Nutrizione e Parkinson: Consigli di un Nutrizionista

La Malattia di Parkinson, come le altre malattie neurodegenerative, ha un impatto notevole sullo stile di vita delle persone che ne sono affette. È una malattia che colpisce in uguale misura maschi e femmine ed è più frequente nell’età adulta (70- 80% dei casi), mentre è più rara prima dei 45 anni (5% dei casi). In Italia vengono diagnosticati ogni anno 15.000 nuovi casi di MdP, di cui almeno 1.000 in soggetti con età inferiore ai 45 anni.

L’alimentazione, quindi, rappresenta una importante strategia terapeutica di tipo non farmacologico per favorire una maggiore efficacia dei farmaci e assicurare un buono stato di salute dei pazienti. L’adozione di una alimentazione sana ed equilibrata come la dieta mediterranea può favorire il mantenimento di un buono stato di salute, anche in caso di MdP. La dieta non deve essere intesa come sacrificio o privazione, ma come un regime alimentare finalizzato a mantenere e migliorare lo stato di benessere della persona.

È importante che, per un paziente con MdP, si riduca il più possibile il rischio di malattie metaboliche, cardiovascolari e a carico del sistema osteoarticolare. Inoltre, il dosaggio di molti dei farmaci per il trattamento della Malattia di Parkinson, in particolare la levodopa, è influenzato dal peso corporeo.

Fasi della Malattia e Peso Corporeo

Infatti nelle prime fasi della malattia si può riscontrare un aumento di peso, che può portare, in alcuni casi, anche a sovrappeso ed obesità. Ciò si verifica principalmente per una riduzione dell’attività fisica e/o per effetto di alcuni farmaci, in particolare di quelli dopamino-agonisti. Difatti questi farmaci, agendo sul sistema nervoso simpatico e parasimpatico, possono scatenare, in alcuni pazienti, comportamento alimentare compulsivo (fame compulsiva, anche notturna), con conseguente iperfagia, iperglicemia e dislipidemia.

Questo comportamento può favorire l’insorgenza di malattie cronico-degenerative come obesità, sindrome metabolica, diabete mellito di tipo II, dislipidemia, ipertensione arteriosa, iperuricemia, osteoporosi ed anche alcune forme di tumori.

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Nelle fasi più avanzate della malattia, invece, si assiste frequentemente ad una perdita di peso, anche notevole. Ciò è dovuto principalmente al rallentamento gastrico indotto dai farmaci e alla perdita di appetito che ne consegue; alla disfagia, ossia la difficoltà a deglutire o all’aumento del fabbisogno energetico giornaliero, causato dalle discinesie.

Piramide Alimentare: Consigli Comportamentali

Alla base della piramide vi sono consigli di tipo comportamentali da tenere bene in mente. È fondamentale bere tutti giorni almeno 1,5 - 2 litri di acqua (naturale o gassata), sia lontano dai pasti sia ai pasti. L’acqua rappresenta il mezzo indispensabile in cui avvengono tutte le reazioni metaboliche dell’organismo, comprese quelle di digestione degli alimenti ed utilizzo dei principi nutritivi in essi presenti.

  • Idratazione: L’acqua ha un ruolo determinante nel favorire la regolarità intestinale ed il senso di sazietà, soprattutto se bevuta fuori pasto. Inoltre l’acqua è la principale fonte di calcio, il cui assorbimento è nettamente favorito se associata ai pasti, grazie alla presenza delle proteine animali e vegetali naturalmente presenti negli alimenti. Infine non bisogna dimenticare che tutti noi siamo composti per il 50-70% da acqua.
  • Attività Fisica: Un’altra regola comportamentale è ovviamente lo stile di vita attivo, che deve essere compatibile con il grado di avanzamento della malattia. In questo caso validi consigli possono giungere dai fisioterapisti.
  • Monitoraggio del Peso: È indispensabile, inoltre, monitorare settimanalmente il peso corporeo, per accorgersi per tempo di eventuali variazioni non volute del peso, sia in aumento sia in diminuzione. La variazione involontaria del peso è spesso un campanello di allarme per capire se ciò che viene introdotto con l’alimentazione è sufficiente per soddisfare le richieste energetiche dell’organismo. Aiuta a monitorare sia chi soffre di fame compulsiva, sia chi ha un calo dell’appetito, alterazione dei sapori o addirittura ageusia dovuta alla terapia farmacologica.

