Le intolleranze alimentari sono un argomento di grande interesse a causa del crescente numero di persone che sperimentano sintomi spiacevoli dopo aver consumato determinati cibi. Le intolleranze alimentari fanno parte di un più vasto gruppo di disturbi definiti come reazioni avverse al cibo: si parla di intolleranza alimentare, piuttosto che di allergia, quando la reazione non è provocata dal sistema immunitario. Tuttavia, le reazioni avverse al cibo costituiscono ancora una delle aree più controverse della medicina: non sono sempre chiari i meccanismi che ne stanno alla base e c’è ancora molta incertezza sulla sintomatologia clinica, sulla diagnosi e sui test che vengono utilizzati per effettuarla.
Classificazione delle Reazioni Avverse al Cibo
Per definire i disturbi legati all’ingestione del cibo sono stati e vengono tuttora usati molti termini. Una classificazione simile, proposta dalla European Academy of Allergology and Clinical Immunology, introduce la distinzione tra reazioni tossiche e non tossiche. Le reazioni tossiche, o da avvelenamento, sono causate dalla presenza di tossine nell’alimento e dipendono esclusivamente dalla quantità di alimento tossico che viene ingerito; un tipico esempio di reazione tossica è l’avvelenamento dovuto all’ingestione di funghi.
Tipologie di Intolleranze Alimentari
Esistono diverse tipologie di intolleranze alimentari. Quelle enzimatiche sono determinate dall’incapacità, per difetti congeniti, di metabolizzare alcune sostanze presenti nell’organismo. Le intolleranze farmacologiche si manifestano in soggetti che hanno una reattività particolare a determinate molecole presenti in alcuni cibi. In alcuni casi, infine, la reazione può essere dovuta ad alcuni additivi aggiunti agli alimenti.
Intolleranze Enzimatiche: L'Intolleranza al Lattosio
L’intolleranza enzimatica più frequente è quella al lattosio, una sostanza contenuta nel latte; un altro esempio di intolleranza dovuta alla carenza di un enzima è il favismo. Il lattosio è uno zucchero presente nel latte che viene digerito grazie ad un enzima chiamato lattasi. Prima di essere assorbito e utilizzato dall’organismo il lattosio deve essere scomposto nelle sue componenti, il glucosio e il galattosio. Per effettuare questa operazione è necessario un enzima chiamato lattasi. Tuttavia la lattasi, che tutti abbiamo ben funzionante nella prima infanzia, viene perduta da una certa percentuale della popolazione, molto variabile a seconda della regione geografica, a partire dai quattro/cinque anni.
Il lattosio indigerito passa quindi nel colon e qui viene fermentato dalla flora batterica presente: ne derivano sintomi come diarrea, crampi addominali, vomito che sono sempre riconducibili all’assunzione di latte, in alcuni casi anche in quantità molto modeste. Si ritiene che circa il 50% degli italiani soffra di questo problema. Una scarsa produzione di lattasi non implica necessariamente l’intolleranza al lattosio.
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In caso di diagnosi di intolleranza al lattosio non è sempre necessario eliminare i prodotti che lo contengono, a volte è possibile individuare la quantità di lattosio che può essere tollerata senza scatenare sintomi. Se l’intolleranza è lieve possibile controllare i sintomi bevendo il latte durante i pasti, sostituendo i prodotti freschi con quelli fermentati, bevendo latte povero di lattosio. Alcuni formaggi (parmigiano, emmental, cheddar, edam) contengono pochissimo lattosio.
Altre Intolleranze Alimentari
Esistono anche numerose intolleranze nei confronti di alcuni non-nutrienti presenti in alcuni cibi. Si tratta di sostanze naturalmente presenti negli alimenti, in quantità ridotte, in genere ben tollerate. In alcuni individui suscettibili possono però verificarsi fenomeni di accumulo per il consumo elevato e ripetuto di uno o più alimenti che le contengono: questo provoca la comparsa di sintomi che vanno dall’orticaria ai dolori addominali, dalla diarrea al mal di testa, fino ad arrivare, in rarissimi casi, a reazioni di notevole gravità come lo shock anafilattico. Molte di queste sostanze sono normali componenti di alcuni cibi, spesso consumati in quantità.
