Il sovrappeso e l’obesità rappresentano una piaga di questa epoca, in quanto fattore di rischio per l’insorgenza di malattie croniche (cardiovascolari, neurodegenerative, metaboliche, tumori) e non (ictus cerebrale, infarto del miocardio). La gestione del peso corporeo è oggi pertanto divenuta una priorità per la salute pubblica, soprattutto nella società occidentale. Ma per raggiungere i risultati sperati non esistono scorciatoie. Chi pensa di risolvere i propri problemi - di linea e di salute - ricorrendo agli integratori e senza modificare il proprio stile di vita è destinato a rimanere deluso.
Possono essere riassunte in questo modo le conclusioni di una ricerca presentata durante l’ultimo Congresso europeo sull’obesità. Così come non esistono alimenti «miracolosi», quando si tratta di dover perdere peso, lo stesso si può dire per i supplementi naturali. A sgomberare il campo dai dubbi è il lavoro condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Sidney, che hanno passato in rassegna gli studi già pubblicati per fare una sintesi delle evidenze disponibili.
L'Efficacia degli Integratori Dimagranti: Cosa Dice la Scienza
Due i lavori - per un totale di 121 studi rivalutati, condotti coinvolgendo nell’arco di 16 anni quasi diecimila adulti - attraverso cui gli esperti hanno valutato l’efficacia del ricorso a integratori a base di erbe a scopo dimagrante. In entrambi i casi, è stato valutato il risultato indotto dal ricorso a integratori (in pillole, in polvere o liquidi) a base di chitosano, glucomannano, acido linoleico coniugato e fruttani. Deludenti i risultati ottenuti.
Sebbene alcuni studi abbiano evidenziato una perdita di peso tra gli assuntori di una di queste sostanze, nel confronto con un placebo, «i risultati sono insufficienti a dimostrare un beneficio a lungo termine per la salute», è la conclusione esposta dalla nutrizionista Erica Bessell, che ha presentato i risultati. In Australia, come negli Stati Uniti, è in crescita la quota di consumatori che cadono nella trappola della pubblicità e si affidano agli integratori per perdere peso. Diverso invece è il trend che si registra nel nostro Paese.
Per quanto il mercato degli integratori sia florido, quello dei prodotti che promettono di far perdere peso è in calo da diversi anni. Un trend sancito da FederSalus e Iqvia, che fotografano l’andamento dei prodotti nel settore della salute. «Dopo un po' di anni, gli italiani hanno capito che la gestione del peso corporeo è una questione complessa, che non può essere affrontata ricorrendo a una pillola o a una bevanda - afferma Arrigo Cicero, docente di scienze tecniche dietetiche applicate all’Università di Bologna -. Le conclusioni di questi due lavori parlano chiaro. Al di là delle proprietà emerse negli studi preclinici, nessun estratto vegetale è in grado di indurre la perdita di peso e favorirne il mantenimento se la persona non modifica le abitudini alimentari e non incrementa l’attività fisica».
Leggi anche: Farmacie e pastiglie dimagranti: cosa sapere
I risultati, in attesa di essere pubblicati sull’International Journal of Obesity, rappresentano un compendio delle evidenze disponibili relativamente all’uso esclusivo dei composti sopra indicati. La realtà, però, può essere più complessa. Nell’ambito di una dieta varia ed equilibrata, dedicando almeno due ore e mezza a settimana all’attività fisica, il ricorso ad alcuni integratori può avere una sua utilità.
Quando gli Integratori Possono Essere Utili
Qualche esempio. Ricorrendo a integratori a base di fibre e sostanze naturali, come quelli a base di faseolamina (derivato del fagiolo bianco), si può ottenere una graduale riduzione del consumo e dell’assorbimento di carboidrati e grassi. Così come, per ridurre l’apporto di cibo, si può ricorrere ad alcuni amminoacidi (come l’S-idrossitriptofano e l’S-adenosil metionina) che aiutano a combattere la fame nervosa. Per stimolare il metabolismo, invece, la risposta può essere trovata nelle catechine del tè verde.
