Rybelsus 3 mg per dimagrire: Funziona? Cosa sapere

La semaglutide è un farmaco nato per il trattamento del diabete di tipo 2, ma negli ultimi anni viene utilizzato anche per dimagrire. Vediamo come questo farmaco può aiutare nella gestione del peso se assunto sotto controllo medico.

Che cos'è la semaglutide?

La semaglutide è un farmaco che appartiene ai cosiddetti antagonisti del recettore del GLP-1. Viene utilizzato soprattutto per trattare il diabete di tipo 2, e il suo nome commerciale è Ozempic, o Rybelsus. In alcuni paesi la semaglutide, con un diverso dosaggio, viene utilizzata come altri farmaci per dimagrire i pazienti con obesità. In questo caso il nome commerciale è Wegovy.

Come funziona la semaglutide?

Il funzionamento della semaglutide, per dimagrire e nel trattamento del diabete, si basa sulla stimolazione del recettore dell’ormone GLP-1.

A cosa serve la semaglutide?

In Italia la semaglutide serve per il solo trattamento del diabete di tipo 2, ovviamente sotto prescrizione medica e come parte di una terapia specifica. L’uso improprio della semaglutide in compresse per dimagrire è divenuto un problema piuttosto diffuso negli ultimi anni. Molte persone hanno dunque iniziato a reperirla e ad utilizzarla in maniera totalmente impropria, ignorando gli effetti collaterali che possono insorgere. Bisogna sempre ricordare che i farmaci possono essere un alleato del paziente che deve però assumerli solamente se prescritti dal medico e con un monitoraggio costante da parte di quest'ultimo.

In particolare, può causare:

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  • Pancreatite acuta
  • Vomito
  • Diarrea

La Caccia alla Semaglutide e i suoi Effetti

Quando, nel dicembre 2023, la rivista Science ha premiato il farmaco Ozempic come breakthrough of the year, il riconoscimento non ha fatto altro che amplificare una mania già esplosa negli Stati Uniti. Ozempic, nato come farmaco per la gestione del diabete, si è rivelato un potente strumento per la perdita di peso, trasformando un effetto collaterale in un fenomeno globale. L’azienda produttrice, la Novo Nordisk, ha quindi condotto studi per confermare l’efficacia della molecola semaglutide anche nel trattamento dell’obesità, ottenendo il via libera per l’utilizzo in soggetti con obesità o sovrappeso complicato da patologie correlate.

Science non ha fatto che dilatare a livello globale l’informazione, così la caccia alla semaglutide si è estesa in tutto l’occidente, letteralmente sottraendo agli aventi diritto - le persone con diabete - il farmaco a loro destinato. Ovunque le farmacie erano “rapinate” dell’Ozempic, che si somministra con un’iniezione sottocutanea una volta alla settimana, e pure del Rybelsus, la versione orale, una pastiglia al giorno che come Ozempic e a differenza di Wegovy non ha l’indicazione per il trattamento dell’obesità, tramite ricette, tanto da fare intervenire in Italia il Ministero della Salute con regole più stringenti per rilasciare questa medicina e tutelare i malati di diabete.

Attorno a questo farmaco si sono accumulati consensi entusiastici, di quanti l’hanno preso per dimagrire, ma anche da parte degli specialisti nella gestione dell’obesità che si sono trovati in mano un mezzo potente: in un anno si può far perdere il 10-15 per cento del peso corporeo. Si è aggiunta, poi, una nuova sostanza, la tirzepatide, una molecola della stessa classe, che arriva a fare smaltire addirittura quasi il 25 per cento del peso corporeo. Una diminuzione di peso che finora solamente la chirurgia bariatrica poteva procurare.

