Metabolismo Basale e Obesità: Cause e Conseguenze

L’Obesità, una condizione sempre più diffusa nel mondo moderno, rappresenta un grave problema di salute pubblica. Questa condizione è caratterizzata da un eccessivo accumulo di grasso corporeo ed è associata a una serie di rischi per la salute che vanno oltre la semplice questione estetica.

Cos'è l'Obesità?

L’obesità è una condizione caratterizzata da un eccessivo peso corporeo dovuto a un accumulo di tessuto adiposo, che si sviluppa per l’interazione di vari fattori, tra cui quelli genetici, endocrino-metabolici e ambientali. È una condizione cronica molto diffusa in grado di influire negativamente sullo stato di salute perché aumenta il rischio sviluppare altre malattie e peggiora la qualità di vita della persona.

Come si Misura l'Obesità?

Una prima valutazione del peso corporeo si può effettuare mediante l’indice di massa corporea (BMI) che mette in relazione peso e altezza (si ricava dividendo il peso in kg per il quadrato dell’altezza espressa in metri).

I valori di riferimento per la definizione di obesità sono:

  • ≤18,5: sottopeso
  • 18,5-24,9: peso normale
  • 25-29,9: sovrappeso
  • 30-34,9: obesità di primo grado (lieve)
  • 35-39,9: obesità di secondo grado (moderata)
  • ≥40 obesità: di terzo grado (severa)

Il grasso può localizzarsi in diverse aree corporee, ma si è visto che l’accumulo nella zona viscerale (sulla pancia) risulta essere il più pericoloso, per questo si misura la circonferenza dell’addome per stimare il rischio di sviluppare patologie legate alla sindrome metabolica: per le donne la circonferenza limite è di 88 cm, per gli uomini è di 102 cm.

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La misurazione più usata è quella del BMI (Indice di Massa Corporea), ma non fornisce informazioni sul grasso totale o su come esso sia distribuito in tutto il corpo.

Quanto è Diffusa l'Obesità in Italia?

Secondo i dati del rapporto Osservasalute 2016 (basato su dati ISTAT del 2015) si stima che in Italia il 35,3% della popolazione adulta sia in sovrappeso e quasi una persona su dieci (9,8%) sia obesa. Nel complesso, quindi, quasi la metà della popolazione che supera i 18 anni (45,1%) è in eccesso ponderale.

L’Italia è anche il paese europeo con il più alto tasso di obesità infantile e adolescenziale (10.2% a 8-9 anni), che persiste nel 70% dei casi nell'età adulta, con aumento del rischio di malattie cardiovascolari, metaboliche, tumorali e ripercussioni a livello psicologico.

La distribuzione geografica è caratteristica: si presenta una differenza tra nord e sud notevole. Le regioni del sud presentano un numero di persone obese superiore alla media e anche una prevalenza più alta di soggetti in sovrappeso rispetto alle regioni settentrionali.

Inoltre, la condizione di eccesso ponderale è più diffusa negli uomini che nelle donne.

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Cause dell'Obesità

Le cause principali che portano all’obesità sono un’alimentazione ipercalorica e l’inattività fisica, che generano uno squilibrio tra calorie assunte e calorie bruciate. L’attività fisica, infatti, consente non solo di bruciare calorie durante l’attività, ma anche di incrementare il metabolismo basale a riposo. È molto importante, quindi, non condurre una vita sedentaria per prevenire il rischio di sovrappeso e obesità e tutte le patologie a essa correlate.

Una dieta salutare e ipocalorica è fondamentale per ridurre l’apporto calorico in relazione all’attività fisica svolta, oltre a contribuire a prevenire numerosi problemi (come ad esempio l’ipercolesterolemia) e le loro conseguenze.

