Proteine Anomale nel Sangue: Cause e Sintomi

La proteinemia è un parametro ematochimico volto a quantificare le proteine totali presenti nel sangue. La proteinemia indica la quantità totale dei vari tipi di proteine presenti nella parte liquida (plasma) del sangue.

La frazione liquida del sangue è chiamata plasma ed è formata da sali inorganici, proteine, gas, costituenti organici e soprattutto da acqua. Anche questa componente ematica, al pari di quella cellulare, ricopre funzioni importantissime ed essenziali alla vita.

Spesso, questo parametro viene misurato come parte del pannello di analisi eseguite durante i controlli di routine, quindi è frequentemente usato nella valutazione dello stato di salute generale di una persona. La concentrazione delle proteine nel sangue può fornire informazioni generali circa lo stato nutrizionale, utile, in particolare, quando il paziente ha perso inspiegabilmente peso. La proteinemia può essere prescritta insieme ad altri esami per capire la causa di un anomalo accumulo di liquidi nei tessuti (edema) e come supporto alla diagnosi di alcune patologie epatiche e renali.

La concentrazione delle proteine nel sangue è, di solito, relativamente stabile, in quanto riflette un equilibrio tra la perdita delle molecole vecchie e la produzione di quelle nuove.

Proteinemia: Cause di Alterazione

Un'alta concentrazione di proteine nel sangue (iperproteinemia) può essere osservata anche nelle malattie infiammatorie croniche e nelle infezioni, come le epatiti virali o l'HIV. Più rare sono le situazioni opposte, caratterizzate da un aumento della proteinemia (iperproteinemia). Di fronte a valori alterati di proteinemia è importante valutare se l'alterazione interessa tutte le frazioni proteiche o solamente alcune di esse.

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Per quanto detto, la proteinemia rappresenta un importante indice di funzionalità epatica; infatti, di fronte al riscontro di basse concentrazioni di proteine plasmatiche (ipoproteinemia), il primo pensiero va al fegato, che potrebbe essere incapace di sintetizzarle in quantità adeguate (insufficienza epatica). Diminuita sintesi per insufficiente apporto alimentare. Diminuita sintesi causata da insufficiente apporto alimentare o compromesso assorbimento delle proteine, come accade nella malnutrizione e nelle malattie epatiche severe.

Aumento della volemia (come nel caso, ad esempio, dello scompenso cardiaco congestizio).

Come Prepararsi all'Esame

Per la valutazione delle proteine nel sangue, è necessario essere a digiuno da 8-10 ore. L'applicazione prolungata del laccio emostatico durante il prelievo del campione ematico può portare a un falso rialzo della proteinemia (maggiore rispetto alla quantità reale delle proteine in circolo).

I risultati della proteinemia sono considerati insieme a quelli di altre analisi e forniscono al medico informazioni sullo stato generale di salute del paziente.

NOTA: i valori di riferimento per la proteinemia e gli altri parametri ematochimici possono variare leggermente da laboratorio a laboratorio. Per questo motivo, è preferibile consultare i range riportati direttamente sul referto. Occorre ricordare, inoltre, che i risultati delle analisi devono essere valutati nell'insieme dal medico di base che conosce il quadro anamnestico del proprio paziente.

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Amiloidosi: Accumulo di Proteine Anomale

Per amiloidosi si identifica un gruppo di rare malattie causate dall'accumulo di aggregati proteici: proteine anomale prodotte dal nostro organismo che si depositano, danneggiandoli, in organi e tessuti del corpo sotto forma di piccole fibre dette fibrille. Amiloidosi, con questo termine si indica un gruppo di malattie causate da proteine anomale. Per tutte la parola “chiave” è deposito, infatti, in ciascun tipo di amiloidosi una diversa proteina, prodotta dall’organismo, acquisisce la proprietà di accumularsi in diversi organi e tessuti sotto forma di fibrille.

Tutte le proteine sono lunghe catene di molecole che si ripiegano assumendo figure particolari e la forma corretta di ogni proteina è fondamentale per il suo funzionamento. Alcune proteine possono ripiegarsi in modo anomalo e si raggruppano formando depositi di amiloide, detti fibrille amiloidi.

L'amiloidosi è una malattia multisistemica perché compromette la funzionalità di vari organi vitali. Attualmente si conoscono 24 differenti proteine alla base della malattia che possono determinare forme sistemiche o localizzate. La letteratura ha classificato circa 30 tipologie di amiloidosi ossia di proteine che possono piegarsi in maniera anomala. I vari tipi si distinguono in base ai segni clinici e alle caratteristiche biochimiche della sostanza amiloide.

