Proteina C-Reattiva e la sua Correlazione con il Tumore al Seno

L’infiammazione è una reazione del nostro organismo di fronte a uno stimolo. Per verificare se nel nostro organismo è in corso un’infiammazione è possibile eseguire alcuni test; la presenza della proteina C-reattiva nel sangue periferico, per esempio, può essere un indice importante di infiammazione. Ma come misurarla e come questa può essere di aiuto?

Cos'è la Proteina C-Reattiva (PCR)?

La proteina C-reattiva (PCR) è prodotta dal fegato e la si trova nel sangue periferico. La sua immissione nel circolo sanguigno avviene in risposta a processi infiammatori e dunque i suoi livelli nel sangue aumentano in maniera significativa se è in corso un’infiammazione. I livelli della proteina C-reattiva consentono di confermare o escludere la presenza di un’infiammazione, ma non possono indicare dove questa sia collocata.

Se la causa dell’infiammazione è nota, come una malattia autoimmune caratterizzata da infiammazione cronica, misurare la proteina C-reattiva potrebbe essere utile per valutare la fase di riacutizzazione o di quiete della patologia, verificando se la terapia stia funzionando in maniera adeguata o meno e dunque ridefinirla, se necessario. Occorre sottolineare però che alcune malattie infiammatorie, anche in fase di attività, non presentano elevati livelli della PCR e che la dimensione del rialzo non è necessariamente legata alla severità dell’infiammazione, se non nel tempo.

PCR e Rischio di Tumore

Ricercatori della Copenhagen University, hanno verificato l’ipotesi di un’associazione tra livelli plasmatici basali di proteina C-reattiva ( CRP ) e rischio di cancro nella popolazione generale e di morte precoce nei pazienti oncologici. In totale, 10.408 persone provenienti dalla popolazione danese generale, alle quali erano stati misurati i livelli basali di CRP, sono state seguite per un periodo durato fino a 16 anni; 1.624 di loro hanno sviluppato un tumore e di questi 998 pazienti sono deceduti nel corso del periodo di osservazionale.

Livelli basali di proteina C-reattiva superiori a 3 rispetto a livelli inferiori a 1 mg/L sono risultati associati ad hazard ratio multifattoriali, aggiustati, di 1.3 per tumore di qualsiasi genere, 2.2 per tumore del polmone, 1.9 per tumore colorettale e 0.7 per tumore alla mammella. I corrispondenti hazard ratio per il più alto verso il più basso quintile di livello basale di proteina C-reattiva sono stati, rispettivamente, 1.3, 2.1, 1.7 e 0.9.

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In conclusione, elevati livelli di proteina C-reattiva in soggetti senza tumore sono associati a un aumento del rischio di tumore di qualsiasi tipo, di tumore del polmone e probabilmente di tumore del colon-retto. Inoltre, livelli basali elevati di proteina C-reattiva sono associati a morte precoce dopo una diagnosi di tumore di qualsiasi tipo, in particolare nei pazienti senza metastasi.

PCR e Infiammazione Cronica

La proteina C-reattiva (PCR) è sintetizzata dal fegato in risposta all’infiammazione. La determinazione della PCR nel sangue è uno dei test ematologici più comuni per misurare uno stato non specifico di infiammazione. In assenza di infiammazioni i livelli sono stabili. E’ stato dimostrato che uno stato infiammatorio elevato e duraturo, come evidenziato dal livello di PCR, aumenta il rischio di diverse condizioni croniche, tra cui le malattie cardiovascolari, il carcinoma polmonare e il cancro del colon-retto.

Inoltre, i livelli di PCR sono considerati buoni predittori a lungo termine di prognosi e recidiva in pazienti con varie malattie croniche, incluso il cancro del colon-retto, il carcinoma del polmone non a piccole cellule (NSCLC) e le patologie dell’apparato respiratorio, gastrointestinale, o cardiovascolari.

I fumatori hanno livelli di PCR più elevati rispetto ai non fumatori. Il ruolo della cessazione del fumo sulla PCR è ancora in discussione. I ricercato dell’Istituto Mario Negri in collaborazione con l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano hanno valutato i livelli di PCR di 3050 forti fumatori , inclusi 777 ex-fumatori. I risultati hanno confermato che esiste una diretta relazione tra i livelli di PCR e l’intensità del fumo (sigarette/die) e durata negli anni. La sospensione del fumo riduce i livelli di PCR ed i livelli diminuiscono con l’aumentare degli anni di sospensione.

Marcatori Tumorali: Cosa Sono?

Si tratta di sostanze che sono prodotte direttamente dai tumori o che vengono “liberate” quando nel corpo si sta sviluppando una neoplasia, in risposta a tale anomalia. Queste sostanze sono rilevabili nel sangue. Per specificare meglio, occorre dire che molte di queste molecole sono prodotte sia da cellule non tumorali che da cellule neoplastiche. I marcatori non sono tutti identificativi di un solo tipo di cancro.