«Sempre partendo dal presupposto che una correzione dello stile di vita è necessaria, il supporto di queste sostanze per un breve periodo di tempo può rappresentare un valido ausilio - prosegue Cicero, che presiede la Società Italiana di Nutraceutica -. L’importante, però, è che l’indicazione all’uso giunga sempre da uno specialista. Quello che va assolutamente evitato è il fai-da-te, un rischio concreto a fronte di prodotti da banco (acquistabili senza la prescrizione di un medico). Le ragioni sono diverse. Alcune rimandano all’efficacia del trattamento, come visto molto volubile. L’insuccesso e lo spreco economico sono sempre dietro l’angolo. Ma non sono da sottovalutare i potenziali rischi per la salute.
I ricercatori - che per cercare ulteriori riscontri hanno effettuato un’ulteriore analisi, restringendo la valutazione al tè verde, ad alcuni estratti di frutti tropicali (garcinia cambogia e mangostano), ai derivati del fagiolo bianco, del mango africano, del mate, della radice di liquirizia e del cardo selvatico dell’India orientale - hanno richiamato la necessità di condurre ulteriori studi per valutare la sicurezza di questi prodotti a lungo termine.
Attualmente, in Italia, gli integratori possono essere immessi in commercio dopo aver trasmesso al ministero della Salute il modello dell’etichetta del prodotto, contenente la denominazione esatta e gli ingredienti (elencati in ordine decrescente per quantità), gli additivi presenti, il peso netto, la modalità di conservazione, di consumo e la data di scadenza, il nome del produttore (o del distributore) e il luogo di produzione e il codice identificativo del lotto del prodotto. Se entro 90 giorni il Ministero non muove obiezioni, l’etichetta si intende approvata in base al principio del silenzio-assenso.
Leggi anche: Funzionano le pastiglie per il metabolismo?
«Non è detto che non possa esserci un integratore efficace come ausilio nella perdita di peso, ma va ricordato che non esiste una via semplificata per dimagrire e migliorare il proprio stato di salute - conclude Cicero -. Anche i farmaci in uso contro l’obesità hanno un’efficacia limitata, se non associati a un intervento più ampio sullo stile di vita.
Farmaci Anti-Obesità: Quali Effetti su Pancreas e Reni?
Attualmente in Italia, i farmaci autorizzati al commercio per la terapia a lungo termine dell’obesità negli adulti sono l’orlistat, la liraglutide e naltrexone/bupropione, indicati nei pazienti obesi con indice di massa corporea (BMI) maggiore o uguale a 30 kg/m2, o nei pazienti in sovrappeso (BMI ≥ 27 kg/m2) con fattori di rischio associati.
- Orlistat: riduce l’assorbimento dei grassi, assunti con la dieta, a livello del tratto gastrointestinale; in particolare blocca l’enzima lipasi che scinde i trigliceridi assunti con il cibo in modo da garantirne l’assorbimento. È disponibile in commercio al dosaggio di 27 milligrammi (mg), 60 mg e 120 mg; per il dosaggio di 120 mg è necessaria la ricetta medica ripetibile.
- Liraglutide: è un analogo del glucagon like peptide-1 (GLP-1) umano, cioè un ormone detto incretina che è secreto a livello intestinale e cerebrale in risposta all’assunzione di cibo. L’ormone (e così anche la liraglutide) si lega al recettore del GLP-1, attivandolo. Ciò porta alla secrezione d’insulina da parte del pancreas, alla riduzione dello svuotamento gastrico e all’aumento, a livello centrale, di sazietà e di riduzione dell’appetito.
- Naltrexone e bupropione: l’associazione di questi due principi attivi aumenta la perdita di calorie e ha effetti sul senso di gratificazione legato all’assunzione di cibo. Per tali motivi è in grado di ridurre l’appetito rendendo più facile seguire una dieta ipocalorica. Le specialità medicinali contenti l’associazione naltrexone e bupropione possono essere prescritte con una Ricetta Non Ripetibile Limitativa (RNRL).
Esempi di farmaci:
- Xenical 120 mg capsule rigide.
