Questa guida fornisce informazioni pratiche per il decorso post-operatorio dopo un intervento di ernia inguinale. Per informazioni complete su ricovero e degenza, consulti la nostra guida al paziente per il ricovero e la dimissione.
Cos'è l'Ernia Inguinale?
Il termine ernia inguinale indica la fuoriuscita di un viscere o di una parte di esso dalla cavità addominale che normalmente lo contiene. La manifestazione principale è rappresentata da un rigonfiamento a livello dell’inguine che può assumere dimensioni differenti. Altri sintomi frequenti possono essere la sensazione di peso, fastidio o bruciore locale; il dolore vero e proprio è più probabile nelle forme complicate mentre è infrequente nelle ernie di piccole dimensioni.
Complicanze dell'Ernia Inguinale
- Intasamento: può verificarsi quando i visceri erniati sono costituiti da tratti intestinali non riducibili in addome con possibili disordini del transito intestinale fino all’occlusione intestinale.
- Strozzamento: si verifica quando le strutture che formano il colletto del sacco erniario improvvisamente esercitano un'azione di strangolamento sul segmento di intestino che lo attraversa e sulle strutture che garantiscono l’afflusso di sangue. Questa complicanza è particolarmente temibile perché, se non viene risolta rapidamente, porta alla necrosi ischemica dell’intestino con conseguente perforazione della parete intestinale. In questi casi sarà presente dolore addominale spontaneo accentuato dalla palpazione della tumefazione che diventa tesa, dura e irriducibile con i segni di occlusione intestinale e/o di peritonite (addome molto dolente e contratto, febbre, calo pressorio, pallore cutaneo).
Nella maggior parte dei casi la diagnosi è clinica e quindi è sufficiente una visita medica da parte dello specialista chirurgo.
Diffusione
L’ernia inguinale è una delle patologie più diffuse al mondo con netta prevalenza nel sesso maschile (rapporto uomo: donna 7-10:1). Questa differenza è dovuta ad una differente struttura anatomica. A livello embrionario i testicoli originano all’interno della cavità addominale e con lo sviluppo del feto questi migrano nello scroto per potersi sviluppare ad una temperatura adegata (35 gradi a livello dello scroto contro i 37 gradi endoaddominali).
Per curare l’ernia inguinale non esiste alcuna medicina efficace e l'unica terapia è l'intervento chirurgico. Nella maggior parte dei casi l’operazione è condotta in regime di day hospital: il paziente entra in ospedale la mattina e torna a casa la sera. La tecnica primaria di riparazione è la chirurgia aperta: in anestesia locale e con una blanda sedazione si pratica un’incisione di pochi centimetri a livello del canale inguinale.
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Tipologie di Intervento Chirurgico
Gli interventi di ernia inguinale prevedono generalmente un ricovero in day hospital, con dimissione nella stessa giornata dell’operazione.
- Chirurgia tradizionale: prevede un’incisione inguinale di 6-8 cm attraverso la quale viene riposizionato il contenuto erniario e applicata una rete sintetica biocompatibile.
- Chirurgia laparoscopica: tecnica minimamente invasiva che utilizza 3-4 piccole incisioni di 0,5-1 cm nell’addome.
Cosa Aspettarsi Dopo l'Intervento
È molto importante sapere che cosa vi aspetta dopo l’intervento chirurgico. I punti di sutura sono generalmente riassorbibili e cadono da sé a ferita rimarginata. La ferita non deve essere scoperta né bagnata finché sono presenti i punti di sutura. Il dolore post-operatorio dipende dal trauma chirurgico e dall’infiammazione causata dalla rete protesica che deve integrarsi nei tessuti. È bene sottolineare che un po’ di dolore può rimanere, nei primi giorni, ma che esso è facilmente controllato dai farmaci che prescrivo. Normalmente il paziente non si accorge di essere stato operato. Può capitare, anzi, che nella zona operata risulti una leggera limitazione della sensibilità al tatto. In alcune occasioni, soprattutto al cambio di stagione, è possibile che il paziente avverta una lieve sensazione di “appesantimento” della zona.
