Le proteine sono nutrienti essenziali per il nostro corpo, fondamentali per l’organismo umano e la cui funzione è soprattutto strutturale. La dose di assunzione giornaliera raccomandata per un adulto è di 0.8 g di proteine per kg di massa corporea. Oltre a questa soglia si può parlare di eccesso di proteine, che, tuttavia, entro certi limiti (2g/kg) non sembra avere conseguenze a medio termine.
Proteine: Amiche o Nemiche della Pelle?
Il grosso interesse nei confronti del collagene idrolizzato è dettato dal ruolo che la proteina ricopre all'interno dell'organismo; il collagene è infatti l'elemento strutturale primario di ossa, cartilagini, tendini, legamenti e pelle.
Le concentrazioni di collagene nella pelle tendono a ridursi con l'invecchiamento, sottraendo alla cute turgore e compattezza. Considerata la difficoltà dei grossi frammenti proteici di attraversare l'epidermide, in genere si preferisce inserire il collagene nella formulazione di integratori specifici piuttosto che in cosmetici di dubbia utilità; in questi ultimi, in genere, si utilizzano collageni fortemente idrolizzati o piccoli peptidi precursori come il Palmitoyl Pentapeptide-4.
Il derma è un organo in perenne sviluppo. In età giovanile esiste un equilibrio tra la sintesi di nuovo collagene, la principale proteina del tessuto connettivo umano, da parte dei fibroblasti e la degradazione del collagene da parte di alcune molecole. Questo meccanismo viene accelerato dalle modificazioni profonde nell’attività dei fibroblasti che altera il recupero di collagene, determinando un processo di invecchiamento più rapido della pelle.
I Danni del Fotoinvecchiamento
Le radiazioni ultraviolette (i raggi UV, tanto gli UVB che gli UVA) sono tra i principali responsabili dell’invecchiamento precoce della pelle. Il danno cronico provocato dai raggi UV è chiamato dermatoeliosi. I danni da fotodanneggiamento possono comportare conseguenze estetiche, ma anche sistemiche, quindi vanno valutati con attenzione. Il trattamento del fotoinvecchiamento mira a invertire il progredire dei processi ossidativi, che hanno condotto alla degradazione del collagene, la principale proteina del tessuto connettivo.
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Il Ruolo della Collagenasi
La collagenasi è un enzima chiave nel metabolismo del collagene, la proteina più abbondante del corpo umano, essenziale per la struttura e la resistenza di tessuti come pelle, ossa, tendini e cartilagini. Sebbene spesso associata alla degradazione del collagene, la sua attività è in realtà fondamentale per il costante rimodellamento tissutale, la guarigione delle ferite e numerosi processi fisiologici.
La collagenasi è una metalloproteinasi della matrice extracellulare (MMP), cioè un enzima che richiede la presenza di uno ione metallico (come lo zinco) per la sua attività catalitica. Il meccanismo d’azione prevede la scissione della tripla elica del collagene, rendendolo solubile e accessibile ad altri enzimi litici.
Contrariamente a quanto si possa pensare, la collagenasi non è un “nemico” della bellezza, ma un attore cruciale nel mantenimento della salute dei tessuti. Con l’età, il delicato equilibrio tra sintesi e degradazione del collagene si altera. Questo processo è accentuato dall’esposizione cronica a raggi UV, che stimolano la produzione di radicali liberi e l’attivazione delle MMP.
Quando l’attività collagenasica sfugge al controllo, può contribuire allo sviluppo e alla progressione di numerose condizioni patologiche. In alcuni contesti clinici ed estetici, è utile aumentare temporaneamente l’attività della collagenasi per ottenere effetti terapeutici. Le cicatrici ipertrofiche e i cheloidi sono caratterizzati da una sovrapproduzione di collagene mal organizzato.