- Saxenda 6 mg/ml soluzione iniettabile in penna preriempita.
- Mysimba 8 mg/90 mg compresse a rilascio prolungato.
La Mania per la Semaglutide (Ozempic)
Quando, nel dicembre 2023, la rivista Science ha premiato il farmaco Ozempic come breakthrough of the year, il riconoscimento non ha fatto altro che amplificare una mania già esplosa negli Stati Uniti. Ozempic, nato come farmaco per la gestione del diabete, si è rivelato un potente strumento per la perdita di peso, trasformando un effetto collaterale in un fenomeno globale.
L’azienda produttrice, la Novo Nordisk, ha quindi condotto studi per confermare l’efficacia della molecola semaglutide anche nel trattamento dell’obesità, ottenendo il via libera per l’utilizzo in soggetti con obesità o sovrappeso complicato da patologie correlate. Science non ha fatto che dilatare a livello globale l’informazione, così la caccia alla semaglutide si è estesa in tutto l’occidente, letteralmente sottraendo agli aventi diritto - le persone con diabete - il farmaco a loro destinato.
Leggi anche: Alternative sicure per la perdita di peso
Ovunque le farmacie erano “rapinate” dell’Ozempic, che si somministra con un’iniezione sottocutanea una volta alla settimana, e pure del Rybelsus, la versione orale, una pastiglia al giorno che come Ozempic e a differenza di Wegovy non ha l’indicazione per il trattamento dell’obesità, tramite ricette, tanto da fare intervenire in Italia il Ministero della Salute con regole più stringenti per rilasciare questa medicina e tutelare i malati di diabete.
Attorno a questo farmaco si sono accumulati consensi entusiastici, di quanti l’hanno preso per dimagrire, ma anche da parte degli specialisti nella gestione dell’obesità che si sono trovati in mano un mezzo potente: in un anno si può far perdere il 10-15 per cento del peso corporeo. Si è aggiunta, poi, una nuova sostanza, la tirzepatide, una molecola della stessa classe, che arriva a fare smaltire addirittura quasi il 25 per cento del peso corporeo. Una diminuzione di peso che finora solamente la chirurgia bariatrica poteva procurare.
Con questi “agonisti dei recettori del Glp -1” (così detti perché imitano l’azione di un ormone naturale chiamato peptide-1 simil-glucagone) dimagrendo, si abbassa comunque la glicemia, ma diminuiscono, insieme alla montagna di grasso che sparisce, anche i problemi cardiovascolari. Dai cardiologi viene la notizia che gli infarti calano del 20 per cento. Poi arriva la notizia, sulla rivista Alzheimer’s and Dementia, che la semaglutide abbassa sensibilmente il rischio di Alzheimer in chi è malato di diabete. Infine, di recente, l'evidenza sul poter agire positivamente anche nella dipendenza da alcol. Parola di Jama Psychiatry che riporta uno studio svedese condotto tra 2006 e 2023.
Rischi e Benefici: Il Parere degli Esperti
Dalle migliori riviste scientifiche prendiamo due tipi di commenti, uno dubbioso in senso pessimistico, e uno dubbioso volto all’ottimismo dei risultati. Su The Lancet quattro autorevoli scienziati si mostrano preoccupati sulla quantità di massa muscolare che potrebbe andare perduta nelle vertiginose diminuzioni di peso assicurate dai nuovi farmaci. Farmaci di “una nuova era”, come li ha battezzati più di uno specialista di diversi settori.
Il dottor Steven Heymsfield, docente di metabolismo e di composizione del corpo, e la dottoressa M. I quattro professori sottolineano che la perdita di muscolo può variare dal 25 al 39 per cento della perdita complessiva di peso nel periodo da 36 a 72 settimane (9-18 mesi), una quantità - dicono - molto superiore a quanto avviene in un dimagrimento per una dieta ipocalorica.
