Ci sono mattine che sono diverse dalle altre, lo senti nell’aria. Come neo mamma, provai frustrazione e senso di angoscia, dovevo agire subito.
La Crescente Consapevolezza e l'Impatto sulle Scelte Alimentari
C’è ancora tanto da fare in questa società ma noto con piacere che sta aumentato la consapevolezza. Vegetariana da vent’anni, quando il tofu veniva scambiato per un’arte marziale, eppure c’era ancora un gradino che mancava nel mio percorso, sebbene lo ignorassi. Realizzai che la mia scelta alimentare non bastava. Nonostante non bevessi latte, dovevo eliminare tutti i formaggi e le uova. Capii che non era più una ricerca di ricette vegane ma qualcosa di più profondo e coinvolgente. Ogni essere umano, dotato di sensibilità, coglie ingiustizia ma da neo mamma lo avvertii fortissimo.
A partire dal 2016 Animal Equality ha dedicato le sue risorse esclusivamente agli animali che vengono allevati e uccisi per il consumo umano. Grazie al tuo sostegno conduciamo indagini sotto copertura per denunciare ciò che gli animali subiscono all’interno degli allevamenti e dei macelli. Queste indagini sono il cuore della missione di Animal Equality. Mostrando la realtà che si cela dietro l’allevamento e lo sfruttamento degli animali, possiamo cambiare le menti delle persone e le leggi che li devono tutelare.
Il Declino del Consumo di Agnello a Pasqua
Negli ultimi anni, si è registrato un significativo calo del consumo di carne di agnello durante le festività pasquali. Tradizionalmente, l’agnello è stato un simbolo di Pasqua, rappresentando sacralità e abbondanza. Tuttavia, sempre più persone stanno rivalutando il loro rapporto con gli animali e le conseguenze delle loro scelte alimentari.
L’industria della carne, in particolare quella ovina, è spesso associata a pratiche di allevamento che sollevano preoccupazioni riguardo al benessere animale. Inoltre, il crescente interesse per diete vegetariane e vegane sta influenzando il mercato. Le persone sono sempre più consapevoli dell’impatto ambientale della produzione di carne, che contribuisce in modo significativo alle emissioni di gas serra, all’inquinamento e alla deforestazione.
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Il calo del consumo di carne di agnello a Pasqua rappresenta quindi un segnale positivo di cambiamento nella società. È un invito a riflettere sulle nostre scelte alimentari e sul modo in cui queste influiscono sugli animali e sull’ambiente. Scegliere di non consumare carne di agnello può diventare un atto di amore e rispetto verso gli esseri viventi e il nostro pianeta.
Alternative Culinarie per una Pasqua Vegana
Le alternative culinarie per Pasqua si sono moltiplicate. Piatti a base di legumi, cereali e verdure stanno guadagnando popolarità, dimostrando che è possibile celebrare le tradizioni senza compromettere i principi etici.
Condividendo i nostri ricettari, tra cui “Cucinare senza uova”, “Foie gras senza crudeltà” e “Senza agnello è meglio”, hai contribuito a sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti degli animali. Inseriamo messaggi sull’alimentazione 100% vegetale in tutte le nostre comunicazioni e guidiamo con entusiasmo i nostri sostenitori al sito web di Love Veg.
Durante le celebrazioni pasquali, ci sono state molte alternative:
La Carne Coltivata: Una Possibile Soluzione?
E se vi dicessero che coltivare la carne è possibile? Se vi dimostrassero che si può gustare un hamburger o una polpetta senza che alcun animale venga ucciso? La carne coltivata è ormai una realtà.
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Alternativa possibile e ormai validata agli allevamenti intensivi, la cosiddetta carne del futuro attira l’attenzione di comunità scientifica e consumatori da ormai qualche tempo. Eppure sono ancora tante le questioni aperte, sia di ordine economico, sia di ordine morale e psicologico, che non permettono alla carne coltivata di arrivare in commercio e di competere con la carne “tradizionale”.
Il primo ad effettuare la coltivazione in vitro delle fibre muscolari fu, nel 1971, Russell Ross: si trattava di un tessuto muscolare liscio derivato dal suino, fatto crescere in coltura cellulare. La coltivazione in-vitro è stata poi sviluppata negli Anni ’90 utilizzando le cellule staminali degli animali, includendo piccole quantità di tessuto. Il primo esempio commestibile è stato, invece, prodotto dallo NSR/Tuoro Applied BioScience Research Consortium nel 2002: si trattava di cellule di pesce rosso fatte crescere fino a formare filetti.
Da allora le notizie sulla carne sintetica si rincorrono da una parte all’altra del mondo. E, infatti, nel mese di dicembre le autorità sanitarie di Singapore hanno dato il via libera alla vendita di nuggets di pollo ottenuti da carne ‘coltivata’ prodotti da Eat Just; mentre la start up statunitense Memphis Meats, che promette l’approdo sul mercato entro il 2021, punta su prodotti a partire da cellule animali mescolate con vitamine e minerali.