Carboidrati Complessi

Al secondo gradino della piramide vi sono i carboidrati complessi, costituiti da pasta, riso, cereali (come farro, orzo, mais), pane, prodotti da forno (cracker, biscotti, fette biscottate) e tuberi come le patate. Sono la principale fonte di amido e devono fornire il 50-60% dell’energia giornaliera. È preferibile orientare la scelta agli alimenti integrali, sia perché la fibra presente favorisce la regolarità intestinale, sia perché hanno un indice glicemico più basso.

Ciò favorisce un maggiore senso di sazietà ed un minore rialzo della glicemia dopo i pasti, riducendo così il rischio di sviluppare iperglicemia e diabete mellito di tipo II.

Verdura e Frutta

Non devono mai mancare sulla tavola verdura e frutta, di cui bisogna consumarne almeno 5 porzioni al giorno, possibilmente di colori diversi. Difatti la regola del “five a day” invita a consumare giornalmente verdura e frutta di colore bianco, giallo, rosso, verde e blu, per assicurarsi l’apporto di tutte le vitamine, i sali minerali e gli antiossidanti necessari per favorire un buono stato di salute. Se per la verdura non vi sono limiti di quantità, per la frutta non si devono però superare i 450 g al giorno.

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La frutta è, in ogni caso, una fonte di zuccheri semplici che, se assunti in eccesso, possono favorire l’aumento di peso, l’iperglicemia e l’aumento dei trigliceridi. Si consiglia sempre di scegliere frutta e verdura di stagione, perché il loro contenuto in micronutrienti è maggiore, così come è migliore il grado di maturazione. La frutta può essere consumata sia dopo i pasti sia lontano dai pasti, in base alla tollerabilità individuale: per chi soffre di meteorismo è consigliabile consumarla come spuntino.

Alimenti Proteici

Il terzo gradino è rappresentato dagli alimenti proteici come carne, pesce e uova, che costituiscono le fonti principali di proteine nobili. Gli alimenti proteici dovrebbero essere presenti ad ognuno dei pasti principali, perché apportano gli aminoacidi essenziali per costruire le proteine corporee e per preservare la massa muscolare. Le proteine inoltre favoriscono un maggiore senso di sazietà rispetto ai carboidrati e contribuiscono a ridurre l’indice glicemico degli alimenti.

  • Carne: È preferibile puntare sulla carne bianca (pollo, tacchino, coniglio) e limitare quella rossa ad una volta alla settimana.
  • Pesce: Anche il pesce non deve mai mancare sulla tavola, sia fresco sia surgelato, preferendo quello azzurro ricco di omega-3. Anche il salmone è un altro pesce ricco di omega-3, ma non bisogna eccederne: meglio limitarlo ad una volta alla settimana. Sono indicati anche pesci come il branzino, l’orata, la platessa, il merluzzo e il nasello, poveri di grassi. Vanno invece limitati i molluschi ed i crostacei, più ricchi di colesterolo.
  • Uova: Le uova rappresentano un’altra importante fonte di aminoacidi essenziali, oltre che di sali minerali e vitamine liposolubili. Non bisogna superare le due uova a settimana, considerando anche l’uovo che può essere presente nei prodotti da forno, soprattutto quelli della prima colazione. Chi non ama particolarmente carne e pesce o chi ha problemi di ipercolesterolemia, può usare solo l’albume dell’uovo.

