L’iperuricemia indica l’aumento nel sangue, oltre i valori ritenuti fisiologici, di acido urico (uomo 4-7 mg/100 ml, donna 3-6,5 mg/100 ml). Con il termine “gotta” si intendono, invece, una serie di manifestazioni patologiche riconducibili all’iperuricemia, come artriti, sinoviti tendinee, tofi, nefropatie e calcoli renali di acido urico.
Cause e Diagnosi dell'Iperuricemia e della Gotta
L’iperuricemia è causata da un’iperproduzione, o da una ridotta escrezione, di acido urico. Questo acido è una sostanza cristallizzabile normalmente presente nel nostro organismo, è il prodotto finale del metabolismo delle purine, ossia sostanze azotate che formano il nostro DNA (acidi nucleici).
Possono essere prodotte dal nostro stesso metabolismo o derivare dalla degradazione di alcuni alimenti. Quando viene prodotto troppo acido urico, originato dalle purine, e l’organismo non riesce a smaltirlo, esso tende a depositarsi nelle articolazioni e a provocare la gotta.
Un ruolo importante nello sviluppo dell’iperuricemia lo svolge la genetica, ma è nota l’associazione tra iperuricemia e manifestazioni cliniche della sindrome metabolica. L’articolazione colpita più di frequente è la metatarso-falangea dell’alluce, ma l’acido urico può accumularsi anche in altre sedi e tessuti (es. cellule dell'organismo oppure introdotte con l'alimentazione.
L’iperuricemia viene diagnosticata attraverso un semplice esame del sangue, mentre per la diagnosi di gotta è necessario il riscontro di elevati valori ematici di acido urico e l’esame delle urine, in aggiunta alla raccolta di informazioni sullo stato di salute del paziente (indagine anamnestica) e all’esame obiettivo, cioè l’insieme di manovre diagnostiche effettuate dal medico per verificare la presenza o l’assenza di segni indicativi della malattia indagata.
Leggi anche: Proteine delle Uova in Polvere
L’esame al microscopio del liquido sinoviale (un fluido che grazie alla sua azione lubrificante protegge le superfici articolari dall’usura e dal logorio), da cui emergono i cristalli di acido urico con la tipica forma ad ago, serve per confermare la diagnosi di gotta.
Gestione Dietetica e Stile di Vita per l'Iperuricemia
Di norma, chi ha la gotta deve seguire una specifica cura farmacologica (prescritta dal medico). Evitare i digiuni prolungati e diete fortemente ipocaloriche, soprattutto quelle basate sulla riduzione o eliminazione dei carboidrati.
Non eccedere nel consumo di proteine animali, assumendo 2-3 porzioni di carne (100 g), 1 di affettati (50 g) e 3 di pesce (circa 150 g) a settimana. Assumere sufficienti quantità di vitamina C che, secondo alcuni studi, ha un ruolo preventivo nei confronti della gotta (es. il grammo per kg di peso ideale.
La sua ingestione (soprattutto birra e superalcolici), oltre a favorire l'aumento di peso, favorisce anche la produzione di acido urico da parte dell'organismo e la sua precipitazione nelle articolazioni. Legumi, come piselli, fagioli, lenticchie, ceci, fave, etc.
Pasta e riso non integrali, grissini, cracker, fette biscottate, cereali in genere. Formaggi a basso contenuto di grassi come Asiago, Bel Paese, crescenza, fior di latte, fontina, mozzarella, scamorza oppure, tra quelli stagionati, Grana Padano DOP.
Leggi anche: Cause dell'Aumento di Proteine nelle Urine
Questo formaggio è un concentrato di latte, ma senza lattosio e con meno grassi del latte intero utilizzato per la sua produzione, perché parzialmente decremato durante la lavorazione. Grana Padano DOP è il formaggio più ricco di calcio tra tutti quelli comunemente consumati, apporta inoltre buone proteine ad alto valore biologico, vitamine essenziali come quelle del gruppo B (B2 e B12) e antiossidanti come zinco, selenio e vitamina A.
Verdure di stagione. Frutta fresca, ricordando però di consumarla con moderazione per il suo contenuto di fruttosio (zucchero della frutta). In caso di sovrappeso od obesità, si raccomanda la riduzione del peso e del girovita, ossia la circonferenza addominale, indicatrice della quantità di grasso depositata a livello viscerale.
Valori di circonferenza vita superiori a 94 cm nell'uomo e ad 80 cm nella donna si associano ad un rischio cardiovascolare “moderato"; valori superiori a 102 cm nell'uomo e ad 88 cm nella donna sono associati ad un "rischio elevato".