Sintomi dell'Amiloidosi

I sintomi più comuni sono una certa difficoltà alla respirazione, in particolare sotto sforzo, facile affaticabilità, ritenzione dei liquidi, con conseguente gonfiore delle gambe. Si deve sospettare un’amiloidosi quando il soggetto manifesta sintomi multiorgano o presenta insufficienza cardiaca, renale o epatica senza causa evidente. La macroglossia è sintomo raro ma tipico di amiloidosi.

Diagnosi e Trattamento dell'Amiloidosi

La diagnosi si conferma con una biopsia prelevando un frammento di tessuto dalla sede colpita. Il campione bioptico viene analizzato al microscopio, tramite una specifica colorazione, permettendo l'identificazione dei depositi di amiloide. Le indagini iniziano già dall’ambulatorio: pochi minuti bastano per effettuare un agoaspirato di grasso periombelicale, un prelievo innocuo e di semplice esecuzione. Il campione in laboratorio è sottoposto ad una particolare colorazione che serve per evidenziare la presenza di eventuali depositi. Qualora l’agoaspirato di grasso periombelicale non porti alla diagnosi, ma persista il sospetto di amiloidosi, si può ricorrere alla biopsia di una ghiandola salivare. Anche questa procedura è semplice e poco dolorosa. Altre indagini importanti per la diagnosi sono l’ecografia dell’addome (per vedere alterazioni del fegato e dei reni) l’ecografia del cuore e l’elettrocardiogramma e in casi selezionati la risonanza del cuore e l’elettromiografia. Identificare il tipo di amiloidosi e inserire il paziente in una scala di rischio è fondamentale per la terapia.

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Il trattamento dipende dal tipo di amiloidosi. La forma primaria è trattata con chemioterapia (melfalan, bortezomib e lenalidomide) per cercare di abbassare il livello di immunoglobuline ed eliminare le cellule del midollo osseo anomale e impedire che producano proteine anomale; talvolta si effettua un trapianto di cellule staminali periferiche per arrestare la malattia nel midollo osseo e prevenire la progressione dei depositi. Per gli altri (pazienti a basso rischio) la terapia di elezione è rappresentata dall’autotrapianto di midollo. Si tratta di prelevare le cellule staminali del midollo osseo dopo una blanda chemioterapia e l’uso di farmaci stimolanti il midollo osseo. In un secondo momento il paziente verrà sottoposto ad una chemioterapia intensiva per azzerare le cellule del midollo comprese quelle “incriminate” e si re- infonderanno le cellule staminali, che sono in grado di ricostituire la normale popolazione cellulare in breve tempo.

Nella forma secondaria è necessario trattare la malattia di base, la colchicina risulta ad esempio essere efficace se la causa eziologica è la febbre familiare mediterranea. Possono essere prescritti farmaci diuretici in caso di insufficienza cardiaca e dialisi in caso di insufficienza renale. La terapia genica con patirisan e inotersen, farmaci che agiscono sulla produzione della transtiretina, riesce ad attenuare gli effetti sul sistema nervoso. Nei casi in cui i tessuti sono maggiormente danneggiati e qualora si instauri un quadro di insufficienza d'organo dovuta ad amiloidosi, il trapianto può essere l'unica alternativa terapeutica possibile.

La prognosi dipende dal tipo di amiloidosi e dagli organi colpiti. L'aspettativa e la qualità di vita variano a seconda dell'estensione dei depositi amiloidi, dell'età, dello stato di salute generale e della risposta alle cure. La sopravvivenza è a dieci anni dalla diagnosi.

Mieloma Multiplo: Un Tumore delle Plasmacellule

Il mieloma multiplo è un tumore che ha origine da un tipo di globuli bianchi chiamati plasmacellule. Nel mieloma multiplo, le plasmacellule tumorali si accumulano nel midollo osseo, impedendo la produzione delle normali cellule del sangue. Queste cellule tumorali, anziché produrre anticorpi funzionanti, producono una proteina anomala, chiamata proteina monoclonale o proteina M, che può causare complicazioni.

I segni e i sintomi del mieloma multiplo possono variare notevolmente da persona a persona.

Fattori di Rischio

  • Razza ed etnia: le persone di colore o di origine africana hanno più probabilità di sviluppare il mieloma multiplo rispetto alle persone di razza bianca o asiatica. Il mieloma multiplo è due volte più comune e due volte più letale nelle persone di colore o di origine africana che nelle persone caucasiche.

