Dimagrire e Problemi Intestinali: Un Approccio Dettagliato

L’aumento dei tassi di obesità osservato negli ultimi decenni è principalmente legato a uno stile di vita sedentario e al consumo di alimenti ad alto contenuto calorico. L’effetto più estremo del sovrappeso è senza dubbio l’obesità che, mentre fino ad oggi era stata considerata un problema prettamente di medicina estetica, è stata recentemente riconosciuta come una vera e propria malattia.

In una società che mette sempre più in rilievo la percezione che gli altri hanno di noi, è aumentata proporzionalmente la frequenza con la quale viene chiamata in causa la chirurgia estetica nella risoluzione dei problemi legati all’ aspetto fisico. E’ ormai risaputo che il ruolo di protagonista, al centro di questo complicato universo, lo gioca l’intestino e soprattutto il microbiota, ossia l’insieme di batteri contenuto nel nostro intestino.

Il Ruolo del Microbiota Intestinale

Un vero e proprio ‘mondo’ fondamentale nel determinare stati infiammatori, orientare la deposizione di grasso e calibrare la spesa energetica, quindi il nostro peso corporeo. Stiamo parlando di un vero e proprio ecosistema, già formato alla nascita (poiché un bambino eredita molti dei batteri materni durante la gestazione e il parto) e che poi si sviluppa in modo autonomo risentendo fortemente anche del nostro stile di vita.

Mangiare ‘male’ provoca il cambiamento della flora intestinale e a questa cattiva abitudine corrisponde l’attivazione del sistema immunitario e di quello endocrino, che vanno ad influenzare il cervello. Qui ci sono i meccanismi che presiedono ai gusti personali e alla sensazione di fame e sazietà. Ma l’influenza di una flora batterica squilibrata non si ferma qui perchè a parità di apporto alimentare, una persona con un microbiota intestinale non in equilibrio tende ad ingrassare maggiormente rispetto ad una persona con un microbiota eubiotico, ossia in equilibrio.

Una condizione di disequilibrio del microbiota quindi può portare ad alterazioni quali l’insulino-resistenza, che a loro volta possono portare a obesità e diabete. È stato ampiamente dimostrato che il nostro microbiota può “parlare” direttamente col nostro cervello ed è corretto dire quindi che i microrganismi annidati nella nostra pancia possono influenzare le nostre decisioni alimentari. Negli ultimi anni è stato in parte smentito il pensiero percui per perdere peso dobbiamo mangiare di meno ed è cresciuta la consapevolezza che la nostra dieta debba invece essere tarata sulla risposta che il nostro microbiota dà a quello che ingeriamo.

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Le diete contenenti acidi grassi omega-3 sono protettive contro l’obesità e altri disturbi metabolici, grazie a un numero maggiore di batteri appartenenti ai generi Bifidobacterium e Lactobacillus e a livelli più elevati di Akkermansia muciniphila. Uno studio recente ha rivelato come una tipica dieta occidentale porti all’aumento di peso e all’insulino-resistenza nei topi, a causa della produzione microbica di acidi grassi a catena ramificata.

Diete e Perdita di Peso

Il passaggio da una dieta all’altra porta a cambiamenti nell’abbondanza di Actinobacteria, Bacteroidetes e Firmicutes. Sono stati inoltre dimostrati i benefici della dieta mediterranea (MedDiet) sui disturbi metabolici legati all’obesità. I partecipanti con insulino-resistenza ridotta avevano livelli maggiori di Bacteriodes uniformis e Bacteroides vulgatus e minori di Prevotella copri al basale.

Una strategia alimentare sempre più diffusa è il digiuno intermittente. Diversi studi hanno anche dimostrato che il digiuno intermittente ha portato a una perdita di peso dello 0,813% in individui sovrappeso od obesi per un periodo da 2 settimane a 1 anno senza effetti avversi. La perdita di peso è un obiettivo difficile da raggiungere e mantenere a causa della graduale diminuzione del metabolismo basale che porta al recupero del peso. Il ripristino della diversità e della normale funzione del microbiota intestinale è fondamentale per mantenere il normale metabolismo e l’omeostasi.