Raccomandazioni Post-Operatorie
- Per le 3 settimane successive è importante indossare una contenzione con fascia elastica o slip contenitivi speciali per ernia inguinale.
- Prime 48-72 ore: riposo tra letto e poltrona, mangiando cibi leggeri.
- Primi giorni: dal terzo giorno è consigliabile camminare, anche uscendo di casa, per favorire una più rapida scomparsa dei fastidi.
- Attività lavorativa: per lavori sedentari (ufficio) è possibile la ripresa immediata dal giorno successivo all’intervento.
- Attività sportiva: non è possibile praticare sport per circa un mese.
- Attività sessuale: non ci sono restrizioni per l’attività sessuale nemmeno nelle prime 48 ore.
- Sollevamento pesi: evitare sforzi fisici per almeno 6 settimane per permettere una guarigione ottimale.
- Controlli post-operatori: la prima visita di controllo è prevista dopo 3-4 giorni dall’intervento.
L’ernia inguinale recidiva nell’1% dei casi trattati. Una visita di controllo è fondamentale per la diagnosi precoce.
Alimentazione Post-Operatoria: Consigli
Per quanto riguarda la dieta non ci sono raccomandazioni specifiche, anche se è bene sottolineare l’importanza di un’evacuazione semplice. Per questo motivo è bene assumere cibi leggeri e bere molta acqua, così da ammorbidire le feci. Si raccomanda di evitare alimenti che causano gonfiore o acidità per alleggerire la pressione addominale, come cibi piccanti, fritti, grassi saturi, caffeina e alcol. È opportuno evitare bevande gassate, contenenti caffeina e alcolici. Sono permessi succhi di frutta, acqua, latte e bevande allo yogurt. Assumere molta acqua e mantenere il peso corporeo stabile nei due mesi successivi all’intervento.
Cosa Evitare
- Bando al fumo. Anche il fumo è nemico dell’ernia inguinale.
- No alle bevande alcoliche.
- Mai fare movimenti bruschi. Anche in questo caso, un piccolo consiglio che vale per tutti ma che in questo caso assume caratteri di necessità. Nel caso in cui fosse necessario sollevare pesi non bisogna mai piegarsi bruscamente, il piegamento sulle ginocchia è fondamentale.
- Si consiglia pertanto di evitare cibi ricchi di scorie (asparagi, cipolle, funghi, pesce, uova, specie fritte, insaccati e salumi) perché inducono una maggior formazione di gas.
- Dopo circa tre settimane si può cominciare ad introdurre gradualmente, uno per volta, i vari cibi; altri cibi che provocano meteorismo come aglio, birra, bevande gassate, cavoli e cavolfiori, prugne, pesche, fichi, cachi, frutta secca, legumi, radici amare, rape, verdura cruda in genere e trippa; alimenti che possono provocare costipazione come noci e noccioline, vino rosso, cioccolata, grano, latte bollito, sedano, formaggi secchi, uva passa.
Cibi Consigliati nell'Immediato Post-Operatorio
Questa dieta che prevede l’utilizzo di cibi liquidi e bevande fresche e genuine è pensata per quelle persone che hanno subito un’operazione chirurgica, in particolare agli organi dell’apparato gastrointestinale. Tuttavia un’alimentazione simile può essere idonea anche in seguito ad altri tipi di interventi, essendo prevalentemente a base di frutta, yogurt, patate, cereali, minestre, brodi vegetali, gelato, acqua.