Altre osservazioni: un declino della massa muscolare è stato connesso a una diminuzione della capacità immunologica, un aumentato rischio di infezioni, una regolazione non troppo efficace del glucosio e altri rischi. Invocando un supplemento di studi su questi temi, i firmatari dell’editoriale su The Lancet sottolineano la necessità di un approccio su più fronti per un processo di dimagrimento, accostando agli agonisti del recettore Glp-1 un’attività fisica congrua e l’osservazione di un corretto regime alimentare.
«In particolare occorre che si consumi un’adeguata quantità di proteine - sottolinea il dottor Heymsfield - abbinando una quantità ottimale di ginnastica».
Sulla rivista Jama è comparso un viewpoint firmato da tre scienziati di orientamento più ottimistico sul tema: Caterina Conte, ordinaria di Medicina interna all’Università telematica San Raffaele di Roma e all’Irccs Multimedica di Milano, Kevin D. Hall, del National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases, di Bethesda nel Maryland (Usa), Samuel Klein, della Washington University School of Medicine in St. Il loro punto di partenza è che “l’obesità ha effetti negativi su quasi tutti gli organi e sistemi” e che la perdita di peso rappresenta la cura primaria in quanto migliora o addirittura risolve le complicazioni connesse a questa patologia.
Altro punto fermo: l’obesità è una malattia cronica recidivante. Infatti, quando si sospende la cura con semaglutide e simili si riprendono i chili perduti. «Può accadere di riprendere peso anche dopo una operazione bariatrica», spiega la professoressa Conte.
Certo, in un dimagrimento che va dal 5 al 25 per cento del peso iniziale diminuisce, oltre al grasso, anche la massa magra (generalmente il 25 per cento dei chili persi) di cui la metà è rappresentato da muscolo scheletrico e l’altra metà da fluidi, organi, tessuti. Tutto questo è sicuramente un rischio per la salute? C’è all’orizzonte la sarcopenia, ventilata dagli autori di The Lancet?
«Bisogna andare cauti e non volgere all’allarmismo - spiega Caterina Conte. - Intanto non abbiamo dati certi sul calo muscolare, perché negli studi è stata misurata la massa magra e non il muscolo. Comunque, nel forte dimagrimento è maggiore la diminuzione del grasso corporeo rispetto alla massa magra che, dunque, in percentuale, aumenta la sua presenza migliorando la composizione corporea. Inoltre, quando una persona con obesità raggiunge un peso sano, all’organismo non conviene mantenere così tanto muscolo: ora non gli è più necessario, non deve più portare in giro tutti quei chili».
Continua il viewpoint affermando che la funzione fisica e la mobilità, dopo il forte calo ponderale indotto dagli agonisti del Glp-1, migliorano nettamente, pure negli anziani.
Nel finale, il documento tira fuori “il tallone d’Achille” di queste nuove terapie: l’inclemente ripresa di peso quando non si prende più il farmaco. Due terzi delle persone - scrivono - smettono di assumere gli antagonisti del Glp-1 dopo un anno circa e recuperano da metà ai due terzi del peso perduto entro un anno. Se si riprenda più grasso o più massa magra, allo stato degli studi non è chiaro.
Anche la professoressa Conte raccomanda un’alimentazione sana appena un po’ più proteica e un’adeguata attività fisica, in particolare di potenziamento muscolare.
Concludendo comunque, pur senza rinnegare i dubbi esistenti: «Sono così tanti di più i vantaggi degli svantaggi!».
Un parere sopra le parti l’abbiamo chiesto a un farmacologo di fama come Silvio Garattini, presidente e fondatore dell'Istituto "Mario Negri": «Questi farmaci sono certamente prodotti attivi, in grado di far perdere peso in modo consistente, tuttavia vi sono alcuni inconvenienti: fanno anche diminuire la glicemia e possono costituire un pericolo per chi ha il glucosio basso. Altri inconvenienti si sono manifestati a livello gastro-intestinale, c’è chi ha dovuto interrompere per questi motivi. Poi sono trattamenti che andrebbero fatti per sempre poiché se smetti, riprendi peso, a meno che tu non abbia imparato a mangiare di meno».