Stadi del Mieloma Multiplo

Come osservato in precedenza, il primo stadio del mieloma è una condizione benigna chiamata gammopatia monoclonale di incerto significato (o MGUS). In questo stadio, il livello di proteina M nel sangue è basso e non produce alcun sintomo o problema. Infatti, la maggior parte delle persone con MGUS non è nemmeno consapevole della propria condizione.

Il mieloma multiplo indolente (SMM) è uno stato intermedio tra la MGUS e il mieloma multiplo. Analogamente alla MGUS, il SMM non presenta sintomi e viene di solito diagnosticato dal medico durante i controlli periodici. Tuttavia, a differenza di quanto accade per la MGUS, le persone con SMM presentano nel midollo osseo fino al 60% di plasmacellule anomale, a differenza di chi è affetto da MGUS che ne presenta fino al 10%.

Il mieloma multiplo rappresenta lo stadio finale del mieloma che viene diagnosticato quando si riscontra la presenza sia di plasmacellule anomale nel midollo osseo sia di indicatori attivi della malattia (il che significa che il mieloma multiplo sta causando danni all'organismo della persona interessata).

Segni e Sintomi

  • Anemia: la maggior parte delle persone con mieloma multiplo presenta anemia, una condizione in cui l'organismo non produce abbastanza globuli rossi sani per trasportare la quantità adeguata di ossigeno in tutto il corpo.
  • Danni alle ossa: il mieloma multiplo può anche danneggiare o indebolire le ossa, causando dolore osseo, rottura delle ossa e osteoporosi, una condizione che determina ossa fragili e sottili.
  • Ipercalcemia: il danno osseo derivante dal mieloma multiplo può causare ipercalcemia, una condizione in cui il livello di calcio nel sangue è superiore al normale.
  • Problemi ai reni: circa la metà delle persone con mieloma multiplo presenta danni ai reni.
  • Problemi al cuore e ai polmoni: il mieloma multiplo comporta anche il rischio di sviluppare problemi al cuore e ai polmoni, come coaguli di sangue, ipertensione polmonare, insufficienza cardiaca e battito cardiaco irregolare.

Diagnosi del Mieloma Multiplo

Il mieloma multiplo viene spesso diagnosticato accidentalmente dal medico durante un'analisi del sangue di routine o durante un esame per individuare un'altra condizione.

  • Analisi del sangue: le analisi del sangue di laboratorio potrebbero rilevare le proteine M prodotte dalle cellule del mieloma, nonché la presenza di catene leggere libere anomale (una parte della proteina M).
  • Analisi delle urine: l'analisi delle urine può evidenziare le proteine M, note anche come proteine di Bence Jones quando vengono rilevate nelle urine.
  • Esame del midollo osseo: il medico potrebbe prelevare un campione di midollo osseo per le analisi di laboratorio.
  • Test di radiologia: possono essere raccomandati esami radiologici per rilevare problemi ossei (come fratture, fori nelle ossa, ridotta densità ossea) associati al mieloma multiplo.

Trattamento del Mieloma Multiplo

Sono disponibili molte opzioni diverse per il trattamento del mieloma multiplo. Il trapianto di cellule staminali viene di solito eseguito dopo alcuni cicli di chemioterapia (chiamata terapia di induzione), utilizzata per eliminare il maggior numero possibile di cellule tumorali anomale nell'organismo. Prima che un paziente sia sottoposto alla terapia di induzione, le sue cellule staminali vengono prelevate dal sangue con un macchinario simile a quello per la dialisi renale. I pazienti vengono poi sottoposti ad un altro ciclo di trattamento con chemioterapia ad alte dosi per uccidere ciascuna cellula tumorale residua dopo la terapia di induzione. Questo processo è molto efficace nell'eliminare le cellule tumorali anormali, ma causa anche danni significativi alle cellule sane nel midollo osseo e in altre parti dell'organismo.

Una volta completata la terapia di induzione, le cellule staminali prelevate in precedenza vengono infuse di nuovo nell'organismo (attraverso un processo simile a una trasfusione di sangue) dove migrano nell'osso e iniziano a ricostruire il midollo osseo per aiutare il corpo ad accelerare il recupero del tessuto sano. Il processo che prevede l'utilizzo delle cellule staminali del paziente stesso per il trapianto si chiama trapianto autologo. In rari casi, ad alcuni pazienti viene offerto un tipo di trapianto di cellule staminali diverso, chiamato trapianto allogenico, in cui il paziente riceve cellule staminali da un donatore, di solito un parente stretto come un fratello o una sorella. In questo approccio, le cellule staminali vengono prelevate o dal sangue del donatore, o dall'osso iliaco del donatore o dal sangue di un cordone ombelicale donato.

