Il benessere dell'intestino è fondamentale per la nostra salute generale, e la dieta gioca un ruolo cruciale nel mantenere questo equilibrio. L'alimentazione può essere una strategia terapeutica molto valida, ad esempio, nella malattia di Crohn. Diversi studi epidemiologici hanno dimostrato una correlazione tra l’aumento del rischio di MICI e lo stile alimentare occidentale (Western diet), che consiste in una dieta ricca di prodotti industriali, emulsionanti, acidi grassi insaturi, proteine e zuccheri semplici e povera di frutta e verdura.
Il Ruolo della Dieta nelle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI)
Tra le strategie per gestire le MICI, l'alimentazione riveste un ruolo significativo. È importante sapere che l'alimentazione, si noti bene, non è la causa scatenante delle patologie infiammatorie croniche dell’intestino, né lo strumento sufficiente a guarirle. Nelle persone sane, alcuni alimenti aiutano a prevenire gli squilibri della flora batterica intestinale, mentre in chi soffre di malattie infiammatorie come il morbo di Crohn e la rettocolite ulcerosa, possono aiutare a controllare i sintomi.
Dieta di Esclusione (CDED) e Nutrizione Enterale Esclusiva (NEE)
Queste due opzioni funzionano mettendo a riposo l’intestino, ovvero eliminando i componenti alimentari che possono influire sullo stato di attivazione delle cellule immunitarie residenti nella mucosa intestinale, e sono efficaci nell’indurre la remissione della malattia di Crohn in circa il 70% dei pazienti. Entrambe le opzioni funzionano mettendo a riposo l’intestino, ovvero eliminando i componenti alimentari che possono influire sullo stato di attivazione delle cellule immunitarie residenti nella mucosa intestinale. Purtroppo la prosecuzione nel lungo periodo di queste diete non è facile per tutti per via della loro composizione molto selettiva. Inoltre una volta ripristinata la normale alimentazione l’infiammazione può tornare a manifestarsi nel 40-50% dei casi a distanza di 12 mesi dalla sospensione. Per quanto riguarda la NEE vi è evidenza che mantenere una quantità corrispondente a circa il 50% del fabbisogno calorico, liberalizzando la dieta per il restante 50%, è utile nel mantenere la remissione di malattia più a lungo.
Glutine e MICI: Cosa Sapere
Il glutine è un complesso proteico contenuto in alcuni cereali, tra cui il frumento, il farro, l’orzo, la segale. È bene sapere che il glutine di per sé non è mai la causa di una ricaduta di malattia e l’unica evenienza in cui sia necessaria la dieta senza glutine in un paziente con MICI è quella in cui coesista la diagnosi di celiachia. In questo caso, una volta concluso il periodo di trattamento, il glutine può essere reintrodotto. Detto ciò, alcune persone possono trovare gli alimenti contenenti glutine difficile da “digerire” o sperimentare sintomi come gonfiore, dolore addominale, diarrea in concomitanza con il consumo di questi alimenti.
Lattosio e MICI: Intolleranza e Effetti
Il latte e i suoi derivati (es: ricotta, formaggi freschi, burro, panna, ecc) sono alimenti ricchi in proteine ad alto valore biologico, calcio e diverse vitamine, che sono nutrienti utili nel periodo di crescita. Questo problema è indipendente dalla MICI e consiste in una carenza dell’enzima digestivo lattasi. Chi è intollerante al lattosio può decidere se eliminare completamente gli alimenti che lo contengono, o se mantenerne una quantità tollerata, senza il rischio che l’intestino ne sia danneggiato. Anche in chi ha una MICI, non ci sono evidenze che il lattosio di per sé possa avere un effetto dannoso sulla mucosa intestinale e in generale sul controllo dell’infiammazione. Come per il glutine, anche per il lattosio le diete di esclusione (CDED e NEE) ne prevedono l’eliminazione temporanea.
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Fibre: Solubili vs. Insolubili
È importante però sapere che non tutta la fibra è uguale, si distingue infatti in fibra “insolubile” e fibra “solubile”. La fibra “insolubile”, è presente in quantità nelle verdure visibilmente fibrose (come biete, fagiolini, insalata iceberg, ecc), nei cereali integrali e crusca, questa non viene digerita nell’intestino umano e viene pertanto eliminata.