Continua Garattini: «Per ultimo: non c’è uno studio serio per capire qual è l’effetto di questi farmaci rispetto a farmaci che si utilizzano in prima linea, come la metformina che è un antidiabetico e fa pure dimagrire. Ecco, la metformina è più utilizzata e da tempo, quindi la conosciamo bene in tutti i suoi effetti. In più costa molto meno. Insomma, manca un paragone, ci vuole uno studio comparativo. E’ poi successo che per perdere qualche chilo, cosa che si ottiene con una dieta, si sono sottratte le medicine ai malati di diabete.
Come Scegliere il Miglior Integratore Alimentare per Dimagrire
Sul mercato sono disponibili diversi integratori drenanti e dimagranti, ognuno con le sue caratteristiche e benefici. La grande varietà di prodotti dimagranti presenti sul mercato rende essenziale selezionare opzioni di alta qualità da marchi affidabili. Cerca integratori che sono stati testati per garantirne la purezza, la potenza e la sicurezza: i prodotti venduti in farmacia sono sicuri sotto questo punto di vista.
Alcuni dei fattori da considerare nella scelta del miglior drenante e dimagrante sono:
- La composizione: è preferibile scegliere integratori per dimagrire naturali, a base di erbe o estratti vegetali, evitando quelli con additivi artificiali;
- La forma: esistono prodotti in forma liquida, in compresse, in bustine o in fiale. La forma liquida è generalmente più facile da assumere e da dosare, ma può avere un sapore meno gradevole, le compresse o le bustine sono più pratiche da portare con sé, ma possono richiedere più tempo per agire, le fiale sono più concentrate e veloci, ma possono essere più costose;
- Il gusto: alcuni prodotti hanno un sapore neutro o fruttato, altri possono essere amari o sgradevoli e il sapore dell'integratore può influire sul tuo desiderio di assumerlo e la motivazione a seguire il trattamento;
- Il prezzo: i prodotti drenanti e dimagranti possono avere prezzi molto diversi a seconda della marca, della qualità, della quantità e della formula, la tua farmacia online può garantirti integratori dimagranti economici o a prezzo scontato.
Proteine in Polvere: Alleate o Nemiche della Perdita di Peso?
Per rispondere a questa domanda dobbiamo partire dall'assunto fondamentale che quello che determina la perdita di peso è l'equilibrio calorico complessivo tra le calorie introdotte e le calorie consumate. In breve, se si consuma più di quando si assimila si dimagrisce, viceversa si ingrassa. Detto questo, quindi, le proteine in polvere da sole non fanno ingrassare ma ovviamente devono essere integrate in modo appropriato nel contesto di una strategia complessiva di perdita di peso.
Le proteine sono infatti nutrienti essenziali per il corpo e svolgono molti ruoli vitali, inclusa la costruzione e il mantenimento dei muscoli, la regolazione dell'appetito e il supporto del metabolismo. Quando si segue una dieta ipocalorica per perdere peso, è importante garantire un adeguato apporto proteico per preservare la massa muscolare e favorire la sensazione di sazietà.
Per chi desidera dimagrire le proteine in polvere possono essere un'opzione utile e conveniente per soddisfare i fabbisogni proteici e raggiungere i propri obiettivi: è necessario però prestare attenzione alle calorie indicate sulla confezione in modo da non rischiare di assumerne troppe.
Integratori di Fibre: Un Aiuto per Dimagrire?
Gli alimenti ricchi di fibre sono noti per la loro capacità di farti sentire sazio e soddisfatto, riducendo quindi il desiderio di mangiare e la fame nervosa, e favorendo dunque la perdita di peso. Molte persone trovano difficile consumare l'apporto giornaliero raccomandato di fibre attraverso la sola dieta. In questi casi, gli integratori di fibre come la buccia di psillio, semi di lino, ocra o glucomannano possono essere aggiunte efficaci. Questi integratori possono aiutare a controllare l'appetito, regolare i livelli di zucchero nel sangue e promuovere una sana digestione.
Come Agisce un Integratore Dimagrante?
Un integratore progettato con uno scopo dimagrante può agire su diversi meccanismi che presiedono nel nostro corpo, e questo dipende dagli ingredienti in esso contenuti. Ma quali sono questi meccanismi su cui possono agire gli integratori dimagranti?
