Tabella Alimentazione Suini: Fabbisogno Nutrizionale

Quando si parla di costo di produzione si intende l’insieme dei costi che un’impresa deve sostenere per produrre un determinato bene o erogare un servizio. In un allevamento di suini da ingrasso, dove lo scopo ultimo è la produzione di carne, il costo di produzione è generato da vari fattori, tra i quali spicca l’alimentazione che rappresenta la spesa maggiore tra le voci.

Indice di Conversione Alimentare e Resa Alimentare

L’indice di conversione alimentare (ICA) misura la capacità di un suino nel trasformare l’alimento ingerito in aumento di peso corporeo. Può essere definito come la quantità di mangime espressa in kg necessaria per depositare 1 kg di peso vivo (ad esempio, la quantità di mangime che un suino di 30 kg mangia per raggiungere il peso di 31 kg).

La resa alimentare invece, misura l’incremento di peso di un suino dopo che ha consumato 1 kg di mangime. Prendiamo nuovamente il nostro suino di 30 kg: dopo aver mangiato 1 kg di mangime pesa 30,5 kg; la resa sarà espressa dal rapporto tra l’incremento di 0,5 kg e il kg di mangime ingerito. Il risultato quindi sarà pari a 0,5 che espressa in percentuale risulterà pari al 50%.

Il monitoraggio di questi valori e una loro attenta analisi può tramutarsi in un utile strumento economico atto a valutare un possibile punto critico del programma alimentare applicato. La resa del mangime può essere controllata nel corso del ciclo di produzione confrontandola con tabelle aziendali standard (accrescimento ponderale giornaliero atteso, ingestione di mangime prevista) in modo da valutare l’eventuale scostamento dai valori di riferimento ed intervenire tempestivamente sul programma alimentare applicato e/o sulla formulazione del mangime.

L’accuratezza di questi valori è maggiore quanto più lungo è il periodo considerato: risultano realmente significativi solo se misurati per periodi superiori ai 3 mesi.

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Fattori Che Influenzano l'Indice di Conversione Alimentare

  1. Peso vivo dei suini: L’ICA aumenta proporzionalmente col peso di macellazione dei suini come conseguenza dell’incremento progressivo dei fabbisogni di mantenimento (per fabbisogno di mantenimento si intende la quota di nutrienti necessari all’animale per mantenersi in vita senza produrre nulla); un animale di 60 kg necessita di 0,7 kg di mangime con valori nutritivi standard, a 90 kg necessita di 1,1 kg mentre a 120 kg di 1,3 kg. Si stima che nel suino leggero ogni kg di peso vivo in più alla macellazione modifichi l’indice di conversione alimentare di 0,01.
  2. Velocità di accrescimento giornaliero: La capacità di deporre tessuto muscolare è strettamente correlata all’età degli animali.
  3. Razionamento: L’efficienza alimentare varia a seconda del livello di ingestione. Se un suino ingerisce una ridotta quantità di mangime rispetto al suo fabbisogno fisiologico, la maggior parte dei nutrienti verrà utilizzata per coprire il proprio fabbisogno di mantenimento con conseguente ridotto incremento ponderale giornaliero. Al contrario, consumando una quantità eccessiva di alimento si avrà un aumento del peso ma l’indice di conversione alimentare diminuirà perché si avrà un eccessivo deposito di grasso a discapito della massa magra.

In linea di massima l’effetto del razionamento sull’indice di conversione alimentare dipende dalla sua intensità. Per principio, l’ica migliora quando la riduzione dell’apporto di alimento permette di diminuire il deposito di grasso senza alterare il deposito muscolare ma se il razionamento è troppo severo, la parte di nutrienti utilizzati per coprire i fabbisogni di mantenimento aumenta a scapito dell’ica. Nella produzione del suino pesante, l’ica tende a migliorare negli animali razionati in ragione del 85-90% della capacità d’ingestione volontaria; razionamenti più spinti portano a peggioramenti dell’ica. Un aumento della quantità di mangime somministrato, invece, riduce la conversione alimentare a causa dell’incremento del contenuto energetico dei tessuti depositati (prevalentemente grasso).

