Obesità Patologica: Nuovi Criteri Diagnostici e Approcci Terapeutici

L’obesità è definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come una malattia cronica complessa e recidivante che si caratterizza per un accumulo patologico di grasso corporeo con conseguenze importanti per lo stato di salute e la qualità di vita. L’obesità è uno dei maggiori problemi di salute pubblica a livello mondiale: essa infatti riduce la spettanza di vita e ne peggiora molto la qualità. Come sostenuto dal rapporto della Lancet Diabetes & Endocrinology Commission dal titolo Definition and diagnostic criteria of clinical obesity, pubblicato sulla rivista The Lancet - Diabetes and Endocrinology, che vede l’importante coinvolgimento del professor Roberto Vettor, oggi si fornisce un’identità clinica all’obesità (si parla infatti di obesità clinica), che è una patologia cronica, recidivante e complessa, con sintomi e manifestazioni specifiche, disfunzioni d’organo direttamente associate e limitazione nello svolgimento delle normali attività quotidiane, comprese quelle di cura personale e sussistenza.

Perdere peso è un passo decisivo nel trattamento dei problemi di salute legati all’obesità anche se l’obiettivo terapeutico è rappresentato dalla malattia nella sua complessità clinica piuttosto che sul BMI o sulla quantità di adipe. Per raggiungere questi obiettivi è importante attuare cambiamenti nel proprio stile di vita: seguire un’alimentazione adeguata, condurre una vita attiva e dedicarsi con costanza all’attività fisica.

La Definizione di Obesità Clinica

Obesità clinica: malattia cronica e sistemica, caratterizzata da alterazioni della funzionalità dei tessuti, degli organi, dell’intero organismo o di una combinazione di questi, causate dall’eccesso di adiposità. L’obesità clinica è una patologia sistemica e cronica, che comporta un aumento di adipe provocato da cause multifattoriali, come un particolare background genetico, la sedentarietà e/o abitudini alimentari errate. Per questo per trattare l’obesità è necessaria una presa in carico multidisciplinare con l’intervento di medici internisti, endocrinologi, nutrizionisti o dietologi, psicologi, fisiatri, cardiologi, pneumologi, epatologi, nefrologi, chirurghi generali e bariatrici.

In generale, l’eccessivo deposito di tessuto adiposo avviene quando si crea uno squilibrio tra introito e consumo energetico. L’eziologia dell’obesità è peraltro molto più complessa di un semplice squilibrio tra apporto energetico e dispendio energetico. Sebbene questa visione consenta una facile concettualizzazione dei vari meccanismi coinvolti nello sviluppo dell’obesità, l’obesità è molto più che il semplice risultato di un’alimentazione eccessiva e/o di una scarsa attività fisica. La genesi dell’obesità può essere ascritta all’alterazione di un dialogo tra le richieste energetiche dei vari organi e i sistemi che controllano l’apporto e l’utilizzazione o dissipazione dell’energia introdotta o immagazzinata. Essa pertanto può originare da un’alterazione dei sistemi neuronali che sentono a livello del sistema nervoso centrale la scarsità di substrati evocando la fame o promuovendo lo stato di sazietà o da un’alterazione dei sistemi di gratificazione e del piacere per cui si deve mangiare di più per essere appagati dal cibo.

Si parla infatti di una cervello metabolico e di un cervello edonico che ha un’importanza fondamentale soprattutto nell’uomo. I due gruppi di fattori, genetici e ambientali, presentano quindi un equilibrio che si intreccia in modo variabile nello sviluppo dell’obesità. Si presume che i fattori genetici spieghino il 40-70% della varianza nell’obesità, entro un intervallo limitato di BMI (18-30 kg/m²).

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Nuovi Criteri Diagnostici per l'Obesità

Recentemente, una Commissione globale rappresentata da 58 esperti mondiali ha elaborato alcune proposte, contenute in un articolo pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet Diabetes & Endocrinology con l’approvazione di 75 Associazioni mediche internazionali, per un possibile e più ampio approccio diagnostico dell’obesità, che oltre a tener conto del BMI individui la distribuzione del grasso corporeo in eccesso, allo scopo di personalizzare al massimo le cure.

Il nuovo approccio affiancherebbe alla valutazione del BMI ulteriori parametri, come:

  • la misurazione della circonferenza dell’addome;
  • il rapporto fra girovita e addome;
  • il rapporto fra girovita e altezza e la percentuale di massa grassa.

Inoltre, la Lancet Commission propone:

  • 18 criteri clinici diagnostici per l’obesità dell’adulto (per esempio, presenza di affanno, dolori alle ginocchia e alle anche, scompenso cardiaco, difficoltà nei gesti quotidiani, etc);
  • 13 criteri diagnostici per l’obesità del bambino e dell’adolescente.

L'Importanza di un Approccio Multidisciplinare

Per questo per trattare l’obesità è necessaria una presa in carico multidisciplinare con l’intervento di medici internisti, endocrinologi, nutrizionisti o dietologi, psicologi, fisiatri, cardiologi, pneumologi, epatologi, nefrologi, chirurghi generali e bariatrici. Qualsiasi programma che affronti in maniera integrata la terapia dell’obesità prevede una fase di screening o di pre-inclusione, la fase del dimagrimento e la fase del mantenimento a lungo termine del peso perso.

