Alimentazione, Salute e Sostenibilità: Una Definizione

Il cambiamento climatico è ormai un’emergenza innegabile. Negli ultimi decenni, la comunità scientifica ha accertato, con l’ausilio di sempre più accurati modelli matematici, come il Pianeta stia subendo un surriscaldamento progressivo ed estremamente preoccupante per l’equilibrio degli ecosistemi e la sopravvivenza delle specie tutte.

È ormai accertato che l’aumento della temperatura globale sia correlato alle attività umane e, in particolare, a tutte quelle che comportano la produzione e il rilascio nell’atmosfera di gas serra (l’anidride carbonica globale è aumentata di oltre il 50% tra il 1990 e il 2012).

È facile identificare alcune di queste attività, prima fra tutte l’utilizzo di mezzi di trasporto “tradizionali” che utilizzano carburanti fossili, ma, secondo alcune stime, il 30% delle emissioni globali di gas serra sarebbe causato dalla produzione alimentare.

Data la gravità della situazione climatica e l’importante ruolo che i sistemi alimentari hanno nel determinare il cambiamento climatico, appare logico e necessario fare alcune considerazioni riguardo all’impatto dei modelli alimentari sul Pianeta, al fine di trovare la dieta più sostenibile.

Definizione di Alimentazione Sostenibile

Che cos’è l’alimentazione sostenibile? La FAO nel 2010 ne dà una prima definizione, considerando diete sostenibili tutti quei “modelli a basso impatto ambientale, che contribuiscono alla sicurezza alimentare e nutrizionale e di vita sana per le generazioni presenti e future”.

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Secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) «le diete sostenibili sono diete a basso impatto ambientale che contribuiscono alla sicurezza alimentare e nutrizionale nonché a una vita sana per le generazioni presenti e future.

Vuol dire mangiare evitando gli sprechi, preservando la biodiversità del nostro Pianeta, rispettando le risorse e riducendo le emissioni di gas serra. Una cultura alimentare accessibile a tutti, sana ed economica invita a ripensare i modelli di produzione e consumo del cibo, oltre a preferire soluzioni che privilegino ad esempio realtà locali e tradizionali, prodotti stagionali, alimenti con etichette bio o a km0.

Si tratta di modificare le nostre abitudini all’insegna di un’economia circolare (dominata da azioni di riciclo, riutilizzo, riparazione, condivisione) e sviluppare una politica sempre più green e zero sprechi: un’esigenza avvertita sia da consumatori che da produttori, ed una nuova sfida anche per l’intero comparto dell’export agroalimentare.

Il concetto di alimentazione sostenibile è intrinsecamente legato ai 17 obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile sottoscritta nel 2015 dai paesi membri delle Nazioni Unite. Diventa quindi fondamentale educarci ed educare ad un nuovo stile alimentare.

L’alimentazione sostenibile è un approccio alimentare che mira a essere rispettoso dell’ambiente e dei lavoratori nel settore alimentare. L’obiettivo è creare un equilibrio tra la produzione alimentare e il massimo rispetto per l’ambiente, la salute umana e l’equità sociale.

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Gli alimenti sostenibili sono quei cibi che, lungo tutta la filiera produttiva, hanno un impatto ambientale ridotto e che sono anche prodotti in modo responsabile dal punto di vista sociale ed economico. Un alimento è infatti davvero sostenibile solo se tutto ciò che riguarda la sua produzione segue alcune regole precise: questi alimenti sono associati a pratiche agricole e di produzione ecologiche, che evitano l’uso di pesticidi e fertilizzanti artificiali e promuovono la conservazione delle risorse naturali senza sfruttarle, tenendo al contempo conto dell’equità sociale nei processi di produzione.

L’alimentazione sostenibile fa parte del contesto più ampio dello sviluppo sostenibile, un concetto che comprende aspetti ambientali, economici e sociali. Lo sviluppo sostenibile mira a equilibrare questi aspetti, garantendo giustizia sociale e preservando le risorse per le future generazioni.

Per poter valutare quanto uno stile alimentare sia impattante a livello ambientale, si utilizza l’analisi dell’impronta ecologica, un parametro che tiene conto di tutta la filiera produttiva dei cibi che lo caratterizzano. Dunque, per poter essere il più sostenibile possibile, la dieta dovrebbe essere costituita da alimenti che, per essere prodotti, distribuiti e consumati, richiedano il minor utilizzo possibile di suolo (o mare), la minor richiesta di acqua e la minor emissione di CO2.

Caratteristiche di una Dieta Sostenibile

Ma che caratteristiche deve avere la dieta sostenibile? Frutta, verdura, cereali e legumi sono in assoluto gli alimenti la cui produzione richiede un minor utilizzo di suolo, acqua e una minor emissione di CO2, ma sono anche cibi salutari, nutrizionalmente densi ed economici su cui basare la propria alimentazione quotidiana.

