Tiziano Ferro: Trasformazione Fisica e Personale

Tiziano Ferro si racconta a cuore aperto in una intervista esclusiva a "Vanity Fair" che gli dedica la copertina. Il cantautore di Latina, 44enne, che da anni vive a Los Angeles, parla della sua vita privata stravolta negli ultimi tempi, il divorzio dal marito Victor, i figli, e il "divorzio" di qualche anno fa con la manager Mara Maionchi, dopo la polemica delle ultime settimane.

L'Obesità e Mara Maionchi

L'artista torna su argomenti a lui molto cari, come la depressione, la bulimia e l'obesità, tema che è tornato in voga dopo le dichiarazioni dell'ex manager Mara Maionchi a Francesca Fagnani in una intervista tv in cui lo "accusava" di essere irriconoscente. "L’obesità mi ha marchiato a fuoco. Mara non ha realizzato quanto sia stato traumatico", confessa.

È risaputo che Tiziano Ferro fosse da giovane un po' in sovrappeso e che a un certo punto della sua carriera fu proprio Mara Maionchi, la sua talent-scout, a convincerlo a migliorare il suo corpo perdendo peso. A raccontarlo è stato lui stesso nel suo libro "Non ho l'età", pieno di reminiscenze legate al periodo della bulimia, che la notte pare lo divorasse.

Mara Maionchi lo ha spinto a perdere 40 chili e decretò così il successo di "Xdono", singolo che lo lanciò definitivamente nel firmamento musicale italiano. La Maionchi ha raccontato in questo modo l'incontro con il noto cantante di Latina: "Nel 1999 mi invitarono all’Accademia di Sanremo. Sul palco vidi questo ragazzo un po’ cicciottello. Era bello grasso. E cantava, canzoni per la verità non bellissime, ma con una carica dentro pazzesca. Appena ha finito, mio marito e io lo abbiamo rincorso per fargli i complimenti. Lui piangeva disperatamente, forse per la tensione. […] Lo portai da un dietologo. In un anno riuscì a perdere 35 chili. Abbiamo fatto liti pazzesche, ma proprio perché lo amavo follemente. E anche lui mi è affezionato".

Tiziano Ferro spiega: "Parlando di bulimia, oggi non faccio né voglio fare l’apologia dell’obesità, però fino a ieri si portava un bambino dal dietologo solo perché aveva cinque chili in più del previsto. Quello è un meccanismo crudele che mi ha marchiato a fuoco perché io mi sentirò grasso per sempre e nulla mi farà mai cambiare idea. Camminerò per strada sentendomi grasso anche se non lo sono. E mi sentirò perennemente inadeguato. I genitori sono fondamentali in questo. E lo sono anche gli educatori. E i manager. E qui sì, mi riferisco a Mara Maionchi. Le voglio bene e sono sicuro che vent’anni fa questi discorsi non erano così chiari. Però oggi va fatto un cambio di passo radicale, perché la salute mentale è una cosa pratica che va appunto praticata. È un obbligo morale raccontare alle persone, agli artisti, che il corpo non è un vincolo negativo per la loro arte. Io credo che Mara e molte altre persone non abbiano realizzato abbastanza quanto traumatico e doloroso sia quell’atteggiamento che si imprime per sempre nell’inconscio e nell’esistenza di ragazzini ancora fragili. Io oggi perdono la loro buona fede".

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Accettazione e Trasformazione Personale

Per Tiziano Ferro le cicatrici non sono storture da cancellare, ma piccoli promemoria che ci aiutano a ricordarci non solo di essere sopravvissuti a quello che abbiamo affrontato, ma anche di essere ancora qui per raccontarlo. Lo spiega nell'ultima puntata di Domenica In quando, in collegamento dalla sua casa di Los Angeles, ripercorre le tappe più significative della sua vita, oggetto del documentario Ferro, uscito il 6 novembre e disponibile su Prime Video.

Molti i temi affrontati nel corso della lunga e bellissima intervista con Mara Venier, costellata da risate e lacrime: dalla dipendenza dall'alcol che lo ha spinto a frequentare gli incontri degli alcolisti anonimi prima in Inghilterra e poi negli Stati Uniti, ai chili di troppo che le case discografiche gli avevano imposto di perdere all'inizio della carriera.