Legumi

Nel gradino successivo vi sono i legumi, un’altra importante fonte proteica, sebbene carenti di alcuni aminoacidi essenziali. Per questo vanno sempre associati a carboidrati complessi per coprire tutte le richieste dell’organismo. Sono costituiti da ceci, cicerchie, fagioli, fave, lenticchie, piselli e soia. Vanno consumati almeno 2 volte alla settimana, sia freschi, sia surgelati, sia secchi. Di quelli freschi o surgelati se ne può consumare una porzione 4 volte superiore rispetto a quelli secchi.

Per chi ha problemi di meteorismo o flatulenza in concomitanza con il consumo di legumi può cuocerli aggiungendo dei semi di finocchio e delle foglie di alloro nell’acqua di cottura e passarli al passaverdure. In questo modo la cuticola, la parte responsabile della turbolenza intestinale, verrà eliminata.

Salumi e Formaggi

Anche i salumi e le carni trasformate costituiscono una buona fonte proteica, ma vanno limitati a massimo 2 volte alla settimana. Infatti sono ricchi di grassi saturi, di sale e di conservanti. Sono da preferire la bresaola, il prosciutto crudo e cotto sgrassati e la porchetta sgrassata. Lo stesso discorso vale per i formaggi: massimo 2 volte alla settimana, sempre per il contenuto di grassi e di sale.

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Latte e Yogurt

Un discorso a parte meritano latte e yogurt: vanno introdotti quotidianamente. Si consiglia 1 porzione di latte scremato (o parzialmente scremato) o di yogurt magro bianco a colazione, e 1 porzione di yogurt magro bianco a merenda. Se non lo si gradisce bianco si può aggiungere la frutta prevista per la giornata.

Condimenti

Il penultimo gradino è rappresentato dai condimenti: olio extravergine di oliva e burro. Il primo è considerato il condimento di eccellenza, grazie alla sua fonte di acidi grassi essenziali, tra cui gli omega 3 e di grassi polinsaturi, oltre che di vitamine liposolubili come la vitamina E. Giornalmente sono previsti da 2 ai 4 cucchiai da minestra di olio, determinati in base al proprio fabbisogno calorico giornaliero.

È importante scegliere un olio di buona qualità, che non alteri il sapore degli alimenti e non abbia una acidità eccessiva. Il burro, a differenza dell’olio, ricco di acidi grassi saturi, va limitato ad 1 volta alla settimana.

Dolci

L’ultimo gradino è rappresentato dai dolci: da limitare ad 1 sola volta alla settimana. Anche in questo caso è preferibile puntare alla qualità preferendo dolci semplici, senza farciture complesse. Meglio scegliere una torta di mele o allo yogurt, oppure una crostata di frutta o un budino, piuttosto che un tiramisù, una torta alla panna o con la glassa.

Vino e Birra

Una nota a parte meritano vino e birra: chi deve perdere peso dovrebbe limitarsi ad 1 solo bicchiere a settimana. In altri casi è preferibile limitarsi a mezzo bicchiere a pranzo. Vino e birra sono, in ogni caso, fonti di calorie, ma non di nutrienti: quindi favoriscono l’aumento di peso.

Interazione tra Levodopa e Alimentazione

Nella malattia di Parkinson, la corretta alimentazione riveste un ruolo importante, non solo nel prevenire l’insorgenza di malattie metaboliche, ma anche nel favorire una migliore risposta alla terapia farmacologica. Difatti, i farmaci più comunemente utilizzati nella malattia di Parkinson hanno come principio attivo la levodopa, un aminoacido neutro.

La levodopa, come tutti gli aminoacidi, per essere assorbita e passare dall’intestino al sangue ed al cervello, richiede un trasporto attivo. Le cellule, quindi, consumano energia per far passare al loro interno questo aminoacido. Per questo motivo, ogni sostanza che può interferire o competere con la levodopa per il suo ingresso nella cellula può ridurre la quantità di farmaco disponibile.

Di conseguenza si avrà un minor passaggio del principio attivo dall’intestino al tessuto cerebrale, con un minore effetto della terapia farmacologica. È importante ricordare, inoltre, che è l’intestino tenue la vera sede dell’assorbimento della levodopa, non lo stomaco. A livello gastrico questo aminoacido può essere degradato dall’azione degli enzimi gastrici, perdendo così la sua efficacia. La degradazione è tanto maggiore quanto più a lungo la levodopa permane nello stomaco.