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Ecco quali sono i cibi da mangiare e bere in seguito ad un’operazione chirurgica:
- tutti i succhi di frutta
- brodi, zuppe
- burro, crema, olio, margarina
- caffè leggero, thè
- yogurt
- bevande alla frutta
- miele, gelatina, sciroppo
- latte, tutti i tipi, milkshake
- budini
- purea di patate in brodo
- cereali cotti
- piccole quantità di carne in brodo
- gelato
- limonate
- frutta passata o grattuggiata
- succo di pomodoro
- succhi di verdure e di frutta
- acqua (meglio tra i pasti per non accelerare il transito intestinale)
Gestione della Diarrea
Qualora dovesse comparire la diarrea che fare? In caso di diarrea è necessario aumentare l’introito di potassio. Non esagerare con i cibi troppo zuccherati. Non saltare i pasti perché quando l’intestino è vuoto vi è un aumento di gas. Preferire pasti piccoli e frequenti. Una volta al giorno non dovrebbero mancare il riso, le patate, la pasta.
Elementi di Nutrizione e Stress Post-Operatorio
È acquisizione comune che un’adeguata alimentazione sia necessaria per il mantenimento dello stato di salute, però per decenni la medicina ha accettato il digiuno nei soggetti traumatizzati, settici o reduci da interventi chirurgici. Questa pratica non solo non trova fondamento nella moderna scienza medica, ma è dimostrato essere una delle cause di malnutrizione proteico-calorica presente ancora oggi nei soggetti ospedalizzati.
A questo proposito è necessario prevedere l’instaurarsi di stati di malnutrizione prendendo in considerazione diversi concetti: che la malnutrizione si instaura nel soggetto malato dopo 3-5 giorni di digiuno; i danni subiti subiti dal soggetto (traumi facciali, incapacità di prensione, masticazione, deglutizione); il dolore in relazione all’evento; l’eccessiva perdita proteica (drenaggi peritoneali, ferite aperte o essudanti); gli esami di laboratorio (indicazione relative date da diminuzione di albumine, linfociti, etc. etc.).
Il concetto di stress (sforzo, tensione), fu introdotto dal canadese H. Seyle, per esprimere il conflitto tra uno stimolo aggressivo (es. trauma, chirurgia, dolore, sepsi) e la risposta dell’organismo. Con le sue ricerche ha dimostrato che il metabolismo del paziente sottoposto a stress, si modifica in modo radicale, rispetto a quello che accade durante il semplice digiuno. Si è notato infatti che nel caso dello stress l’organismo non reagisce con il risparmio energetico e con la conservazione delle scorte, come accade con il digiuno spontaneo, bensì ha come necessità prioritaria quella di compensare l’aumento delle richieste metaboliche derivanti dal trauma/chirurgia.
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La risposta dell’organismo ad uno stimolo stressante viene tipicamente suddivisa in 3 fasi:
- Fase di riflusso o di declino (in inglese ebb): appena dopo il trauma, caratterizzata da una depressione di tutte le attività vitali (metabolismo, temperatura, portata cardiaca). Viene associata allo stato di shock;
- Fase di flusso (in inglese flow) caratterizzata dalla esaltazione delle funzioni vitali, dall’aumento delle richieste energetiche basali e da uno spiccato catabolismo proteico (fase catabolica). In questa fase si rende necessario l’intervento nutrizionale;
- Infine, nella fase di guarigione si assiste ad un adattamento dell’organismo che riprende un corretto utilizzo dei substrati energetici (come nel digiuno semplice) e ripristina le riserve organiche (fase anabolica).
L’adattamento allo stress è mediato fondamentalmente dall’ipofisi e dal surrene con liberazione di ormoni ad azione catabolica (per es. catecolamine). Adrenalina e noradrenalina stimolano a loro volta il rilascio di corticosteroidi e di glucagone al fine di mobilizzare substrati ossidabili (zuccheri) in risposta alle aumentate richieste energetiche. A questa situazione di aumentata richiesta energetica si accompagna però uno stato simil-diabetico con iperglicemia. L’aumento dell’insulina determina una riduzione della lipolisi. Gli zuccheri nonostante siano a disposizione non riescono ad essere utilizzati dal tessuto muscolare e dai tessuti in genere e non essendo disponibili i lipidi e loro derivati, le cellule per produrre energia si trovano costrette a mobilizzare l’unica fonte di energia utilizzabile: le proteine. Il catabolismo proteico risulta peraltro indispensabile nella fase di risposta allo stress in quanto la miscela di aminoacidi liberata in seguito alla proteolisi muscolare viene trasportata al fegato e utilizzata per la sintesi delle proteine della fase acuta (immunoglobuline, ormoni, fibrinogeno etc. etc.) e per la neoglucogenesi. In questo modo si viene a creare un circolo vizioso nel quale la demolizione proteica supera la capacità di sintesi dell’organismo. Il risultato netto di tutta questa situazione è un aumento del fabbisogno energetico basale ed un aumento dell’escrezione di urea urinaria (bilancio azotato negativo).
