In medicina, con il termine amenorrea si indica l’assenza di mestruazioni nelle donne in età fertile (che quindi dovrebbero avere un ciclo regolare). L’amenorrea può essere primaria, quando non c’è mai stato il primo ciclo, o secondaria, quando le mestruazioni, prima presenti, scompaiono per almeno sei mesi.
Questa patologia può essere accompagnata anche da altri sintomi, come cute e cuoio capelluto grassi, eccessiva presenza di peli sul corpo, caduta dei capelli, fino anche all’infertilità. Per approntare la risposta medica più corretta ed efficace, però, è necessario indagare e conoscere le origini dell’amenorrea.
La scomparsa del ciclo mestruale per oltre 90 giorni può essere legata anche a una carenza nutrizionale, che sospende l’attività delle ovaie. Seppure con una piccola variabilità individuale, il ciclo mestruale deve rispettare una certa “tabella di marcia”: calcolando l’intervallo fra il primo giorno di un ciclo e il primo giorno di quello successivo, la durata è considerata normale fra 28 e 35 giorni. Da 36 a 90 giorni di intervallo si parla di oligomenorrea, oltre i 90 giorni si considera amenorrea.
Immaginiamo un cellulare con la batteria in esaurimento. Se attiviamo la modalità di risparmio energetico per prolungare la durata della carica, il telefono inizia a diminuire le sue prestazioni generali: disattiva alcune applicazioni, imposta uno sfondo scuro, abbassa la luminosità dello schermo, riduce la velocità del sistema operativo. Lo stesso accade all’organismo se non riceve ciò che gli occorre.
Amenorrea da Carenza Nutrizionale
Fra le più diffuse amenorree da carenza nutrizionale ci sono quelle legate al relativo eccesso di attività fisica. Sempre più donne, soprattutto adolescenti, inseguono un’eccessiva snellezza, considerata espressione di buona salute, bellezza, efficienza e accettazione sociale. Per riuscirci ricorrono spesso allo sport senza un’alimentazione adeguata, in grado di contrastare appieno il dispendio energetico.
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Il ciclo mestruale è un complesso meccanismo di ormoni secreti dalle ovaie, a loro volta stimolate dall’ipotalamo e dall’ipofisi, due strutture anatomiche strettamente collegate fra loro. Tra i molteplici fattori di questo condizionamento, i più importanti sono:
- i livelli di leptina, correlati all’entità del tessuto adiposo;
- i livelli di insulina, influenzati dalla quantità e dalla regolarità dell’afflusso di nutrienti (carboidrati e proteine), ma anche dall’attività fisica che tende a ridurli;
- i livelli del fattore di crescita IGF-1, un ormone dalla struttura molecolare simile a quella dell’insulina.
Il ruolo dell’ipotalamo è quello di garantire la funzione riproduttiva in condizioni di sicurezza, sia per la madre e il concepito sia per la specie. Quando il corpo avverte una situazione di carestia, espressa da carenza di nutrienti, perdita di adipe e aumento dell’impegno fisico (interpretato come finalizzato alla ricerca del cibo), l’ipotalamo rallenta l’invio di GnRH all’ipofisi, sino a quasi sospenderlo.
Quella ipotalamica rappresenta oltre il 50% delle amenorree manifestate dalle adolescenti e interessa almeno 1 ragazza su 10. Consegue alla sospensione della funzione dell’asse ipotalamo-ipofiso-ovarico a seguito di un incrocio di stress e sotto-nutrizione.
Forme di Amenorrea
Sul piano clinico, si distinguono tre forme:
- l’amenorrea “psicogena”, sempre comunque accompagnata da sottopeso e tendenza alla restrizione alimentare;
- l’amenorrea da eccesso di attività fisica non compensato da un adeguato apporto energetico;
- l’amenorrea da anoressia, una situazione di estrema carenza nutrizionale e tensione nervosa per la quale le due forme precedenti costituiscono un fattore favorente.
