In Europa, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) segnala che quasi due terzi degli adulti e un bambino su tre sono in sovrappeso o obesi (European Regional Obesity Report 2022). L'obesità è un fattore di rischio significativo per mortalità e disabilità, superato solo da ipertensione, dieta e fumo.
La pandemia ha esacerbato stili di vita sedentari e abitudini alimentari poco salutari. L'OMS raccomanda interventi come la tassazione di alimenti dannosi (sugar tax), incentivi fiscali per quelli salutari e restrizioni sulla pubblicità di alimenti non sani, specialmente quella rivolta ai bambini.
Oggi lo studio Bionutrimed della dott.ssa Licciardi Teresa farà un po' di chiarezza su alcuni nutrienti come le proteine nell'alimentazione dei bambini. In una società sottoposta a numerose pubblicità alimentari e a opinioni sempre più contrastanti sull'argomento "alimentazione nei bambini", la confusione che ne deriva è del tutto naturale.
L'Importanza delle Proteine nell'Infanzia
Le proteine sono i mattoni fondamentali del nostro corpo e di certo i bimbi ne hanno bisogno nella loro dieta quotidiana, ma in che misura? Le proteine sono fondamentali a tutte le età, ma soprattutto in età pediatrica, perché rappresentano “i mattoni” che il nostro organismo utilizza per costruire i nuovi tessuti e riparare quelli danneggiati. Le proteine assunte con l’alimentazione possono essere di origine animale (carne, pesce, uova, latte e derivati) o di origine vegetale (cereali, legumi, frutta secca).
Gli alimenti proteici animali (carne, formaggi, uova, pesce) hanno quasi sempre un maggior contenuto di grassi rispetto a quelli di origine vegetale e forniscono quindi più calorie. Sono fondamentali per la crescita, è vero. Ma spesso le proteine che diamo ai nostri bambini sono troppe. L’omogeneizzato di carne, poi la minestrina, con l’aggiunta di un cucchiaino di grana, per dare “più sostanza”…
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Oggi se ne danno troppe, avvertono gli esperti. “Nei primi sei mesi di vita l’unico alimento di cui il piccolo ha bisogno è il latte materno, che è relativamente povero di proteine”, spiega Claudio Maffeis, direttore della Pediatria a Indirizzo Diabetologico e Malattie del Metabolismo dell'Azienda Ospedaliera Universitaria di Verona. “Ne contiene circa 1 grammo ogni 100 ml. Quando il latte materno non è disponibile, si utilizza latte in formula che ha una concentrazione di proteine di poco superiore al latte umano.
Superati i sei mesi, il bimbo comincia ad assaggiare i primi alimenti diversi dal latte e, parallelamente, riduce il numero di poppate quotidiane. “La quantità giornaliera raccomandata di proteine da sei mesi a un anno è di circa 1,32 grammi per chilogrammo di peso del piccolo”, dice Maffeis. “Dall’anno al compimento dei tre anni, passa a 1 grammo per chilogrammo di peso. Durante lo svezzamento, il bambino riceve proteine dalle fonti più disparate: il latte materno o in formula che continua a consumare, i cereali della pappa, la carne, il pesce, le uova, il formaggio e i vegetali, soprattutto i legumi.
“Di norma dai 6 mesi all’anno di età il piccolo fa 2-3 poppate al giorno, con l’aggiunta di due pappe e della frutta”, spiega il pediatra. “La pappa di solito contiene brodo vegetale, cereali, come il semolino, un po’ di olio extravergine d’oliva e una fonte di proteine, che può essere carne, pesce, legumi, un ovetto oppure formaggio. Meglio limitarsi a uno di questi alimenti a scelta, quindi non aggiungere il formaggio alla minestrina se il bimbo mangia anche la carne o le lenticchie.
Rischi di un Eccessivo Apporto Proteico
Una revisione di parecchi studi sulla relazione tra consumo di proteine nell’infanzia e rischio di obesità (Advances in Nutrition, Volume 12, Issue 5, September 2021, Pages 1863-1876) suggerisce che un apporto proteico eccessivamente elevato nei primi due anni di vita predispone a sovrappeso e obesità. Se in questa fase l’alimentazione è troppo ricca di proteine si corre il serio rischio che in età adulta si sviluppino sovrappeso o obesità.
Il meccanismo sarebbe il seguente: un eccessivo apporto di proteine aumenterebbe in modo anomalo la secrezione di insulina e del fattore di crescita insulino-simile IGF-1. Ambedue questi ormoni giocano un ruolo fondamentale nel promuovere la crescita, ma determinano anche un rapido aumento di peso e un successivo sviluppo dell’obesità.