Non c’è dubbio che l’intolleranza oggi più nota è l’intolleranza al glutine, una proteine presente nei cereali, che determina la celiachia, un patologia che può essere anche estremamente severa, assieme ad altre patologie meno note come l’allergia al grano e la sensibilità al glutine non celiaca. In realtà la celiachia è una malattia cronica che coinvolge il sistema immunitario, una condizione che in individui suscettibili è indotta dal consumo di prolamine, proteine presenti nel grano, nell’orzo e nella segale.
Più sfumata è la definizione della sensibilità al glutine non celiaca che si ha quando l’ingestione di glutine porta ad alterazioni morfologiche o fisiologiche in assenza degli anticorpi tipici della celiachia e dell’atrofia dei villi intestinali.
Sindrome dell'Intestino Irritabile (IBS)
Un problema sempre più diffuso è la Sindrome dell’Intestino Irritabile (IBS da Irritable Bowel Sindrome), un disturbo che è caratterizzato da una costellazione di sintomi - gonfiore, senso di distensione, dolore diffuso, aria, alterazioni del transito intestinale - che somigliano e si confondono spesso con i problemi causati da intolleranze. In realtà la base fisiologica per la genesi di molti dei fastidi indicati è la distensione del lume intestinale che provoca appunto gonfiore addominale, spesso accompagnato da variazioni del transito.
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Le sostanze che possono causare questi fenomeni sono scarsamente assorbite nel tenue, di piccole dimensioni e quindi osmoticamente attive e facilmente fermentabili dai batteri intestinali. Si tratta dei FODMAP (Fermentable Oligo-, Di- and Mono- saccharides And Polyols, cioè mono- di- oligo- saccaridi e polioli fermentabili), un gruppo di carboidrati che comprende fruttosio, lattosio, fruttani, galattani e polioli come lo xylitolo, il sorbitolo e il mannitolo.
Sintomi delle Intolleranze Alimentari
La sintomatologia associata alle intolleranze alimentari è piuttosto variabile: generalmente si riscontrano sintomi prettamente intestinali (gonfiore, dolori addominali, diarrea, vomito, perdita di sangue con le feci), in alcuni casi sono presenti anche mal di testa, sonnolenza, palpitazioni. Uno dei primi segnali di un'intolleranza alimentare è la cattiva digestione, nota anche come dispepsia. Questa condizione può includere bruciori di stomaco, rigurgiti, alitosi e dolori localizzati nella parte alta dell’addome.
- Crampi Allo Stomaco: I crampi addominali sono un altro sintomo frequente.
- Diarrea: Le intolleranze alimentari possono causare diarrea, caratterizzata dall'emissione di feci acquose o liquide.
- Flatulenza: Un’eccessiva presenza di gas nello stomaco e nell’intestino è un altro segno di intolleranza alimentare.
- Nausea: La nausea è un sintomo comune che può essere associato a una sensazione di malessere generale e alla tendenza a vomitare.
- Prurito: Il prurito, talvolta intenso, è un ulteriore sintomo delle intolleranze alimentari.
- Gonfiore: Il gonfiore addominale è una sensazione di tensione aumentata a livello dell’addome, causata dall'accumulo di gas nello stomaco e nell’intestino.
- Rigurgito: Il rigurgito acido, ovvero la risalita del contenuto dello stomaco nell’esofago, è un altro segno delle intolleranze alimentari.
- Colite: La colite si manifesta con coliche, ovvero violente contrazioni della muscolatura dell’intestino, precedute da un malessere generale, nausea e vomito.
- Mal di Testa: Infine, le intolleranze alimentari possono causare mal di testa, che può essere continuo o intermittente, lieve o intenso, localizzato o generalizzato.