Il principale tra i rischi è appunto quello di scivolare verso l’anoressia, una patologia dove le conseguenze negative per la salute sono espresse al massimo. Può derivare non solo osteopenia permanente, dove le ossa sono più deboli del normale a causa di una bassa densità minerale, ma anche osteoporosi con un aumento di fratture già in epoca giovanile.
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Ciò si verifica in tutte le amenorree da deficit nutrizionale ed energetico, comprese quelle legate al relativo eccesso di attività fisica (come nel caso della “triade delle atlete”: carenza nutrizionale, amenorrea, osteoporosi), e soprattutto nelle forme di anoressia. Già nei primi 18 mesi di anoressia nelle adolescenti, il rischio di frattura aumenta del 60%, vi è una potenziale penalizzazione per la crescita staturale, in media -2 cm nei casi con esordio prima dei 14 anni, e comunque si perdono gli anni più favorevoli per il rafforzamento delle ossa.
Il trattamento delle amenorree da bilancio energetico negativo non ha l’obiettivo di provocare le mestruazioni, bensì quello di contrastare la perdita di tessuto osseo e le alterazioni dell’endotelio vasale (il tessuto che riveste la superficie interna dei vasi sanguigni), riducendo nel contempo il rischio di anoressia.
La valutazione dell’amenorrea si avvale poi di esami ormonali, volti alla diagnostica differenziale nei confronti di altre forme di amenorrea: ormoni secreti dall’ipofisi e dall’ovaio, ma anche insulina, IGF-1, TSH, fT4, fT3 e SHBG, gli ultimi due sensibili indicatori di carenza nutrizionale.
Le istituzioni internazionali raccomandano anche l’esecuzione della densitometria ossea a livello delle vertebre lombari, quando l’oligo-amenorrea perdura da oltre sei mesi e in presenza di una o più delle seguenti situazioni: carenza nutrizionale che dura da 6 mesi, BMI inferiore a 18,49, perdita di peso superiore al 10% o pregressa frattura da stress.
La densitometria è un esame rapido e non invasivo che analizza la massa ossea e la quantità di minerali presenti. Anche se espone a una bassissima esposizione radiante, è opportuno escludere l’eventualità di una gravidanza: infatti nelle amenorree ipotalamiche, per un miglioramento dello stato nutrizionale e/o psicologico, l’ovulazione può riprendere con pochi segni di preavviso.
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Infatti, i contraccettivi ormonali (“pillole”, ma anche cerotto e anello vaginale) a base dell’estrogeno sintetico etinil-estradiolo hanno azioni che possono ridurre l’IGF-1, contrastando e talvolta ribaltando le azioni favorevoli sul tessuto osseo. Questo è di particolare rilievo nelle adolescenti, nelle quali gli alti livelli del “fattore di crescita” sono indispensabili per una buona strutturazione dell’osso.
In linea generale le conseguenze non appaiono problematiche; tuttavia, soprattutto nei casi di oligo-amenorrea da sottopeso, occorre cautela per l’impiego non-contraccettivo, sconsigliato da tutti i documenti internazionali.
Una volta ottenuti i risultati degli esami, il medico può evidenziare alla ragazza l’opportunità di provvedimenti a difesa del proprio organismo, aiutandola a superare la sua resistenza nell’adottarli.
In associazione ai provvedimenti non farmacologici volti a contrastare il deficit energetico, la terapia estrogenica (con l’aggiunta di un progestogeno) dovrebbe essere considerata quando la densitometria evidenzi bassa densità ossea o vi siano esigenze di ordine psicologico. In tal caso è suggerito l’estradiolo transdermico, quello impiegato per i disturbi della menopausa, non contraccettivo.
Nel trattamento dei problemi ossei, nessuno spazio hanno i farmaci bisfosfonati, che si integrano nella matrice ossea per essere rilasciati lentamente nell’arco degli anni successivi. Sono controindicati nelle donne giovani, per via del potenziale rischio teratogeno, cioè in grado di indurre alterazioni del normale sviluppo dell’embrione durante un’eventuale gravidanza, provocando aborto oppure malformazioni congenite.