Intolleranze Alimentari: Test e Diagnosi
Esistono in commercio numerose tipologie di test che vengono proposti per la diagnosi di intolleranze alimentari, come il dosaggio delle IgG4, i test su sangue da dito, saliva, DNA, capelli e altro ancora. Come già detto, l’intolleranza al lattosio è un difetto enzimatico che si verifica più spesso all’avanzare dell’età e che si può diagnosticare su base clinica (comparsa di sintomi specifici in relazione al consumo di cibi contenenti lattosio) ed eventualmente facendo ricorso al Breath test. Al di fuori di queste condizioni patologiche, è comunque ben noto come alcuni alimenti possono provocare disturbi quali gonfiore e irregolarità nella funzione intestinale. Ad esempio, la fibra insolubile molto presente nei legumi (es. fagioli, ceci, ecc), nei cereali integrali (es. farro, orzo, ecc) o nelle brassicacee (es. verza, cavolfiore, cavolo, ecc) può fermentare nel tratto intestinale e provocare meteorismo, soprattutto nei soggetti che non consumano spesso questi alimenti. Tuttavia, qualora ci sia una forte correlazione tra il consumo di un preciso alimento (es. cibi contenenti lattosio o glutine) e la comparsa di disturbi intestinali, si può decidere di evitarlo per un periodo di tempo ad esempio fino alla risoluzione dell’infiammazione intestinale MICI correlata in caso di malattia attiva. In questi casi, una volta raggiunta la remissione, è consigliato riprendere gradualmente a consumare quell’alimento.
Alimenti da Evitare e da Limitare
Siamo d’accordo che le cosiddette “schifezze”, come cibi ultraprocessati, “junk” food, bevande zuccherate, ecc… non fanno parte di una sana alimentazione, poiché ricche di sostanze, come grassi, zuccheri semplici, coloranti, emulsionanti, ecc, che se consumate in grandi quantità non fanno bene al nostro organismo.
Tra gli alimenti da limitare o evitare, in quanto, di solito, peggiorano i sintomi della malattia infiammatoria cronica intestinale, abbiamo:
- Alcolici e superalcolici
- Bibite gassate
- Cacao e cioccolato
- Caffè, tè, Coca Cola e bevande contenenti caffeina (si può invece consumare il caffè decaffeinato e il tè deteinato)
- Carni grasse
- Curry, noce moscata, pepe, peperoncino
- Formaggi fermentati e grassi
- Fritture
- Insaccati
- Lardo, strutto
- Pasticceria elaborata
- Spezie
È opportuno limitare inoltre il consumo di verdure e alimenti ricchi di fibre, soprattutto nella malattia di Crohn:
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- Asparagi, barbabietola, cavolfiore, cavolo, cipolla, fagioli, pomodori, porro, rabarbaro, spinaci
- Frutta (se ne deve fare un uso moderato, preferendo gli agrumi e le banane; ci si ricordi poi che la frutta deve essere sbucciata; unica eccezione è l’ananas, preferibilmente assunto come succo: la bromelina in esso contenuto ha effetto anti-infiammatorio)
- Latte e latticini (eliminarli o moderarne drasticamente il consumo)
- Pane fresco integrale
- Pesci grassi, crostacei e molluschi e uova
Per quanto riguarda le fibre, generalmente, in caso di colite ulcerosa, si tende a consigliarne un uso moderato, preferendo quelle medicate morbide (psyllium). Nella malattia di Crohn le fibre sono sconsigliate in ogni caso.
È importante tenere presente che gli alimenti “sconsigliati” non sono gli stessi per tutti i soggetti.
Cibi Consentiti
Tra gli alimenti consigliati ricordiamo:
- Avena, orzo (con moderazione nel morbo di Crohn, ma vietati in quello di tipo stenosante)
- Carni bianche o rosse magre, preferibilmente cucinate tramite cottura ai ferri o cottura al vapore
- Formaggi a pasta cotta, cioè quelli in cui la temperatura di cottura è superiore a quella di formazione della cagliata, mentre quelli a pasta cruda non subiscono nessun trattamento termico
- Pane tostato, cracker, fette biscottate, grissini
- Pesci magri lessi
- Prosciutto sgrassato (sia crudo che cotto)
- Verdure a foglia morbida nelle fasi quiescenti di malattia: carote, insalata (lattuga morbida, gallinella), zucchine lesse (con moderazione nel Crohn)
- Yogurt magro e alimenti probiotici in genere (quando non vi sia intolleranza al lattosio)
La preferenza va poi a piatti semplici e non elaborati; da evitare grassi in eccesso e fritture. Può essere utile bere un po’ più del normale, per compensare episodi diarroici. I liquidi introdotti non devono essere né troppo caldi né troppo freddi. Si ricorda inoltre di evitare eccessi alimentari e si consiglia di consumare piccoli pasti, ripartendoli nel corso della giornata. È importante masticare i cibi lentamente e accuratamente, perché ciò favorisce il processo digestivo. Inoltre, limitare il consumo di fibre, poiché frutta, verdure e alimenti integrali possono peggiorare l’infiammazione e, nel Crohn, soprattutto se del tipo stenosante, rischiare sub-occlusioni.
