Il progetto editoriale nasce dall'esigenza di cambiare prospettiva nell'affrontare il tema della nutrizione. Si tratta di una prospettiva ampia e integrata, volta a comprendere le ragioni delle scelte alimentari e il rapporto tra stato emotivo-mentale e aspetti biologico-nutrizionali, che spesso sfocia in comportamenti alimentari disfunzionali.
La psicologia della nutrizione si occupa professionalmente di salute, perché la cura e la prevenzione di patologie legate all’alimentazione sono strettamente correlate al "comportamento". Approcci nutrizionali possono migliorare condizioni di benessere psicologico, ad esempio per i disturbi dell’umore, dimostrando una matrice neurobiologica unica su cui insistono fattori "mentali" e "alimentari".
Come riportato nel testo, dobbiamo innescare un percorso di consapevolezza nel paziente, cercando di rompere quei pattern di “rinforzo causale lineare”. La relazione professionista-paziente deve fondarsi su un approccio non giudicante, dove il paziente si senta libero di esprimersi senza timore di giudizi. Così facendo, il paziente torna al centro del percorso, non oscurato dal pregiudizio, dal numero sulla bilancia o dalla sua eventuale patologia. La comunicazione diretta dovrebbe essere ben ponderata e sensibile all’utilizzo di forme inclusive come “persona affetta da obesità/anoressia” e non “persona obesa/anoressica”.
Nel mondo di oggi, il cibo che scegliamo deve soddisfare emozioni, sensi, piaceri e svolgere una funzione di socializzazione, ma anche rispondere ai principi della “diet culture”. In questo complesso scenario, comprendere il comportamento alimentare da un punto di vista nutrizionale e psicologico significa orientarsi verso una prospettiva più ampia, volta ad identificare i fattori che possono predire il comportamento alimentare.
Prendere in considerazione un approccio che preveda l’uso di strategie multilivello - psicologiche, sociali, ambientali e biologiche - è il primo passo per innescare un cambiamento nel comportamento alimentare, coinvolgendo attivamente le persone nella scelta delle proprie abitudini. Strategie di intervento come l’architettura delle scelte mostrano il potenziale di una visione multifattoriale.
Leggi anche: Psicologia della Nutrizione: Approfondimenti
Cosa sono i Disturbi del Comportamento Alimentare?
I disturbi del comportamento alimentare (DCA), o disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DNA), sono un gruppo variegato di malattie comprese fra i disturbi psichiatrici. Sono disturbi psichiatrici invalidanti, potenzialmente mortali, che compromettono la salute fisica e il funzionamento sociale dell’individuo. Si caratterizzano per un rapporto patologico con l’alimentazione e con il proprio corpo.
I disturbi alimentari si caratterizzano per essere disturbi in cui il rapporto con il proprio corpo risulta significativamente alterato. Nelle donne le preoccupazioni per il proprio corpo tendono a concentrarsi principalmente attorno a peso e forme corporee. Molto frequentemente il corpo viene percepito come non sufficientemente magro ed esile anche a fronte di quadri di sottopeso molto gravi.
Principali Disturbi Alimentari
- Anoressia Nervosa: Si caratterizza dalla riduzione dell’introito calorico e un aumentata attività fisica che portano ad una progressiva perdita di peso. Oltre alle problematiche relative al comportamento alimentare, in coloro che soffrono di anoressia nervosa, sono presenti alterazioni della sfera cognitiva ed emotiva. Le pazienti spesso presentano un pensiero rigido, focalizzato solo su pochi e stereotipati temi, che riguardano principalmente il cibo e il proprio corpo. L’eccessiva magrezza porta inoltre a problemi di natura medico-internistica che possono essere anche fatali.
- Bulimia Nervosa: L’abbuffata è seguita dal bisogno immediato di svuotare lo stomaco attraverso il vomito auto-provocato. La persona che si abbuffa sperimenta spesso questo comportamento come una cessione involontaria al bisogno di mangiare, seguita da sentimenti intensi di colpa. Per far fronte a questi sentimenti e per cercare di annullare l’effetto delle calorie assunte, ricorre frequentemente all’induzione del vomito.
- Binge Eating Disorder (BED): Come per la bulimia nervosa, il BED si caratterizza per la presenza di abbuffate che però non sono seguite da comportamenti compensatori (ad es. il vomito). Il BED determina, di norma, un notevole aumento di peso. Chi soffre di binge eating disorder spesso ha una lunga storia di numerose diete fallite.
Sintomi dei Disturbi del Comportamento Alimentare
- Anoressia Nervosa: Dimagramento progressivo e il rifiuto di mantenere un peso adeguato all’età.
- Bulimia Nervosa: Abbuffate con perdita del controllo e i comportamenti di compenso.
- Binge Eating Disorder: Abbuffata e dalla perdita di controllo mentre si sta mangiando.