Soltanto in casi molto particolari, potrebbero essere presi in considerazione altri farmaci specifici per le ossa, ma sempre con un’adeguata copertura contraccettiva e da parte di centri ultra-specialistici.
In ogni caso, come anticipato, il trattamento di base consiste nell’ovviare al deficit energetico con adeguati provvedimenti di ordine nutrizionale ed eventualmente con una riduzione transitoria dell’impegno fisico.
L’importanza del sollecito recupero del peso e/o di un adeguato apporto nutrizionale riguarda in particolare le adolescenti, perché se la carenza nutrizionale si protrae a lungo si può avere una penalizzazione, a volte per la crescita staturale, e comunque per la buona strutturazione dell’osso.
Spesso, anche per ragazze rese ben consapevoli, soddisfare le esigenze del proprio organismo è causa di disagio, meglio tollerato con appoggio psicologico. Infatti lo Psicologo - oltre a contribuire ad individuare le situazioni più a rischio di anoressia - aiuta la ragazza a “elaborare il lutto” di dover ridimensionare un poco la propria snellezza.
Dieta Chetogenica e Amenorrea
Nel trattamento dell’amenorrea, cioè la condizione di assenza di ciclo mestruale nelle donne, può essere molto utile l’adozione di una dieta specifica. L’alimentazione, infatti, gioca un ruolo fondamentale nel contrastare questa patologia, soprattutto quando si tratta di amenorrea ipotalamica o causata da sindrome dell’ovaio policistico.
Venendo al caso specifico dell’assenza di ciclo mestruale, proviamo a rispondere alla domanda centrale di questo articolo: cosa mangiare per l’amenorrea? La risposta può essere trovata proprio tra le regole base della dieta chetogenica, che infatti risulta particolarmente indicata anche nel trattamento dell’ovaio policistico. L’obiettivo, infatti, in entrambe i casi è tenere basso il livello di insulina presente nel sangue, impostando un regime alimentare ipoglicemico. L’approccio low carb, che minimizza i carboidrati assunti giornalmente, è perfetto per raggiungere questo scopo.
Nelle ultime due ipotesi, cioè l’amenorrea da stress e da squilibri ormonali, questa fastidiosa malattia può essere trattata anche con il supporto di un corretto regime alimentare. Prima di vedere nel dettaglio cosa mangiare contro l’amenorrea, è utile soffermarsi a spendere poche parole sul rapporto tra alimentazione e ciclo mestruale. Un legame che si potrebbe definire a doppio filo. Da una parte, infatti, come già anticipato, la giusta dieta aiuta a regolarizzare le mestruazioni. Allo stesso tempo, però, il manifestarsi di problemi nel ciclo può rappresentare una chiara spia di disturbi alimentari. Non è raro, infatti, osservare casi di amenorrea o di mestruazioni irregolari nelle donne che soffrono di anoressia o anche nelle sportive che sono portate ad avere una bassa percentuale di massa grassa e si sottopongono a faticosi regimi dietetici, combinati con pesanti allenamenti.
Diverse ragazze hanno testimoniato che, dopo aver seguito la dieta Chetogenica con perdita di peso, hanno visto il proprio ciclo mestruale regolarizzarsi. Tra i benefici che si ottengono da questa terapia, vi è senza dubbio quello di ristabilire una serie di parametri che si erano in precedenza alterati a causa dell’aumento di peso e di massa grassa, tra cui quelli legati alla regolarità del ciclo mestruale.
Posso riportare la testimonianza di una mia paziente, una fra tante, che non riusciva ad avere mestruazioni regolari e che dopo la Dieta Chetogenetica finalmente ha potuto vedere in modo graduale riapparire il ciclo a cadenza più stabile. Nello specifico la scienza ci dice che questo effetto “positivo” su un parametro clinico, quale appunto il ciclo mestruale, lo si deve non soltanto alla perdita di peso, ma in particolare alla riduzione dell’insulino-resistenza.