  1. Genetica e sesso: a parità di mangime ingerito, i maschi castrati hanno indici di incremento giornaliero inferiori e maggiori depositi adiposi rispetto alle femmine e ai maschi interi. Allo stesso modo suini ad elevato valore genetico (selezionati per avere rapidi accrescimenti ponderali) utilizzano in modo più efficiente l’alimento ingerito.
  2. Qualità del mangime: più elevata è la qualità del mangime e migliore sarà la conversione alimentare. I mangimi di qualità sono formulati in modo da coprire perfettamente i fabbisogni nutritivi del suino e sono studiati per massimizzare la digeribilità sfruttando al massimo i nutrienti ingeriti dall’animale; inoltre possono vantare una maggiore appetibilità, che ne facilita l’ingestione da parte dell’animale limitando gli avanzi in mangiatoia.

Al contrario i mangimi a basso costo spesso non sono adeguatamente bilanciati e di conseguenza non permettono al suino di esprimere appieno il suo potenziale di crescita; inoltre possono essere prodotti con materie prime di qualità inferiore e questo aumenta la probabilità di incorrere nella presenza di fattori antinutrizionali e/o nella contaminazione da micotossine. In ultimo risulteranno meno appetibili e ne verranno ingerite quantità inferiori con possibili avanzi in mangiatoia e con conseguenze negative sull’accrescimento il mangime avanzato in mangiatoia inoltre, è un substrato ideale per la replicazione batterica e può andare incontro indesiderate fermentazioni, il che può causare problemi a livello gastroenterico negli animali. In ultimo la scarsa qualità dell’alimento si associa spesso ad aumento delle perdite per malattia e mortalità ed alla riduzione degli accrescimenti di peso.

  1. Valore nutritivo dell’alimento: La densità energetica del mangime misura il contenuto di energia per unità di peso (1 kg). Il consumo di un mangime a basso contenuto energetico sarà elevato, con conseguente riduzione dell’ICA, mentre un mangime più concentrato fornirà indici di efficienza alimentare decisamente superiori. La grassatura di un mangime ne aumenta la densità energetica con conseguente riduzione del consumo; ciò comporta un marcato miglioramento dell’indice di conversione alimentare.
  2. Concentrazione energetica dell’incremento di peso: L’incremento di peso che si registra in un suino è dovuto alla somma del deposito di numerosi tessuti: muscolare, adiposo, osseo, cartilagineo, organi e sangue. Il deposito di grasso richiede più energia rispetto al deposito di tessuto magro (circa 3,5 kg di mangime per ogni kg di tessuto adiposo depositato contro 1,25 kg di mangime per ogni kg di tessuto magro - “Whittemore, 1993”); ne consegue che il deposito di grasso richiede un consumo maggiore di mangime. La deposizione di tessuto adiposo cresce all’aumentare del peso vivo e in soggetti geneticamente meno predisposti a rapidi incrementi giornalieri.
  3. Granulometria: la granulometria del mangime incide sulla capacità digestiva del suino. Per un’ottimale conversione alimentare la dimensione delle particelle dovrebbe essere compresa fra 650 e 750 micron. Se troppo grossolano, il mangime risulta meno digeribile con conseguente calo dell’indice di conversione alimentare: è stato valutato che un aumento di dimensione delle particelle di mangime di 100 micron causa un peggioramento dell’efficienza alimentare di circa 1,3%, mentre una macinatura troppo fine, aumenterà l’incidenza di ulcere gastriche.
  4. Spreco di mangime: Il mangime distribuito giornalmente per ogni suino deve tener conto anche della quota sprecata che può raggiungere valori superiori al 30%. Gli sprechi possono dipendere da numerosi fattori, singoli o combinati: mangiatoie rotte, difettose o inadatte, errori nella distribuzione del mangime, perdite nello stoccaggio delle materie prime ad opera di funghi, insetti e roditori. Mettere in atto delle semplici ma efficaci pratiche manageriali volte ad eliminare gli sprechi non solo è un ottimo modo per migliorare l’indice di conversione alimentare, ma avrà anche un impatto positivo sulla riduzione dei consumi e conseguentemente sui costi alimentari.
  5. Densità dei suini: è ormai cosa risaputa che il sovraffollamento concorre ad una riduzione dell’ingestione del mangime e di conseguenza alla diminuzione dell’incremento medio giornaliero e dell’efficienza alimentare: si registra una riduzione del 3% di ingestione di alimento per ogni 0,1 m² di riduzione di spazio rispetto alle indicazioni standard. Questo calo di ingestione non solo ha un impatto negativo sulla crescita degli animali ma agirà anche sul loro umore rendendoli più nervosi ed aggressivi, innescando meccanismi di competizione alimentare e lotte con conseguente aumento di traumi, ferite e zoppie. In ultimo, ma non meno importante in caso di problematiche sanitarie la diffusione sarà maggiore e più rapida. Il tutto si traduce in tempi più lunghi di permanenza in allevamento con aumento dei costi di produzione.
  6. Temperatura: esiste un range di temperatura, definito zona di termoneutralità compreso tra i 18 e i 24 gradi C°, che individua il limite minimo e massimo entro cui il suino esplica al meglio il proprio potenziale zootecnico al di fuori di questa zona l’efficienza alimentare peggiora.
  7. Malattie: In genere i suini colpiti da malattia riducono l’ingestione di alimento con conseguente peggioramento dell’accrescimento giornaliero e dell’indice di conversione alimentare.
  8. Mortalità: Per ogni punto percentuale di mortalità l’indice di conversione alimentare aumenta del 2%. I suini persi nel corso del ciclo produttivo non vengono ovviamente considerati come carne prodotta nel calcolo dell’ICA, pur avendo consumato mangime fino alla loro morte. L’alimento consumato verrà comunque calcolato e verrà quindi ripartito sui suini che terminano il ciclo di allevamento. È evidente che maggiore è la mortalità e più elevata sarà la quantità di mangime utilizzato dai suini morti che non generano carne vendibile.