Complicazioni e Comorbidità dell'Obesità

L’obesità si associa nel tempo a numerose complicanze e malattie croniche che possono decorrere anche in modo silente per lungo tempo. Innanzitutto, aumenta significativamente il rischio di morte prematura: Per ogni aumento di 5 unità di BMI sopra il valore di 25, il rischio di mortalità prematura cresce del 31%. Sovrappeso e obesità rappresentano il 5° principale fattore di rischio di morte globale. Almeno 2,8 milioni di decessi l’anno sono riconducibili a questa patologia. Almeno 5 milioni di decessi l’anno sono dovuti a malattie causate da sovrappeso e obesità

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Le persone con obesità hanno una probabilità 3,4 volte maggiore di manifestare il diabete di tipo 2. I soggetti con obesità comparati a soggetti adulti normopeso hanno un rischio 12 volte più elevato di sviluppare 4 o più malattie correlate all’eccesso di peso. L’obesità riduce le funzioni fisiche, mentali e psicologiche.

Principali complicanze e comorbidità dell’obesità, secondo la letteratura

  • Aumentato rischio di morte
  • Diabete di tipo 2
  • Ipertensione
  • Ipercolesterolemia
  • Cardiopatie
  • Ictus
  • Malattie della cistifellea
  • Malattie osteoarticolari
  • Apnee notturne (OSAS) e problemi respiratori
  • Diversi tipi di tumore [endometrio (parete dell’utero), ovaio, mammella, colon, retto, esofago, stomaco, rene, pancreas]
  • Bassa qualità di vita
  • Depressione clinica, ansia e altri disturbi mentali
  • Dolore corporeo e difficoltà fisiche

Il Ruolo del BMI e Altre Misure Antropometriche

La diagnosi di obesità si basa ancora sull’indice di massa corporea (BMI), che quando è pari o superiore a 30 indica obesità, nonostante sia un parametro inadeguato e semplicistico. L’indice di massa corporea si calcola dividendo il peso espresso in chilogrammi (kg) per il quadrato della statura espressa in metri (m). La formula è BMI = Kg / m2.

Il BMI, però, non misura direttamente il grasso corporeo e non distingue tra massa magra e massa grassa, con il rischio di sottostimare o sovrastimare l’impatto dell’adiposità sulla salute generale dell’individuo. Circonferenza vita/altezza (deve essere misurata appena sopra l’ombelico) ed è considerata “desiderabile” se è inferiore a 94 centimetri nei maschi e 80 nelle femmine. Il Bmi non può essere l'unico parametro per diagnosticare l'obesità, ma va integrato con altre misure di grasso corporeo.

Per confermare l'eccesso di adiposità, la commissione raccomanda: (a) la misurazione diretta del grasso corporeo (ad esempio, tramite Dexa o bioimpedenza), oppure (b) almeno un criterio antropometrico (circonferenza vita, rapporto vita-fianchi o rapporto vita-altezza) in aggiunta al Bmi, o (c) almeno due criteri antropometrici indipendentemente dal valore del Bmi.

Le persone con eccesso di adiposità confermato dovrebbero essere valutate per l’obesità clinica. L'obesità clinica va diagnosticata valutando la storia medica, l'esame fisico e test di laboratorio standard. Si cerca la presenza di una serie di manifestazioni cliniche, tra cui: ipertensione arteriosa, iperglicemia con elevati trigliceridi e bassi livelli di colesterolo Hdl, disfunzione epatica, microalbuminuria, incontinenza urinaria, disturbi riproduttivi, dolore articolare cronico, linfedema e limitazioni nelle attività quotidiane.

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Tabella: Classificazione del Peso negli Adulti Basata sul BMI

Categoria di Peso BMI (kg/m²)
Sottopeso < 18,5
Normopeso 18,5 - 24,9
Sovrappeso 25 - 29,9
Obesità 30 - 34,9
Obesità Grave > 35

Strategie di Prevenzione e Trattamento

La prevenzione dell’obesità come malattia cronica multifattoriale richiederebbe la rimozione dei fattori prima descritti che vanno dagli aspetti ambientali, sociali, economici, culturali e comportamentali, ma può iniziare da una particolare attenzione già rivolta alle persone ancora sovrappeso. È fondamentale correggere gli stili di vita scorretti. Il primo punto è seguire un’alimentazione equilibrata, in particolare è consigliata la dieta mediterranea, grazie al suo apporto di verdura, legumi e cereali integrali.

In generale si dovrebbe mangiare più volte al giorno verdura e frutta, ridurre al minimo le calorie liquide (alcol e bibite), preferire proteine a basso o nullo contenuto di grassi saturi (pesce, legumi, carni bianche), mangiando invece raramente formaggio e carni rosse. Le carni lavorate (insaccati e simili) non solo si accompagnano a troppo sale e grassi saturi, ma si associano anche allo sviluppo di alcuni tumori. I carboidrati vanno assunti in maniera equilibrata e preferibilmente integrali.

Accanto a una corretta alimentazione è importante adottare un regolare esercizio fisico: una persona adulta dovrebbe dedicarsi con regolarità a un’attività fisica moderata, come la camminata veloce, il nuoto, la bicicletta.

L’obesità è una malattia complessa, in cui la perdita di peso può essere ottenuta attraverso diversi approcci, che vanno dal cambiamento dello stile di vita come primo e fondamentale passo, attraverso dieta adeguata e regolare attività fisica, fino alla terapia farmacologica o, nei casi più complicati, alla chirurgia bariatrica, quando gli approcci precedenti non si sono dimostrati efficaci nel tempo.

Le persone affette da obesità clinica dovrebbero avere accesso tempestivo a trattamenti basati su evidenze scientifiche, con l’obiettivo di migliorare, o ove possibile risolvere, le manifestazioni cliniche della condizione e prevenire danni progressivi agli organi (piuttosto che il semplice miglioramento di misure surrogate come la riduzione del peso corporeo). Il miglioramento o remissione oggettiva delle manifestazioni cliniche dell’obesità (es. la scelta dell’intervento terapeutico (es.

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