Circa la metà delle donne affette dalla Sindrome dell’Ovaio Policistico hanno problemi di insulino-resistenza. Dunque in questi casi la Dieta Chetogenica determina un equilibrio del ciclo con il ripristino di una valida ovulazione. É importante ricordare come un ciclo mestruale regolare influisca positivamente su tanti aspetti della vita della donna, divenendo un barometro fondamentale della fertilità e della salute in generale. La Dieta Chetogenica può assumere una funzione terapeutica finalizzata alla regolarizzazione del ciclo, come un vero e proprio strumento di cura a disposizione del medico.
Nutrizione e Ciclo Mestruale
È quindi fondamentale nella donna tenere in considerazione il periodo in cui sono presenti maggiormente gli estrogeni e quello in cui sono presenti maggiormente i progestinici.
- Fase estrogenica, detta anche fase follicolare. Va dall’ultimo giorno di mestruo fino al giorno pre-ovulatorio.
- Fase ovulatoria. I 3-5 giorni in cui una donna è fertile. L’ovulazione avviene in un singolo giorno (in un ciclo di 28 giorni, nel 14°), ma, grazie alla notevole capacità di sopravvivenza dei spermatozoi, una donna può potenzialmente rimanere incinta anche se ha avuto rapporti sessuali 3-5 giorni prima del ciclo, oppure entro le 24 ore dall’ovulazione.
- Fase progestinica, o luteale. Va dal giorno post-ovulatorio fino alla comparsa delle mestruazioni. In questa fase, ancor più che in altre, è importante non trascurare l’idratazione per drenare tutti quei liquidi accumulatisi nella fase precedente. Ma, oltre alle tossine, il corpo perdendo sangue inevitabilmente si impoverisce di ferro, e se le riserve erano già scarse, allora è questo il periodo per mangiare carne rossa (possibilmente da allevamenti non intensivi), anche un paio di volte, meglio se accompagnata da fonti di Vitamina C (peperoni crudi, fragole, arance, limoni, kiwi, mirtilli freschi, spremute di pompelmo, rucola, cavolfiori crudi) per potenziarne l’assorbimento, escludendo alimenti che ne limitino l’assorbimento (caffè, tè, vino). Essendo sotto l’influenza diretta degli estrogeni (gestione migliore degli sbalzi di glicemia) e meno incline alla ritenzione, permette una minore intransigenza e severità nelle scelte alimentari, con concessioni di cibi in altri momenti tabu, ad esempio i carboidrati, meglio sempre quelli in chicchi e magari biologici (riso, orzo, quinoa, avena, miglio); una porzione di alimenti proteici ad ogni pasto (colazione compresa): uova bio, pesce fresco, carne bianca di provenienza biologica o meglio da allevamento al pascolo. In questa fase lo sgarro, lo sfizio, sempre nei limiti, e compatibilmente con quelli che sono gli obiettivi personali, sarà più tollerato. D’altra parte in questa fase si è più equilibrate anche nell’appetito e quindi nella ricerca meno vorace del cibo. Sport: in questa fase potete permettervi sforzi più impegnativi. Innanzitutto, prevenire la ritenzione idrica e il gonfiore; quindi semaforo verde per verdure crude (sedano, radicchio, prezzemolo, asparagi crudi, bieta, finocchi, cicoria); rosso per le verdure cotte in particolare zucca, broccoli, cavoli, carote, minestroni misti. Utili anche le uova e il pesce (con lisca) che combattono la ritenzione agendo sulla tiroide. Ovviamente limitare al massimo, o evitare, alimenti come bevande zuccherate, vino e birra, formaggi stagionati, salumi, cibi conservati in genere, dolci, che peggiorano la ritenzione.
Considerazioni aggiuntive
Va sempre valutata, in relazione alla paziente, se possa essere efficace l’inserimento di uno sgarro (piccolo o “grosso”, quotidiano o ogni 5-6 giorni) nel premestruo; se la paziente non ha grandi necessità di perdere peso e vuole solo sistemare la sua alimentazione, allora sicuramente il suo corpo è stato in grado fino ad allora di bilanciare l’eventuale sbilanciamento dell’intake preciclo, non perderà questa capacità con il cambiamento delle abitudini alimentari che le proporremo.