Strategie Dietetiche per Ottimizzare l'Assorbimento della Levodopa

Si possono ridurre i tempi di permanenza prestando attenzione agli alimenti assunti: la combinazione di carboidrati, proteine, grassi e fibre rallenta il transito degli alimenti. Se da un lato questo aspetto è positivo per favorire il senso di sazietà e la costanza dei livelli di glicemia e di insulina, dall’altro è negativo perché riduce l’efficacia dei farmaci.

Questo effetto ritardante è dovuto anche ad una eccessiva e/o ridotta acidità gastrica e all’utilizzo di farmaci anticolinergici. Molti studi scientifici hanno evidenziato che, sono soprattutto i pasti ricchi di proteine, a ritardare l’assorbimento della levodopa. Essendo un aminoacido neutro che richiede dei carriers per il suo trasporto all’interno della cellula, compete con gli altri aminoacidi, provenienti dalle proteine ingerite con il pasto.

In particolare compete con alcuni specifici aminoacidi: isoleucina, leucina, valina, fenilalina, triptofano e tirosina. La competizione per l’ingresso nella cellula, può impedire alla levodopa di raggiungere le cellule cerebrali e, di conseguenza, i pazienti possono risultare bloccati nei movimenti.

Raccomandazioni Dietetiche Generali

  • Scegliere cibi con un basso contenuto di grassi saturi e colesterolo.
  • Scegliere cibi ad elevato contenuto di amido e fibre e basso tenore di zuccheri semplici.
  • Seguire le raccomandazioni per una corretta alimentazione nella popolazione generale in merito alla riduzione di grassi soprattutto di origine animale, di bevande ed alimenti ricchi di zuccheri e all’assunzione di adeguate porzioni di frutta e verdura.
  • Distribuire l’alimentazione nei tre pasti principali (colazione, pranzo e cena) più due spuntini.
  • Cucinare senza grassi aggiunti. Preferire metodi di cottura come: vapore, microonde, griglia o piastra, pentola a pressione, piuttosto che la frittura, la cottura in padella o bolliti di carne.
  • La levodopa andrebbe assunta 15-30 minuti prima dei pasti, se però causa nausea, può essere presa insieme a una piccola merenda a basso contenuto proteico.

Alimenti Consentiti con Moderazione

  • Bevande alcoliche: Non bere più di un bicchiere di vino al pasto, preferibilmente rosso.
  • Insaccati: salame, salsiccia, mortadella, ecc.
  • Carni rosse: con tagli più grassi e frattaglie.
  • Grassi di origine animale: come burro, lardo, strutto.
  • Latte e yogurt interi e formaggi più grassi.
  • Caffè: Non superare i tre caffè al giorno.
  • Sale: È buona regola ridurre quello aggiunto alle pietanze durante e dopo la cottura ed evitare il consumo di alimenti che naturalmente ne contengono elevate quantità.
  • Zucchero e miele: Limitare l’assunzione di zuccheri semplici.
  • Dolciumi: torte, pasticcini, caramelle, prodotti da forno farciti, ecc.
  • Bevande zuccherate: come succo di frutta, cola, acqua tonica, ecc.
  • Cibi da fast-food: e cibi già pronti contenenti grassi idrogenati.

Alimenti Consentiti e Consigliati

  • Frutta: Ogni giorno mangiare 2-3 frutti freschi, anche in forma di spuntini.
  • Verdura: Ad ogni pasto, consumare almeno una porzione di verdura possibilmente variandone i colori in modo da assumere varie tipologie di antiossidanti, vitamine e fibra.
  • Pesce: due volte a settimana, alternando i pesci più magri con quelli più grassi e con dell’ottimo pesce azzurro.
  • Carne: Preferibilmente tagli magri.
  • Latte e yogurt parzialmente scremati: una porzione al giorno.
  • Formaggi: un paio di volte a settimana, sostituire il secondo piatto di carne o uova con 100 g di formaggio fresco.
  • Legumi: in alternativa ai secondi piatti, considerando il loro contenuto in proteine vegetali.
  • Uova: 2 a settimana.
  • Olio extravergine d’oliva: aggiunto a crudo, importante fonte energetica e ausilio contro la stitichezza.
  • Cereali integrali: da alternare ove possibile a quelli raffinati, utili anche per contrastare la stitichezza.
  • Acqua: Bere almeno un litro e mezzo al giorno di acqua e tisane non zuccherate.

