La piastrinopenia, o carenza di piastrine, è una condizione che può indicare problematiche di diversa gravità. In caso di ferite, le piastrine intervengono per formare un tappo che arresta il sanguinamento. Un numero insufficiente di piastrine aumenta il rischio di emorragie.
In caso di carenza di piastrine la prima cosa fare è assumere la vitamina K che contribuisce alla normale coagulazione del sangue.
Leucemia Mieloide Acuta (LMA) e Piastrinopenia
La leucemia mieloide acuta (LMA) è una malattia che si sviluppa nel midollo osseo e progredisce velocemente. Il midollo osseo è un tessuto spugnoso contenuto all'interno delle ossa lunghe e di alcune ossa piatte, dove hanno origine le cellule immature, dette anche cellule staminali o blasti, da cui si sviluppano le cellule che costituiscono la parte corpuscolata del sangue (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine). Se nel percorso che porta le cellule staminali a diventare “adulte” subentrano errori e mutazioni, e i precursori dei granulociti vanno incontro a una trasformazione in senso tumorale, si origina la LMA.
Diffusione e Fattori di Rischio
In base ai dati della Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM) si possono stimare poco più di 2.000 nuovi casi di leucemia mieloide acuta ogni anno in Italia: 1.200 tra gli uomini e 900 tra le donne. La malattia è più comune negli uomini che nelle donne e negli adulti con più di 60 anni. È poco frequente prima dei 45 anni e nel nostro Paese rappresenta il 13 per cento delle leucemie tra i bambini di età compresa tra 0 e 14 anni.
Alcuni fattori aumentano il rischio di sviluppare la LMA, come il fumo di sigaretta e l'esposizione a sostanze chimiche come il benzene. Anche alcuni trattamenti oncologici, come i farmaci alchilanti e le radiazioni, possono aumentare il rischio. Fattori di rischio non modificabili includono l'età superiore ai 60 anni e alcune malattie genetiche o anomalie cromosomiche.
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Tipologie di LMA
Le leucemie mieloidi acute sono suddivise in base alle loro caratteristiche citogenetiche e molecolari in vari sottotipi recentemente definiti dalla classificazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Inoltre si distinguono in primarie (o de novo), cioè a insorgenza primitiva e secondarie, se insorgono dopo una precedente sindrome mieloproliferativa o mielodisplastica, o come conseguenza dell'esposizione a sostanze tossiche e/o chemioterapie.
L'OMS ha pubblicato nel 2016 una nuova classificazione per le leucemie mieloidi acute, le quali sono state suddivise nelle seguenti categorie:
- con ricorrenti anomalie genetiche,
- con cambiamenti correlati a mielodisplasia,
- secondarie a chemioterapia/radioterapia,
- non meglio specificate.
Sintomi della LMA
I sintomi della LMA si manifestano precocemente e di solito la diagnosi viene effettuata poco dopo la loro comparsa. Tali sintomi sono spesso non specifici (es. stanchezza, perdita di appetito, sudorazione notturna e febbre). In seguito possono manifestarsi spossatezza e pallore legati all'anemia, un aumento del rischio di infezioni dovute alla riduzione dei globuli bianchi normali e sanguinamenti frequenti (anche a livello gengivale o nasale) legati alla carenza di piastrine. Tra i sintomi sistemici sono frequenti dolori muscolari e osteo-articolari diffusi, senso di malessere generale e perdita di peso. Inoltre, se la malattia si è diffusa in altri organi, si notano ingrossamento di milza, fegato e linfonodi e, se è stato raggiunto anche il sistema nervoso, possono verificarsi mal di testa e altri segni neurologici.
Diagnosi e Trattamento
Il primo passo verso la diagnosi di LMA è un consulto con il medico che valuterà la storia familiare e i sintomi ed effettuerà una visita attenta per verificare la presenza di segni che potrebbero far pensare alla malattia (ingrossamento di organi addominali, segni di sanguinamento, lividi o infezioni eccetera). In caso di sospetto di malattia, si procede a ulteriori esami. Il prelievo di sangue permette di valutare numero e forma delle cellule: la leucemia causa infatti anemia, un basso numero di piastrine e aumento o diminuzione dei globuli bianchi, e l’aspetto delle cellule osservate al microscopio è utile per togliere gli ultimi dubbi e formulare una diagnosi più precisa.
