Susanna Bramante: Recensioni e Approfondimenti sulla Nutrizione

Oggi presentiamo una figura di spicco nel mondo della nutrizione e della divulgazione scientifica: la Dott.ssa Susanna Bramante.

L'Approccio di Susanna Bramante alla Nutrizione

Susanna Bramante è laureata in Scienze e Tecnologie delle Produzioni Animali presso la facoltà di Medicina veterinaria dell’Università degli Studi di Pisa. Dal 2007 ha ottenuto l’abilitazione come Dottore Agronomo e forestale.

Il suo lavoro come divulgatrice scientifica consiste nel tradurre la scienza in parole semplici, accessibili e comprensibili da chiunque, anche dai bambini. Questo è lo spirito che guida la sua attività sui social: portare chiarezza, smontare falsi miti e restituire agli alimenti il loro giusto ruolo in una dieta sana, consapevole e sostenibile.

Il suo obiettivo è duplice: restituire agli alimenti la dignità e la verità scientifica che meritano, smontando pregiudizi, semplificazioni e falsi miti. Non si tratta di "difendere" un alimento, ma di difendere il diritto delle persone ad avere accesso a un'informazione scientificamente corretta.

Il Ruolo della Carne nell'Alimentazione

Per anni la carne è stata demonizzata sulla base di studi epidemiologici di bassa qualità, pieni di fattori confondenti e senza adeguato controllo su variabili fondamentali come lo stile di vita, il tipo di carne consumata, la modalità di cottura o la frequenza. Studi che hanno generato conclusioni errate, ma che sono stati amplificati mediaticamente, spesso senza alcun filtro scientifico.

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Oggi, però, disponiamo di una nuova generazione di studi, più rigorosi, meglio progettati, in grado di distinguere tra correlazione e causalità. Grazie a tecnologie di laboratorio più avanzate, sappiamo che nella carne ci sono molecole bioattive prima sconosciute: antiossidanti naturali, peptidi bioattivi, e perfino composti con potenziali proprietà antitumorali.

La carne, inoltre, è un alimento specie-specifico: è parte integrante della nostra evoluzione biologica. È stata determinante nello sviluppo del nostro cervello e delle nostre capacità cognitive, contribuendo a renderci gli esseri umani che siamo oggi, distinguendoci da altri primati.

Assolutamente no: il problema non è la carne in sé, ma la frequenza, la quantità e soprattutto le modalità di consumo. La cottura, ad esempio, è un aspetto fondamentale: sottoporre la carne a temperature troppo elevate fino a carbonizzarla può generare composti potenzialmente tossici, come le ammine eterocicliche e gli idrocarburi policiclici aromatici, associati a un aumento del rischio di alcune patologie. Ma questo non è un rischio esclusivo della carne: riguarda tutti gli alimenti sottoposti a trattamenti termici troppo aggressivi.

Un altro aspetto spesso trascurato è la provenienza della carne e il sistema di allevamento. Oggi, soprattutto in Europa e in Italia, possiamo contare su allevamenti altamente tecnologici, monitorati, tracciabili e sempre più sostenibili. Il termine “intensivo” viene spesso utilizzato in modo improprio e fuorviante: non esiste più una definizione univoca, e molte delle realtà produttive moderne sono ben lontane dagli stereotipi negativi con cui viene descritto il settore.

È proprio per questo che Susanna Bramante ha scritto “In Salute con la Carne”: un libro che affronta il tema in modo completo, senza pregiudizi, senza estremismi. Un’opera che parla di nutrizione, salute, benessere animale, sostenibilità ambientale, tradizioni culturali e comunicazione.

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Demonizzare la carne significa cedere a semplificazioni pericolose, spesso guidate più da ideologie che da evidenze scientifiche. La comunicazione attorno alla carne è spesso viziata da ideologie, marketing e disinformazione.

Il Problema della Disinformazione

Viviamo nell’epoca dei titoli sensazionalistici, dove affermazioni come “la carne fa male” generano più attenzione di un’analisi seria, contestualizzata e basata sull’evidenza scientifica. Ma il clamore mediatico non è sinonimo di verità.