Diagnosi delle Intolleranze Alimentari
La diagnosi di intolleranza alimentare è una diagnosi per esclusione: è possibile solo dopo aver indagato ed escluso un’allergia alimentare. L’indagine utilizzata per accertarla consiste nell’individuare l’alimento sospetto, eliminarlo dalla dieta per 2-3 settimane e poi reintrodurlo per altre 2-3 settimane. Se i sintomi scompaiono durante il periodo in cui viene abolito l’alimento e si ripresentano nel momento in cui viene reintrodotto nella dieta si tratta di una reazione avversa al cibo.
Test Diagnostici per le Intolleranze Alimentari
Esistono diversi tipi di intolleranza che determinano reazioni più o meno gravi in seguito al consumo di diversi alimenti. I test per la determinazione delle intolleranze alimentari sono diversi e variano a seconda del tipo di intolleranza ricercata. Il test che viene utilizzato più frequentemente, ad esempio per la ricerca di intolleranze a lieviti, glutine e istamina, consiste in un semplice prelievo sanguigno che deve essere fatto a digiuno. Per individuare l’intolleranza al lattosio invece, si usa invece il breath test, un esame non invasivo che si effettua soffiando in un tubicino. Questo test richiede una preparazione leggermente più complessa rispetto al semplice digiuno richiesto per il prelievo sanguigno.
Il breath test può anche essere eseguito per valutare il mancato assorbimento di altri zuccheri come lattulosio, xilosio, fruttosio o sorbitolo. Questi test possono sia rilevare difficoltà di assorbimento di specifici zuccheri sia indicare presenza di contaminazioni batteriche a livello dell’intestino tenue, sia individuare alterazioni del transito intestinale.
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La modalità di esecuzione è simile a quella del test relativo al lattosio, con la misurazione dell’idrogeno presente nell’espirato del paziente a intervalli di tempo definiti dopo il consumo di una dose standard dello zucchero in esame. Si tratta di test che possono essere utili nell’individuare quei soggetti che potrebbero beneficiare di una dieta a basso contenuto di FODMAP, anche se ancora mancano quadri di riferimento diagnostico ben definiti per situazioni di questo tipo.
L’intolleranza a glutine e lattosio può essere anche determinata da un’analisi genetica.
Esami del Sangue per la Celiachia
Gli esami del sangue specifici possono identificare l'intolleranza al glutine attraverso la ricerca di anticorpi specifici. Se questi anticorpi risultano positivi, per confermare la diagnosi di celiachia è necessaria una biopsia del duodeno. Questo passaggio è cruciale per una diagnosi accurata. Gli esami del sangue per la celiachia misurano la concentrazione di alcuni specifici anticorpi presenti nel sangue e i più comuni sono i seguenti:
- Anticorpi anti-tranglutaminasi tissutale (tTG), di classe IgA: È il primo esame ad essere prescritto per valutare la presenza della malattia.
- Test quantitativo dell’Immunoglobulina A (IgA): Questo esame viene solitamente prescritto prima o in concomitanza con gli anti-tTG, per determinare se la persona abbia carenza di IgA e per capire quindi se è il caso di misurare gli autoanticorpi di classe IgG invece che IgA.
- Anticorpi anti-gliadina deaminata (anti-DGP), IgA o IgG: Questi esami vengono richiesti insieme o dopo gli anti-tTG, poiché possono risultare positivi nei soggetti celiaci che non hanno anti- tTG (situazione che si verifica spesso in bambini celiaci con meno di due anni d’età).
Test IgG per le Intolleranze Alimentari
Le immunoglobuline G (IgG) sono utilizzati per identificare potenziali intolleranze alimentari. Questi test misurano i livelli di anticorpi IgG specifici contro vari alimenti nel sangue del paziente. Tuttavia, è importante notare che la rilevanza clinica di questi test è controversa e non sempre correlata ai sintomi riportati.