Come illustrato in questa infografica, circa metà del piatto ideale (rappresentativo sia dei pasti principali della giornata sia dell’alimentazione tutta) dovrebbe essere costituita da ortaggi, di cui solo un piccolo spicchio amidacei (come patate e castagne); la componente di carboidrati complessi è costituita principalmente da cereali integrali e quella proteica dai legumi, dalla frutta a guscio e dai loro derivati.

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L'Importanza della Stagionalità e dei Prodotti Locali

È importante mangiare frutta e verdura nel momento giusto. La frutta e la verdura hanno una propria stagionalità. In natura le specie animali si nutrono in maniera diversa a seconda delle stagioni e questo è importante per la conservazione degli ecosistemi. L’uomo, grazie alla tecnologia e alle importazioni, può mangiare in ogni momento dell’anno qualsiasi alimento, mentre uno dei principi più importanti di una dieta sana ed equilibrata è proprio la varietà.

I prodotti di stagione aiutano l’ambiente perché determinano minori impatti. Meglio i prodotti locali o a Km0, sono freschi e genuini. Rispetta la stagionalità dei cibi. Lo abbiamo dimenticato ma frutta e verdura hanno una loro stagionalità, eclissata da modelli di consumo consolidati in decenni in cui si è arrivati a renderli disponibili anche fuori stagione, producendoli in serra (con relativi consumi di energia) o facendoli arrivare dall’altra parte del mondo (attraverso lunghi viaggi con evidenti ripercussioni ambientali).

La Dieta Mediterranea come Modello Sostenibile

Il modello alimentare mediterraneo è salutare anche per l’ambiente. Ma il modello alimentare mediterraneo, come già sottolineato dall’UNESCO, va oltre il concetto di cibo. Il termine stesso dieta deriva dal greco antico diaita (stile di vita) proprio ad indicare la valenza sociale e culturale della dieta mediterranea.

La dieta mediterranea prevede il consumo degli alimenti rispettando la stagionalità degli stessi. La dieta mediterranea prevede porzioni moderate e consumo di alimenti integrali e freschi, poco trasformati. La dieta mediterranea, insieme all’attività fisica, aiuta a prevenire le malattie cardiovascolari, il diabete e alcuni tipi di tumore (colon retto, mammella, prostata, pancreas, endometrio).

La doppia piramide alimentare e ambientale dimostra una strettissima relazione tra due aspetti di ogni alimento: il valore nutrizionale e l’impatto ambientale generato nelle fasi di produzione e consumo. I risultati mostrano che la dieta mediterranea ha un impatto ambientale inferiore del 60% rispetto alla tipica dieta occidentale, ricca di prodotti di origine animale e zuccheri.

Consigli Pratici per Ridurre l'Impronta Alimentare

  • Meno carne e più legumi. Il motivo? Un vegetariano consuma tra i 1.500 e i 2.600 litri d’acqua per alimentarsi quotidianamente, chi segue una dieta ricca di carne ne spende invece tra i 4.000 e i 5.000 litri; gli allevamenti intensivi inoltre producono il 14,5% dei gas serra nel mondo.
  • Non tutti i pesci che troviamo sul mercato sono pescati allo stesso modo e nel rispetto dell’ecosistema marino. Scegliere prodotti provenienti da una pesca sostenibile fa bene alla salute, all’ambiente e all’economia locale.
  • Evitare prodotti con troppi imballaggi, che costituiscono quasi il 40% dei rifiuti prodotti. Via i cibi preconfezionati, precotti o già pronti.
  • L’acqua? Usa quella del rubinetto.

Lotta allo Spreco Alimentare

Uno dei problemi delle società moderne è lo spreco alimentare, che si riferisce al comportamento sia dei produttori che dei consumatori di gettare o scartare cibo ancora commestibile. Le principali cause dello spreco alimentare includono la sovrapproduzione aziendale e una cattiva gestione delle spese da parte dei consumatori.

Evitare gli sprechi alimentari: questo è un inaccettabile paradosso del nostro tempo. Infatti da un lato vi è la necessità nei prossimi anni di incrementare la produzione alimentare del 60-70% per nutrire una popolazione sempre crescente. Infatti se fosse possibile recuperare gli sprechi, questi sfamerebbero 2 miliardi di persone al mondo. Gli sprechi riguardano tutti i passaggi che portano gli alimenti dal campo alla tavola e colpiscono indistintamente tutti i Paesi.