Tutti questi accorgimenti, finalizzati a migliorare l’utilizzo del mangime, sono un’opportunità di riduzione del costo di produzione del suino. Nell’allevamento del suino pesante anche una piccola variazione dell’indice di conversione alimentare si traduce in riduzione notevole della quantità di mangime consumato e del costo alimentare. Ad esempio, una riduzione di 0,1 dell’indice di conversione alimentare significa che per ingrassare un suino da 30 a 170 kg di peso vivo, si risparmiano 14 kg di mangime (170 kg - 30 kg = 140 kg di incremento di peso; 140 kg x 0,1 = 14 kg di mangime).

Elemento chiave della fase di allevamento dei suini è l’alimentazione. Il cibo deve contenere, infatti, il giusto fabbisogno energetico e deve essere equilibrato, in modo che non manchino elementi essenziali alla crescita e che possa garantire lo sviluppo di una carne sana e di qualità. Gli ingredienti dei mangimi vengono preventivamente selezionati, controllati ed analizzati in modo che il prodotto finito possa preservare la salute degli animali stessi che ne usufruiscono.

I porcellini e gli adulti hanno esigenze nutrizionali diverse, così come le diverse specie di maiali, utilizzate normalmente nella filiera, hanno esigenze nutrizionali diverse e specifiche.

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Tabelle Brasiliane per Avicoli e Suini

Dal 1983, le Tabelle Brasiliane per Avicoli e Suini: Composizione degli Alimenti e Fabbisogni Nutrizionali forniscono dati sui principali alimenti utilizzati nella dieta, i loro componenti principali, i valori nutrizionali, i valori standardizzati degli aminoacidi digeribili ileali e suggerimenti per i livelli di inclusione degli ingredienti.

Il fabbisogno energetico per la produzione è stato stabilito in base al peso corporeo medio dell'animale e al tasso di aumento di peso dell'animale nella fase di produzione. Affinché le equazioni siano applicabili ai sistemi di produzione quotidiani, le equazioni utilizzate per stimare i fabbisogni di energia metabolizzabile (EM) richiedono solo informazioni sul peso vivo all'età iniziale e finale della fase, per determinare il peso vivo medio e il tasso previsto di aumento di peso degli animali per la fase.