Tra i fattori che giocano un ruolo significativo nello sviluppo di questa condizione troviamo:

  • Abitudini alimentari non Salutari
  • Fattori Ambientali
  • Fattori Genetici
  • Stili di Vita Sedentari

Esistono inoltre ulteriori cause, spesso correlate, che possono contribuire all’insorgenza dell’obesità:

  • Predisposizioni genetiche: influenzano il modo di metabolizzare e accumulare il grasso corporeo.
  • Stile di vita familiare: spesso le abitudini alimentari sbagliate partono proprio dal contesto familiare, infatti un bambino che è abituato sin da piccolo ad assumere un grande quantitativo di calorie al giorno ha più probabilità di diventare obeso rispetto a un bambino cresciuto in una famiglia con una corretta educazione alimentare.
  • Fattori socio-economici: spesso l’obesità è correlata a contesti socio-economici più disagiati, in quanto si tende a consumare cibi poco controllati, di scarsa qualità e ipercalorici e non si ha la possibilità di svolgere l’attività fisica adeguata; d’altra parte c’è anche da dire che l’obesità è considerata la malattia dei paesi ricchi perché proprio il benessere economico ha progressivamente spinto verso il consumo di alimenti contenenti zuccheri raffinati (come merendine, biscotti, gelati…) e spesso preconfezionati (surgelati) e ricchi di sodio (insaccati, carni lavorate, snack ecc.).
  • Patologie associate: ad esempio i soggetti affetti da particolari sindromi (come quella di Prader-Willi o quella di Cushing) sono più predisposti di altri, e i soggetti affetti da artrite, che hanno difficoltà a svolgere attività fisica, tendono ad aumentare di peso se non compensano con una dieta ipocalorica.
  • Farmaci: alcune terapie, come quelle per il tono dell’umore, possono influire sul peso.
  • Disturbi di sonno: causano cambiamenti ormonali che portano all’assunzione di carboidrati per fornire l’energia adatta ad un corpo non correttamente riposato e molto stressato.

Conseguenze dell'Obesità

L’obesità è una patologia da non sottovalutare perché predispone allo sviluppo di una serie di condizioni patologiche che possono avere ripercussioni sulla qualità di vita del soggetto. In particolare:

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  • Ipercolesterolemia e aumento dei trigliceridi: un aumento dei depositi di grasso (soprattutto a livello viscerale) fa in modo che questi vengano immessi in circolo sotto forma di LDL (colesterolo cattivo); l’aumento di colesterolo nel sangue favorisce la comparsa di ipertensione arteriosa e placche aterosclerotiche (accumulo di grassi sulla parete interna delle arterie), importanti fattori di rischio per tutte le patologie cardiovascolari;
  • Diabete di tipo 2: questo tipo di diabete è strettamente correlato all’obesità in quanto i soggetti obesi sviluppano una certa resistenza all’insulina (l’ormone prodotto dal pancreas che serve a controllare il quantitativo di glucosio nel sangue) che quindi alle dosi normali non esplica il suo effetto. Per questo il pancreas inizia a produrne più del quantitativo normale necessario; tuttavia, raggiunto un limite massimo, esse non saranno più in grado di produrre insulina, che quindi verrà a mancare, e i livelli di glucosio in circolo aumenteranno. Il diabete è una patologia multisistemica, nonché un fattore di rischio per molte malattie, per questo è una condizione da tenere sotto controllo;
  • Ipertensione: la resistenza all’insulina determina un aumento dei livelli circolanti di questo ormone, che favorisce l’aumento della pressione arteriosa; inoltre se la dieta è ipercalorica e ricca di sodio aumenta la volemia (volume totale del sangue di un organismo) a causa della ritenzione idrica e questo favorisce l’aumento dei valori pressori;
  • Sindrome metabolica: non si tratta di una singola patologia ma un insieme di fattori di rischio (ipertensione, ipercolesterolemia, iperglicemia, circonferenza addome) che aumentano la probabilità di sviluppare patologie cardiovascolari e ormonali;
  • Patologie cardiache: il cuore risulta affaticato dal lavoro a cui viene sottoposto dato che è costretto a pompare più sangue per far fronte alle esigenze di una quantità maggiore di tessuti; inoltre l’obesità predispone a sviluppare ipertensione, ipercolesterolemia e diabete, che sono importanti fattori di rischio per queste patologie;
  • Ictus: la principale causa di ictus è un minore afflusso di sangue al cervello a causa della presenza di una placca aterosclerotica sulla parete delle arterie carotidi che ne restringe il lume; l’ipercolesterolemia collegata dall’obesità favorisce la formazione delle placche e per questo il rischio di ictus risulta aumentato;
  • Neoplasie: gli elevati livelli circolanti di alcuni ormoni che favoriscono la crescita tissutale nei pazienti obesi, favoriscono anche lo sviluppo di neoplasie ormonodipendenti; inoltre le cellule tumorali sono molto attive e necessitano di molta energia, per questo, in caso di una dieta ricca di zuccheri raffinati facilmente assorbibili e di un grande quantitativo di grassi in circolo, è più semplice per queste cellule procurarsi nutrienti, ecco perché i soggetti obesi sono molto più a rischio dei soggetti normopeso;
  • Sindrome delle apnee ostruttive durante il sonno: l’eccesso di grasso contribuisce a impedire il corretto funzionamento dei muscoli della faringe durante il sonno, il grasso esercita infatti una pressione sulle vie aeree in posizione supina (distesi pancia all’aria) e impedisce una corretta respirazione; questa sindrome, a sua volta, è legata allo sviluppo di problemi cardiovascolari e neurologici;
  • Calcoli biliari: una dieta ricca di grassi stimola la colecisti a produrre un enorme quantitativo di bile; i sali biliari possono quindi accumularsi e formare i calcoli;
  • Problemi ginecologici: tra tutti gli squilibri ormonali correlati all’obesità vi sono anche quelli ginecologici (ecco perché si consiglia a una donna obesa che desidera una gravidanza di perdere peso per facilitarla);
  • Steatosi epatica non alcolica: le steatosi sono patologie da accumulo di grassi nel fegato; esse portano ad un ingrandimento di quest’organo e a una riduzione della sua funzionalità;
  • Osteoartrite: un soggetto obeso ha difficoltà a compiere movimenti e questo lo porta a condurre una vita sedentaria, con impigrimento delle articolazioni.

