In Accademia del Lusso, gli studenti hanno avuto l'opportunità di incontrare Simona Tassone, artista poliedrica, con la quale hanno esplorato il tema dell'inclusione nella moda, nell'arte e nella vita.
Simona Tassone, che si fa bandiera della body positivity, si è presentata all'incontro con gli studenti di Accademia del Lusso con queste parole: “Sono onorata di essere qui e felice di poter condividere la mia missione con le nuove generazioni, con il futuro”.
Nata come restauratrice di opere d’arte, circondata dalla bellezza degli affreschi e delle chiese liguri, è arrivata, dopo un lungo percorso, a restaurare anche la propria anima.
L'importanza dell'Inclusione e la Ridefinizione degli Stereotipi
Simona incontra gli studenti e, a fronte di una dichiarazione di Ansa che decreta la fine dell’inclusività, si apre il dibattito nel mondo della moda.
“Intanto datemi pure del tu ragazzi, non fatemi sentire vecchia! Ho sempre avuto l’occhio per la moda. Quando da piccola mi chiedevano cosa volessi fare da grande rispondevo: la stilista. Il brand però ha origine da un’esigenza più profonda, una mancanza di rappresentazione del mio corpo nella moda.
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“L’anima non ha taglia, non ha colore, non ha sesso, non ha religione: l’anima è energia, essenza e con il tempo ho capito che è l’unica cosa che conta e quindi anche l’unica di cui voglio parlare. Credo che se iniziassimo a vedere le anime e non i corpi la nostra prospettiva sul mondo si capovolgerebbe. Ci sono tante belle facce con l’anima nera. Tutti i giorni sui social ricordo che questa non è la mia battaglia, è la nostra.
Affrontare il Body Shaming e la Discriminazione
I social sono anche il regno del body shaming e di tante altre forme di discriminazione, come ti comporti tu in queste situazioni?
“Parto dal presupposto che la mia “fan base” è molto in sintonia con me e non ho tanti haters. Ho subito body shaming per la prima volta ad 11 anni. Ho martoriato il mio corpo per omologarmi e non sentire più quelle parole. Fino a quando sono arrivata alla consapevolezza che il mio corpo è solo mio e che sono io a decidere cosa è bene e cosa no”.
Ovviamente il tema della salute è estremamente importante. Questo argomento però spesso viene fatto coincidere con l’estetica. Per la società, oggi, c’è un immediato collegamento tra grasso e malato. Il binomio plus size-malattia, soprattutto in Italia, è all’ordine del giorno nonostante nel nostro paese la taglia più diffusa sia tra la 44 e la 48.
Simona ormai la ridefinizione dei generi è un fatto consolidato. Lo conferma la NAMED, secondo cui il 25/40% degli individui con disturbi alimentari sono uomini.
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“Questo è un tema particolarmente delicato. Mi sento di dire che effettivamente, oggi, almeno nel nostro paese, è ancora una questione di genere. Nel mondo dello spettacolo, per esempio, un uomo guadagna spazio per i suoi contenuti o per il suo corpo. Ad una donna è richiesta invece una bella presenza e i contenuti passano in secondo piano. La bellezza femminile è iper rappresentata. Come hai appena detto il mondo dello spettacolo vive di stereotipi.
La Lotta contro gli Stereotipi nel Mondo dello Spettacolo
“Io opero la mia battaglia non perdendomi d’animo e cercando di essere sempre più presente sul grande schermo, ma non è semplice. Ancora oggi ci sono ruoli che i registi non vogliono che io interpreti, banalmente una scena di sesso o di nudo in generale perché il mio corpo non è estetico, non appaga l’occhio”.
“Molto grave perché il cinema è lo specchio della società e in questo spaccato manca la rappresentazione di una donna plus size fiera del suo corpo”.
“La mia felicità ha un peso sì, ma soprattutto che peso arrivarci a questa felicità. Il percorso non è stato per nulla semplice. Sono passata attraverso il buio della depressione più profonda prima di raggiungere la luce della consapevolezza.
Al fianco di Simona c’era la sua manager Letizia Macedonio. Cha ha rafforzato i concetti dell’artista: “Il tuo corpo è solo tuo, come il tuo profilo è solo tuo - le ha detto parlando del body shaming -. Per questo il tema dell’obbligo o della forzatura su un social non può funzionare. il pubblico comprende subito che non è autentico. Un’identità ben costruita in un profilo è fondamentale. Se un personaggio segue solo la massa, quando questa cambia direzione si trova perso nel nulla, senza personalità”.
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Aggiungendo poi, a proposito del plus size: “Oggi, causa un corpo non convenzionale, ad una donna vengono chiuse innumerevoli porte in faccia. Io ho proposto Simona per diversi programmi televisivi.
"La Mia Felicità Ha Un Peso": Il Libro e la Missione di Simona Tassone
«La bellezza autentica è la nostra essenza, la forza della nostra anima: la felicità non ha taglia». Simona Tassone riassume così il messaggio che vuole veicolare attraverso il suo libro, ma ancora di più attraverso la sua storia. O le sue storie. Simona è tante cose: modella plus size, presentatrice tv, esperta d'arte, attrice e oggi anche scrittrice.