Tornare ad un peso normale permette di ridurre non solo i livelli di uricemia nel sangue, ma anche di ridurre gli altri fattori di rischio cardiovascolare (come ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia, insulino-resistenza).
Praticare attività fisica almeno tre volte a settimana (150 minuti a settimana minimo, ottimali 300 minuti)sia di tipo aerobico che di rinforzo muscolare (anaerobico). Combattere il sovrappeso. NB. Se necessario, dimagrire.
Leggi anche: Le Migliori Proteine Prozis
L'alimentazione dovrebbe essere all'insegna della moderazione calorica, in modo da evitare, per quanto possibile, abbuffate ed eccessi. La riduzione graduale del peso superfluo sembra infatti apportate più benefici di un regime dietetico attento solo all'eliminazione dei cibi ricchi in purine.
Non a caso, di solito, le persone più pesanti hanno livelli maggiori di acido urico. Attenzione però! Meglio stare alla larga dal digiuno prolungato e dalle diete drastiche o troppo restrittive, che hanno la fama di scatenare attacchi gottosi.
Proteine in Polvere e Creatina: Cosa Sapere
Con l’iperuricemia, puoi assumere proteine in polvere, ma è importante farlo con moderazione. L’assunzione di circa 1,5 g di proteine per kg di peso corporeo non dovrebbe essere un problema, ma evita di superare questa dose per non sovraccaricare i reni e aumentare l’acido urico. Per quanto riguarda la creatina, non c’è una correlazione diretta con l’iperuricemia.
Calcoli Renali e Acido Urico
Chi ha provato nella vita una colica renale racconta che è uno dei peggiori dolori immaginabili e che farebbe di tutto per evitarne un’altra. Ma perché si formano i calcoli renali e come impedirne o rallentarne la formazione con alcuni accorgimenti dietetici?
“Esiste di certo una predisposizione genetica alla formazione di calcoli, ma una dieta corretta e bilanciata - afferma il professor Ferraro - può aiutare a prevenirne la comparsa. La prima regola è bere molto. Ogni bicchiere d’acqua (circa 200 ml) che beviamo, riduce la formazione di calcoli del 13%.
L’apporto ideale di calcio con la dieta dovrebbe essere di circa 1,2 grammi al giorno. “Un consumo ragionevole di latticini - spiega il nefrologo Ferraro - contrariamente a quanto accade con le diete povere di calcio, riduce l’assorbimento intestinale di ossalati (di cui sono ricchi molti vegetali, quali spinaci, barbabietole, patate; altre fonti sono rappresentate da frutta secca, cereali e cioccolato) e la loro escrezione con le urine.
E questo protegge dalla formazione di calcoli”. Gli ossalati insomma sono ‘pericolosi’ quando si parla di calcoli renali, ma è molto difficile stimarne la quantità contenuta negli alimenti, che varia molto anche a seconda delle cultivar. Molto più determinante è il loro assorbimento intestinale, influenzato dal contenuto di calcio nella dieta.
Questo significa che non bisogna ridurre il consumo di vegetali, ma inserirlo in una dieta che garantisca un opportuno apporto di calcio. Anche mangiare con troppo sale, oltre a gravare su ipertensione e scompenso cardiaco, aumenta il rischio di calcoli perché provoca una maggiore eliminazione di calcio con le urine.
“Mangiare tante proteine animali - aggiunge Ferraro - aumenta il rischio di calcoli renali, al contrario di quelle di origine vegetale e dei latticini; questo perché la carne rende più ‘acide’ le urine (ne abbassa il pH), aumenta l’eliminazione di calcio e riduce quella delle sostanze ‘anti-calcoli’ (es. citrati).
Mangiare tanta carne favorisce anche la formazione di calcoli di calcio e acido urico, riducendo il pH delle urine e aumentando l’escrezione urinaria di acido urico, e questo soprattutto nelle persone con diabete e con sindrome metabolica.
In conclusione la dieta anti-calcoli dovrebbe essere ricca di frutta e verdura, povera di proteine animali e di sale, prevedere un apporto adeguato di fonti di calcio (es. latticini) e ricca di acqua. Caratteristiche presenti nella dieta mediterranea, ma anche in quelle vegetariane. Al contrario le diete occidentali (tipiche del Nord Europa e del Nord America) favoriscono la formazione di calcoli.
Proteine e Funzionalità Renale: Cosa Dice la Scienza
Analizzando scientificamente queste problematiche possiamo sostenere che, secondo alcuni studiosi, un elevato consumo di proteine determina una riduzione della calcificazione ossea. Alcuni ritengono che un eccessivo consumo di proteine comporti danni renali.