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Come si Eseguono i Test dei Marcatori Tumorali?

Proteine e cellule tumorali circolanti sono due tra le tipologie di marcatori più comunemente misurabili attraverso normali analisi del sangue di solito eseguite a digiuno. Le prime sono sostanze proteiche in genere prodotte dal tumore, mentre le seconde sono cellule neoplastiche che si “staccano” dal tumore e viaggiano nel sangue.

Costi e Accessibilità dei Dosaggi dei Marcatori Tumorali

La maggior parte dei test per il dosaggio dei marcatori è mutuabile, cioè offerta dal SSN. In generale vengono sfruttati per scoprire, diagnosticare o monitorare un tumore. Ma sebbene livelli alti di alcuni marcatori possano suggerire un accrescimento tumorale, da soli questi valori non sono sufficienti a darci la certezza di una diagnosi.

Marker tumorali leggermente alterati possono essere giustificati da condizioni assolutamente benigne. Possiamo considerare il marker come un segnale di allarme, una spia concreta di possibile neoplasia. In alcuni casi i valori dei marker possono fornire indicazioni abbastanza attendibili sulla stadiazione del tumore o sull’andamento della chemioterapia in caso di diagnosi accertata e trattamento in corso.

Possono rientrare quindi fra i parametri prescritti tra le analisi del sangue dei pazienti oncologici e nei controlli periodici successivi ad una remissione completa della malattia.

Esempi di Marcatori Tumorali

  • CA 125: indicativo di cancro alle ovaie, primitivo o recidivante, e di cancro al seno recidivante.
  • Beta-HCG (Gonadotropina corionica umana): è un ormone prodotto dalla placenta in gravidanza, che di norma dovrebbe essere assente nelle donne non incinte.
  • HE4: utilizzato per la diagnosi del tumore dell’ovaio, viene spesso dosato in associazione con il marker CA-125 per differenziare il carcinoma ovarico dall’endometriosi. Viene anche usato per la scelta del trattamento terapeutico più opportuno. Inoltre, viene sfruttato per il monitoraggio in fase di cura.
  • KI67: è un indice di crescita proliferativa del tumore della mammella.
  • PSA (Antigene Prostatico Specifico): rappresenta un indicatore di una neoplasia prostatica in accrescimento.

Altri Marcatori Tumorali

  • AFP (Alfafetoprotiena): questa proteina è di norma presente in bassissime concentrazioni nel sangue di un adulto e si alza in caso di malattie del fegato, inclusi i tumori. I suoi valori possono aumentare anche in caso di cancro del testicolo e dell’ovaio.
  • Beta 2-microglobulina: è di supporto nel valutare la gravità e la prognosi di alcuni tipi di malattia, fra cui il mieloma multiplo e il linfoma, e i tumori gastrointestinali, cioè dell’intestino (colon-retto), del fegato (epatocarcinoma) e del pancreas.
  • LHD: può essere usato come marker tumorale per le neoplasie del testicolo, per il linfoma, il melanoma e il neuroblastoma.
  • Cellule tumorali circolanti di origine epiteliale: si riscontrano nei tumori metastatici, in particolare del seno, della prostata e del colon.
  • Cellule dendritiche e cellule NK: sono state riconosciute come marker tumorali con largo significato prognostico per il neuroblastoma, il tumore solido extracranico più comune dei bambini.
  • Citocheratina 19 (Cyfra 21-1): alti valori possono segnalare un tumore del polmone, primario o recidivante.

VES e Proteina C-Reattiva (PCR) come Indici Infiammatori

Tra i possibili indizi che segnalano la presenza di una forma tumorale vi sono anche alti livelli di due indici infiammatori normalmente usati per rilevare infezioni o malattie autoimmuni: VES e proteina C-reattiva (PCR). I valori normali sono molto bassi: si va da un minimo di 0 per uomini e donne, ad un massimo di 15 per gli uomini e di 20 per le donne.

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Affidabilità dei Marcatori Tumorali

I marker tumorali sono affidabili per la diagnosi di un tumore? Sì e no. Si tratta di indicatori che hanno molti pro, e altrettanti contro. Per poter essere considerati davvero attendibili devono infatti verificarsi condizioni specifiche. In tutti questi casi l’uso dei marker, in quanto esame non invasivo e privo di controindicazioni, è utile e necessario ma… attenzione.

Alcuni marker sono più attendibili di altri nell’ipotizzare una diagnosi, altri per confermarla, in associazione con altri strumenti diagnostici più precisi. Un falso negativo (marker tumorali bassi e quindi “buoni” in presenza di neoplasia) ci può far tirare un sospiro di sollievo laddove, al contrario, dovremmo preoccuparci.