L'ingestione di mangime target per i suini può essere stimata considerando la relazione tra il loro fabbisogno di Energia Metabolizzabile (EM) in kcal/giorno e il livello di EM nella dieta. Per raggiungere questo obiettivo, il nutrizionista deve formulare la dieta entro determinati limiti di EM, tenendo conto della composizione degli ingredienti per evitare impatti negativi sui consumi.

Riepilogo dei Fabbisogni di EM

Nelle tabelle seguenti è presentato un riepilogo dei fabbisogni di EM, del valore dietetico di EM e dell'ingestione di mangime prevista per femmine, maschi castrati e suini ad alte prestazioni interi e immunocastrati.

Tabella 2. 1Diete contenenti 3350 kcal/kg EM da 49 a 182 giorni di età. Adattato (Hannas et al.
Peso (kg) EM (kcal/giorno) Ingestione di mangime (kg/giorno)
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Tabella 3. 1Diete contenenti 3350 kcal/kg EM da 49 a 182 giorni di età. Adattato (Hannas et al.
Peso (kg) EM (kcal/giorno) Ingestione di mangime (kg/giorno)
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Tabella 4. 1Diete contenenti 3250 kcal/kg EM da 49 a 182 giorni di età. Adattato (Hannas et al.
Peso (kg) EM (kcal/giorno) Ingestione di mangime (kg/giorno)
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Sostenibilità Ambientale e Riduzione delle Emissioni

Per il settore suinicolo, la sostenibilità ambientale e la riduzione delle emissioni rappresentano un’importante obiettivo strategico per il mantenimento della propria competitività. Infatti, il mangime è indicato come il principale responsabile degli impatti ambientali nella produzione di carne suina.

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Dati i vincoli imposti dai disciplinari, che limitano fortemente l’impiego di materie prime caratterizzate dalla “circolarità” del loro percorso produttivo, servono approcci di formulazione che integrino più soluzioni e sappiano sfruttare la sinergia tra le opzioni permesse. Nelle formule da ingrasso la fonte proteica più utilizzata è la farina di estrazione di soia che viene integrata in media al 13% nella prima fase di alimentazione fino a scendere a circa l’8% nell’ultima fase di alimentazione. Ed è proprio agendo sul livello di inclusione di soia che si possono ottenere diete più sostenibili.

(2016), ha evidenziato la possibilità di sostituirla parzialmente utilizzando fonti proteiche locali il cui profilo amminoacidico sia corretto con l’uso di aminoacidi di sintesi. Tra le materie prime autorizzate dai principali disciplinari per le Dop italiane, il pisello ed il girasole sembrano essere le più interessanti, sia in termini nutrizionali che di disponibilità. Per quel che riguarda il pisello, viene impiegato con cautela per i timori legati alla presenza di vari fattori anti-nutrizionali ed il basso contenuto in amminoacidi solforati.

Allo stesso modo, anche la farina di estrazione di girasole, rispetto a quella di soia, ha tipicamente contenuti inferiori di proteine e lisina digeribile ed un maggiore contenuto di fibra. Come secondo fattore applicabile per ridurre l’impatto delle diete, vi è la riduzione della quota proteica, soprattutto nelle diete da ingrasso, a partire dai 100-120 kg di peso, dove il fabbisogno proteico non è più molto elevato.

Dunque, basandoci sulla letteratura, abbiamo ipotizzato la possibilità di ridurre il livello di soia nelle diete per suini in ingrasso, attraverso l’impiego di girasole e pisello ed un accurato bilanciamento del profilo amminoacidico delle diete, attuando in sinergia la riduzione della quota proteica (ma non di lisina) negli ultimi tre mesi di alimentazione, sempre nel rispetto delle prescrizioni del disciplinare della Dop del prosciutto di Parma. Per la prova sono stati allevati 1930 suini accasati in un sito da ingrasso afferente al Gruppo Martini Spa.