La durata e la gravità della fase acuta catabolica è in funzione di una serie di variabili che vengono qui di seguito riportate: tipo di trauma, gravità del trauma, associazione a dolore e shock, complicanze settiche, condizioni generali precedenti del soggetto (stato nutrizionale e malattie metaboliche), tipo di intervento terapeutico e nutrizionale sul soggetto ricoverato.
In sintesi estrema il soggetto ricoverato dovrà essere sottoposto ad una dieta (non intesa nell’accezione generale “ipocalorica”) capace di garantire un adeguato apporto sia qualitativo che quantitativo in nutrienti semplici o complessi per garantire il suo fabbisogno energetico.
Questo obiettivo, durante il ricovero e/o durante la fase acuta, può essere raggiunto con l’introduzione dell’alimentazione parenterale totale e/o con la nutrizione enterale.
Non è vero che se non si sentono rumori di peristalsi l’intestino non continua la sua azione di assorbimento. Studi (anche personali) riguardanti la nutrizione enterale precoce hanno dimostrato che una certa quantità di soluzione può essere somministrata ed accettata dall’individuo, senza comportare disturbi o sintomi, avendo viceversa un’azione di stimolo alla ripresa del movimento intestinale.
Consigli Generali per la Dieta Post-Operatoria
La dieta è uno stile di vita in quanto il bisogno del cibo anche per quello che abbiamo visto in precedenza, è un bisogno primario ed irrinunciabile.
- Masticare bene e a lungo il cibo.
- Consumare i pasti ad orari regolari e cadenzati.
- Preferire le cotture semplici.
- Introdurre un alimento nuovo per volta.
- Evitare cibi troppo caldi o troppo freddi.
- Bere almeno 2 litri al giorno (nel periodo estivo aumentare la quantità).
Obiettivi della Dieta Post-Operatoria
Gli obiettivi sono rappresentati dal raggiungimento del peso forma, mantenere costante il numero delle evacuazioni, cercare di rendere la consistenza del materiale fecale il più possibile poltacea (dovranno essere evitate difficoltose defecazioni con feci dure), cercare di limitare la quantità di gas, assumere il corretto quantitativo energetico, integrare sali minerali e vitamine.
Le indicazioni che verranno fornite non possono tener conto di problemi personali che riguardano le intolleranze alimentari, le allergie verso qualche alimento o sostanza alimentare. Per questi casi la persona dovrà cercare di utilizzare i consigli utilizzando alimenti alternativi a quelli consigliati. Inoltre un ulteriore consiglio è quello di consultare il proprio medico di famiglia, un nutrizionista o il proprio medico curante.
Ulteriori Accorgimenti
In questo periodo può essere opportuno prestare alcuni piccoli accorgimenti per favorire una ottimale guarigione della ferita: evitare l’esposizione ai raggi solari (utilizzare protezioni totali sulla cicatrice) poiché possono determinare una alterata pigmentazione della ferita e favorire la formazione di cheloidi.
Il riposo è molto importante nelle prime fasi della guarigione ma è altrettanto importante mobilizzarsi precocemente, camminando 10 minuti ogni 2 ore di riposo (inizialmente aiutati da qualcuno, poi via via autonomamente).
Nei giorni successivi all’intervento non impegnatevi in attività stressanti. Durante questo periodo di tempo osserverete un progressivo e graduale miglioramento delle vostre condizioni cliniche.
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