Inoltre l’obesità ha anche un forte impatto sulla qualità di vita: spesso questi soggetti mostrano disabilità dovute all’impossibilità di compiere movimenti a causa del peso eccessivo che grava sulle articolazioni, depressione e vergogna a causa della non accettazione del proprio corpo, colpevolezza per aver permesso a se stessi di raggiungere una tale condizione, isolamento sociale, minore possibilità di trovare lavoro perché spesso impossibilitati fisicamente a svolgere determinate mansioni (e talvolta discriminati dal loro aspetto).

Dunque, l'obesità è una patologia dai numerosi risvolti socio-economici che può e deve essere prevenuta.

Metabolismo e Obesità

Con metabolismo intendiamo quella serie di processi che l’organismo mette in atto per produrre energia grazie alle sostanze nutritive introdotte tramite l’alimentazione. Metabolismo e alimentazione, quindi, sono strettamente correlati e questa equazione può condurre alla falsa credenza che un metabolismo “più lento” o “più veloce”, ossia che elabora il cibo in maniera più o meno rapida, si associ necessariamente a un maggiore o minore peso corporeo.

Se il metabolismo è l’insieme di processi biochimici necessari alla trasformazione in energia di nutrienti e calorie assunti con l’alimentazione, il dispendio energetico complessivo è dato dalla somma di diverse componenti: bisogna distinguere tra il metabolismo strettamente riferito al consumo di energia in rapporto all’attività fisica (maggiore sarà l’attività di una persona in un giorno, maggiore il suo dispendio energetico), la termogenesi indotta dalla dieta (l’energia richiesta per digerire, assorbire ed utilizzare i nutrienti assunti con l’alimentazione) e il metabolismo a riposo.

Quando si parla di aumento di peso corporeo, allora, si parla di una condizione provocata da un insieme di concause e che per questo non può venire genericamente attribuita a un “metabolismo lento”. In particolare, le attuali evidenze scientifiche non hanno evidenziato un metabolismo basale inferiore nelle persone con obesità rispetto agli individui normopeso, anzi, alcuni studi hanno mostrato un consumo energetico basale maggiore nelle persone con obesità (“un metabolismo più veloce”).

E allora perché l’obesità rappresenta un problema così comune? In correlazione all’aumento di peso, riveste un ruolo importante lo stile di vita. Un altro aspetto da considerare è l’alimentazione. Molti studi hanno mostrato che molte persone tendono a sottostimare le calorie consumate, ovvero pensano di mangiare meno di quanto effettivamente accade, incolpando poi il “metabolismo lento” per l’eventuale aumento di peso.