Con questi “agonisti dei recettori del Glp -1” (così detti perché imitano l’azione di un ormone naturale chiamato peptide-1 simil-glucagone) dimagrendo, si abbassa comunque la glicemia, ma diminuiscono, insieme alla montagna di grasso che sparisce, anche i problemi cardiovascolari. Dai cardiologi viene la notizia che gli infarti calano del 20 per cento. Poi arriva la notizia, sulla rivista Alzheimer’s and Dementia, che la semaglutide abbassa sensibilmente il rischio di Alzheimer in chi è malato di diabete. Infine, di recente, l'evidenza sul poter agire positivamente anche nella dipendenza da alcol. Parola di Jama Psychiatry che riporta uno studio svedese condotto tra 2006 e 2023.

Rischi e Benefici: Commenti Scientifici

Dalle migliori riviste scientifiche prendiamo due tipi di commenti, uno dubbioso in senso pessimistico, e uno dubbioso volto all’ottimismo dei risultati. Su The Lancet quattro autorevoli scienziati si mostrano preoccupati sulla quantità di massa muscolare che potrebbe andare perduta nelle vertiginose diminuzioni di peso assicurate dai nuovi farmaci. Farmaci di “una nuova era”, come li ha battezzati più di uno specialista di diversi settori. Il dottor Steven Heymsfield, docente di metabolismo e di composizione del corpo, e la dottoressa M. I quattro professori sottolineano che la perdita di muscolo può variare dal 25 al 39 per cento della perdita complessiva di peso nel periodo da 36 a 72 settimane (9-18 mesi), una quantità - dicono - molto superiore a quanto avviene in un dimagrimento per una dieta ipocalorica.

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Altre osservazioni: un declino della massa muscolare è stato connesso a una diminuzione della capacità immunologica, un aumentato rischio di infezioni, una regolazione non troppo efficace del glucosio e altri rischi. Invocando un supplemento di studi su questi temi, i firmatari dell’editoriale su The Lancet sottolineano la necessità di un approccio su più fronti per un processo di dimagrimento, accostando agli agonisti del recettore Glp-1 un’attività fisica congrua e l’osservazione di un corretto regime alimentare. «In particolare occorre che si consumi un’adeguata quantità di proteine - sottolinea il dottor Heymsfield - abbinando una quantità ottimale di ginnastica».

Sulla rivista Jama è comparso un viewpoint firmato da tre scienziati di orientamento più ottimistico sul tema: Caterina Conte, ordinaria di Medicina interna all’Università telematica San Raffaele di Roma e all’Irccs Multimedica di Milano, Kevin D. Hall, del National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases, di Bethesda nel Maryland (Usa), Samuel Klein, della Washington University School of Medicine in St. Il loro punto di partenza è che “l’obesità ha effetti negativi su quasi tutti gli organi e sistemi” e che la perdita di peso rappresenta la cura primaria in quanto migliora o addirittura risolve le complicazioni connesse a questa patologia.

Altro punto fermo: l’obesità è una malattia cronica recidivante. Infatti, quando si sospende la cura con semaglutide e simili si riprendono i chili perduti. «Può accadere di riprendere peso anche dopo una operazione bariatrica», spiega la professoressa Conte. Certo, in un dimagrimento che va dal 5 al 25 per cento del peso iniziale diminuisce, oltre al grasso, anche la massa magra (generalmente il 25 per cento dei chili persi) di cui la metà è rappresentato da muscolo scheletrico e l’altra metà da fluidi, organi, tessuti.

Tutto questo è sicuramente un rischio per la salute? C’è all’orizzonte la sarcopenia, ventilata dagli autori di The Lancet? «Bisogna andare cauti e non volgere all’allarmismo - spiega Caterina Conte. - Intanto non abbiamo dati certi sul calo muscolare, perché negli studi è stata misurata la massa magra e non il muscolo. Comunque, nel forte dimagrimento è maggiore la diminuzione del grasso corporeo rispetto alla massa magra che, dunque, in percentuale, aumenta la sua presenza migliorando la composizione corporea. Inoltre, quando una persona con obesità raggiunge un peso sano, all’organismo non conviene mantenere così tanto muscolo: ora non gli è più necessario, non deve più portare in giro tutti quei chili».

