionista e diabetologa al Maggiore di Parma, ma un vero e proprio cambiamento delle abitudini alimentari: “Potrebbe essere vista come una scappatoia, cosa del tutto umana - spiega la dottoressa Dall’Aglio - ma devono metterci del loro impegno”. Nessuna dieta drastica, ma un attento e nutriente stile di vita, lontano dal cosiddetto ‘junk food’.

La perdita di peso è garantita, afferma la dottoressa Dall’Aglio, “anche se il calo ponderale varia da soggetto a soggetto. La dott.ssa Dall’Aglio si occupa di visite endocrinologiche per la diagnosi e la cura di patologie nodulari e disfunzionali della tiroide, dell’accrescimento, disfunzioni ovariche e testicolari, patologie ipofisarie e surrenaliche, disordini della menopausa e dell’adolescenza. “Non concepisco la dieta intesa unicamente come deprivazione, restrizione e controllo continuo, ma come conoscenza, consapevolezza, armonia, riduzione del conflitto e della colpevolizzazione. Mangiare è bello e lo dovrebbe restare. Consegue la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Parma nel 1981 e successivamente si specializza con lode in Endocrinologia nel 1984 e in Scienze dell’Alimentazione nel 1987. E’ Medico Interno con attività clinica e di ricerca presso la Cattedra di Endocrinologia dell’Università di Parma, diretta dal prof. Angelo Gnudi.Dal 1981 si interessa alla fisiopatologia tiroidea sotto la guida del prof. Elio Roti.

Platinette, al secolo Mauro Coruzzi, ha testato quasi ogni tipo di dieta "esistente al mondo", come ci racconta prima di salire sul palco del Festival di Lesignano, vicino alla “sua Parma”, per duettare con la cantautrice Grazia Di Michele. E poi il palloncino gastrico per ben due volte, fino alla chirurgia bariatrica, la svolta decisiva.

«La medicina può fare miracoli, ma il vero miracolo deve avvenire nella tua testa, a partire dalla motivazione, del perché devi dire basta all’obesità», ci spiega. E si vede che ci crede. Non solo: se lo sente addosso il risultato raggiunto, non vuole tornare più indietro e lancia preziosi consigli.

Il Percorso di Mauro Coruzzi: Intervista a Platinette

Mauro, quanto hai perso?

Credo 70 kg o giù di lì. Sono partito che ero 178. Dico credo perché non mi peso più, mi pesano i medici o la nutrizionista ai controlli. Io la bilancia non voglio proprio vederla più.

Ma come, adesso che sei in forma niente più bilancia? Pesarti non è motivante?

Al contrario. Tra le regole che ho adottato in questa nuova vita c’è il basta con questa storia della bilancia tutti i giorni! Basta con la verifica ossessiva del peso, con l’ansia di dover raggiungere un obiettivo in tempi prefissati. Sono regole che non vanno bene per tutti e, di sicuro, non per me. Mi mettono addosso uno stress terribile. Il peso, e dovrebbe valere anche per i lettori, non deve più essere un incubo quotidiano. Perché allora la bilancia diventa un’altra prigionia.

Dicevi che hai provato quasi tutte le diete: che cos’è che non funziona?

Le diete funzionano se le segui. Il problema è la testa della gente. Ho provato la Atkins, la dieta del fantino, la Dukan, il digiuno intermittente... Funzionano tutte: ciò che non funziona nell’obeso compulsivo come me è che il cibo è l’unico riferimento di piacere. La scienza ti aiuta, ti rimette in riga ma tu sai che con quel pensiero del cibo dovrai conviverci: è il tuo gufo nero sulla spalla, che ti guarda e ammicca al frigorifero.

Quindi ci si deve rassegnare alla "dieta per sempre"?

No, ma devi renderti conto che la battaglia contro tanti chili e un modo di vivere perpetrato per anni va condotta anche a livello psicologico. Nei grandi Centri anti-obesità, come quello dell’ospedale di Parma dove mi hanno operato, ti rivoltano come un calzino, devi fare analisi psicologica prima di affrontare il bisturi, oltre alla dieta pre-intervento. L’anestesista non se la sente di farti l’anestesia generale se non entri in certi parametri di sicurezza e con me era molto dubbioso all’inizio. Un percorso impegnativo e difficile che, nel nostro Paese, è tutto a carico del Servizio sanitario nazionale, non dimentichiamolo.

Ma, a parte il fattore estetico, cosa ti ha portato a decidere per il bisturi?

È stato un percorso lungo e a tappe, fisico e psicologico. Dopo le diete ho fatto il palloncino intragastrico due volte: te lo gonfiano nello stomaco per occupare spazio e darti un senso di sazietà. Il primo l’ho tenuto per sei mesi, dopo Sanremo e quando ho fatto Ballando con le stelle: qualcosa ho perso ma poco, sono riuscito a ballare ma con molta fatica, però è stato lì che ho cominciato a intravvedere una via di uscita dall’obesità non “fai da te”.

E dopo il primo palloncino?

Il secondo, dopo due anni. Ma per i bulimici compulsivi come me il problema non è solo provare il senso di sazietà (che aiuta certamente), ma abbandonare l’idea che il cibo sia la soluzione di tutti i problemi.

Quanto conta per te l’estetica e quanto la salute...

A me dell’estetica non è mai importato nulla, non ci penso nemmeno a fare la chirurgia plastica post-intervento, per sistemare la pelle “in esubero” lasciata dai tanti chili perduti. Della salute invece sì: cammini malissimo (sono anche caduto malamente una volta), fai dieci metri e hai già il fiato corto… La respirazione era la cosa che mi preoccupava di più. E poi mille disturbi, l’ipertensione e molti valori del sangue fuori scala. Dopo l’arrivo del Covid mi sono detto: l’ho scampata bella a operarmi prima della pandemia, altrimenti non sarei vivo.

E a livello mentale qual è la molla che è scattata per rivoluzionare la tua vita?

La nutrizionista, una donna capace e formidabile, al primo colloquio mi ha detto: vorrei capire quanto tempo vuoi vivere e come vuoi vivere. Le ho risposto: non mi interessa vivere tanto, ma voglio continuare a fare quello che so fare avendo i mezzi per poterlo fare. Se rimango così non posso fare un musical per esempio, se non respiro dove vado? Ho appena girato un cameo nel prossimo film di Pupi Avati sulla vita di Dante Alighieri fanciullo: la parte prevedeva di stare in ginocchio per molto tempo, mai avrei potuto farlo prima. L’obesità ti preclude tutto, anche le cose belle della vita al di fuori dal cibo.

Oggi cosa apprezzi di più?

La ritrovata lucidità mentale. Il corpo serve a far funzionare la testa. Il dimagrimento mi ha stimolato dal punto di vista creativo e mentale. Ha liberato la mente dalle ossessioni alimentari e le idee aumentano: è come se il cervello trovasse meno ostacoli per elaborare i pensieri, per scrivere, va oggettivamente più veloce ed è più brillante. E poi perdere peso ha fatto lievitare la voglia di fare altre esperienze professionali.

Adesso segui una dieta? Fai sport?

La nutrizionista mi ha detto: mangia quello che vuoi. Anche perché dopo l’operazione più di tanto non va giù. Anzi, stai male se ci provi... E io, ribelle, ci ho provato subito: ho ingurgitato un enorme panino. Me ne sono pentito il tempo di “digerirlo”, ma quando stai male ti rendi anche conto che non tornerai più indietro. Un esempio? Il mio primo piatto erano 500 g di pasta, oggi ne bastano 50. Faccio io la spesa e, confesso, compro ancora molto di più di quello che consumo: pazienza, passerà anche questo. Adoro la cucina regionale, le paste ripiene e i salumi, ai quali non ho rinunciato, ma ho ridotto le porzioni. E poi ho cominciato ad andare in bici.

Un consiglio per i lettori?

Inutile lamentarsi. Dire "ingrasso solo a guardare il piatto o anche se mangio un’insalata" è una scusa. Non raccontiamoci più bugie, diamoci un vero obiettivo che esuli dal “dimagrire per piacere e piacersi”, agiamo finalmente! E poi no alle privazioni eccessive: il gusto, la meraviglia della tavola deve e può rimanere. Alle giuste dosi.

Mauro si è operato poco prima della pandemia. «Mi sono detto: o subito o mai più, altrimenti mi passa la voglia. La motivazione è decisiva», ci racconta. Così si è sottoposto alla chirurgia bariatrica, in particolare alla riduzione chirurgica dello stomaco, che limita l’assunzione di cibo dando sazietà. «Ho concordato con i medici una riduzione limitata e l’operazione “funziona”, anche a distanza di tempo. Certo non è una passeggiata, e la selezione dei pazienti è e deve essere severa. Peccato che poi mi sia preso una polmonite batterica (ero terrorizzato) e un quintale di antibiotici».

Obesità in Emilia Romagna: Dati Chiave

Indicatore Percentuale
Obesità (residenti > 18 anni) 11.6%
Sovrappeso (residenti > 18 anni) 31%

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