Sintomo comune nell’anoressia e nella bulimia è una patologica relazione con il proprio corpo che può sfociare nel disturbo dell’immagine corporea, nel quale l’insoddisfazione per il proprio corpo si unisce ad una alterata percezione dello stesso.
E’ quindi importante prestare attenzione soprattutto a cambi repentini nelle abitudini alimentari o nella personalità. La principale raccomandazione che può essere fatta ai genitori è quella di favorire nei figli lo sviluppo di un adeguato livello di autostima e di autoefficacia. E’ importante aiutare i figli a non basare il proprio valore e la propria amabilità su prestazioni da esibire.
Inoltre, nel caso di un disturbo all’esordio è importante essere seguiti da professionisti esperti. Un esempio riguarda il New Maudsley Model, un modello di trattamento che mette al centro del percorso la famiglia, con incontri dedicati ai genitori.
Leggi anche: Dimagrire: quando la mente ostacola
Percorso di Cura
Il protocollo di cura prevede, di norma, una fase di ricovero ed una successiva fase di day hospital. Infatti il ricovero consente, da un lato, di poter monitorare quotidianamente il paziente, i suoi parametri fisiologici e la sua condizione medico-internistica. In concomitanza a questo, durante il periodo di ricovero, il lavoro psicoterapeutico e riabilitativo è particolarmente intenso.
Nonostante il ricovero sia in certi casi fondamentale, certamente non è in grado di completare il lavoro psicologico e riabilitativo che spesso deve essere portato a termine a livello ambulatoriale.
Il percorso prevede pasti assistiti con consulto dietistico, un gruppo di educazione alimentare ed uno di psicoterapia.
Medicina Psicosomatica: Un Approccio Integrato
La medicina psicosomatica di nuova generazione non è una branca della medicina, bensì una modalità di approccio, un modo di vedere l’uomo nella sua complessità, di considerare come lo stress possa innescare non solo sofferenza e disagio psichico, bensì anche vere e proprie patologie somatiche.
Solo un approccio globale, psicosomatico e biopsicosociale, consente al clinico di avere un'idea precisa del disagio psichico e di quanto questo possa concorrere allo sviluppo e al decorso delle patologie somatiche. Nella valutazione clinica di un soggetto vanno considerati i seguenti aspetti:
Leggi anche: Il Ruolo della Psicologia nel Dimagrimento
- L'esistenza di disturbi clinici propriamente detti e di tutte quelle condizioni che comunque meritano l'attenzione del clinico.
- Le principali caratteristiche di personalità del soggetto e le sue strategie di difesa nei confronti degli eventi della vita.
- Le condizioni mediche generali e le problematiche psicosociali e ambientali che possono interferire con la patologia psichica.
- La valutazione globale del funzionamento del soggetto.
Il dualismo mente/corpo appare definitivamente superato, ogni dicotomia conserva solo un valore didattico; rispetto ai disturbi psichici e alle patologie mediche è necessario ricorrere a una visione complessiva - olistica - della persona. Una patologia organica può essere slatentizzata, acuita e condizionata nel suo decorso da fattori psichici e, all’inverso, essa può favorire l’insorgenza di veri disturbi psichici, dalla somatizzazione propriamente detta a quadri clinici come l’ansia e la depressione.
Nell’affrontare il tema della condotta alimentare e dei disturbi ad essa associati, non possiamo non tener conto di questo approccio in quanto lo stile alimentare può avere un impatto negativo sul benessere della persona e sulle relative patologie somatiche.
Il Ruolo del Nutrizionista e dello Psicologo
Il nutrizionista può essere quella figura che per prima coglie quel malessere che il soggetto vive nel rapporto con il cibo e con la propria immagine corporea. L’emergere di questo malessere può essere un punto di partenza per un interessante lavoro su se stessi che porta ad una maggiore consapevolezza di sé e delle proprie dinamiche interiori.
Quando psicologia e nutrizionista lavorano insieme, è possibile che quest’ultimo inviti il suo assistito a soffermarsi e a riflettere su quelle dinamiche, che vanno al di là del cibo e che poi prendono la forma di un’alimentazione scomposta.
Nello spazio della seduta analitica lo psicoterapeuta può aiutare il soggetto a sviluppare un’altra modalità di guardare a questa problematica per affrontarla in modo nuovo, più ampio e articolato, al fine di uscire da questa situazione di disagio riducendo l’ansia e lo stress ad essa connesse, affrontando anche quelle rigidità e quell’eccesso di controllo che spesso si accompagnano ad un disturbo alimentare.
Corpo e mente sono indissolubilmente legati, soprattutto in queste patologie. Nel trattamento, nel percorso di cura, bisogna necessariamente tenere conto di questo aspetto al fine di non scambiare il ritorno ad un normopeso con la guarigione perché possono non coincidere.
tags: #psicologia #della #nutrizione #definizione #e #ambiti