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Nello studio è anche risultato evidente che un apporto particolarmente elevato di proteine animali nei primi anni di vita, prevalentemente provenienti da latte e formaggi, si associa ad un significativo incremento del peso dai 5 ai 10 anni («più latte e meno cacao» recitava qualche anno fa la pubblicità di una notissima azienda di merendine e dolciumi per bambini di tutte le età).
Durante lo svezzamento tendiamo a somministrare più proteine di quelle richieste dall'organismo illudendoci che, in questo modo, i bambini cresceranno meglio e più forti. Ma, come già visto, assumere troppe proteine crea una catena di reazioni che porta a un aumento dell'obesità, oltre che una maggiore propensione ad alcune malattie.
Troppe proteine, infatti, stimolano più insulina del normale che, di conseguenza, porta a produrre più IGF-I, ovvero il cosiddetto fattore di crescita. Ma un eccesso di IGF-I, però, stimola a sua volta «una maggiore proliferazione di preadipociti, le cellule deputate a immagazzinare grasso, per cui anche l'organismo adulto avrà più facilità ad immagazzinare grasso».
L'eccesso di proteine, con il tempo, fa male per diversi motivi:
- le carni rosse, e in particolar modo quelle conservate, sono una delle principali cause del tumore all'intestino in seguito alla maggiore quantità di ferro che porta alla formazione di elementi cancerogeni
- un eccesso di proteine sottrae calcio alle ossa
- i grassi animali, come quelli presenti nei formaggi o nei salumi, con il tempo aumentano i problemi legati al diabete e le malattie circolatorie.
Raccomandazioni sull'Apporto Proteico
Secondo l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) la quantità di proteine per i bambini non dovrebbe superare i 40 gr giornalieri. In realtà è sempre più diffusa la tendenza a farne assumere, nel migliore dei casi, il doppio. Nel dettaglio «il fabbisogno stimato di proteine è di 1,4 grammi per kg di peso corporeo a 6 mesi di età, 1,2 grammi a 12 mesi, un grammo a 18-24 mesi e 0,9 grammi a 3-5 anni, da 0,9 a 1,1 negli anni successivi».
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Aggiunge la Dott.ssa Lisa Mariotti, Nutrizionista Pediatrica Dipartimento Medicina dell’Infanzia e dell’età Evolutiva ASST Fatebenefratelli-Sacco di Milano, consulente nutrizionista SIPPS: “Dai 3 anni in poi, sulla base delle indicazioni del Larn per l’apporto proteico, è bene rimanere nell’intervallo di riferimento 12-18% sulle calorie giornaliere. Le categorie alimentari considerate fonte primaria di proteine sono 5: carne, uova, pesce, legumi, latte e derivati.
Spiega a tal proposito il Dottor Giuseppe Di Mauro, Presidente SIPPS: “È di estrema importanza prestare attenzione al nostro introito proteico e consumare una sola fonte primaria di proteine ad ogni pasto da scegliere, dunque, tra legumi, carne, pesce, uova o latte e derivati, ma mai combinandole nello stesso pasto. Troppo spesso si eccede nel consumo di proteine senza rendersene conto, come nel caso del panino con formaggio e prosciutto.
Conclude il Dott. Leo Venturelli, Responsabile comunicazione SIPPS: “Le proteine non sono tutte uguali quelle di origine animale si definiscono complete, in quanto una singola porzione dell’alimento che le veicola è in grado di soddisfare pienamente il fabbisogno dell’organismo in termini proteici. Al contrario, le proteine derivanti da fonti vegetali quali i legumi si definiscono incomplete: in tal caso, una singola porzione non copre i fabbisogni proteici dell’organismo; per raggiungerli, è necessario consumare insieme un’altra fonte alimentare.
Bisogna quindi considerare quante proteine acquisisce un bambino nel totale degli alimenti che assume durante la giornata.
Proteine a parte, l’alimentazione deve apportare in giusta misura tutti i principi nutritivi di cui il bambino ha bisogno. Per esempio i grassi. “Il latte materno ne è particolarmente ricco, perché i piccoli hanno bisogno di grassi in proporzione maggiore rispetto ai bambini più grandicelli e agli adulti”, dice Maffeis. “Ecco perché si raccomanda di aggiungere alla minestrina un cucchiaino di olio d’oliva. Un’altra fonte di acidi grassi e sali minerali preziosi sono i semi oleosi, come le noci e le mandorle. Per quanto riguarda le fibre, è meglio limitarle fino all’anno di età. “Ai più piccoli si raccomanda di dare i legumi decorticati, cioè privi della parte fibrosa esterna”, spiega il pediatra. Infine, attenzione al sale, che non va mai aggiunto alle pappe dei più piccoli. “Il loro fabbisogno di sodio è pienamente coperto da quello contenuto negli alimenti”, dice l’esperto. “Un eccesso può predisporre all’ipertensione”.