I marker tumorali sono sostanze che possono avere concentrazioni elevate quando si stia sviluppando un tumore nel corpo. Ma alcune di queste sostanze vengono normalmente prodotte anche dalle cellule sane del corpo, e talvolta i loro livelli risultano elevati anche in chi non abbia un tumore.

Per tale ragione questi “marcatori” tumorali sono spesso oggetto di controversia da parte dei medici stessi, che temono i “falsi” (negativi e positivi). I campioni possono rivelare la presenza di cellule, proteine o altre sostanze prodotte da un cancro. I test del sangue inoltre possono fornire al medico altre informazioni utili sulla funzionalità di organi interni e far sospettare che un loro eventuale malfunzionamento sia dovuto alla presenza di un tumore.

Proteina C-Reattiva: Non Solo un Indicatore di Infiammazione

La proteina c-reattiva non è solo un indicatore di infiammazione interna, perché tale sostanza prodotta dal fegato partecipa attivamente al processo infiammatorio. Tuttavia, non è un segnale specifico di cancro, sebbene alti livelli possano farlo sospettare. Una pcr elevata è indicativa di malattie cardiache, tumori, malattie infiammatorie croniche come l’artrite reumatoide, il diabete, e persino di condizioni di obesità.

Ad eccezione dei tumori del sangue, che ovviamente modificano in modo sostanziale la composizione ematica, per quanto riguarda le altre forme di cancro un test del sangue non è grado di dirci in modo attendibile se siamo o meno malati. Le nostre analisi ematiche, però, possono fornire al medico indizi sulla funzionalità dei nostri organi interni.

Antigene Tumorale 15-3 (CA 15-3)

Questo marcatore è utile soprattutto per monitorare il decorso della malattia in stadio avanzato e verificare l'efficacia dei trattamenti intrapresi. Inoltre, il rilievo dell'Antigene tumorale 15-3 nel tempo tiene sotto controllo l'eventuale ripresa del processo neoplastico.

L'antigene tumorale 15-3 appartiene alla categoria dei cosiddetti “markers” tumorali, cioè quelle sostanze che si possono trovare in quantità aumentate nel sangue, nelle urine o in altri liquidi corporei in presenza di determinate neoplasie. Il dosaggio di CA 15-3 misura i livelli dell'antigene tumorale nel sangue periferico.

Il test dell'antigene tumorale 15-3 può essere richiesto come supporto nella determinazione delle caratteristiche tumorali e nella valutazione delle opzioni terapeutiche, in seguito alla diagnosi di un cancro al seno in stadio avanzato.

Occorre precisare che l'esecuzione di questo test non è indicata in tutte le situazioni, poiché il CA 15-3 non è elevato in tutte le donne con tumore alla mammella. CA 15-3 è un marcatore tumorale utile per il monitoraggio di forme invasive di tumore della mammella.

L'esame può essere richiesto periodicamente per monitorare l'efficacia del trattamento e come supporto nella rilevazione dell'eventuale ricomparsa della malattia (recidiva). Pertanto, il medico può prescrivere quest'esame dopo o durante il trattamento del cancro al seno invasivo. In ogni caso, l'esito di quest'esame viene considerato insieme ad altre valutazioni cliniche e al risultato di altri test (es.

Altre volte, può essere presente un tipo di carcinoma mammario (20-25% dei casi) caratterizzato da livelli di antigene tumorale bassi, nonostante lo stadio avanzato. Il CA 15-3 può essere moderatamente elevato anche nelle persone sane o affette da altri tipi di cancro (ad esempio: tumori maligni a carico di colon, polmone, pancreas, ovaio o prostata).

Alti livelli di questo marcatore possono essere presenti anche in patologie di tipo reumatico. Per l'analisi del CA 15-3, non è necessaria alcuna particolare preparazione. In qualche caso, potrebbe essere consigliato un digiuno di almeno 8 ore, per evitare che il cibo interferisca con il risultato.

Valori alti di CA 15-3 sono indicativi della presenza di un tumore della mammella. In linea generale, maggiore è la concentrazione dell'antigene nel circolo ematico e più avanzato risulta lo stadio del tumore mammario e grande la massa neoplastica.

Tuttavia, occorre ricordare che un aumento moderato della concentrazione di questo marcatore può essere osservato anche in corso di malattie di tipo reumatico o altri tipi di patologie/condizioni cliniche, come la cirrosi, l'epatite e certe patologie benigne della mammella. Per questo motivo, se il risultato dell'esame è superiore rispetto alla norma, il medico consiglierà gli approfondimenti opportuni per valutare se si tratta o meno di un tumore.