Perdita di Peso Involontaria: Cause e Sintomi

Oscillazioni del nostro peso corporeo rientrano tra i normali cambiamenti che si verificano nell’arco della vita e sono causati da uno squilibrio del bilancio energetico. A cosa può essere attribuito un calo di peso involontario? Una perdita di peso eccessiva e improvvisa può essere un sintomo di problemi di salute anche di particolare gravità. Vediamo alcune cause:

  • Depressione: Può incidere sensibilmente sulla sfera dell’alimentazione. Ciò accade quando la persona depressa non trova gradevoli alcune attività, tra le quali i pasti.
  • Demenza: Chi è affetto da patologie che compromettono le funzioni cognitive rischia di perdere peso perché tende a non alimentarsi più di sua spontanea volontà, e necessita di un sostegno esterno.
  • Patologie Gastro-Enteriche: Tra le numerose patologie che potrebbero causare un’involontaria perdita di peso, troviamo alcune patologie gastro-enteriche. Nel caso di patologie gastro- enteriche possiamo assumere probiotici.

La perdita di peso può essere un sintomo di problemi di salute mentale come la depressione o l'ansia. Se la perdita di peso è accompagnata da un senso persistente di affaticamento, potrebbe essere un segnale di problemi come l'insufficienza renale, l'insufficienza cardiaca o la malattia di Lyme.

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Le disfunzioni della ghiandola tiroidea o delle ghiandole surrenali possono portare a una rapida perdita di peso. Un'eccessiva attività della tiroide, nota come ipertiroidismo, può accelerare il metabolismo e causare una rapida perdita di peso. Le ghiandole surrenali, che producono ormoni come il cortisolo, possono influenzare anche il peso corporeo. Una produzione eccessiva di cortisolo, spesso associata a condizioni come la sindrome di Cushing, può causare una redistribuzione del grasso corporeo e una perdita di massa muscolare, con conseguente perdita di peso.

Colite Ulcerosa e Peso Corporeo

La colite ulcerosa è una malattia infiammatoria cronica intestinale (MICI) che può causare una perdita o un aumento di peso in chi ne è affetto. Le cause sono i numerosi sintomi, più o meno presenti nelle diverse fasi della malattia, i farmaci necessari per la cura e alcune abitudini alimentari errate, spesso indotte dalla malattia stessa che impone di evitare numerosi alimenti.

Per questo, è essenziale che chi soffre di colite ulcerosa segua una dieta bilanciata e corretta, capace di salvaguardare il microbiota intestinale, fondamentale per garantire l’integrità della barriera intestinale. Il microbiota ci permette infatti di assimilare l’energia e i nutrienti contenuti nei cibi, per questo è necessario mantenerlo in vita.

Spesso le diete occidentali, ricche di grassi e povere di fibre, conducono l’intestino a uno stadio di disbiosi, ovvero una condizione di squilibrio nella composizione della flora batterica a favore dei cosiddetti batteri “cattivi”, che alterano la barriera intestinale. Al contrario la dieta mediterranea, ricca di frutta e verdura fresca, e l’abitudine a mangiare cibi quanto più possibile naturali e non raffinati e industriali aiutano a mantenere integro il microbiota.

Colite Ulcerosa e Perdita di Peso

Sovente, chi soffre di colite ulcerosa perde l’appetito e, quando mangia, si sazia molto rapidamente. La causa è attribuibile ai sintomi tipici di questa patologia:

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  • Astenia
  • Diarrea con infiammazione e ulcerazione della parete addominale
  • Dolori addominali e anali (ascessi e stenosi infiammatorie)
  • Nausea
  • Coliche intestinali
  • Bruciori
  • Malassorbimento dei nutrienti

Alcuni studi sostengono che l'infiammazione nell'intestino provochi l'aumento di un ormone digestivo che trasmette subito il senso di sazietà. Una sorta di stratagemma del corpo per proteggersi dagli alimenti che rischiano di provocare un’infiammazione. Eppure, è importantissimo mangiare in modo adeguato. Anche durante la riacutizzazione dei sintomi, il corpo ha bisogno di calorie per reagire alla malattia e per non arrivare a uno stato di vera e propria malnutrizione.