Tab. 1 - Composizione chimica delle diete e livello di sostituzione della soia.
Dieta Livello di sostituzione della soia
Co ...
Trt ...

In entrata il gruppo Co aveva un peso medio pari a 36.2 kg, mentre il gruppo Trt aveva un peso medio pari a 35.0 kg. Trascorsi dieci giorni dall’accasamento, un campione di 251 suini (126 suini del gruppo Co e 125 suini del gruppo Trt) è stato selezionato, contrassegnato e con una marca auricolare numerata. La mortalità e gli animali spostati in infermeria sono stati registrati quotidianamente, mentre il consumo alimentare è stato registrato mensilmente. Inoltre mensilmente, nei box con gli animali con marca auricolare, sono state valutate le lesioni alla coda secondo il protocollo Welfare Quality®, ed i risultati sono stati espressi come indice di punteggio delle lesioni (Lsi), che considera sia la frequenza sia la gravità delle lesioni.

Al termine della fase di ingrasso, trascorsi 182 giorni dall’accasamento, i suini sono stati macellati nello stabilimento del gruppo Martini. La dieta non ha influenzato il peso degli animali a nessuno dei tre rilevamenti. Nell’ultimo rilevamento prima delle macellazioni il peso medio degli animali del gruppo Co era pari a 177 kg, mentre il peso medio degli animali del gruppo Trt era pari a 180 kg.

Tab. 2 - Effetto delle diete sull’ingestione di mangime e l’efficienza alimentare dei suini nei diversi periodi di allevamento.
Periodo Ingestione di mangime (Co) Ingestione di mangime (Trt) Efficienza alimentare (Co) Efficienza alimentare (Trt)
... ... ... ... ...

Per quanto riguarda gli indicatori del comportamento, si evidenziano solo effetti sporadici e di scarsa rilevanza. Infine, in tabella 3 sono riportati i dati della carcassa rilevati al macello riferiti a tutti gli animali in prova.

Tab. 3 - Effetto delle diete sui parametri delle carcasse di tutti gli animali coinvolti nella prova, rilevati al macello.
Parametro Co Trt
... ... ...

Lo studio condotto dimostra la possibilità di sostituire la soia nelle diete da ingrasso e la possibilità di ridurre la quota proteica nell’ultima fase di alimentazione nel rispetto del disciplinare del Prosciutto di Parma. Per quanto riguarda il pisello, diversi studi hanno testato l’inclusione di questa materia prima fino al 30% in diete bilanciate per il profilo amminoacidico, senza evidenziare effetti negativi sulle performance degli animali.

Per quanto riguarda la farina di girasole, la letteratura è controversa. La nostra ricerca ha confermato che l’inclusione di farina di girasole tra il 2,5% e il 5% non ha compromesso le prestazioni degli animali.

Connesso alla sostenibilità della produzione suinicola, il tema del benessere è oggi di grande interesse. Tra i temi rilevanti vi sono le lesioni alla coda in quanto la sua morsicatura è considerato un parametro “spia” per valutare il benessere dei suini. In questo studio il gruppo Trt ha mostrato una minore incidenza di lesioni alla coda in diversi periodi di prova. Non abbiamo trovato in bibliografia dati simili; la nostra ipotesi è che nonostante il livello di fibra grezza sia simile tra le diete, il maggiore tenore in fibra insolubile e lignina del girasole, possa avere prolungato il senso di sazietà degli animali, fattore che promuove un comportamento positivo, soprattutto quando gli animali sono sottoposti ad un regime alimentare razionato.

Inoltre, negli ultimi tre mesi di allevamento si dovrebbe riconsiderare il livello proteico delle formule, in quanto il fabbisogno di azoto degli animali si riduce sensibilmente.

Fondo Feasr - P.S.R. Regione Emilia-Romagna 2014/2020 Reg. (ue) n. 1305/2013 - avviso pubblico regionale Dgr n. 2286 del 27/12/2021 tipo di operazione 16.2.01.

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