Antitrombina III: Valori Normali e Importanza

L'antitrombina III (ATIII) è una proteina che contribuisce a regolare la formazione del coagulo ematico. Nello specifico, l'antitrombina III è capace di bloccare la cascata enzimatica che porta alla trasformazione del fibrinogeno in fibrina. In pratica, questo fattore opera come un blando fluidificante del sangue.

Funzione dell'Antitrombina III

In condizioni normali, quando un vaso sanguigno viene danneggiato, inizia un processo (chiamato emostasi) che conduce alla formazione di un coagulo e previene l'ulteriore perdita di sangue. In una serie di passaggi, viene innescata la reazione che porta all'attivazione dei fattori della coagulazione (cascata coagulativa). L'antitrombina III aiuta a modulare questo meccanismo, inibendo l'azione di questi componenti (inclusi la trombina ed i fattori Xa, IXa e XIa) per rallentare il processo e prevenire l'eccessiva e inappropriata formazione di coaguli (trombosi).

Come suggerisce il nome stesso, l'antitrombina rappresenta il più importante inibitore fisiologico della trombina (IIa) e di molti altri fattori della coagulazione (VIIa, IXa, XIa, XIIa e soprattutto Xa). L'azione di questa proteina, sintetizzata a livello epatico, è notevolmente potenziata da una sostanza endogena, l'eparina, somministrabile anche come farmaco ad attività anticoagulante.

Test dell'Antitrombina III

Il test dell'antitrombina ne misura l'attività (funzionalità) e la concentrazione (quantità) nel sangue di un individuo. Le prove dell'attività dell'antitrombina III sono richieste, di solito, insieme ad altri test che valutano i disordini da eccessiva formazione di coaguli.

È importante notare che il test non è raccomandato qualora il paziente fosse stato trattato con eparina per contrastare l'evento trombotico. Prima del prelievo, è necessario osservare un digiuno di almeno 8 ore, durante le quali è ammessa l'assunzione di una modica quantità di acqua.

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Cause di Alterazione dei Livelli di Antitrombina III

Nel caso non sia presente a livello plasmatico una quantità sufficiente di antitrombina III o questa non funzioni in maniera adeguata, i coaguli possono formarsi in maniera incontrollata. Una diminuita attività o quantità di antitrombina III aumenta il rischio di incorrere in una coagulazione del sangue inappropriata. Livelli aumentati di antitrombina non sono normalmente considerati un problema.

Il riscontro di antitrombina bassa in un campione ematico può essere associato anche a coagulopatie da consumo, come avviene nella pericolosissima CID (coagulazione intravascolare disseminata), caratterizzata dalla presenza di numerosi coaguli anomali (trombi) nei vasi sanguigni dell'organismo. In tal senso, anche i gravi traumi fisici predispongono a deficit di antitrombina III. Anche il trapianto della ghiandola epatica può produrre il medesimo effetto negativo.

Altro aspetto molto importante è che esiste una malattia, chiamata deficit congenito di antitrombina III, in cui la carenza ha origini ereditarie. Questo disordine comporta un aumentato rischio di trombosi artero-venosa e delle sue manifestazioni cliniche, che appaiono già durante la prima età adulta. La carenza di antitrombina III condiziona negativamente anche l'attività terapeutica dell'eparina.

Le conseguenze più temibili di questa condizione, detta trombosi, sono l'infarto cardiaco, l'ictus e l'embolia polmonare.

Proteine nel Sangue: Un Quadro Generale

L’esame delle proteine totali misura la quantità dei costituenti più importanti delle cellule dell’organismo umano nel sangue. Le proteine ematiche sono quelle che si trovano nella parte liquida del sangue, il plasma. Per questa ragione, sono anche definite proteine plasmatiche. Le proteine appartenenti alla prima classe rappresentano il 60% del totale e sono sintetizzate nel fegato. Le globuline, oltre che dal fegato, possono essere prodotte anche dal sistema immunitario e rappresentano il 40% del totale delle proteine plasmatiche.

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A Cosa Serve l’Esame delle Proteine?

La proteinemia serve a misurare la concentrazione delle proteine presenti nel sangue. L’esame può servire anche a valutare il rapporto tra la concentrazione di albumina e quella di globuline, il cosiddetto rapporto A/G.

Preparazione all'Esame

Per avere risultati più attendibili, può essere richiesto di osservare un digiuno totale nelle ore che precedono il prelievo di sangue. Alcuni farmaci come i contraccettivi orali o gli estrogeni possono alterare l’esito del test.

Interpretazione dei Risultati

La concentrazione di proteine nel sangue si misura in grammi per decilitro (g/dL). I livelli di proteine plasmatiche possono essere più elevati del normale in presenza di patologie, come il mieloma multiplo, che incrementano in maniera eccessiva la produzione di proteine.

Un basso valore di proteina S predispone alla formazione eccessiva ed inappropriata di coaguli. Il deficit acquisito di proteina S è dovuto per lo più ad una ridotta sintesi epatica.

Proteina S: Un Altro Fattore Importante nella Coagulazione

Il dosaggio plasmatico della proteina S permette l'identificazione di carenze acquisite e congenite. La proteina S è una proteina plasmatica che partecipa al processo della coagulazione: cooperando con altri fattori, quest'elemento ha il compito di contrastare la trombosi (intesa come un'eccessiva attività coagulativa), mantenendo fluido il sangue.

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In condizioni normali, dopo il danneggiamento dei tessuti o della parete dei vasi sanguigni, la perdita ematica viene bloccata grazie all'EMOSTASI. Nel corso di tale processo, le piastrine aderiscono in corrispondenza del sito di lesione, quindi viene innescata la reazione che porta all'attivazione dei fattori della coagulazione (cascata coagulativa). Ciò determina la formazione di un coagulo che permane fino alla completa riparazione del danno. Quando non è più necessario, questa sorta di "tappo" viene eliminato.

La proteina S è il principale cofattore naturale per la proteina C, attivata nella degradazione proteolitica del Fattore V e del Fattore VIII. In presenza di trombina, generata dalla coagulazione, e di trombomodulina, presente sulla superficie endoteliale, la proteina C si converte nella forma attiva (nota: questo fattore non c'entra nulla con la proteina C reattiva). Va ricordato, poi, che la trombina (fattore IIa della coagulazione), converte il fibrinogeno in un polimero di fibrina insolubile, che partecipa alla formazione del coagulo.

L'attività della proteina S o la sua quantità può risultare carente per vari motivi. Esame funzionale: misura l'attività della proteina S, ponendo l'attenzione sulla capacità di regolare e diminuire la formazione di coaguli. Il test della proteina S può essere richiesto anche in caso di aborti multipli.

Nota bene: l'intervallo di riferimento dell'esame può cambiare in funzione di età, sesso e strumentazione in uso nel laboratorio analisi. Per questo motivo, è preferibile consultare i range riportati direttamente sul referto.

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