La scelta della terapia più adatta dipende da diversi fattori e, in primo luogo, dalle caratteristiche della malattia e da quelle del paziente. In linea generale, la chemioterapia resta il trattamento di prima scelta. Si comincia con una fase di induzione che ha lo scopo di eliminare le cellule leucemiche (blasti) presenti nel sangue e di riportare quelle del midollo osseo a livelli normali. Una volta ottenuta la cosiddetta remissione completa, cioè l'assenza di segni e sintomi (meno del 5 per cento di blasti nel midollo, conta delle cellule del sangue normale e nessun segno clinico di leucemia), si passa alla fase di consolidamento che ha lo scopo di rafforzare i risultati ottenuti nella prima fase, eliminando anche le ultime cellule tumorali rimaste.
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Dimagrimento Improvviso: Cause e Considerazioni
La perdita di peso improvvisa è un segnale che non deve essere sottovalutato, in quanto potrebbe celare una vasta gamma di condizioni, da semplici cambiamenti nello stile di vita a patologie più serie. Sebbene possa essere legata a fattori temporanei come stress o modifiche alimentari, una riduzione significativa e non intenzionale del peso corporeo richiede un'indagine approfondita.
Cause Organiche del Dimagrimento
Le cause della perdita di peso improvvisa possono essere molteplici e variano da condizioni mediche a fattori comportamentali o psicologici. Tra le principali cause di origine organica rientrano le patologie metaboliche, endocrine, gastrointestinali e oncologiche. Una perdita di peso significativa, specialmente se associata a sintomi concomitanti, deve essere attentamente monitorata per escludere patologie sottostanti. Tra le cause di natura psicologica, disturbi dell'alimentazione come l'anoressia nervosa o la bulimia possono determinare una significativa riduzione del peso corporeo.
Le malattie metaboliche che possono portare a questa condizione sono:
- diabete mellito di tipo 1 non controllato, possono portare a una perdita di peso significativa a causa dell'incapacità dell'organismo di utilizzare correttamente il glucosio.
- disfunzioni endocrine, come l'ipertiroidismo, determinano un aumento del metabolismo basale che si traduce in una rapida riduzione della massa corporea.
- Il diabete di tipo 2, se non adeguatamente gestito, può anch'esso comportare una progressiva riduzione del peso a causa di uno stato di catabolismo cronico.
Le condizioni gastrointestinali, tra cui la celiachia, la malattia di Crohn e le infezioni croniche dell'apparato digerente, compromettono l'assorbimento dei nutrienti e possono causare un calo ponderale progressivo. Inoltre, patologie sistemiche come le infezioni croniche (HIV, tubercolosi) e le malattie autoimmuni (lupus eritematoso sistemico, artrite reumatoide) sono spesso associate a perdita di peso dovuta all'infiammazione cronica e al catabolismo muscolare. In questi casi, il corpo subisce un'alterazione del metabolismo proteico e lipidico che porta a una progressiva perdita della massa magra.
Stress e Tumori
Lo stress cronico rappresenta una delle cause più comuni di perdita di peso improvvisa. Situazioni di forte pressione emotiva, ansia prolungata o traumi psicologici possono influenzare negativamente l'appetito e alterare il metabolismo. La perdita di peso improvvisa e inspiegabile è uno dei sintomi più comuni delle patologie oncologiche. I tumori, soprattutto quelli in fase avanzata, possono indurre un'importante riduzione del peso corporeo attraverso diversi meccanismi.
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Cosa Fare in Caso di Dimagrimento Improvviso
La perdita di peso improvvisa, non intenzionale, richiede un'attenzione medica tempestiva per individuare la causa sottostante e prevenire eventuali complicazioni. Il primo passo è una valutazione clinica approfondita da parte di un medico, che include un'anamnesi dettagliata per comprendere la durata, l'entità della perdita di peso e la presenza di eventuali sintomi associati, come affaticamento, dolori addominali, febbre o alterazioni dell'alvo.
Esami Diagnostici
Successivamente, vengono prescritti esami diagnostici mirati, tra cui analisi del sangue complete per valutare parametri metabolici, endocrini e infiammatori. Test di funzionalità tiroidea, glicemia, emocromo e indagini specifiche per escludere infezioni croniche o patologie autoimmuni sono spesso raccomandati. In caso di sospetta malattia gastrointestinale, possono essere indicati esami strumentali come ecografie addominali, endoscopie o risonanze magnetiche per individuare eventuali alterazioni.