Nel suo libro “La mia felicità ha un peso”, edito da Editrice Italica, la modella, originaria di Imperia, racconta la sua vita, parlando direttamente al cuore delle donne e dicendo loro che nulla può risplendere senza il buio e che il fiore più bello può nascere dal terreno più duro.
«Io stessa ho imparato a mie spese che per ricostruire se stesse bisogna accettarsi e amarsi per come si è. La mia fisicità non è canonica - è alta 1,71 cm per 100 chili - o meglio in Italia ancora non è stata sdoganata. Negli Stati Uniti abbiamo grandi personalità come Ashley Graham e Lizzo, paladine del body positivity. Qui si fa ancora molta fatica ad accettare questo concetto di bellezza. Ma da sempre sono in prima linea nella lotta al body shaming, per influenzare in modo positivo vecchie e nuove generazioni, rompendo ogni pregiudizio e stereotipo esistente».
Le Difficoltà e la Rinascita
Perché lei stessa ne è stata vittima. «Sin da ragazzina sono stata una presenza imponente, con ossa grandi, un po' in carne, ma non obesa. Avevo le cosce grosse e ricordo che mia madre da subito mi ha sottoposto a ogni tipo di trattamento per ridurne la misura. A 12 anni poi, durante l'ora di educazione fisica, il Professore ricordo che mi disse davanti a tutti: “Simona, fai un giro di corsa in più perché hai le cosce grosse”. Cominciai le prime diete. A 12 anni. Poi da adolescente e da adulta, mangiavo per compensare la mia fame di amore. E così cominciai ad attrarre gli uomini sbagliati».
Come Amir, il suo ex marito, con cui ha vissuto 7 anni da incubo e alla fine dei quali ha tentato anche il suicidio: «Ero una donna fragile, che non si amava, quindi facilmente manipolabile. Mi trasferii per lui nel mondo arabo. Ma poi scoprii grazie a una mia visione, in cui lo vedevo baciarsi con un'altra, che si era sposato con un'altra donna mentre era ancora insieme a me».
Il baratro in cui cade è ciò che le dà la spinta per risalire più forte di prima: «Comincio un percorso di psicoterapia e nel frattempo, scopro il buddismo, che mi ha permesso di tirar fuori la luce dalla mia parte oscura. Lì ho capito la mia missione: dovevo aiutare altre persone, altre donne, a brillare in questo mondo buio. Così cambio vita e comincio ad agire e pensare in modo differente.
E la vita mi risponde: mi trasferisco dalla Liguria a Milano per studiare recitazione in un'accademia artistica e iniziano a fioccare le prime parti nei film, le prime sfilate. Intanto la mia consapevolezza, come artista, ma soprattutto come donna, si accresce. Il libro per me è un ulteriore modo per parlare a un pubblico femminile là fuori, che spesso non ha una voce e non viene ascoltato».
Tante sono infatti le donne che non si rivedono nell'ideale di bellezza che ancora viene proposto nei media. «Secondo lo stereotipo, io sono grassa, ma la mia anima non ha taglia. Io sono energia pura, il corpo è solo un contenitore: quando perirà, la mia anima continuerà a viaggiare nell'universo.
Oggi lavoro grazie al mio corpo perché ho capito finalmente che non è un limite, ma una forza. Mi batto perché anche il mondo là fuori lo capisca: voglio essere un mezzo per costruire un futuro in cui le giovani donne di oggi possano fare meno fatica per affermare chi sono, la loro bellezza.
Dal Set Cinematografico alla Testimonianza di Body Positivity
Una filosofia di vita che attraverso un percorso, spesso difficile, l’ha portata ad interpretare l’ultimo film di Aldo, Giovanni e Giacomo, “Fuga da Reuma Park”.
Sì, diciamo pure burrosa (ride), modella taglia 50 e grazie alla mia fisicità, di cui sono felicissima, sono arrivata al cinema. Durante il mio lavoro a QVC mandavo foto e curriculum a tutte le agenzie possibili, non mi sono mai persa d’animo perché la telecamera di QVC, una volta che si è accesa sul mio volto, mi ha fatto capire che avrei voluto fare cinema e così è avvenuto.
Ammetto che da buddista, dopo un mantra di cinque ore, recitato per sfida, ho ricevuto la chiamata del regista Morgan Bertacca per il film “Fuga da Reuma Park”. Coincidenza? Sì, prima però c’è stata la splendida esperienza con Barbara Christmann a cui sono molto riconoscente per avermi aperto un mondo e per avermi scelta come modella per il suo calendario Beautiful Curvy 2017.
Pomeriggio Cinque è arrivato grazie al calendario Beautiful Curvy e devo dire che è un buon salotto attraverso cui poter parlare delle donne curvy, Barbara D’Urso ha visto il potenziale e ci ha invitate.
Sicuramente sarò una caratterista perché è questo che posso fare, rispondendo alla tua domanda, ma io non mi accontento e cercherò anche ruoli da protagonista, amo troppo il cinema, amo troppo giocare con me stessa immedesimandomi, anche se solo per il tempo di una foto, in una donna retrò. Mi hai fatto venire in mente Ingrid Bergman che disse a David O. Selznick, “così mi avete vista e così mi terrete mr.
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