Continua il viewpoint affermando che la funzione fisica e la mobilità, dopo il forte calo ponderale indotto dagli agonisti del Glp-1, migliorano nettamente, pure negli anziani. Nel finale, il documento tira fuori “il tallone d’Achille” di queste nuove terapie: l’inclemente ripresa di peso quando non si prende più il farmaco. Due terzi delle persone - scrivono - smettono di assumere gli antagonisti del Glp-1 dopo un anno circa e recuperano da metà ai due terzi del peso perduto entro un anno. Se si riprenda più grasso o più massa magra, allo stato degli studi non è chiaro.

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Anche la professoressa Conte raccomanda un’alimentazione sana appena un po’ più proteica e un’adeguata attività fisica, in particolare di potenziamento muscolare. Concludendo comunque, pur senza rinnegare i dubbi esistenti: «Sono così tanti di più i vantaggi degli svantaggi!».

Un parere sopra le parti l’abbiamo chiesto a un farmacologo di fama come Silvio Garattini, presidente e fondatore dell'Istituto "Mario Negri": «Questi farmaci sono certamente prodotti attivi, in grado di far perdere peso in modo consistente, tuttavia vi sono alcuni inconvenienti: fanno anche diminuire la glicemia e possono costituire un pericolo per chi ha il glucosio basso. Altri inconvenienti si sono manifestati a livello gastro-intestinale, c’è chi ha dovuto interrompere per questi motivi. Poi sono trattamenti che andrebbero fatti per sempre poiché se smetti, riprendi peso, a meno che tu non abbia imparato a mangiare di meno».

Continua Garattini: «Per ultimo: non c’è uno studio serio per capire qual è l’effetto di questi farmaci rispetto a farmaci che si utilizzano in prima linea, come la metformina che è un antidiabetico e fa pure dimagrire. Ecco, la metformina è più utilizzata e da tempo, quindi la conosciamo bene in tutti i suoi effetti. In più costa molto meno. Insomma, manca un paragone, ci vuole uno studio comparativo. E’ poi successo che per perdere qualche chilo, cosa che si ottiene con una dieta, si sono sottratte le medicine ai malati di diabete.

Cosa dovrebbe fare chi vuole perdere peso?

A prescindere dall'assunzione di farmaci per dimagrire, se si desidera perdere peso è essenziale seguire una dieta sana e bilanciata, accostata se possibile a dell’esercizio fisico regolare. Dimagrire può sembrare complesso, ma non lo è se ci si affida ad un professionista della nutrizione qualificato, che possa incoraggiarci, seguirci e proporci un piano alimentare cucito sulle nostre esigenze, ricco di piatti e alimenti a noi graditi.

Per perdere peso in maniera salutare è possibile seguire alcuni piccoli accorgimenti, tra cui:

  • Bere abbastanza acqua. Bisogna cercare di assumere almeno due litri d'acqua ogni giorno. È preferibile scegliere acqua o tisane, limitando le bevande zuccherate, gassate e alcoliche.
  • Mangiare con calma, prestando attenzione ai segnali di fame e sazietà del proprio corpo. Mangiare troppo in fretta può portare a consumare più cibo del necessario.
  • Svolgere attività fisica. È importante mantenersi attivi scegliendo esercizi adatti alla propria età e condizione fisica. Anche piccoli gesti quotidiani, come camminare, andare in bicicletta o utilizzare le scale, possono fare la differenza sul lungo periodo.

FAQs: domande frequenti sulla semaglutide

Rispondiamo di seguito ad alcune delle domande più comuni sulla semaglutide.

La semaglutide per dimagrire è disponibile in Italia?

No, in Italia ancora non è stato autorizzato l’utilizzo della semaglutide per la gestione del peso ma esclusivamente per trattare i pazienti affetti da diabete.

Quanto si dimagrisce con la semaglutide?

Gli agonisti GLP-1R, chiamati “agonisti del recettore per l'ormone GLP-1 (o agonisti GLP-1R)", aiutano i soggetti sovrappeso/obesi a perdere tra il 15% e il 20% del loro peso corporeo

Chi prescrive semaglutide in Italia?