Ciò che è stato dimostrato è che il consumo proteico modifica la funzionalità renale, ma questo viene considerato dai più accreditati studiosi della materia un adattamento fisiologico naturale. Alcuni studi su atleti che abitualmente hanno un maggior consumo proteico, associato anche all'uso di integratori di amminoacidi e creatina, non mostrano una maggior incidenza di patologie renali rispetto ad individui sottoposti a regimi alimentari con minore apporto proteico.
Secondo diversi istituti di ricerca, non ci sono dati sufficienti per affermare che il consumo proteico nelle persone sane debba essere contenuto al 15% dell'apporto complessivo di calorie, come generalmente viene suggerito dai media e da alcuni nutrizionisti. Persone con patologie renali hanno, invece, difficoltà ad eliminare l'azoto, di conseguenza devono ridurre il consumo proteico.
Però ciò non significa che le proteine danneggino i reni nelle persone sane, perché i dati a disposizione trovano scarsa correlazione tra le due cose. Possibili danni epatici derivanti dal consumo di proteine non sono stati riscontrati in nessun studio scientifico.
Ovviamente chi soffre di patologie epatiche come cirrosi, insufficienza epatica, epatiti ecc., deve seguire una dieta particolare e deve ridurre il consumo di proteine in quanto il fegato malato non è in grado di metabolizzarle correttamente.
La causa di questa patologia è dovuta ad un accumulo di acido urico, abbondante nelle cellule ma non nelle proteine in sé. In realtà il problema è strettamente correlato alla presenza in queste carni di grassi saturi e non al loro apporto proteico, quindi anche in questo caso non sono le proteine a comportare rischi per la salute.
Acido Urico: Equilibrio e Benessere
L'acido urico è un prodotto metabolico che, se presente in quantità eccessive, può causare disturbi come la gotta e i calcoli renali. Mantenere i suoi livelli equilibrati è essenziale per la salute dell’intero organismo. Una situazione di iperuricemia si identifica quando i livelli di acido urico nel sangue superano i valori normali, generalmente sopra i 6-7 mg/dL per le donne e i 7-8 mg/dL per gli uomini.
Un sonno rigenerante è fondamentale per un corretto equilibrio di questo acido. Durante il sonno, il nostro corpo ripristina le energie e svolge importanti processi di detossificazione, tra cui l'eliminazione dell'acido urico in eccesso. L'acido urico è un prodotto della decomposizione delle purine, sostanze presenti nel DNA e nell'RNA.
L’equilibrio dei suoi livelli è affidato ai reni, che ne regolano l'assorbimento o l'eliminazione tramite le urine, in base alle necessità dell'organismo. Tuttavia, quando la quantità nel sangue aumenta eccessivamente, una condizione nota come iperuricemia, si può incorrere in ipertensione, problemi cardiovascolari, sindrome metabolica, ictus emorragici e ischemici e possono formarsi cristalli che provocano infiammazione, soprattutto a livello delle articolazioni, come accade nella gotta.
L'iperuricemia può essere causata da un'eccessiva produzione di acido urico o da una sua eliminazione insufficiente. Una dieta vegetale aiuta a ridurre l'acido urico, poiché gli alimenti vegetali sono poveri di purine. L'alimentazione gioca un ruolo cruciale nel controllo dei livelli di acido urico nel corpo.
Per prevenire l'accumulo eccessivo di questa sostanza, è fondamentale fare scelte alimentari consapevoli. Alcuni alimenti possono favorire la produzione di acido urico, mentre altri aiutano a ridurne i livelli. Oltre a una dieta equilibrata, mantenere una buona idratazione è essenziale per favorire la pulizia dell’organismo.
Limitare il consumo di prodotti lavorati e privilegiare alimenti ricchi di fibre e antiossidanti e che favoriscono la diuresi (come anguria, cetrioli e limoni) contribuisce moltissimo a mantenere sotto controllo i livelli di acido urico.
L'acido urico non si limita a influire sul benessere fisico, ma può avere un impatto significativo anche sull'equilibrio emotivo e comportamentale. Livelli elevati di questo composto sono stati associati a comportamenti impulsivi, aggressivi, autolesionistici e disinibiti, manifestazioni che possono interessare sia uomini che donne.
In particolare, alcuni studi suggeriscono che l'iperuricemia tenda a intensificare questi tratti in modo più marcato nelle donne rispetto agli uomini. Non solo, una correlazione tra alti livelli di acido urico e l'insorgenza di disturbi dell'umore, come depressione e disturbo bipolare, è stata osservata, indicando come questo squilibrio chimico possa avere conseguenze anche sulla salute mentale.