La collagenasi è un enzima chiave nel mantenimento dell’equilibrio tra sintesi e degradazione del collagene. Quando ben regolata, essa favorisce la rigenerazione, il rinnovamento cutaneo e la salute articolare. L’attuale sfida clinica e cosmetica consiste nel modulare in modo mirato l’attività collagenasica: inibirla dove è eccessiva, stimolarla dove è carente, con approcci sempre più personalizzati e scientificamente mirati.
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Eccesso di Proteine: Quali Rischi?
C’è eccesso di proteine quando vengono assunte oltre 2 g di proteine per kg di peso al giorno. Per una persona di 70 kg questo significa ingerire oltre 140 g di proteine ogni giorno. In ogni caso, assumere troppe proteine per un lungo periodo potrebbe esporti al rischio di gravi effetti indesiderati.
Troppe proteine alterano il metabolismo del calcio causando malassorbimento osseo, aumentando il rischio di osteoporosi. Questo nel lungo periodo, specialmente nelle donne in menopausa, può portare all’osteoporosi. Per evitare questi rischi, la cosa migliore è seguire un’alimentazione con l’apporto di proteine di cui il tuo corpo ha bisogno.
La Proteina Spike e i Danni ai Vasi Sanguigni
Fin dalla prima ondata della pandemia, nella primavera del 2020, si è capito che Covid-19 poteva essere molto più di un’infezione delle vie respiratorie. Col passare dei mesi è diventato chiaro che, nei casi più gravi, il coinvolgimento di molti organi e tessuti diversi non deriva da un attacco diretto del virus, ma dal danno che questo provoca ai piccoli vasi sanguigni che li nutrono.
Uno dei più recenti studi ha messo in luce il ruolo della proteina spike in questo fenomeno. SARS-CoV-2 è stato spesso rappresentato come un riccio ricoperto di aculei, le proteine spike, appunto, che si legano alle cellule attraverso un recettore presente sulla membrana di queste ultime, chiamato ACE2.
Il lavoro pubblicato su Circulation Research mostra che il danno alle superfici interne dei vasi sanguigni, dette endoteli, può essere provocato da questa proteina da sola, anche senza il materiale genetico necessario per infettare le cellule. Ma sottolinea anche che, perché questo fenomeno avvenga, è indispensabile l’interazione tra la proteina spike e il suo recettore ACE2. Non è insomma un danno meccanico, come si potrebbe superficialmente pensare guardando le immagini in cui il virus scorre nel sangue con tutte le sue punte esposte.
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Vaccini e Proteina Spike: Sono Pericolosi?
Questo studio, mal interpretato da qualcuno, ha fatto pensare che attraverso lo stesso processo anche i vaccini potessero provocare danni ai tessuti. Se però i vaccini spingono le cellule a produrre la proteina spike, ed è questa la componente del virus che provoca i danni più gravi, questi prodotti non saranno pericolosi? Facendo produrre la proteina spike con le istruzioni portate da un vaccino a mRNA o a vettore adenovirale, non rischiamo di innescare le stesse reazioni?
Prima di tutto, è importante capire la differenza tra l’infezione naturale e la vaccinazione. Nel primo caso, il virus entra nell’organismo tramite le vie aeree e infetta le cellule che le rivestono: si moltiplica al loro interno fino a romperle per andare a infettare altre cellule e via via raggiunge in enormi quantità il circolo sanguigno e si distribuisce potenzialmente in tutto il corpo.
I vaccini, invece, sono somministrati nel muscolo deltoide proprio perché questa posizione permette di evitare facilmente arterie e vene. La maggior parte del prodotto fluirà attraverso le vie linfatiche fino ai linfonodi, dove cellule specializzate presenteranno la spike codificata dai vaccini adenovirali o a mRNA alle cellule deputate a innescare la risposta immunitaria; una certa quota invece entrerà nelle cellule muscolari, che a loro volta produrranno la proteina come da istruzioni contenute nel vaccino e la esporranno ancorata nella loro membrana.