Test da Evitare: Avviso della SIAAIC
Il popolo degli allergici o intolleranti - spesso immaginari - cresce di continuo. In Italia esistono più di 2 milioni di persone realmente intolleranti o allergiche agli alimenti. A queste si aggiungono altri 8 milioni di persone perfettamente sane che grazie ad un sapiente coinvolgimento psicologico (e commerciale) imputano un generale malessere a qualche alimento. Morale? Ogni anno vengono fatti circa 4 milioni di esami inutili, al costo di 300 milioni di euro l’anno in tutta Italia. Chi lo sostiene è la Società italiana di allergologia, asma e immunologia clinica (SIAAIC), la quale ha presentato delle linee guida per l’interpretazione dei test per intolleranze e allergie alimentari.
Secondo l’autorevole SIAAIC, i test da mettere al bando sono i test: - citotossico (leucocitario, leucocitotossico, citotest o cytotest) - del capello - della forza muscolare (o kinesiologico)… e tanti altri!
Il Test Citotossico: Un Esempio di Test Inaffidabile
Tra tutti i test da bandire secondo la SIAAIC, prendiamo come esempio il test citotossico. Il test citotossico si basa sulla reazione di un piccolo prelievo sanguigno ad una specifica sostanza alimentare. Il principio è che, in presenza di una particolare sensibilità verso quella sostanza, le cellule sanguigne cambiano morfologia fino a rompersi. Nel test viene fornita una scala per quantificare l’entità della reazione avversa. In tempi più recenti è stata proposta anche una versione automatizzata del test (detta ALCAT).
Numerosi studi hanno evidenziato che il test NON è riproducibile e NON riesce a distinguere tra pazienti “sani” o con una reale reazione avversa agli alimenti. Inoltre, i risultati per lo stesso paziente possono essere diversi in momenti diversi. Purtroppo i pazienti non si accorgono di questo perché spesso vengono sottoposti al test una volta sola.
Come sostiene la SIAAIC, la rottura delle cellule può avvenire per tantissimi motivi e i risultati possono essere interpretati in maniera diversa a seconda dell’operatore che esegue il test. Oltre alla SIAAIC, l’autorevole American Academy of Allergy ha concluso che il test non è affidabile nella diagnostica allergologica. Pochi sanno che negli USA il test citotossico non è nemmeno rimborsabile dall’assicurazione medica.
Allergie Alimentari: Cosa Sono e Come Differiscono dalle Intolleranze
Spesso confuse a causa di alcuni sintomi comuni, allergia e intolleranza sono due cose molto diverse. I due termini indicano modalità differenti dell'organismo di reagire a sostanze estranee. "Sono allergico ai crostacei" è una frase che possiamo aver sentito spesso, pronunciata da un amico o da un familiare, oppure la abbiamo detta noi stessi. Ma sarà vero?
Le allergie alimentari sono condizioni in cui il sistema immunitario reagisce in modo anomalo a sostanze normalmente innocue, producendo anticorpi specifici. Quando una persona con allergia alimentare ingerisce un alimento percepito come nocivo, anche in piccole quantità, il suo organismo può scatenare una reazione che, nei casi più gravi, può portare all’anafilassi, una condizione potenzialmente pericolosa per la vita. Tra le allergie alimentari più comuni troviamo quelle ai crostacei, frutta a guscio, pesce, uova e latte.
Le allergie alimentari si verificano quando il sistema immunitario identifica erroneamente un alimento o una sostanza in esso presente come dannoso (allergene), producendo anticorpi chiamati immunoglobuline E (IgE). I sintomi allergici sono causati dal rilascio di mediatori chimici, come l'istamina, che il corpo produce in risposta agli allergeni.
