Il rafano (Armoracia rusticana), chiamato anche barbaforte o cren, è una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Brassicaceae o Crucifere. È nativa dell’Europa sudorientale e dell’Asia occidentale.
L'aroma pungente del rafano si diffonde nelle strade, una spezia il cui utilizzo risale a un’epoca piuttosto lontana. Il rafano è ricco di componenti bioattivi, tra cui i glucosinolati e i loro derivati, e gli isotiocianati che conferiscono alla radice il sapore e il caratteristico odore pungente.
Storia e Tradizioni del Rafano
Dal mondo antico ci sono giunte poche fonti che attestano l’impiego del rafano. In epoca greca e romana si pensava che la radice avesse potenti effetti afrodisiaci. Ovidio, nella sua Ars amatoria consiglia l’utilizzo di filtri erotici vegetali a base di rafano.
Inoltre, una descrizione della radice e dei suoi benefici è presente nella Naturalis Historia di Plinio il Vecchio. In particolare vengono menzionate le seguenti proprietà: stimolare l’appetito e la digestione, trattare i dolori e le infiammazioni, azione espettorante e purificante.
Le prime testimonianze certe dell’utilizzo del rafano risalgono al Medioevo quando esso si diffonde nelle farmacie dei conventi come rimedio fitoterapico. Ad esempio, Santa Ildegarda raccomanda decotti ottenuti dal rafano per contrastare disturbi di natura medica.
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Proprietà Nutrizionali e Benefici per la Salute
Dal punto di vista nutrizionale, il rafano presenta un ridotto contenuto calorico ed è una fonte significativa di vitamine (B1 e C), di minerali e di polifenoli, che lo rendono un alimento dagli innumerevoli effetti benefici. La lista delle sue proprietà è piuttosto lunga: al rafano sono state infatti associate proprietà digestive, antianemiche, anticatarrali, antireumatiche, antiscorbutiche, bechiche, calmanti, depurative, diuretiche, espettoranti, eupeptiche, revulsive, rubefacenti, scialagoghe, stimolanti, stomachiche.
Grazie al suo elevato contenuto di vitamina C, il rafano era usato per combattere lo scorbuto. Oggi ha perso questa specifica funzione, ma rimane un ottimo antibiotico naturale e una fonte privilegiata di vitamine e sali minerali. Utilissimo per contrastare influenza e raffreddore, rappresenta un valido alleato contro le infiammazioni delle vie aeree e urinarie, è analgesico, diuretico, digestivo e decongestionante per il fegato.
La radice di rafano è ricca di nutrienti e proprietà benefiche per la salute:
- Antitumorale: alcune molecole speciali (glucosinolati e isotiocianati), inibiscono la crescita di cellule tumorali e ne favoriscono la morte.
- Antiossidante: ricco di molecole antiossidanti, tra cui la sinigrina che contrasta l’attività dei radicali liberi, riducendo il rischio di malattie croniche come cancro, diabete 2 e malattie cardiovascolari.
- Antibatterico: l’isotiocianato di allile contrasta la crescita di numerosi batteri.
- Digestivo: favorisce i processi digestivi, stimolando il rilascio della bile dalla colecisti.
- Depurativo: favorisce la diuresi, migliorando l’eliminazione delle tossine e la ritenzione idrica.
- Allevia raffreddori e problemi respiratori.
In 100 g di rafano troviamo:
- 95,3 g d’acqua
- 2,6 g di carboidrati
- 1,1 g di proteine
- 0,1 g di grassi
- 1,4 g di fibra
Le foglie e soprattutto le radici del rafano sono ricche di sinigrina, una sostanza volatile dal notevole potere antibatterico e antibiotico. Infatti, sembra che rappresenti circa l’80-90% del contenuto totale di glucosinolato (GS) della pianta.
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Utilizzo in Cucina
Oltre che come pianta officinale, il rafano gode da secoli di una grande fama come ottimo aromatizzante per insaporire i cibi. Una salsa piccante e appetitosa a base di rafano - nota come cren - è diffusa nella cucina slava e tedesca, ma anche in Inghilterra e nei paesi dell’Europa orientale. In Italia, invece, lo ritroviamo quasi esclusivamente in Trentino-Alto Adige e nel veronese, nonché in alcune regioni del Sud Italia.
Molto utilizzato in cucina il rafano ha un sapore intenso. Si può grattugiare la radice fresca direttamente su salse, minestre, sandwich, frittate e vinaigrette. Si possono preparare salse che accompagnano arrosti, carni in umido o bolliti, pesci affumicati o frutti di mare.
La radice di rafano si accosta bene a patate, barbabietole, sedano, pastinaca, tonno, legumi, salumi e uova. L’importante è non eccedere nelle quantità perché il sapore è piuttosto pungente e piccante.
Ancora oggi la radice viene grattugiata sulla pasta al sugo di pomodoro, ma anche sulla pasta e legumi; alcuni chef la utilizzano persino per condire il pesce alla griglia. Una tradizionale ricetta lucana a base di rafano, tipica di questo periodo, è la rafanata, una specie di frittata (con patate, pecorino, e con l’aggiunta facoltativa di pezzi di salsiccia). Il piatto viene spesso servito con peperoni cruschi sbriciolati e accompagnato da un vino robusto e di carattere come l’Aglianico del Vulture.
Ricette a Base di Rafano
- Salsa al rafano
- Spaghetti alla puttanesca e rafano
- Bollito con salsa al rafano
- Patate croccanti con crema di rafano
- Insalata di rafano e mele con feta
Insalata di Rafano e Mele con Feta
Ingredienti:
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- q.b. di aceto di mele
- q.b. di olio d’oliva
- 1 cl di miele
- 1 cl di senape
- q.b. di sale in grani grossi
- un pizzico di pepe
- 600 g di radici di rafano spiralizzate in tagliatelle
- 2 piccole mele rosse spiralizzate in tagliatelle
- 100 g di feta sbriciolata
- 4 cl di pistacchi sbucciati non salati
Preparazione:
Mescolare l’aceto con tutti gli ingredienti, inclusa la senape, salare e pepare. Porre il rafano e le mele in una ciotola, versarvi sopra la salsa e mescolare.
Controindicazioni ed Effetti Collaterali
La radice fresca, mentre è grattugiata, sprigiona esalazioni fortissime e irritanti per gli occhi e le mucose nasali, come avviene quando si affettano le cipolle. Una volta tagliata, se viene lasciata all’aria, si ossida e tende ad annerirsi. Per evitarlo viene irrorata con una soluzione di acqua e limone o aceto e conservata in aceto di vino bianco.
Se consumato in dosi eccessive, il rafano può irritare le mucose gastriche. Il rafano non dovrebbe essere consumato prima dei 4 anni di età; in grandi quantità è sconsigliato anche durante la gravidanza e l’allattamento. Il suo potenziale irritante nei confronti del tratto digerente lo rendono sconsigliabile anche in caso di ulcere gastrointestinali, malattie infiammatorie intestinali, infezioni o altri problemi all’apparato digerente.
Le quantità normalmente utilizzate in cucina sono moderate, ma un consumo eccessivo, data l’elevata presenza di isotiocianati, potrebbe interferire con l’assorbimento dello iodio, un minerale essenziale per la funzione tiroidea.
Il rafano potrebbe interferire con l’assunzione di levotiroxina.
Sconsigliato per chi soffre di problemi gastrici, disturbi renali, bruciore di stomaco e ulcera.
Quando si maneggia la radice di rafano, è altresì importante fare attenzione.
Disclaimer: Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico.