Quando si parla di gestione "barefoot" (letteralmente, "scalzo") in ambito equestre, ciò implica in realtà una serie di concetti che vanno ben oltre la semplice rimozione dei ferri.
L’idea di fondo è di cercare di fornire al cavallo condizioni di vita quanto più simili possibile a quelle del suo "ambiente evolutivo", ovvero le praterie del mid-west e le aree semiaride del sud-ovest degli Stati Uniti.
Questa idea nasce dalle osservazioni fatte sulle popolazioni di cavalli bradi ancora presenti in queste aree, caratterizzate da una forma fisica invidiabile e un’incidenza estremamente limitata delle due patologie più letali nel cavallo domestico: la colica e la laminite.
Purtroppo, negli anni passati, molti in Italia, per vari motivi, hanno confuso una corretta gestione “barefoot” con la sola rimozione dei ferri, ottenendo di conseguenza risultati mediocri o deludenti.
I Tre Fattori Determinanti per la Gestione del Cavallo Scalzo
Una vera gestione "barefoot" prevede come minimo la presenza di 3 elementi chiave:
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- Vita di branco e socializzazione
- Spazi adeguati e igiene
- Alimentazione basata su foraggi e bilanciata correttamente secondo le linee guida NRC
Paradossalmente, la rimozione dei ferri è un aspetto marginale della gestione naturalizzata o "barefoot" e molti dei benefici per la salute attribuiti all’assenza dei ferri sono in realtà spesso dovuti in buona parte agli altri fattori.
La rimozione dei ferri, che si tratti di una scelta temporanea o definitiva, spesso consente al piede di riguadagnare in salute e robustezza, ma solo se sono garantite le altre condizioni.
Sferrare il cavallo se non sono garantite almeno in buona parte le condizioni sopraelencate, di solito è inutile e talvolta controproducente.
Al contrario invece, garantire tutte le condizioni per una gestione naturalizzata a un cavallo ferrato può portare notevoli benefici fisici e psicologici, come ad esempio la riduzione o scomparsa di stereotipie, zoppie, dolori muscolo-scheletrici ecc.
Il cavallo in natura si ciba prevalentemente di erba da pascolo povero, integrando con arbusti, cortecce, radici: questo tipo di alimentazione può essere riprodotta per il cavallo domestico utilizzando fieno di buona qualità, ricco di fibre.
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Da evitare, invece, erbe ricche di carboidrati come le leguminose e l’erba medica.
Consigli Pratici sull'Alimentazione
Nel cavallo scalzo non c'è bisogno di alimentazione diversa. Buon fieno di prato a volontà.
La crusca è adatta ai maiali, non ai cavalli.
I pastoni sono stati "inventati" per controbilanciare un'alimentazione eccessivamante proteica e sbilanciata, usata in genere nei cavalli da corsa, notoriamente forzati da questo profilo. Grandi quantità di avena, poco fieno, ecc. ecc.
Oggi si preferisce mantenere un bilanciamento privilegiando il fieno, fibre, e diminuendo i concentrati, generalmente troppo proteici.
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Il massimo poi si ottiene usando sempre, 365 giorni all'anno, la stessa razione: fieno di prato, avena, se vuoi con qualche altro cereale, acqua e integratori.
La spiegazione è logica: l'alternanza degli alimenti porta ad una continua modifica della flora intestinale. Lo stress derivante da queste continue sostituzioni è maggiore del vantaggio.
L'Importanza dei Sali Minerali
Molto importanti sono i sali minerali. Però da più parti sento che i rulli di sale lasciati nei box sono assolutamente inutili.
C'è chi consiglia di dare sale naturale, sale marino per l'esattezza, che conterrebbe molti elementi utili al cavallo. Però ho sempre saputo che il cloruro di sodio è dannoso.
Il sale pastorizio era, forse oggi non lo è più, un ottimo integratore salino per pecore, capre e vacche. 50/60 anni fa la qualità dei terreni era tale da fornire alla pianta tutti gli elementi che ne avrebbero permesso una normale crescita. Oggi non è più così'.
Concimazioni azotate forzate, diserbanti, disseccanti, monocolture, aumento dell'inquinamento, piogge acide, ecc. ecc., ne hanno modificato la struttura. La razione che forniamo, anche se sembra equilibrata, non le è più'.
Quello che va sottolineato è che l'azione da intraprendere è nei confronti della razione, non del cavallo. Sono gli alimenti a dover essere bilanciati, non i cavalli a dover essere integrati.
In natura il cavallo riesce a trovare tutto. Erbe giuste, frutti, foglie, ecc. Nei box, e nei paddock, con un'alimentazione fornita dall'uomo, anche ottimale, fieno di prato, granaglie e acqua, i reali fabbisogni non sono coperti, perché gli alimenti di oggi non sono più completi, sono assolutamente carenti e sbilanciati soprattutto rispetto ai minerali. In particolare sono molto ricchi di ferro, ma carenti di rame e zinco.
Fornire un integratore a caso, rulli bianchi, rosa, blu e simili, non serve a nulla. Se osservate un cartellino di integratori e trovate ferro, vit. D, poca vit. A, poca o niente vit. Come meglio credi.
Come sempre, però, chi ci rimette sono i cavalli, costretti ad ingurgitare tutto ciò che l'uomo sostiene che sia ben bilanciato e adatto ad ogni livello di attività e di età.
La Scelta Consapevole della Ferratura
Che la ferratura sia un "male", un "evil", giustificata solo dal fatto di essere "necessario", è cosa nota e ben precedente la nascita del movimento barefoot.
Ora, quando si sceglie un male a fin di bene (come, ad esempio, un intervento chirurgico demolitore), ci vuole il consenso; ma non solo, per essere valido, ci vuole in consenso informato.
Il che vuol dire: chi propone l'intervento, deve spiegare in dettaglio, e senza partigianerie, e con una conoscenza profonda e aggiornata dei fatti, quali sono i benefici e quali sono i rischi di entrambe le scelte.
Non contano né le tradizioni, né le abitudini, né gli usi o le mode: contano i fatti, i dati obiettivi, le cose documentate.
Per questo rinnovo l'appello sia ai maniscalchi (Mare Shall, "colui che ha la responsabilità delle cavalle - della scuderia", etimo identico a "Maresciallo") che ai veterinari: NON POTETE raccogliere alcun consenso informato, se prima non vi informate a fondo voi, e non siete in grado di fornire dati assolutamente obiettivi ma solo opinioni, o il frutto di un'esperienza personale. Vi assumete una grande responsabilità.
Il mio consenso a ferrare la mia cavallina di tre anni NON è stato affatto un consenso informato, nessuno mi ha detto che la cosa poteva essere evitata, che già migliaia di cavalli, nel 2001, nel mondo, venivano felicemente montati senza ferri… mi sento tradito da persone in cui avevo riposto la mia fiducia.
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