Prima di procedere a un trapianto allogenico di cellule staminali, il paziente riceve una terapia immunosoppressiva o una radioterapia (definita periodo di condizionamento) per predisporre l'accettazione delle cellule staminali del donatore. Le cellule staminali del donatore si espandono e generano un nuovo sistema immunitario che sostituisce quello del paziente; questo nuovo sistema immunitario è responsabile di rilevare e uccidere le cellule del mieloma. Il tipo di trattamento a cui un paziente viene sottoposto durante il periodo di condizionamento dipende dalla malattia e dal singolo caso.

Altri trattamenti includono:

  • Farmaci immunoterapici: si tratta di un tipo di medicinali che stimola il sistema immunitario dell'organismo per combattere il tumore.
  • Radioterapia: utilizza fasci di energia ad alta potenza, provenienti da fonti come i raggi X, per uccidere le cellule tumorali.
  • Corticosteroidi: si tratta di medicinali che regolano il sistema immunitario per controllare l'infiammazione nel corpo.

MGUS (Gammopatia Monoclonale di Significato Indeterminato)

La gammopatia monoclonale di significato indeterminato (detta MGUS, monoclonal gammopathy of undetermined significance) è una condizione MGUS generalmente benigna, dovuta alla proliferazione eccessiva di plasmacellule, cellule immunitarie che producono gli anticorpi.

Più raramente, specie nel caso di MGUS di tipo IgM (immunoglobuline di tipo M), la proteina anomala può essere prodotta da un linfocita atipico e non da una plasmacellula.

Si distingue dal mieloma multiplo per il più limitato numero di plasmacellule presenti nel midollo (inferiore al 10%) e per l’assenza di sintomi clinici tipici, ad esempio, del mieloma multiplo. Proprio a causa di questo stato clinico silente, gran parte delle diagnosi avviene casualmente, a seguito di valori alterati rilevati durante i controlli di routine, quando viene richiesta una valutazione dei tipi di proteine del sangue.

Tale condizione è caratterizzata dalla presenza di una componente monoclonale o paraproteina, ossia un anticorpo (o immunoglobulina) con caratteristiche specifiche che viene prodotto in quantità eccessiva.

A seconda della popolazione di immunoglobuline coinvolte si possono distinguere diverse tipologie di MGUS; le più comuni sono:

  • MGUS non IgM, solitamente IgG (immunoglobuline di tipo G), il sottotipo più frequente.
  • MGUS IgM, che possono a volte associarsi a linfomi indolenti.
  • MGUS con produzione esclusiva di catene leggere, la parte più piccola dell’immunoglobulina.

Incidenza

La MGUS ha un’incidenza abbastanza elevata nella popolazione sana. I dati riguardanti la popolazione statunitense mostrano che è presente in circa il 3-4% della popolazione con età superiore ai 50 anni. L’incidenza aumenta peraltro con l’aumentare dell’età.

Diagnosi

La diagnosi viene posta in seguito al riscontro della proteina anomala nel sangue o più raramente nelle urine, dopo aver escluso che si tratti di una forma sintomatica di mieloma.

Fattori Prognostici ed Evoluzione

Non è possibile prevedere con certezza il rischio di evoluzione di una MGUS in una malattia neoplastica vera e propria, anche se globalmente il rischio è basso. Sulla base del tipo di MGUS e di diverse valutazioni che stimano la quantità della proteina anomala nel sangue e nelle urine si possono però individuare i casi a rischio più elevato di trasformazione, che necessitano di controlli più stretti e talvolta di approfondimenti diagnostici.

Nel complesso si possono distinguere i pazienti a seconda dell’evoluzione della malattia:

  • Nella maggioranza dei casi la malattia non evolverà e i livelli di paraproteine non aumenteranno nel corso degli anni; tali pazienti condurranno una vita normale e moriranno per cause non correlate alla MGUS.
  • In alcuni pazienti i livelli di paraproteina aumenteranno ma non a livelli tali da sviluppare una malattia.
  • In altri pazienti invece la malattia evolverà in un mieloma multiplo o in una macroglobulinemia di Waldenström.

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