La semaglutide viene prescritta dal medico specialista nella cura dell'obesità dopo un'attenta valutazione clinica e strumentale. Può essere un dietologo oppure l'endocrinologo.

Quanto costa la semaglutide in Italia?

Una confezione di Ozempic in Italia costa 187,06 euro. Una confezione di Wegovy in Italia costa 220 euro. Una confezione di Rybelsus in Italia costa 208,14 euro.

Semaglutide: Dati di Efficacia nell’Obesità

L’efficacia e la sicurezza di semaglutide per la gestione del peso in associazione a un ridotto apporto calorico e a un aumento dell’attività fisica sono state valutate in quattro studi di fase IIIa in doppio cieco della durata di 68 settimane, randomizzati e controllati con placebo (trial STEP 1-4), che hanno arruolato un totale di 4.684 pazienti. Efficacia e sicurezza a due anni rispetto a placebo sono state valutate in uno studio di fase IIIb randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo (STEP 5) che ha coinvolto 304 pazienti. Mediamente, il trattamento con semaglutide ha dimostrato una perdita di peso del 15%. La terapia ha inoltre comportato miglioramenti statisticamente significativi nella circonferenza vita, nella pressione sanguigna sistolica e nella funzionalità fisica rispetto al placebo. In tutti gli studi una percentuale maggiore di pazienti ha raggiunto una perdita di peso ≥5%, ≥10%, ≥15% e ≥20% con semaglutide rispetto al placebo, indipendentemente dalla presenza di sintomi gastrointestinali come nausea, vomito o diarrea.

L’efficacia è stata dimostrata indipendentemente da età, sesso, razza, etnia, peso corporeo basale, BMI, presenza di diabete di tipo 2 e livello di funzionalità renale. Una perdita di peso relativamente superiore è stata osservata in donne e pazienti non affetti da diabete di tipo 2 nonché nei soggetti con un peso corporeo basale inferiore

Come si usa nel controllo dell’obesità?

Semaglutide riduce il peso corporeo e la massa grassa mediante un ridotto introito calorico grazie a una diminuzione generale dell’appetito. Inoltre, riduce la preferenza per gli alimenti ad alto contenuto di grassi. Rispetto al GLP-1 nativo, il farmaco ha un’emivita prolungata di circa 1 settimana, che lo rende idoneo alla somministrazione per via sottocutanea una volta alla settimana.

Alla dose di 2,4 mg/settimana per via sottocutanea è stato approvato da Fda ed Ema (marchio Wegovy) in aggiunta a una dieta ipocalorica e a un aumento dell’attività fisica per la gestione del peso, compresi la perdita di peso e il mantenimento del peso, in adulti con un indice di massa corporea (BMI) iniziale pari a ≥30 kg/m2 (obesità) o da ≥27 kg/m2 a <30 kg/m2 (sovrappeso) in presenza di almeno una comorbilità correlata al peso, come disglicemia (pre-diabete o diabete di tipo 2), ipertensione, dislipidemia, apnea ostruttiva del sonno o malattia cardiovascolare.

Quanto dura il controllo del peso?

Secondo quanto rilevato da uno studio pubblicato nel 2022 sulla rivista Diabetes, Obesity and Metabolism, entro un anno dopo la sospensione di semaglutide sottocute 2,4 mg una volta alla settimana e dell'intervento sullo stile di vita (fase di estensione a lungo termine del trial SPEP-1, 68 settimane di trattamento), i partecipanti hanno riguadagnato i due terzi della loro precedente perdita di peso, con cambiamenti simili nelle variabili cardiometaboliche. Gli autori hanno concluso che questi risultati rafforzano la necessità di un trattamento continuato per mantenere la perdita di peso e i benefici cardiometabolici.

Quali sono i possibili effetti collaterali?