Nel nostro Paese, gli sprechi a livello domestico sono i più rilevanti, il 42% del totale e costano oltre 25 euro al mese a famiglia. Con il cibo buttato vengono sprecati anche la terra, l’acqua, i fertilizzanti, le emissioni di gas serra che sono stati necessari per la sua produzione. L’ambiente è stato inquinato, sfruttato o alterato invano.

Quasi un terzo del cibo acquistato finisce nella spazzatura, ma possiamo evitarlo. Basta poco come pianificare la spesa e comprare solo ciò che userai a breve così da non ritrovare in frigo cibi scaduti. Per ridurre gli sprechi in casa è buona norma preparare una lista della spesa e attenersi ad essa, controllando le date di scadenza al momento d’acquisto e riponendo gli alimenti in frigo massimo un’ora dopo.

Ricordare che “da consumarsi preferibilmente entro” non significa che il cibo non sarà più sicuro oltre la data indicata, ma solo che potrebbe perdere alcune proprietà organolettiche. Solo la dicitura “da consumarsi entro” indica che è meglio non consumare l’alimento dopo la data di scadenza.

Agricoltura Biologica e Consumo Responsabile

L’agricoltura biologica è un sistema integrato di produzione agricola, vegetale e animale. Consente di disporre di cibi più sani e saporiti e cerca al contempo di ridurre il più possibile l’impatto ambientale delle attività produttive.

Ciascun italiano produce oltre 528 kg di rifiuti l’anno, ad un costo medio di 186 euro per famiglia. Circa il 40% dei rifiuti è costituito da imballaggi. Tutto quello che acquistiamo ha bisogno di essere impacchettato o confezionato. Gli imballaggi, giunti nelle nostre case e conclusa la propria funzione di “protezione e trasporto”, si trasformano in rifiuti da smaltire.

Il problema dei rifiuti si risolve limitando a monte la quantità di scarti che produciamo. Come consumatori possiamo scegliere di acquistare merci con meno imballaggi, poiché questi rappresentano un costo a carico dell’ambiente. Richiedono infatti risorse (energia, acqua, materie prime) per essere prodotti e hanno impatto sulle emissioni di gas serra, sulla biodiversità e salute umana. Inoltre, gli imballaggi incidono notevolmente sul prezzo del prodotto finito.

I piatti pronti hanno fatto registrare il record di aumento delle quantità acquistate, con una crescita del 10% negli ultimi anni. I consumi di verdure pronte sono triplicati negli ultimi 10 anni, soprattutto le insalate pronte. Bevi l’acqua del rubinetto (ove possibile): l’acqua in bottiglia è insostenibile sotto il profilo ambientale.

Impatto delle Scelte Alimentari

“I dati mostrano che, mangiando meno carne e riducendo lo spreco alimentare, i consumatori europei potrebbero ogni anno ridurre il consumo di acqua di due milioni di metri cubi, e produrre circa 5.300 tonnellate di emissioni di CO2 in meno” ha spiegato Riccardo Valentini.

Un’alimentazione sana può far bene anche all’ambiente: dalla produzione alla tavola, le scelte che facciamo (packaging sostenibili, riciclo degli scarti alimentari, la scelta di alimenti prodotti in vertical farm) possono contribuire a ridurre le emissioni di CO2. Una dieta equilibrata e quindi delle scelte alimentari sostenibili sono salutari non solo per noi stessi ma anche per il pianeta in cui viviamo.

Aiutare il Pianeta: se escludiamo Groenlandia e Antartide, il 40% della superficie del Pianeta è dedicato alla crescita del cibo e il 70% dell’acqua che consumiamo viene utilizzato per irrigare le coltivazioni. Oltre a un prelievo eccessivo, l’acqua subisce anche un pesante inquinamento.

L’attuale modello industriale di allevamento animale è la causa di gravissimi problemi ambientali (cambiamenti climatici, inquinamento, consumo di acqua, perdita di biodiversità, deforestazione e consumo di risorse fossili). La gran parte della carne che consumiamo proviene da allevamenti industriali intensivi: per ottenere 1 kg di carne di manzo sono necessari circa 15 kg di cereali e soia, 15.000 litri d’acqua e si emettono fino a 68 kg di CO2eq.

1 miliardo e 600 milioni di tonnellate di alimenti viene gettato, l’80% di questa quantità è ancora buono.

Conclusioni

Per riassumere, il nostro Pianeta è in pericolo e, con esso, anche la sicurezza di tutte le specie che lo abitano, compresa quella umana. Dal momento che larga parte di questo pericolo deriva proprio dalle nostre azioni, essere consapevoli di quale sia l’impatto del nostro stile di vita e cercare di migliorarlo è un passo fondamentale per garantire un futuro sicuro alle prossime generazioni.

La sostenibilità è oggi una scelta di responsabilità, non solo per il pianeta ma anche per le presenti e future generazioni.

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