L'Alimentazione degli Antichi Romani: Un Riassunto Dettagliato

L’alimentazione degli antichi Romani era strettamente legata alle abitudini e alle possibilità economiche dei diversi ceti sociali. In epoca antica e repubblicana i vegetali erano la base della alimentazione quotidiana dei Romani mentre l’alimentazione carnea aveva un ruolo secondario ed era almeno in parte legata ai sacrifici rituali di animali.

Il Pane: Un Alimento Fondamentale

L’uso del pane nell’alimentazione degli antichi Romani divenne generale solo al principio del II secolo a.C. Nei primi secoli infatti il grano entrò a far parte della dieta dei Romani nel IV secolo a.C. Del pane, oltre ad alcuni tipi speciali come il pane d’orzo, vi erano tre qualità:

  • Il pane nero, di farina stacciata rada, consumato principalmente dai più poveri.
  • Il panis secundarius, più bianco ma non finissimo.
  • Il pane di lusso (panis candidus, mundus).

Legumi, Ortaggi e Frutta

Tra i legumi i più usati erano le fave, le lenticchie e i ceci. Tra gli ortaggi le lattughe, il cavolo, il porro erano molto diffusi. Si faceva gran consumo anche di erbe lassative (malve, bietole ecc.). La frutta d’uso comune era quella che più si consuma anche oggi, a eccezione degli agrumi. La coltivazione delle ciliegie venne introdotta dal Ponto durante le guerre mitridatiche. Fra le mele era nota la mela cotogna (malum Cydonium). Dall’Armenia era venuta l’albicocca (malum Armeniacum, o praecox).

Consumo di Carne

Il consumo di carne era inizialmente diffuso soprattutto tra i ceti più abbienti. Era nettamente preferita la carne suina, che veniva cucinata arrosto, stufata o lessa. Largo era il consumo delle salsicce, delle quali esistevano vari tipi. A Roma, la macellazione dei bovini fu proibita a lungo, per non sottrarre questi animali al lavoro dei campi, ed era solitamente limitata agli animali vecchi e malati. Nei sacrifici agli dèi era regola abbattere bovini, ma le viscere venivano bruciate e le parti migliori andavano ai sacerdoti. In età imperiale, il consumo di carne bovina si diffuse ma restò sempre piuttosto limitato.

Pesce, Molluschi e Condimenti

Nel II secolo a.C. entrò a far parte dell’alimentazione romana il consumo del pesce. Non si trattava soltanto dei normali pesci mediterranei (orate, saraghi, cefali, merluzzi, spigole, tonni, triglie, sardine…) ma anche di molluschi e di crostacei (aragoste, ricci, ostriche) e pesci come le murene, allevate in apposite vasche. Nei mari non inquinati di allora, le ostriche si riproducevano con rapidità. Tra i condimenti il più usato era ovviamente l’olio di oliva. A Roma se ne usava molto e non soltanto in cucina. Un condimento molto amato era anche il garum, una salsa piccante preparata con interiora e pezzetti di pesce salato, ridotti in poltiglia e fatti fermentare al sole.

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Bevande

Al primo posto tra le bevande vi era il vino. Il vino non veniva quasi mai consumato puro (al pari che in Grecia e presso gli Etruschi), perché di alta gradazione e perché poteva assumere sapori sgradevoli. I romani diluivano il vino con acqua e/o con aceto e lo addolcivano con il miele.

Vini contraffatti

Le varietà di vini prodotte dai Romani erano molte: vini bianchi, secchi, rossi. A questi si aggiungevano i vini contraffatti: in molte fattorie si produceva il falso vino greco, aggiungendo al vino locale acqua di mare. Catone spiegò come riconoscere un vino falso versandolo in una tazza di legno d’edera che lasciava filtrare il vino trattenendo l’acqua.

Pasti Quotidiani

La giornata di lavoro per i romani era scandita dalla luce solare:

  • Ientaculum: una ricca colazione che prevedeva pane, formaggio, olive, frutta secca, latte e miele. Consumavano gli avanzi della cena della sera prima abbinando focacce, miele, olive e uova.
  • Prandium: il pranzo diventava una vera e propria pausa. Era un pasto leggero.
  • Coena: era il pasto principale della giornata. Si mangiava formaggio, frutta fresca, zuppe (di legumi e cereali).

Termopoli: Il Cibo di Strada nell'Antica Roma

Nell’antica Roma, cucinare in casa era scomodo, perché le cucine, piccole e buie, si riempivano di fumo e fuliggine. Molti, soprattutto quanti abitavano nelle insulae, le grandi case popolari, non avevano neppure una cucina. Per avere un’idea di quanto fossero diffuse queste “tavole calde”, basti pensare che una città di circa 15000 abitanti - come era Pompei nel I secolo d.C. - ne contava una novantina. Caratteristico di questi locali era un bancone con numerosi incavi (talora profondi fino a terra) per contenere i recipienti delle bevande e dei cibi. Il termopolio di L. Vetuzium Placidum a Pompei ne è un esempio.

Organizzazione della Cena

Fra le 15 e le 17, iniziava la cena (o epulae vespertinae). La cena era il pasto principale della giornata e si componeva di:

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  • Gustatio: antipasti.
  • Prima mensa: costituita da varie portate (fercula) di pesce, uccelli (gru, pavone, fenicottero, pappagallo), carni di manzo, agnello e maiale, oltre a tutti i tipi di cacciagione.
  • Secunda mensa: dessert.