Non ci sono evidenze di grado 1 per affermare che esistano integratori efficaci ai fini del miglioramento della dismenorrea, ed inoltre le evidenze riguardo la sicurezza sono lacunose. Camomilla (può avere effetto paradosso dipendente da variabilità individuale e/o tempi di infusione troppo lunghi che porta ad un effetto eccitante. Inoltre, accertarsi che l’Azienda sia seria e abbia fatto la raccolta delle erbe nel cosiddetto periodo balsamico, quando la concentrazione degli eccipienti attivi sia massima (vedi tabelle online), vitamina B1, olio di pesce, agnocasto (aiuta a regolarizzare il ciclo.
Omega-3 per la fluidità del sangue e la produzione di prostaglandine antinfiammatorie. Utilizzare riso, quinoa, patate americane e miglio come fonti preferenziali di carboidrati; non sempre vengono ben tollerati sorgo, grano saraceno e amaranto. Valutare livelli ematici di vitamina B12, vitamina D (in caso di endometriosi spesso non è scarsa), folati, zinco, ferritina e sideremia. Qualora necessario, vitamina D, vitamina B12 (in forma attiva, metilcobalamina), ferro (a veicolazione liposomiale, perché il ferro si ossida facilmente), vitamina C (se fumatrici. L’endometriosi è una patologia caratterizzata da estrogeno-dominanza (tanto che le pillole anticoncezionali suggerite sono progestiniche): è indispensabile un’eliminazione di fitoestrogeni dalla dieta.
Gli studi dimostrano risultati positivi in relazione a qualità di vita, depressione e ansia a seguito di un cambiamento dietetico e dello stile di vita (attività fisica) in donne con PCOS. L’obesità esacerba i sintomi clinici e ormonali legati a PCOS, e viceversa PCOS aumenta il rischio di obesità (addominale). La PCOS si correla ad insulino-resistenza, sbilancio delle adipochine (adiponectina, leptina in primis), e nel rapporto omega6/omega3.
| Componente | Raccomandazione |
|---|---|
| Carboidrati | Limitare il consumo di zuccheri e carboidrati (preferendo quelli con minor IG) |
| Colazione | Intake maggiore rispetto ad altri pasti |
| Pesce | Aumentare il consumo (4 volte a settimana) o eventuale supplemento di omega3 |
| Calorie | Regime ipocalorico (con attenzione in caso di sottopeso/normopeso); se la donna è sottopeso la dieta deve essere ipercalorica |
| Proteine | Adeguato apporto proteico (possibilmente ad ogni pasto): 1,5-2 g/kg (dipende dagli obiettivi e attività della paziente) |
| Grassi | Adeguato apporto di grassi funzionali: 0,5-1 g/kg (ci si può spingere anche a 1,5-1,7). Non idrogenati, no trans, non industriali |
| Latte e derivati | Eliminazione o massima frequenza 2-3/settimana (se il ciclo c’è e non è anovulatorio e non sono presenti i segni di iperandrogenismo, è possibile aumentare la frequenza a 3-4/settimana. Se ha acne portare la frequenza a zero). Attenzione alle whey (proteine del siero del latte) |
| Soia | Attenzione/eliminazione ai prodotti derivati dalla soia (disregolatore endocrino potenziale) |
| Zuccheri semplici | Eliminazione totale (dolci, caramelle, miele etc.) in caso di IR accertata o ricerca di gravidanza (con o senza PMA) |
Siano garantiti micronutrienti funzionali, in primis: zinco, ferro, magnesio, vitamina B12, vitamina B6, vitamina D.
Alimenti che fanno paura perché “molto grassi”, “con troppi carboidrati”, “che fanno male alla salute”. Per alcuni degli alimenti-tabù si verifica il problema della sensibilizzazione al consumo: è chiaro, ad esempio, che non è salutare mangiare tutti i giorni dolci, ma per chi ha un rapporto conflittuale con il cibo è deleterio anche non mangiarli mai, poiché in questo modo si carica il cibo di un misto di emozioni.