Consigli Comportamentali

  • Evitare la sedentarietà: L’attività fisica è utile per “contrastare” i sintomi motori, e facilitare in questo modo i movimenti.
  • Mantenere sotto controllo il proprio peso: per prevenire sovrappeso e obesità, ma anche malnutrizione.
  • Monitorare la presenza di complicanze non motorie: come disfagia e stipsi.
  • Un “buon” sonno è molto importante, per spendere al meglio le energie.
  • La depressione può essere “curata” in vari modi e su più fronti: cercando di ridurre i livelli di stress, impostando la corretta terapia per la malattia di Parkinson in modo da tenere sotto controllo i sintomi, svolgendo attività fisica.

Alimentazione e Terapia con Levodopa

È stato osservato che un’alimentazione ipoproteica a pranzo, cioè una dieta che preveda solo nelle ore serali l’assunzione della quota proteica, migliora l’efficacia della terapia farmacologia con levodopa e quindi la fluidità dei movimenti. Ciò dipende dal fatto che la composizione del pasto può interferire con l’assorbimento del farmaco: la levodopa è un aminoacido neutro che, per essere assorbito, richiede specifici canali di trasporto.

Spostando l’assunzione di proteine animali alla sera, il Paziente ha la possibilità di assorbire al meglio la levodopa, soprattutto nelle ore diurne, in cui necessita della migliore performance motoria. Naturalmente, durante il pasto serale deve essere garantita la quota proteica giornaliera necessaria per mantenere un corretto stato di nutrizione.

Esempio di Alimentazione Ipoproteica a Pranzo

  • Colazione: una porzione di latte o yogurt è generalmente consentita, associata a carboidrati (cereali da colazione o pane o fette biscottate o biscotti).
  • Pranzo: un primo piatto condito con verdure e olio d’oliva. Completare il pasto con verdure crude o cotte, pane e frutta. Bisogna ricordare di non aggiungere formaggio grattugiato né burro ai primi piatti; inoltre, bisogna evitare sughi e salse ricche in proteine. Da evitare, inoltre, la pasta all’uovo ed i dolci, soprattutto se preparati con burro e uova.
  • Cena: è bene consumare il secondo piatto a base di proteine animali o vegetali. Chi lo desidera, può consumare anche un primo piatto, asciutto o in brodo. È bene consumare anche una porzione di verdura, pane e frutta.

Dieta Mediterranea

Vi sono una serie di evidenze che rivelano come seguire la Dieta Mediterranea riduce l’insorgenza e la progressione della Malattia di Parkinson. Altri fattori, come il consumo di polifenoli, di acidi grassi polinsaturi e il consumo di caffè possono avere un potenziale effetto protettivo nei confronti della malattia. La dieta mediterranea rappresenta un vero e proprio modello di dieta sana e sostenibile, in grado di anteporsi come fattore determinante di prevenzione, contrastando il rischio di insorgenza di importanti patologie croniche.

Disturbi Gastrointestinali

Generalmente, i disturbi gastrointestinali pesano negativamente sulla qualità della vita, poiché possono causare gravi complicanze ed interferenze con il trattamento farmacologico antiparkinson. La levodopa, il farmaco d’elezione della terapia antiparkinson, è una molecola con una breve emivita: una volta assorbita rimane nel sangue per un periodo di 60- 90 minuti.