Ecco una tabella riassuntiva degli esami più comuni:
| Tipo di Esame | Parametri Valutati | Scopo |
|---|---|---|
| Emocromo completo | Anemia, infezioni, anomalie ematologiche | Escludere o confermare condizioni ematologiche |
| Funzionalità tiroidea | TSH, FT3, FT4 | Escludere ipertiroidismo |
| Glicemia e HbA1c | Livelli di glucosio nel sangue | Diagnosticare diabete mellito |
| Ecografia addominale | Alterazioni epatiche, renali, intestinali | Indagare patologie organiche |
Piastrinopenia Immune (ITP)
“Il problema più grosso per i pazienti che convivono con la piastrinopenia immune, nota anche come porpora trombocitopenica idiopatica (ITP), è che il numero delle piastrine può precipitare da un momento all’altro, senza alcun preavviso”. La conseguenza principale della piastrinopenia immune è il rischio di emorragie, anche molto gravi: un rischio che varia da un paziente all'altro. Alcune persone hanno sanguinamenti pur con un numero di piastrine che, solitamente, viene considerato accettabile, altre invece vanno incontro a emorragia con una conta piastrinica molto bassa. Ad oggi, non esiste nessun marcatore che possa prevedere o dare indicazioni di quanto una persona possa essere soggetta a episodi emorragici.
Nel corso della vita di una persona con ITP cronica, questa tendenza all'emorragia può cambiare. Inoltre, molti pazienti accusano una particolare stanchezza (la cosiddetta “fatigue”) la quale, a differenza della stanchezza che solitamente scompare dopo un giusto periodo di riposo, non si esaurisce mai. Solitamente, più è basso il numero delle piastrine, più la fatigue è pesante. Da ciò si evince come sia importante parlare - e far parlare - di piastrinopenia immune.
La situazione descritta è utile a far comprendere il senso di incertezza che accompagna i pazienti colpiti da ITP, i quali vivono nella costante preoccupazione di un improvviso crollo delle piastrine: una situazione stressante dal punto di vista fisico e psicologico, che per giunta contribuisce ad alimentare ulteriormente la malattia, la quale, in certi momenti e senza preavviso, si scatena proprio come un temporale estivo.
Alimentazione e ITP
“Tra le domande che più spesso mi sento rivolgere dai pazienti che ricevono una diagnosi di ITP c’è quella relativa ai cibi la cui assunzione è sconsigliata e a quelli che, invece, potrebbero determinare un rialzo del totale delle piastrine”, afferma il dott. Federico Chiurazzi, specialista in Ematologia presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Federico II” di Napoli. Le persone alle quali viene diagnosticata questa patologia autoimmune, definita da un importante diminuzione del numero di piastrine nel sangue, desiderano capire se le loro abitudini alimentari siano in grado di influenzare il corso della malattia, dal momento che la gestione dell’alimentazione dipende in prima istanza dalla volontà e dall’impegno individuali.
“Nella stragrande maggioranza dei casi, l’alimentazione incide marginalmente sul corso di una patologia e l’ITP rientra tra quelli”, continua Chiurazzi. “Non c’è alcuna relazione diretta o indiretta tra il numero delle piastrine e l’alimentazione, la quale, di conseguenza, non incide sull’andamento della malattia. L’alimentazione non deve quindi rappresentare un motivo di turbamento per i pazienti con ITP, anche se alcune accortezze vanno comunque rispettate, specialmente in riferimento alle terapie indicate per la malattia.
“Le principali indicazioni dal punto di vista nutrizionale sono rivolte ai pazienti in terapia”, precisa Chiurazzi. “Infatti, la prima linea di trattamento per la ITP prevede il ricorso ai corticosteroidi e il consiglio che diamo ai pazienti che devono iniziare ad assumerli, specialmente a coloro che hanno una familiarità per diabete, è prestare attenzione, in corso di terapia, a ridurre l’introduzione di carboidrati che possano aumentare la glicemia, limitando dunque il consumo di cibi come pane, pasta e dolci. In questo caso, è meglio una dieta più ricca in verdure e legumi, che possono attenuare la sensazione di fame indotta dai farmaci steroidei”.
“Una seconda situazione che richiede particolare attenzione alla dieta è quella dei pazienti che usano eltrombopag”, riprende l’esperto napoletano. “Si tratta di un farmaco ad assunzione orale che mima l’azione della trombopoietina e che, insieme al romiplostim, farmaco somministrato per via sottocutanea, ha rivoluzionato la terapia dell’ITP.
“Attraverso l’alimentazione è possibile influire sull’attività fluidificante del farmaco modificando i livelli del tempo di protrombina”, spiega Chiurazzi.”I pazienti in terapia con farmaci cumarinici, cioè antagonisti della vitamina K, devono quindi prestare attenzione a non assumere grossi quantitativi di verza, prezzemolo, verdure a foglia larga, fegato e altri cibi ricchi in vitamina K, che interferiscono col metabolismo di questi farmaci, portando a uno scompenso del PT e ad eccessi di fluidificazione del sangue, aumentando così il rischio emorragico.
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