Qualche consiglio per affrontare la perdita di appetito:

  • Mangia piccole porzioni di cibo più volte al giorno, ogni 2-3 ore.
  • Scegli cibi nutrienti, senza ricorrere a prodotti raffinati e trasformati a livello industriale.
  • Scegli frutta e verdura facilmente digeribile.
  • Regola la temperatura del cibo: i pasti troppo caldi o troppo freddi possono causare nausea.
  • Bevi molti liquidi, ma lentamente e distribuiti nell’arco della giornata, per evitare il senso di sazietà.
  • Se necessario, sotto controllo medico, testa i livelli di vitamine e minerali in modo da integrare in modo opportuno, se necessario.

Colite Ulcerosa e Aumento di Peso

Tra chi soffre di colite ulcerosa c’è chi dimagrisce, ma anche chi ingrassa. Quando si soffre di colite ulcerosa può essere complesso seguire una dieta bilanciata e nutriente: gli alimenti ricchi di fibre, come frutta e verdura, possono causare dolore, nausea o gonfiore addominale.

Sindrome dell'Intestino Irritabile (IBS)

Il colon irritabile, noto anche come sindrome dell’intestino irritabile (IBS), è una condizione cronica che colpisce milioni di persone in tutto il mondo. Conoscere i sintomi e le cure per il colon irritabile è senza dubbio il primo passo per riuscire a debellare il problema. Una corretta diagnosi può in questo senso prevenire il trascinamento del problema nel tempo, riducendone significativamente il disagio quotidiano.

Uno dei sintomi che può destare maggiore preoccupazione nelle persone affette da colon irritabile è la perdita di peso non intenzionale. Questo può accadere per vari motivi, tra cui la riduzione dell’assunzione di cibo a causa del dolore addominale o della paura di scatenare sintomi gastrointestinali. Il colon irritabile può inoltre influire negativamente sull’assorbimento dei nutrienti. Le alterazioni della motilità intestinale e i cambiamenti nella flora intestinale possono compromettere l’efficacia con cui il corpo assorbe le sostanze nutritive dai cibi.

Se si verifica una perdita di peso significativa, è quindi fondamentale rivolgersi a uno specialista per escludere altre possibili cause e ricevere consigli nutrizionali appropriati. Ecco perché un gastroenterologo può aiutare a identificare la causa esatta della perdita di peso e sviluppare un piano di trattamento adeguato.

La cura del colon irritabile richiede un approccio personalizzato, proprio perché i sintomi possono variare notevolmente da un individuo all’altro. I gastroenterologi sono specializzati nello studio e nella cura delle patologie del tratto digerente, inclusi lo stomaco e l’intestino. La sindrome del colon irritabile è una condizione gestibile con la giusta combinazione di conoscenza, trattamento medico e modifiche dello stile di vita. Affidarsi ai professionisti, che offrono una rete di supporto competente e specializzata, può fare la differenza nel raggiungimento di una vita quotidiana più serena e senza dolore.

Dieta FODMAP e Disturbi Alimentari

Dolore addominale, gonfiore, nausea, stipsi e diarrea sono sintomi gastrointestinali molto diffusi nella popolazione, ma spesso non hanno una spiegazione organica. La fisiopatologia dei disturbi dell’interazione intestino-cervello è complessa e solo in parte nota ma, secondo la teoria biopsicosociale più recente, è caratterizzata da una disregolazione bidirezionale dell’interazione intestino-cervello, attraverso l’asse intestino-cervello.