In realtà, recentemente, usando un metodo molto sensibile, alcuni ricercatori sono riusciti per la prima volta a identificare la proteina spike e la sua componente S1 nel sangue di 13 soggetti che avevano ricevuto la prima dose del prodotto di Moderna. Dopo 14 giorni, quando la risposta immunitaria è stata evocata, anche queste tracce sono sparite, così come non compaiono più dopo la seconda dose.
Anche questa è una grossa differenza con l’infezione naturale, in cui spesso è più difficile per le difese dell’organismo eliminare rapidamente l’enorme quantità di particelle virali in circolo. Gli studi per l’autorizzazione del vaccino di Pfizer da parte di EMA mostrano che il 99% del vaccino resta nel sito di iniezione.
“È possibile naturalmente che in piccola quantità riesca a entrare nel circolo sanguigno, ma qualsiasi cellula riceva le istruzioni di produrre la spike, la esporrà sempre sulla sua superficie, non la riverserà nel sangue” spiega Lowe. Tutto quel che arriva al fegato, poi, viene degradato e distrutto.
Infine, mentre la risposta naturale all’infezione prevede la produzione di moltissimi anticorpi, alcuni dei quali possono avere affinità con componenti dell’organismo, provocando le reazioni autoimmuni che potrebbero essere alla base delle forme croniche di Covid-19 (la cosiddetta “long covid”), gli anticorpi prodotti in seguito alla vaccinazione sono diretti in maniera specifica contro spike e sono quindi una gamma molto più ristretta, che ha meno probabilità di sbagliare bersaglio e colpire l’organismo.
Dieta Iperproteica: Pro e Contro
La dieta proteica è un particolare regime alimentare caratterizzato da un ridotto consumo di carboidrati abbinato ad un elevato apporto di proteine e grassi. L’alimentazione è uno dei fattori che maggiormente concorrono alla realizzazione di una forma fisica ottimale, presupposto necessario per raggiungere il massimo rendimento atletico. L’alimentazione dello sportivo deve assicurare un apporto di energia sufficiente a coprire i dispendi energetici, talvolta molto elevati, legati alla pratica sportiva quotidiana e relativi tanto agli allenamenti che alle gare.
Come per la popolazione generale, anche per lo sportivo la maggior parte della razione alimentare deve essere costituita dai carboidrati (zuccheri) per il 60% dell’intera quota giornaliera. Essi costituiscono il principale substrato per i muscoli in attività, sono in grado di fornire buona energia e sono rappresentati in particolare da zuccheri complessi contenuti in pasta, pane, riso, mais.
La dieta iperproteica è controindicata soprattutto in caso di problemi epatici e renali (insufficienza renale, nefropatia diabetica ecc.). L'apporto di proteine non dovrebbe comunque superare gli 1,8-2 grammi/kg di peso corporeo o il 18-22% dell'apporto energetico quotidiano mentre quella dei grassi non dovrebbe superare il 40-45% dell'apporto energetico quotidiano.
Esempi di Diete Iperproteiche
- Dieta Scarsdale: Classica dieta lampo che promette risultati in brevissimo tempo, con una notevole riduzione dei carboidrati e un massiccio consumo di proteine.
- Dieta Plank: Altra dieta lampo, altamente proteica, che promette la perdita di peso in due settimane, mantenendo il peso raggiunto per almeno 3 anni.
- Dieta Dukan: Metodo dimagrante strutturato in 4 fasi, due per perdere peso, due per stabilizzare il peso ritrovato, basato sul consumo di alimenti delle origini della specie umana.
- Dieta Atkins: Inventata dal cardiologo Robert Coleman Atkins per controllare il diabete mellito, riduce di molto la quota carboidratica e pertanto costringe il corpo ad utilizzare i grassi e le proteine per ottenere energia.
Secondo la concezione comune di dieta, chi intende perdere dei chili dovrebbe seguire un percorso molto più lento e meno aggressivo.