Alimenti Chiave per il Benessere Intestinale
«Alcuni alimenti aiutano a prevenire gli squilibri della flora batterica intestinale nelle persone sane e a controllare i sintomi di malattie infiammatorie come il morbo di Crohn e la rettocolite ulcerosa, di cui soffrono circa 200 mila persone in Italia», spiega il professor Silvio Danese, responsabile del Centro per le Malattie infiammatorie croniche dell’intestino (Mici) dell’Humanitas di Rozzano (Milano).
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Banane (non troppo mature)
Punta su quelle non troppo mature: uno studio della British Nutrition Foundation ha infatti dimostrato che, per riuscire a equilibrare la flora intestinale, devono avere la buccia striata di verde. «Le banane ancora un po’ acerbe contengono un amido che nel colon produce acidi grassi a catena corta in grado di prevenire le infiammazioni e di modulare la composizione del microbioma.
Mela (con la buccia), Kiwi e Papaya
Anche la mela è molto efficace, a patto però di mangiarla con la buccia: qui è infatti massimo il contenuto di pectina, fibra dall’azione prebiotica.
Cicoria
«Questa verdura va consumata intera, preferibilmente cotta al vapore per non disperderne le proprietà», sottolinea Marco Bianchi.
Topinambur
Il consiglio però è di iniziare a introdurlo nella dieta a piccole dosi, per evitare possibili disturbi quali meteorismo e crampi addominali.
Aglio e Cipolla
Tra i vegetali, non vanno dimenticati aglio e cipolla, anch’essi ricchi di fibre prebiotiche.
I 5 Alimenti Indispensabili per un Intestino Sano
- Cereali integrali: Ricchi di fibre prebiotiche, che nutrono il microbioma e aiutano a mantenere stabili i valori della glicemia.
- Frutta secca e semi oleosi: Fonti di nutrienti preziosi e di acidi grassi essenziali Omega 3, dalle proprietà antinfiammatorie.
- Olio extravergine d'oliva: Limita la formazione di molecole pro-infiammatorie grazie ai grassi monoinsaturi, vitamina E e polifenoli.
- Spezie: Curcuma e zenzero sono ottimi antinfiammatori, ma è meglio limitare il pepe e usare il curry dolce.
- Pesce azzurro: Ricco di Omega 3, stimola la produzione di mediatori antinfiammatori.
Esempio di Menu Antinfiammatorio
- Verdure consigliate: melanzane, rucola, fagiolini, carote, zucchine, patate, finocchi, spinaci, peperoni, cetrioli, pomodori.
- Frutta consigliata: kiwi, agrumi, uva, melone, fragole, mirtilli, lamponi, ananas, banane a media maturazione.
- Cereali: riso, mais, quinoa e grano saraceno.
- Proteine: carne e pesce magri, legumi decorticati.
- Latticini: meglio se delattosati.
Tra la verdura limitare: broccoli, cavoli, cavolfiore, radicchio, verza, carciofi, cipolla e aglio.
Limitare il consumo della seguente frutta: pesche, albicocche, ciliegie, anguria, more, prugne, mele, pere, melograno.
Consigli Aggiuntivi
Gli alimenti troppo grassi o unti, i cibi speziati e quelli che contengano caffeina e cacao, ad esempio, aumentano l’attività dell’intestino. Sono quindi poco indicati, in caso di diarrea e crampi addominali. Altri alimenti, notoriamente salutari per la generalità della popolazione sana, sono sconsigliati nelle fasi di riacutizzazione della malattia. Le diete fai-da-te sono in ogni caso da evitare, poiché le restrizioni alimentari ingiustificate possono a loro volta comportare squilibri nutrizionali nocivi alla salute.
Oltre alle diete suggerite per le diverse fasi delle patologie (dieta liquida, dieta a basso residuo, dieta con poco lattosio ecc.), il libro ricorda l’importanza dell’alimentazione simbiotica, vale a dire qualificata dalla assunzione di prebiotici e probiotici. I primi si trovano in cipolle, banane, pomodori, miele, aglio, orzo e grano, e ‘nutrono’ alcuni batteri utili (i probiotici), come i lattobacilli e i bidifobatteri. Questi ultimi sono presenti negli alimenti fermentati (yogurt, kefir, crauti, per esempio) e negli integratori (fermenti lattici). Gli Omega-3, a loro volta, sono degli antinfiammatori.
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