Negli ultimi anni il trattamento dei disturbi dell’interazione intestino-cervello ha utilizzato spesso diete che prevedono l’eliminazione di specifici cibi partendo dall’osservazione che circa due terzi dei pazienti con sindrome dell’intestino irritabile riportano che i loro sintomi sono collegati con l’assunzione di alcuni specifici. Gli studi sull’efficacia di alcune di queste diete, come la dieta FODMAP (Fermentable Oligosaccharides, Disaccharides, Monosaccharides, And Polyols) che riduce l’assunzione di alcuni cibi che tendono a fermentare nell’intestino e a trattenere e richiamare acqua dalla mucosa, hanno evidenziato che, se usate in modo appropriato, possono alleviare i sintomi fisici della sindrome dell’intestino irritabile.

Le diete di eliminazione in alcune persone possono determinare deficit nutrizionali, preoccupazioni per l’alimentazione e scatenare o aggravare un disturbo della nutrizione e dell’alimentazione. La malattia cronica, come un disturbo dell’interazione intestino-cervello, spesso si associa a una sensazione di perdita di controllo.

La teoria cognitivo comportamentale sostiene che la restrizione alimentare, comportamento che caratterizza l’esordio della maggior parte dei disturbi dell’alimentazione, ha origine da due vie principali che possono operare contemporaneamente. La prima si presenta nelle persone che hanno la necessità di controllare vari aspetti della loro vita (per es. lavoro, scuola, sport, altri interessi) quando in circostanze particolari iniziano a spostare i loro sforzi verso il controllo dell’alimentazione e sviluppano un’eccessiva valutazione del controllo dell’alimentazione. La seconda si verifica nelle persone che hanno interiorizzato l’ideale di magrezza e sviluppano un’eccessiva valutazione del peso e della forma del corpo. In entrambi i casi, il risultato è l’adozione di una restrizione dietetica estrema e rigida (dieta ferrea) che, a sua volta, rinforza la necessità di controllo dell’alimentazione, del peso e della forma del corpo.

Le diete di eliminazione possono aumentare il rischio di ARFID, un disturbo della nutrizione caratterizzato da una persistente incapacità di soddisfare adeguati bisogni nutrizionali e/o energetici che porta a conseguenze clinicamente significative (es. perdita di peso o incapacità di raggiungere l’aumento di peso atteso, deficit nutrizionale, dipendenza dall’alimentazione enterale o supplementi nutrizionali orali, interferenza con il funzionamento psicosociale). La terza caratteristica, in particolare, quando è associata alle preoccupazioni che alcuni cibi possano scatenare o accentuare i sintomi gastrointestinali, porta ad eliminare numerosi alimenti e spesso ai terapeuti a prescrivere diete di eliminazione.

Secondo la teoria cognitivo comportamentale le persone con un temperamento ansioso e un’aumentata sensibilità alle sensazioni fisiche, quando hanno dei sintomi gastrointestinali che associano all’assunzione di determinati alimenti, sviluppano delle predizioni negative (es. “Questo cibo mi questo cibo mi farà sentire gonfio”) che gestiscono con la l’evitamento/restrizione del cibo. Questo comportamento produce una compromissione dello stato nutrizionale e talora di basso peso che determinano lo sviluppo di alcuni sintomi (es. sensazione di pienezza da ridotto svuotamento gastrico, stipsi, aumento dei pensieri sul cibo e ansia) che mantengono e accentuano l’evitamento/restrizione del cibo. Inoltre, l’evitamento/restrizione del cibo fa in modo che le persone perdano l’opportunità di confutare le loro predizioni negative. Infine, non è infrequente che queste persone, durante il consumo dei pasti, mettono in atto alcuni comportamenti di sicurezza.

La prevalenza di sintomi di ARFID nella popolazione adulta gastroenterologica è di circa il 20%, mentre in quella pediatrica varia tra l’1,5% e il 3,9%. La restrizione dietetica calorica e il basso peso determinano lo sviluppo di numerosi sintomi da malnutrizione per difetto, tra cui preoccupazioni per il cibo, sensazione di pienezza precoce da rallentato svuotamento gastrico, stipsi e ansia) che portano ad eliminare ulteriori alimenti e a restringere ancora di più l’alimentazione.