L'idratazione è essenziale per il buon funzionamento dei reni e per prevenire problemi legati all'acido urico. Se si beve poca acqua, l'urina diventa più concentrata, facilitando la formazione di cristalli che possono accumularsi nei reni e causare calcoli renali. Al contrario, un'adeguata assunzione di liquidi diluisce l'urina e riduce la probabilità di formazione di cristalli.
Inoltre, una maggiore produzione di urina aiuta a eliminare il surplus di acido urico. È consigliato consumare almeno otto bicchieri d'acqua al giorno, ma le esigenze possono variare a seconda delle condizioni individuali. L'attività fisica regolare rappresenta un efficace supporto per mantenere i livelli di acido urico sotto controllo.
Esercizi aerobici come corsa, nuoto o ciclismo stimolano il metabolismo e favoriscono la sua eliminazione attraverso la sudorazione e la maggiore attività renale. Inoltre, il movimento aiuta a mantenere un peso corporeo ideale, evitando condizioni come sovrappeso e obesità, che possono contribuire all'aumento di acido nel sangue.
Integratori Utili per Gestire l'Acido Urico
In situazioni di iperuricemia, è importante essere cauti nella scelta degli integratori sportivi, poiché alcuni possono aggravare il problema aumentando i livelli di acido urico. Tuttavia, esistono alcuni integratori che possono essere consigliati per aiutare a ridurre o gestire il problema, promuovendo al contempo le prestazioni sportive:
- Vitamina C: è dimostrato che l'assunzione di vitamina C può ridurre i livelli di acido urico.
- Omega-3: gli acidi grassi omega-3, hanno proprietà antinfiammatorie che possono aiutare a ridurre l'infiammazione nelle articolazioni colpite da alti livelli di acido urico.
- Curcumina: l'estratto di curcuma ha proprietà antinfiammatorie e antiossidanti.
- Citrato di magnesio e potassio: può contribuire a prevenire la formazione di calcoli renali a base di acido urico, poiché favorisce il mantenimento di un corretto equilibrio elettrolitico e supporta la funzione muscolare e nervosa negli atleti.
Altri Fattori che Influenzano l'Acido Urico
Oltre ai fattori dietetici, influiscono altri fattori nell’aumento dell’acido urico: la longevità, l’uso di alcuni farmaci, specialmente diuretici e aspirina a basse dosi, l’aumento dei casi di malattia renale cronica, di ipertensione, di sindrome metabolica e di obesità.
L’acido urico rappresenta il prodotto finale del metabolismo delle basi puriniche delle proteine. Nell’organismo, a pH fisiologico, il 99% dell’acido urico è sotto forma di sale (urato monosodico, disodico e potassico) ed i suoi livelli sierici sono determinati dal bilancio tra la sua produzione e la sua eliminazione.
La solubilità degli urati nelle urine e quindi la loro eliminazione dipende dal pH urinario ed è favorita dall’alcalinizzazione. Ciò è importante nella prevenzione della calcolosi uratica, nella quale quindi può risultare molto utile alzare il pH delle urine e ridurre l’assunzione di alimenti acidificanti (es. delle ossa a cui predispone l'iperuricemia.
La birra, rispetto alle altre bevande alcoliche, è quella che tende ad alzare di più l’acido urico, probabilmente per il maggiore contenuto di purine, prevalentemente guanosina. La raccomandazione di ridurre l’alcol è importantissima, in quanto esso provoca iperuricemia attraverso diversi meccanismi.
Durante il consumo eccessivo e acuto di alcol, questo è convertito in acido lattico, che riduce l’escrezione renale di acido urico inibendone competitivamente la secrezione dal tubulo renale prossimale. Fondamentale è anche eliminare le bevande zuccherate, ridurre i dolci e la frutta zuccherina, per il loro contenuto in fruttosio.
Il metabolismo del fruttosio consuma ATP, con rilascio di adenosina, precursore dell’acido urico. Alcune verdure crude, come gli spinaci, hanno maggiore concentrazione di purine rispetto a una bistecca cruda (70 mg / 100 g contro 58 mg / 100 g), tuttavia, dagli studi più recenti si è visto che il consumo di verdure e legumi, anche se contenenti un buon quantitativo di purine, non aumenta il rischio di iperuricemia e gotta.
Le differenze nella capacità di innalzare l’uricemia tra i diversi alimenti ricchi di purine potrebbero essere dovute a vari fattori, come le quantità ingerite, il tipo di purine, il metodo di trasformazione e cottura dell’alimento e la diversa biodisponibilità. Un maggior consumo di vitamina C apporta benefici, probabilmente per i suoi effetti uricosurici.