Tabella: Fabbisogno Proteico Giornaliero Raccomandato
| Età | Fabbisogno Proteico |
|---|---|
| 6 mesi | 1,4 grammi per kg di peso corporeo |
| 12 mesi | 1,2 grammi per kg di peso corporeo |
| 18-24 mesi | 1 grammo per kg di peso corporeo |
| 3-5 anni | 0,9 grammi per kg di peso corporeo |
| Anni successivi | 0,9 - 1,1 grammi per kg di peso corporeo |
Svezzamento e microbiota intestinale
Lo svezzamento è un momento cruciale nello sviluppo del bambino, dove l’introduzione di cibi solidi segna una transizione fondamentale dalla sola alimentazione a base di latte materno o formula. Tuttavia, recenti studi scientifici stanno mettendo in evidenza una questione preoccupante: la quantità e il tipo di proteine introdotte durante lo svezzamento potrebbero avere effetti significativi sulla sua salute. Il microbiota intestinale, composto da trilioni di batteri che colonizzano il tratto digestivo, svolge un ruolo cruciale nella salute generale e nel corretto funzionamento del sistema immunitario. La composizione del microbiota può essere influenzata dalla dieta, e uno sbilanciamento può avere conseguenze negative sulla salute.
Tradizionalmente, lo svezzamento comportava l’introduzione graduale di cibi solidi, principalmente a base di cereali, frutta, verdura e proteine vegetali come legumi. Questa pratica può alterare il microbiota intestinale dei bambini. Allo stesso tempo, numerosi studi hanno collegato l’eccesso di proteine durante lo svezzamento all’aumento del rischio di obesità infantile e diabete di tipo 2.
Per mitigare questi rischi, è importante avere un approccio più equilibrato allo svezzamento, con un’attenzione particolare alla quantità e alla qualità delle proteine introdotte nella dieta del bambino. Inoltre, è fondamentale rispettare i tempi e i segnali del bambino durante lo svezzamento, evitando di forzarlo a mangiare più di quanto desideri e permettendogli di sviluppare gradualmente le proprie preferenze alimentari.
Consigli per una Corretta Alimentazione Infantile
Detto ciò, su alcuni fattori di rischio è possibile intervenire in modo preventivo. Per esempio, educando i bambini fin da piccoli a una alimentazione varia ed equilibrata, e a praticare attività fisica. Occorre dunque preoccuparsi non solo della quantità, ma anche della qualità di ciò che i bambini mangiano durante tutta l’infanzia, anche dopo il periodo di svezzamento.
Senza voler estremizzare, appare chiaro come il problema, dunque, sia la quantità. La soluzione, infatti, non è eliminare le proteine animali ma ridurle e integrarle con le proteine vegetali.
È nei primi anni, infatti, che si consolidano le preferenze in fatto di cibo e le abitudini che ci accompagneranno per il resto della vita. Ecco perché il momento migliore per impostare una alimentazione salutare è proprio durante l’età infantile.
Per promuovere uno sviluppo nella norma, prevenire il sovrappeso e diminuire il rischio di sviluppare malattie cronico-degenerative in età adulta, è indispensabile che i bambini consumino tutti i tipi di alimenti, preferibilmente quelli poveri di grassi e ricchi di vitamine, sali minerali e fibre.
Investire sulla salute dei più piccoli significa anche distogliere la loro attenzione dal cibo, con attività stimolanti. Così facendo, sarà meno probabile che un figlio si ritrovi a mangiare per distrarsi da una condizione emotiva, piuttosto che per fame.
In linea generale, si può affermare che, se si scelgono i cibi giusti, non si rischia di avere carenze in nutrienti o in energia e si controllano meglio anche gli eccessi.
In conclusione, lo svezzamento dei bambini è un momento cruciale per stabilire abitudini alimentari sane che influenzeranno la loro salute nel lungo termine. Una corretta gestione delle proteine durante questa fase può contribuire a preservare l’equilibrio del microbiota intestinale e a ridurre il rischio di obesità e altre patologie correlate nell’infanzia e oltre.
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