Questo può avvenire per vari motivi, ad esempio condimenti nascosti, snack frequenti e consumo di bibite zuccherate o bevande alcoliche, che possono facilmente far aumentare l’apporto calorico senza che ce ne rendiamo conto.

Il ritenere di essere grassi perché si ha un metabolismo lento è una convinzione che però non corrisponde al vero ed anche se in effetti il metabolismo basale tende a diminuire con l'età, tale diminuzione è piuttosto modesta. Escludendo alcune disfunzioni ormonali, a parità di sesso e di massa muscolare, le variazioni individuali del metabolismo sono infatti piuttosto limitate.

Le persone grasse tendono ad avere un metabolismo più lento di quelle magre ma tale condizione è una conseguenza del loro sovrappeso e non la causa e ritenere che la riduzione del metabolismo basale sia legata all'età è poco plausibile in quanto il calo fisiologico del metabolismo con il passare degli anni è dovuto soprattutto alla progressiva riduzione delle masse muscolari ed alla riduzione di attività fisica per cui se ci si mantiene attivi e si segue una dieta equilibrata è possibile contrastare il declino metabolico legato all'invecchiamento.

Si deve comunque fare attenzione al regime alimentare in quanto una dieta troppo rigida, basata su una restrizione calorica eccessiva, ha come effetto una diminuzione del metabolismo basale ed è proprio il calo del metabolismo che è responsabile del fallimento, dopo gli apparenti successi iniziali, di molte diete eccessivamente ipocaloriche. Il corpo umano è programmato per poter resistere anche a periodi di carestia piuttosto lunghi e per sopravvivere in tali condizioni, grazie ad un fine meccanismo di regolazione ormonale, tenderà ad abbassare quanto più possibile il metabolismo basale e allo stesso tempo cercherà di immagazzinare grasso, aumentandone la sintesi e diminuendone l'ossidazione.

Strategie per contrastare l'Obesità

Data la molteplicità di cause che possono comportare lo sviluppo dell’obesità, anche l’approccio per il suo trattamento deve comprendere varie modalità di intervento. Il cambiamento degli stili di vita è sicuramente il primo passo per cercare di tutelare la propria salute. La restrizione calorica è la prima linea di intervento. Nella stragrande maggioranza dei casi di obesità è il comportamento alimentare e non scompensi ormonali la causa della condizione. La restrizione calorica va fatta sotto la guida e la supervisione di un professionista della nutrizione e di un medico dietologo. L’attività fisica è un altro tassello di un percorso di dimagrimento per persone obese, che solitamente non si muovono o si muovono in modo totalmente insufficiente.

Fare movimento e limitare la quantità di tempo trascorso in sedentarietà, sono azioni fondamentali. L’OMS raccomanda che tutti gli adulti, inclusi quelli affetti da patologie croniche, pratichino attività fisica regolare, almeno 150-300 minuti alla settimana di attività di intensità moderata o almeno 75-150 minuti di attività fisica vigorosa.

Seguire una dieta sana ed equilibrata, come la dieta mediterranea, ricca di frutta e verdura e in cui l’apporto di carboidrati, proteine e grassi è ben bilanciato, è altrettanto importante.

Un sonno di qualità è essenziale, in quanto un sonno insufficiente può favorire l’aumento di peso. Il sonno svolge un ruolo fondamentale nella regolazione del peso corporeo attraverso vari meccanismi ormonali, metabolici e comportamentali. La restrizione del sonno porta a un aumento dell’assunzione calorica e a una preferenza per alimenti ad alto contenuto di carboidrati e grassi.

Oltre l’attività fisica, anche l’alimentazione gioca un ruolo importante per combattere l’obesità. I benefici di un esercizio fisico, che può essere somministrato dal chinesiologo, svolto in modo moderato/intenso e costante nel tempo sono molti. Le attività consigliate sono quelle di tipo aerobico come il nuoto, il ciclismo e il passeggio, abbinate ad esercizi di allungamento e di rinforzo. Il rinforzo muscolare dovrebbe essere eseguito almeno due giorni a settimana. Gli esercizi di forza hanno effetti positivi come l’aumento del dispendio energetico, della massa magra e della densità minerale ossea.

Dopo un importante calo ponderale, l’esercizio fisico è il miglior modo per mantenere il peso corporeo.

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