Chi comunica attraverso messaggi forti ed emozionali, spesso i vegetariani o vegani più attivi sui social, riesce, comprensibilmente, ad attirare maggiore attenzione. Il linguaggio emotivo, basato su immagini forti e appelli etici, ha un impatto immediato e genera coinvolgimento. La scienza, al contrario, è per sua natura prudente. Non urla, non semplifica, non promette certezze assolute: argomenta, dubita, approfondisce. E in un’epoca dominata dalla comunicazione istantanea e polarizzata, questo atteggiamento viene spesso percepito come “debole” o addirittura irrilevante, quasi fosse in secondo piano rispetto ai messaggi più aggressivi. Ma la scienza non è una gara di popolarità.

Se una persona decide di non mangiare carne per motivi etici, spirituali o culturali, è una scelta personale assolutamente rispettabile. Ma quando la carne viene eliminata per paura, spesso indotta da disinformazione, sensazionalismo o messaggi fuorvianti, allora il problema si sposta sul piano della salute pubblica e della libertà di scelta consapevole.

Informare, senza pregiudizi, senza toni accusatori, senza estremismi: è questo il suo compito. Restituire alla carne il suo reale significato nella nostra alimentazione, supportata da evidenze scientifiche aggiornate e contestualizzate.

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Il problema si fa particolarmente grave quando la carne viene eliminata dall’alimentazione dei bambini. In questi casi, la disinformazione può trasformarsi in un danno concreto alla salute. Abbiamo purtroppo assistito a casi documentati di malnutrizione grave, perfino a decessi, causati da diete vegane imposte in età pediatrica.

La Soia: Un Alimento da Consumare con Consapevolezza

Susanna Bramante ha portato informazioni interessanti sulla soia, oggi molto di moda, ma consumata male. Dobbiamo imparare a consumarla, su questo gli orientali ci insegnano moltissimo. La sottoponevano a lunghissime fermentazioni che la arricchiscono di componenti benefici per digeribilità delle proteine e per il funzionamento della flora intestinale.

La consumiamo male, utilizzandola in sostituzione della carne e dei derivati del latte, dei formaggi. Un fatto che porta alla perdita delle componenti benefiche, ad esempio si ossidano i grassi. Questi prodotti di nuova generazione non sono salutari come la soia che, dopo la fermentazione, va consumata insieme ai prodotti animali.

I due autori, Avoledo e Bramante, sono poi stati concordi nell'evidenziare che quella che anni fa sembrava una scelta antagonista e rivoluzionaria, il veg, oggi è qualcosa che produce ricchezza per la cosiddetta >"vegan economy", che non va certo demonizzata, ma che è di gran lunga distante dall'immagine bucolica del contadino dietro l'angolo.

L'Importanza dell'Informazione e dell'Educazione Alimentare

L'informazione è quindi il primo degli ingredienti che bisognerebbe mettere nel piatto degli italiani, un popolo che resta onnivoro, come confermato dalla recente ricerca Eurispes 2017, che evidenzia un'inversione di tendenza nella percentuale di vegetariani e vegani nel nostro Paese, passata dall'8,1% dell'anno precedente al 7,6% (-0,5%). Di questi il 4,6% sono vegetariani (-2,5%) e il 3% vegani (+2%).

Pertanto 300mila persone, in un solo anno, sono tornate a mangiare carne. Non è semplicemente un richiamo istintivo, quanto l'aver avuto accesso a informazioni preziose e autorevoli per fare scelte alimentari equilibrate e di benessere per se stessi e per la propria famiglia.

Creare una comunità di persone informate, curiose, critiche, capaci di fare scelte alimentari libere e consapevoli, basate sui fatti e non sulla paura. Portare l’educazione alimentare anche nelle scuole, fin dalla giovane età, è fondamentale.

Il cibo vero viene dalla terra, dagli animali, dal lavoro degli agricoltori e degli allevatori, non da provette e brevetti. Siamo esseri umani, non esperimenti.

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