Sebbene i dati sul tasso di prevalenza dei disturbi dell’alimentazione nelle persone con disturbi dell’interazione intestino-cervello siano conflittuali, circa il 30% delle persone con disturbi funzionali gastrointestinali valutate tramite un sondaggio online hanno soddisfatto i criteri diagnostici per un disturbo dell’alimentazione valutato con l’Eating Disorder Examination Questionnaire.

Quando i sintomi gastrointestinali, l’evitamento del cibo e il basso peso sono associati alla paura di ingrassare, all’eccessiva valutazione del peso e della forma del corpo o ad altri comportamenti estremi di controllo del peso (es. vomito autoindotto, esercizio fisico eccessivo), la diagnosi di anoressia nervosa o di altri disturbi dell’alimentazione è semplice. Più complessa è la valutazione diagnostica nei pazienti con sintomi gastrointestinali e deficit nutrizionali che non riportano la paura di ingrassare e le preoccupazioni per il peso e la forma del corpo. Va invece sospettata la presenza di ARFID quando è presente un evitamento generalizzato degli alimenti in risposta all’ansia sui potenziali sintomi gastrointestinali anche durante i periodi di bassa attività dei sintomi.

La presenza di un disturbo dell’alimentazione o dell’ARFID in pazienti con sintomi gastrointestinali controindica la prescrizione di una dieta di eliminazione. In questi casi il paziente va inviato ad un centro specializzato per il trattamento dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione.

Identificare le persone con disturbi gastrointestinali che sono a rischio di sviluppare un disturbo della nutrizione e dell’alimentazione con l’adozione di una dieta di eliminazione non è facile. Le caratteristiche che potrebbero aumentare il rischio di sviluppare un disturbo dell’alimentazione sono il genere femminile, l’adolescenza, l’eccesso di peso o al contrario di basso peso nell’infanzia e nella prima adolescenza, l’aver subito prese in giro per il peso e la forma del corpo, alcuni tratti di personalità (es. perfezionismo, bassa autostima) e la presenza di disturbi dell’alimentazione in famiglia.

L’ARFID, invece, sembra svilupparsi con maggiore probabilità nelle donne normopeso quando perdono più di 5 kg di peso, in quelli che riportano sintomi allo stomaco o al tratto gastrointestinale inferiore e quando i cibi evitati e ristretti non sono solo associati ai sintomi gastrointestinali.

La presenza di fattori di rischio potenziali per lo sviluppo di un disturbo della nutrizione e dell’alimentazione è una controindicazione alla prescrizione di una dieta di eliminazione per la gestione dei sintomi gastrointestinali. In questo caso, i sintomi vanno gestiti con i trattamenti raccomandati per la cura dei disturbi dell’interazione intestino-cervello che non prevedono l’eliminazione di specifici alimenti.

Infine, anche quando si è esclusa la presenza di un disturbo della nutrizione e dell’alimentazione o di fattori di rischio potenziali per il suo sviluppo, prima di prescrivere una dieta di eliminazione vanno sempre discussi i pro e i contro con il paziente. Se si decide che l’adozione di questa dieta potrebbe potenzialmente aiutare a migliorare i sintomi gastrointestinali, non è consigliabile consegnare solo una dispensa sui cibi da assumere o eliminare e fornire dei consigli generici, ma è raccomandabile che il paziente sia seguito da un dietista/nutrizionista esperto nella gestione delle malattie gastrointestinali e che sappia identificare i segnali precoci di un disturbo della nutrizione e dell’alimentazione.

Tabella: Fattori di Rischio per Disturbi Alimentari in Pazienti con Problemi Gastrointestinali

Fattore di Rischio Dettagli
Genere Femminile
Età Adolescenza
Peso Eccesso di peso o basso peso nell'infanzia e adolescenza
Esperienze Aver subito prese in giro per il peso e la forma del corpo
Personalità Tratti come perfezionismo e bassa autostima
Storia Familiare Presenza di disturbi dell'alimentazione in famiglia
ARFID Donne normopeso che perdono più di 5 kg, sintomi allo stomaco o tratto gastrointestinale inferiore, cibi evitati non solo associati ai sintomi gastrointestinali

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