La tecnologia per produrre carne coltivata deriva dall’ingegneria dei tessuti, branca delle biotecnologie. Visto che - in teoria - si può creare il tessuto muscolare di qualsiasi animale, incluso l’essere umano - la tecnologia viene sviluppata contemporaneamente per altri usi medici. Si stima, addirittura, che da dieci cellule muscolari di suino, in due mesi, si potrebbero generare 50.000 tonnellate di carne.
Tuttavia, anche se la comunità scientifica sta cercando in molti casi di dimostrare come l’impatto ambientale della carne coltivata sia minore rispetto a quello della carne “classica”, secondo altri studi, parrebbe che questa riduzione non sia poi così significativamente minore. Si sostiene, infatti, che la produzione di carne sintetica sia, al momento, associata quasi esclusivamente a emissioni di CO2 che sono più duraturi rispetto a tutta la miscela generata dagli allevamenti intensivi. Non di minore importanza è l’aspetto psicologico: in molti non vedono di buon occhio la possibilità di mangiare carne che non si sia sviluppata in modo naturale.
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A livello internazionale, la terminologia più utilizzata per indicare la carne sintetica è clean meat (diffusa dal periodo 2016-2019). Semplicemente perché, in Italia, carne sintetica (o finta carne) è un altro modo di chiamare i surrogati proteici vegetali.
Per ottenere carne sintetica vengono impiegate cellule staminali pluripotenti indotte (iPSC), ovvero cellule del sangue o della pelle riprogrammate. Tuttavia, è probabile che la presenza naturale di tali caratteristiche differisca tra le specie cellulari e l'origine. Una volta stabilite le linee cellulari, per poter proliferare, esse vengono immerse in un mezzo di coltura formulato con carboidrati, grassi, proteine e minerali necessari allo sviluppo. Iniziata la differenziazione, le fibre muscolari si contraggono generando acido lattico.
Un altro modo per strutturare il tessuto muscolare è la produzione additiva. Per questo, la carne coltivata è stata anche definita "falsa" - "frankenmeat". La mancanza di ossa, se da un lato va a vantaggio della percentuale edibile, dall'altro costituisce un limite per certe applicazioni culinarie.
La ricerca suggerisce che l'impatto ambientale della carne coltivata sarebbe significativamente inferiore a quello della carne bovina normalmente macellata; lo stesso paragone andrebbe tuttavia fatto anche sulle carni aviarie e cunicole. Nell'analisi di Tuomisto condotta presso l'Università di Helsinki, la produzione convenzionale di 1000 kg di carne dovrebbe richiedere "26-33 GJ di energia, 367-521 m³ di acqua, 190-230 m² di terreno, emettendo 1900-2240 kg di CO2-eq Emissioni di GHG ". D'altra parte, produrre la stessa quantità di carne in vitro comporta "un consumo energetico inferiore del 7-45%.
La modificazione genetica può svolgere un ruolo nella proliferazione delle cellule muscolari. Per evitare l'uso di prodotti di origine animale, è stato proposto l'uso di alghe fotosintetiche e cianobatteri come terreni di coltura al posto del siero fetale bovino o equino.
Il bioeticista australiano Julian Savulescu ha dichiarato: "La carne artificiale evita la crudeltà verso gli animali, è migliore per l'ambiente, potrebbe essere più sicura ed efficiente, e anche più sana.
Le reazioni dei vegetariani alla carne coltivata possono variare. Alcuni ritengono che non sia idonea ai loro principi, poiché nasce dal siero fetale. Le autorità ebraiche non approvano la carne sintetica, definendola non kosher. L'istituto islamico di Orange County, in California, ha risposto al quesito sul consumo di carne sintetica affermando: "Non sembra esserci alcuna obiezione al consumo di questo tipo di carne coltivata".
Il primo hamburger coltivato nel 2013 costò circa 330.000 dollari americani. A tal merito la popolazione sembra dividersi nettamente tra chi appoggia l'idea e chi invece la rifiuta. Da un lato troviamo soprattutto la contrarietà di tradizionalisti, amanti della cucina e timorosi di eventuali conseguenze negative per la salute.
Pertanto, chi ha ragione e chi invece torto? Chiunque sia disposto ad approfondire l'argomento, potrà comprendere facilmente che la popolazione umana (mediamente in crescita) non può continuare ad essere nutrita come nell'ultimo secolo. Peraltro molti ignorano che l'accrescimento del bestiame, soprattutto dei grossi mammiferi, necessita di un'enorme quantità foraggio - soprattutto cereali e leguminose.
Nel 2013, Mark Post, professore alla "Università di Maastricht", mostrò il primo modello ufficiale di carne sintetica - sotto forma di hamburger.
Sotto questo punto di vista non ci sono "se", "ma" o "però".