- Il Metabolismo: Molti ingredienti possono stimolare il metabolismo e in parole povere possono, quindi, aumentare la velocità con cui il corpo brucia calorie per sostenere le funzioni vitali e le attività quotidiane. Agendo sulla Termogenesi si va a stimolare direttamente il metabolismo del nostro organismo.
- L’assorbimento dei nutrienti: alcuni di essi possono infatti agire riducendo l'assorbimento di carboidrati o grassi (macronutrienti) dal cibo ingerito, limitando così l'apporto calorico complessivo.
- Il senso di sazietà: Quest’ultimi possono aiutare a ridurre l'appetito e aumentare la sensazione di pienezza post-prandiale che favorisce cosi una minore assunzione di cibo, evitando il più possibile gli eccessi.
- L’eliminazione e il drenaggio dei liquidi: in eccesso dovuta ad elementi come Achillea, Ananas, Betulla, Ortosiphon e tanti altri, è la prerogativa di integratori ad azione drenante.
Domande e Curiosità sugli Integratori per Dimagrire
Quale integratore fa veramente dimagrire? Non esiste un singolo integratore che possiamo definire come universalmente valido per un dimagrimento efficace per tutti. Alcuni integratori presenti in commercio possono senz’altro aiutare a supportare ed accompagnare una dieta equilibrata e uno stile di vita sano, ma non si devono mai sostituire ad un certo stile di vita. Ricorda che è sempre meglio consultare un medico o un dietologo prima di utilizzare qualsiasi integratore indicato per favorire il dimagrimento o il controllo del peso corporeo, anche per valutare in modo sicuro che tale prodotto sia compatibile con il proprio stato di salute ed esigenze personali
Qual è il miglior dimagrante in assoluto? Il "miglior dimagrante in assoluto" può variare da persona a persona a seconda delle esigenze individuali. Esistono diversi prodotti in commercio che possono stimolare la diuresi, attivare il metabolismo, modificare l’assorbimenti di macro-alimenti o ridurre il senso di fame, ma una dieta equilibrata, l'esercizio fisico regolare e un'adeguata gestione dello stress sono spesso considerati i pilastri di un dimagrimento sano e “assoluto”.
Come si chiama il nuovo farmaco per dimagrire? Per ricevere informazioni accurate su nuovi farmaci in commercio è sempre opportuno rivolgersi al proprio medico o consultare fonti mediche affidabili per ricevere in modo preciso novità nel campo farmaceutico come il sito del Ministero della Salute o AIFA
Come si chiamano le gocce per dimagrire? Le gocce che possono avere una funzione in grado di supportare il dimagrimento possono avere diversi nomi commerciali e contenere ingredienti/attivi variabili in base alla formulazione e alla casa farmaceutica. È importante consultare il medico o il farmacista prima di utilizzare qualsiasi tipo di prodotto indicato come dimagrante o supporto per il controllo del peso.
Quanti chili si perdono in un mese con la metformina? La perdita di peso riscontrata con la metformina varia da persona a persona e può dipendere da diversi fattori, come il metabolismo, l'alimentazione, l'attività fisica e le condizioni di salute. Non si può definire quindi una stima precisa dei Kg che si possono perdere con l’assunzione di tale medicinale, solitamente indicato nel trattamento del diabete. Il medico può fornire informazioni più precise in base alla situazione individuale e se è opportuno assumere determinati principi attivi
Perché i lassativi fanno perdere peso? I lassativi agiscono al livello del sistema digestivo e possono causare una temporanea perdita di peso attraverso l’espulsione di liquidi corporei e feci. La perdita di peso ottenuta non contribuisce ad una effettiva perdita di grasso corporeo. I liquidi persi con i lassativi dovrebbero essere reintegrati il prima possibile per ripristinare e favorire una corretta idratazione. L'uso inappropriato di lassativi può essere dannoso per la salute e non rappresenta un metodo sano o sicuro per dimagrire
tags: #pastiglie #per #dimagrire #recensioni #efficaci