Nella sala da pranzo, detta triclinium, si disponevano intorno alla tavola (mensa) tre lecti (imus, medius, summus). Erano coperti con tappeti e cuscini, su cui si sdraiavano gli ospiti, in genere tre per letto. Quando gli invitati erano numerosi, si disponevano tre o quattro mensae, fino a 36 posti disponibili. Terminata la festa, alle prime luci dell’alba i commensali si congedavano.

Distribuzione di Cibo ai Poveri

Augusto e i suoi successori continuarono la tradizione di distribuire grano ai poveri, per ottenere il consenso popolare. L’imperatore Aureliano ordinò la distribuzione di 1kg di carne di maiale a persona per 5 mesi ogni anno. Nel periodo imperiale si diffuse il consumo di frutta, pane e fichi, che costituivano una dieta povera ma completa.

Differenze Alimentari tra Classi Sociali

L’alimentazione dei patrizi e dei plebei più ricchi comprendeva ortaggi, uova, latticini, carne e pesce. Nelle ville più prestigiose si diffuse l’allevamento ittico, in modo da far trovare sulle tavole il pesce sempre fresco. Venivano allevate ostriche e orate.

Il cittadino romano povero seguiva un regime alimentare basato su verdura e legumi consumati in quantità importante, l'altro elemento importante era il farro. Ogni tanto gli appartenenti al ceto dei meno abbienti potevano permettersi qualche piccolo pezzo di carne di maiale o del pesce piccolo di seconda pescata, come le sardine o le acciughe.

I patrizi e gli aristocratici mangiavano carne, riccamente contornata, il popolo mangiava legumi, pane, olive, formaggi, talvolta un po’ di pesce fritto o salato, raramente carne, di pollo o capra.

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Commercio Alimentare

A Roma erano presenti mercati antichissimi, sorti sulla riva sinistra del Tevere, dove si vendevano ortaggi e bestiame bovino. Alle pendici del Quirinale c’era il mercato dei suini, a Nord del Foro Romano quello del pesce e ai piedi dell’Aventino il mercato del pane. Traiano volle costruire i mercati, formati da una serie di edifici distribuiti su sei piani di altezza. La via principale dei mercati traiani era la Biberatica, così chiamata per la presenza di molte tabernae, adibite alla mescita del vino. Il resto degli ambienti doveva formare un centro per le attività amministrative: era presente una sala per i funzionari imperiali incaricati della contrattazione degli acquisti all’ingrosso.

La città di Ostia aveva la funzione di approvvigionare Roma. Le ville romane imperiali si trasformarono in centri dedicati a coltivazioni o allevamenti specifici. Le nuove fattorie si trovavano al centro della città, in modo che instaurassero un rapporto commerciale con il suo mercato, e divennero veri e propri centri di produzione. Con i regni di Diocleziano e Costantino si ebbero molte trasformazioni del sistema produttivo.

Organizzazione delle Cucine nelle Case Romane

Nelle case pompeiane più ricche, la cucina era un ambiente dedito solo alla preparazione del cibo. Nelle case più povere, la cucina era allestita in spazi dove si svolgevano anche altre attività familiari. Molte cucine presentavano un focolare in miniatura; le pentole venivano collocate s tripodi in bronzo e disposte sulle braci.

Innovazioni Agricole e Alimentari

Si moltiplicarono le varietà di frumento: il frumento tenero lievitava facilmente ed era usato in pasticceria. Cominciarono a diffondersi gli asparagi e in Italia si iniziò a coltivare la carruba, importata dall’Oriente. Gli animali esotici in tavola erano il fagiano, il fenicottero, i pavoni e i pappagalli. Molto amati lo storione e le triglie.

Salari e costo della vita a Roma

A Roma, all’epoca di Cesare Augusto, la moneta di valore più alto era l’Aureo, una moneta d’oro di 8 g (Cesare ne standardizzò il peso a 1/40 della libbra romana). Le monete di taglio inferiore erano frazioni dell’aureo:

  • Aureo = 1
  • Quinario d’oro = 1/2 aureo
  • Denario d’argento = 1/25 (chiamato anche Dracma)
  • Quinario d’argento = 1/50
  • Sesterzio = 1/100
  • Asse = 1/400
  • Quadrante = 1/1600

La moneta corrente, però, quella cioè a cui si faceva riferimento nella quotidianità, era il Denario d’argento per cui, per una questione di praticità, le monete di taglio inferiore erano sottomultipli del Denario, ognuna ¼ di quella superiore:

1 Denario = 4 Sesterzi, 16 Assi, 64 Quadranti.

SALARI DEI ROMANI (paga giornaliera, in sesterzi):

  • Operaio = 3
  • Legionario = 8
  • Avvocato = fino a 10.000
  • Gladiatore (premio) = 15.000 - 60.000
  • Schiavo (prezzo) = 1.200 - 2.500

IL PATRIMONIO DEGLI ARISTOCRATICI (in sesterzi):

  • Crasso = 192.000.000
  • Plinio il giovane = 20.000.000
  • Senatore = 1.000.000 (minimo)

IL COSTO DELLA VITA (in sesterzi):

  • Pane (1 kg) = 0.5 (2 assi)
  • Vino (1 litro) = 0.5 - 1 (2-4 assi)
  • Olio di oliva = 2 - 3
  • Piatto di legumi = 0.5 (2 assi)
  • Ingresso Terme = 0.1 - 1
  • Una casa a Roma = 500.000 - 2.500.000

Riassumendo

In conclusione, l'alimentazione nell'antica Roma era un riflesso delle differenze sociali e delle risorse disponibili. Dai semplici pasti a base di cereali e legumi della plebe, ai sontuosi banchetti dei patrizi, il cibo giocava un ruolo cruciale nella vita quotidiana e nella politica della società romana.

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