Allergie IgE-mediate e IgE-non mediate:
| Caratteristica | Allergie IgE-mediate | Intolleranze Alimentari |
|---|---|---|
| Causa | Il sistema immunitario produce anticorpi contro le proteine dell'alimento, potenziale pericolo per l'organismo. | La carenza enzimatica impedisce la digestione dell'alimento. |
| Sintomi | Dolori addominali, diarrea, nausea, gonfiore allo stomaco, prurito ed arrossamento della cute, difficoltà respiratorie, cardiorespiratorie, shock anafilattico. | Dolori addominali, diarrea, nausea, gonfiore allo stomaco, prurito ed arrossamento della cute. |
| Rimedio | Eliminazione totale dell'alimento dalla dieta. | Assunzione dell'alimento in piccole quantità. |
Diagnosi delle Allergie Alimentari
Non esiste un test unico e standardizzato per diagnosticare le allergie alimentari. Il medico si baserà sulla descrizione dei sintomi, la storia familiare di allergie, e un esame fisico approfondito. I test specifici per le allergie includono:
- Test sierologici (IgE): sono gli esami principali per la diagnosi delle allergie alimentari.
- Prick test: un piccolo ago perfora la pelle per introdurre l'allergene.
- Esame del sangue RAST test (Radio-allergo-assorbimento): un esame del sangue che misura la risposta immunitaria a determinati alimenti valutando i livelli di IgE.
- Prick by prick: utilizza direttamente l'alimento sospettato di causare l'allergia.
- Dieta a eliminazione: alcuni alimenti vengono eliminati dalla dieta per un periodo, poi reintrodotti uno alla volta per identificare quelli che causano i sintomi.
- Alex test: abbreviazione di "Allergy Explorer," è un avanzato esame del sangue che permette di verificare la presenza di una o più allergie tra quasi 300 allergeni respiratori e alimentari.
Cos'è l'Alex Test?
L'Alex Test, abbreviazione di "Allergy Explorer," è un avanzato esame del sangue che permette di verificare la presenza di una o più allergie tra quasi 300 allergeni respiratori e alimentari. Questo test innovativo consente di investigare la predisposizione di una persona a reagire a 282 allergeni diversi, senza dover immettere sostanze nell'organismo. Alex è il primo test allergologico in vitro capace di misurare simultaneamente la presenza di immunoglobuline E (IgE) specifiche per 282 allergeni.
Questo approccio fornisce una comprensione più completa delle sensibilizzazioni del paziente, permettendo una diagnosi più precisa. Il test può chiarire quadri complessi di allergie, specialmente in presenza di cross-reazioni tra allergeni inalanti e alimentari.
Il Ruolo del Biologo Nutrizionista
Generalmente, il motivo che porta un soggetto a sospettare di un’intolleranza è la presenza di fastidiosi disturbi che insorgono in seguito al consumo di alcuni cibi. La prima cosa da fare è rivolgersi ad uno specialista. Una volta accertata la presenza di un’intolleranza, la via da percorrere è quella di escludere dalla dieta quotidiana gli alimenti a cui si è intolleranti.
Se pensi di avere un’intolleranza o allergia alimentare, chiedi consiglio ad un professionista. Un biologo nutrizionista (AGGIORNATO) valuterà se compi degli errori alimentari che possono essere scambiati per intolleranza. In collaborazione col tuo medico curante, verrai indirizzato, se opportuno, presso ospedali o altre strutture autorizzate per eseguire alcuni test APPROVATI DALLA COMUNITA’ SCIENTIFICA.
Una volta che ci sia una diagnosi si potrà valutare se procedere o meno con un piano alimentare adeguato: anche qui è bene evitare il fai-da-te e lavorare con professionisti preparati, in modo da evitare restrizioni ed esclusioni non necessarie. La salute è importante, è bene non affidarsi a pratiche inutili e costose ma ricorrere invece a protocolli diagnostici e terapeutici accurati, precisi ed efficaci.
Maurizio Tommasini, Biologo Nutrizionista, si occupa di alimentazione, dieta e attività fisica, con servizio di consulenza diretta nei propri studi. Ha particolare esperienza con diete chetogeniche, dieta FODMAP e alimentazione per lo sport.
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