«Mi dicevano sempre "sei bravo, però". Quel "però", per un ragazzo della provincia, era diventato un obbligo» spiega Ferro parlando dei suoi problemi con il peso. «L'unica cosa che mi separava dal successo era perdere chili. Sono passato dal mangiare compulsivo al non mangiare più, una sfida massacrante. Se riguardo le immagini di quando avevo 21 anni, mi vedo malato. Non stavo bene, ma le persone che mi stavano intorno dicevano che non ero mai stato così bello: mi vestivo di un corpo che piaceva a tutti tranne che a me».

Oggi i commenti sul fatto che sia più robusto, specie dopo la partecipazione al Festival di Sanremo, ci sono ancora, ma Tiziano riesce a prenderli con più distacco, «a contare fino a 5, pensando a quell'immagine così consumata dal nervosismo e ancora molto dolorosa».

Altra cosa che le case discografiche cercavano di controllare insieme alla bilancia era l'omosessualità che, secondo loro, doveva essere nascosta come se fosse una colpa:** «C'erano delle riunioni su di me, e il tema era che sembravo troppo gay, Il punto era che lo ero.** L'unica soluzione che trovarono era non farmi vestire come volevo, assumendo uno stylist che mi avrebbe dovuto dare dei abiti più consoni, più maschili. Il mio senso del dovere non mi permetteva di dire una parola: è un senso di manipolazione e di violenza psicologica che non è meno grave di quella fisica».

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Da qui il suo sostegno alla legge contro la misoginia e l'omotransofobia che viene valutata alle Camere: «C'è bisogno di una legge contro l'odio, contro il provare a imporre delle idee, contro il manipolare una persona che non aderisce a delle categorie preconcette. Una legge serve perché i danni all'umore non sono meno gravi di quelli al corpo, più fisiologici. La discriminazione arriva sempre in maniera più sottile».

Il discorso sulla salvezza passa, però, non solo dalle persone di cui scegliamo di circondarci, ma soprattutto dalla forza interiore che maturiamo dentro di noi:** «Sono davvero convinto che l'unica persona che può salvarti è te stesso.** Victor è arrivato perché io gliel'ho permesso ed è riuscito a smussare degli angoli. Victor ha migliorato la mia vita, ma è stato faticoso. Come ogni cosa, richiede pazienza: lui ha delle caratteristiche che compensano le mie carenze e viceversa».

Il Divorzio

Ferro torna a parlare del divorzio: "Una cosa ho capito: non potevo e non dovevo abbandonarmi all’idea del divorzio come fallimento, trappola allettante che ti illude di restare fermo in quella zona di comfort che è il dolore. Ringrazio la complessità e la tridimensionalità del rapporto con Victor che mi hanno permesso di andare avanti".

I Figli

Tiziano racconta l'emozione che ha provato la prima volta che ha abbracciato i suoi figli Margherita e Andres: "Lo ricordo benissimo. Lei è arrivata per prima. Se è vero che ho cercato la paternità con una caparbietà che solo chi l’ha vissuta può conoscere, è anche vero che queste esperienze arrivano con un bagaglio enorme di dubbi e incertezze. Ma quando ho stretto tra le braccia questa bambina, è stato come capire che ero pronto a essere un papà. Uno dei problemi fondamentali della mia adolescenza è stato non sentirmi mai abbastanza, avere sempre il dubbio di non essere all’altezza. Quella bimba tra le braccia, invece, mi diceva che non c’erano dubbi. Infatti ho scoperto che per loro ho una faccia tosta che non ho per nessuno, che ho un forza fisica che non sapevo di avere. Lo so, sono cose che dicono tutti i genitori. Ma è la verità. Abbracciare Andres, invece, è stato come stringere al petto una pietra rovente che ti scalda fino al cuore. Mi sono detto: ma chi sei tu? Chi è questo bambino così potente, così speciale? Che cos’è questo amore che mi brucia fino al cuore?".

Il cantautore ha più volte dichiarato che non può tornare in Italia perché il nostro Paese non riconosce ancora la doppia paternità ai suoi figli: "Mi ferisce che vengano negati i diritti ai miei figli, perché siamo tutti uguali e con diritti uguali: perché loro ne dovrebbero avere di meno? Perché Victor deve aver bisogno di una delega per accompagnarli a scuola o per portarli in ospedale quando non ci sono io? Io penso che i politici e le persone che fomentano l’odio e l’omofobia siano persone che non riescono a dare un volto umano all’amore. Preferiscono mettere un’etichetta dove invece ci sono volti, dove c’è amore, dove ci sono persone".

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