Nella gestione del peso semaglutide comporta principalmente effetti avversi di natura gastrointestinale. Durante il periodo di sperimentazione di 68 settimane si sono verificati nausea nel 43,9% dei pazienti, diarrea nel 29,7% e vomito nel 24,5%. La maggior parte degli eventi è stata di severità da lieve a moderata e di breve durata. Si è verificata stipsi nel 24,2% dei pazienti, di entità da lieve a moderata. Nei pazienti trattati con semaglutide, la durata mediana della nausea è stata di 8 giorni, del vomito 2 giorni, della diarrea 3 giorni e della stipsi 47 giorni. Gli eventi gastrointestinali hanno portato all’interruzione permanente del trattamento nel 4,3% dei pazienti.

Carenza del farmaco in Italia

L’utilizzo di semaglutide è aumentato a dismisura in tutto il mondo, sia come antidiabetico sia per il controllo dell’obesità, nei Paesi in cui è approvato anche per questa indicazione (non in Italia).

In Italia le cose stanno diversamente in quanto nel nostro Paese, come già detto, il farmaco non è approvato per l’obesità. Potendo il farmaco essere prescritto solo con ricetta medica (come antidiabetico) è necessario l’avallo di medici e farmacisti, cosa improbabile su larga scala.

Per quanto riguarda la carenza di farmaco in Italia, come riportato dall’Aifa in una nota informativa, a seguito di una comunicazione da parte dell’azienda produttrice, “l'aumento della domanda di Ozempic ha portato a carenze che si prevede continueranno per tutto il 2023. Sebbene la fornitura continui ad aumentare, non è possibile prevedere con certezza quando risulterà sufficiente a soddisfare completamente la domanda attuale”.

Semaglutide: ulteriori precauzioni e interazioni

Durante il trattamento con questo medicinale, il paziente può sviluppare nausea, vomito o diarrea. Questi effetti indesiderati possono causare disidratazione (perdita di liquidi). È importante bere molti liquidi per prevenire la disidratazione. Questo è particolarmente importante in caso di problemi ai reni. In caso di precedente diagnosi di retinopatia diabetica e utilizzo di insulina, questo medicinale può portare a un peggioramento della vista, richiedendo un appropriato trattamento.

Informare il medico o il farmacista se si sta assumendo uno dei seguenti medicinali:

  • Levotiroxina, usata per le patologie della tiroide.
  • Warfarin o altri medicinali simili assunti per bocca per ridurre la coagulazione del sangue (anticoagulanti orali).

Semaglutide vs. Tirzepatide

Anche se hanno simili indicazioni, funzionano in modo leggermente diverso. Rybelsus è una versione orale di semaglutide, disponibile in compresse. È indicato per il trattamento del diabete di tipo 2 ed è l’unico agonista del recettore GLP-1 attualmente disponibile per via orale. Mounjaro contiene tirzepatide, una molecola che agisce su due recettori ormonali: GLP-1 (come Ozempic, Wegovy e Rybelsus) e GIP (glucose-dependent insulinotropic polypeptide). Sia i farmaci a base di semaglutide (Ozempic, Wegovy) che tirzepatide (Mounjaro) hanno mostrato un notevole impatto sulla perdita di peso. Gli effetti collaterali comuni per tutti questi farmaci includono nausea, vomito, diarrea e disturbi gastrointestinali.

Semaglutide: Uno Studio di Real Life

Nei pazienti adulti con sovrappeso o obesità, la terapia settimanale con semaglutide di 1,7 mg o 2,4 mg nei dati di real life ha consentito una perdita di peso a 3 e 6 mesi simile a quella osservata negli studi clinici. I risultati di uno studio sono stati pubblicati sulla rivista JAMA Network Open. L’obesità è una malattia cronica, multifattoriale e recidivante, con una prevalenza in aumento che si stima raggiungerà il 49% entro il 2030.

Tabella Comparativa dei Farmaci

Farmaco Principio Attivo Indicazione Principale Disponibilità in Italia per Obesità
Ozempic Semaglutide Diabete di tipo 2 No
Rybelsus Semaglutide Diabete di tipo 2 No
Wegovy Semaglutide Obesità (in altri paesi) No
Mounjaro Tirzepatide Diabete di tipo 2 No (non ancora approvato)

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