Sono quindi necessarie assunzioni ripetute di levodopa durante la giornata. L’assorbimento di levodopa non avviene nello stomaco, ma nel duodeno, il primo tratto dell’intestino tenue. I fattori che ritardano lo svuotamento del contenuto dello stomaco nel duodeno, contribuiscono a ridurre l’assorbimento di levodopa.

Fattori che Rallentano lo Svuotamento Gastrico

  • L’iperacidità è una condizione che può rallentare lo svuotamento gastrico.
  • Anche la stitichezza può, mediante il riflesso colon-gastrico, ritardare lo svuotamento gastrico contribuendo all’irregolare assorbimento della levodopa.
  • Anche alcuni farmaci, per esempio gli anticolinergici, rallentano lo svuotamento gastrico.

Criteri da Seguire nell’Alimentazione

Poiché l’assorbimento della levodopa è duodenale e consegue allo svuotamento dello stomaco, è opportuno effettuare più pasti ridotti anziché due o tre pasti abbondanti nella giornata. I pazienti con fluttuazioni motorie possono concentrare tutte le proteine nel pasto della sera oppure distribuire uniformemente l’apporto proteico in tutti i pasti.

La quantità totale giornaliera di proteine non dovrebbe superare gli 0,8 grammi per chilo di peso, circa 60 grammi per una persona di 75 chilogrammi.

Dieta Speciale per il Paziente Parkinsoniano

E’ importante che la dieta sia ben bilanciata, piacevole, con carne, pesce, frutta e verdure fresche e abbondanti carboidrati. Bisogna invece evitare condizioni di ipoalimentazione, in agguato per ogni paziente in età avanzata, con insufficiente apporto calorico ed energetico. L’apporto calorico consigliato è di 25-30 calorie al giorno per chilogrammo di peso corporeo ideale. Nel caso siano presenti movimenti involontari (discinesie) è utile aumentare l’apporto calorico.

Minerali e Vitamine

Va segnalato che i pazienti parkinsoniani tendono a presentare carenza di alcuni minerali come il calcio, il ferro o di alcune vitamine (D, C, E) il cui apporto supplementare può talvolta essere necessario. Il ferro è importante per prevenire l’anemia; qualora fosse necessario assumerlo per via orale è bene farlo in momenti diversi dall’assunzione di levodopa, perché ne riduce l’efficacia. Per ridurre il rischio di osteoporosi nell’anziano si raccomandano tra i 1000 e i 1500 milligrammi di calcio giornalieri.

Fibre

Per favorire lo svuotamento gastrico si raccomanda di non assumere fibra vicino ai pasti e di evitare il cibo con molte scorie. I malati parkinsoniani che presentano la necessità di svuotare in fretta lo stomaco devono alimentarsi con cibi poveri di scorie e più semplici possibili.

Una dieta a basso regime di proteine costituisce una delle tante strategie nella cura della malattia di Parkinson che vale la pena di adottare.Anche se questo tipo di alimentazione non potrà cambiare radicalmente la risposta alla levodopa potrà, però, portare dei vantaggi migliorando l’assorbimento della levodopa e la sua efficacia nei pazienti in trattamento cronico con la levodopa.

Questo, infatti, dipende in gran parte da un corretto equilibrio tra i bisogni dell’organismo, che sono funzione di diversi fattori e l’apporto alimentare, sia di energia che di principi nutritivi. Ricordiamo che un’ alimentazione corretta, equilibrata e varia contribuisce alla prevenzione di alcune patologie importanti, quali quelle di tipo metabolico, le malattie cardiovascolari ed è ormai dimostrato anche per la prevenzione di alcuni tipi di tumore.

Se un’ alimentazione corretta costituisce un presupposto importante nei soggetti sani, lo è ancora di più nelle persone affette da morbo di Parkinson.Questi pazienti sono spesso persone anziane che possono andare incontro, per una serie di fattori psicosociali e fisici derivanti dalla malattia, a malnutrizione. Fra i fattori psicosociali, la depressione e la tendenza ad isolarsi possono comportare sia una diminuzione dell’appetito, sia la perdita di iniziativa: il malato non ha “voglia” di prepararsi i pasti, di uscire di casa per ...

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