Come anticipato, l'antigene tumorale 15-3 viene utilizzato soprattutto per monitorare il trattamento di donne con cancro al seno, specialmente in fase avanzata e disseminata. Il dosaggio del CA 15-3 viene spesso effettuato nei controlli periodici dopo asportazione del tumore, in modo da scoprire eventuali recidive o metastasi.

Per quanto riguarda la capacità di rilevare recidive in stadi precoci, CA 15-3 è un marker tumorale più sensibile rispetto al CEA (antigene carcino - embrionario); i due test possono comunque essere utilizzati congiuntamente per monitorare l'evoluzione della terapia e l'efficacia del trattamento.

Test della PCR: Come Funziona

La proteina C-reattiva (PCR) è una proteina prodotta dal fegato. La misurazione di questa proteina nel sangue è spesso combinata a quella della velocità di eritrosedimentazione (VES) ma non è sufficiente, da sola, per accertare una malattia specifica. È utile, invece, come indicatore generale di un’infiammazione, della sua gravità e per seguire nel tempo l’efficacia di una cura.

Il test della PCR consiste nel prelievo di un campione di sangue dalla vena di un braccio. Di norma, la proteina C-reattiva è presente nel sangue in concentrazioni molto basse, inferiori a 8 milligrammi/litro (mg/l). In caso di infiammazioni gravi, i livelli possono aumentare con grande rapidità, arrivando a raggiungere valori anche cento volte superiori a quelli medi, fino a toccare i 500-1000 mg/l.

Una quantità elevata o crescente di PCR nel sangue suggerisce la presenza di un’infezione o di un’infiammazione improvvisa e rapida in corso, ma non aiuta a identificare gli organi interessati o la condizione che la causi. Nelle persone che soffrono di malattie infiammatorie croniche, elevate concentrazioni di PCR suggeriscono una riacutizzazione o l’incompleta efficacia delle cure effettuate.

Le concentrazioni di PCR possono aumentare con l’uso di pillole contraccettive o di terapia ormonale e, spesso, negli ultimi mesi della gravidanza per la presenza di infiammazioni comuni.

Infiammazione e Tumori

La presenza di infiammazione è una caratteristica condivisa da molti tumori: più del 20% delle neoplasie è indotto o aggravato da un processo infiammatorio. Il legame tra infiammazione e tumori dipende da due diversi fenomeni. Da un lato, i geni coinvolti nello sviluppo del cancro possono stimolare processi infiammatori.

Diverse molecole associate all’infiammazione sono associate anche ai tumori. In particolare, sia le cellule tumorali sia quelle che circondano il tumore producono citochine proinfiammatorie come il Tumor Necrosis Factor α (TNF-α), una molecola sintetizzata nelle fasi iniziali della risposta infiammatoria che gioca un ruolo fondamentale anche nel mantenimento dell’infiammazione. A loro volta, le citochine proinfiammatorie regolano la produzione di proteina C reattiva (PCR).

I suoi livelli aumentano rapidamente in caso di infiammazione e sono associati sia alla progressione del tumore sia alla riduzione della sopravvivenza in presenza di diverse forme tumorali (all’esofago, allo stomaco, al colon retto, al fegato, al pancreas e all’ovaio).

La risposta infiammatoria legata al cancro gioca un ruolo nello sviluppo e nella progressione di alcune patologie maligne. Nella cornice del carcinoma mammario, i risultati di studi clinici pubblicati in relazione alla possibile prognosi sfavorevole sono controversi.

Una meta analisi che include studi pubblicati dal 2012 al 2014 ha dimostrato che un elevato NLR è fortemente associato ad una scarsa sopravvivenza. Studi più recenti condotti in soggetti di sesso femminile con cancro al seno, privo di metastasi, istologicamente comprovati in fase iniziale, hanno dimostrato una significativa correlazione tra valori di NRL e prognosi sfavorevole in soggetti di popolazione caucasica.

In termini semplici, un elevato rapporto NLR potrebbe riflettere il ruolo chiave dell’infiammazione sistemica, nell’intensificazione dell’angiogenesi , nella crescita tumorale e nello sviluppo delle metastasi.

Tabella: Esempi di Marcatori Tumorali e le Loro Associazioni

Marcatore Tumorale Tumore Associato Utilizzo Principale
CA 125 Ovaio, Seno Diagnosi, Monitoraggio
Beta-HCG Placenta (Gravidanza) Diagnosi (Assenza in Non Gravidanza)
HE4 Ovaio Diagnosi, Scelta Terapeutica, Monitoraggio
KI67 Mammella Indice di Crescita Proliferativa
PSA Prostata Diagnosi, Monitoraggio
AFP Fegato, Testicolo, Ovaio Diagnosi
CA 15-3 Mammella Monitoraggio (Fasi Avanzate)

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