L'insufficienza cardiaca è definita come un'alterazione della capacità funzionale del cuore, che alla fine porta a un deficit circolatorio responsabile di disturbi viscerali. Le malattie cardiache sono più comuni nei gatti anziani, ma anche i gatti adulti e persino i giovani possono esserne colpiti. Il benessere dell’apparato cardiocircolatorio è essenziale nel gatto, per questo è necessario prendersene cura e chiedere un parere veterinario qualora si noti qualcosa di insolito. Pertanto, l'apporto di alimenti specifici, perfettamente adattati alle esigenze del gatto cardiopatico, è fondamentale, in quanto l'alimentazione ha un ruolo sia nell'insorgenza che nella complicazione di molti tipi di problemi cardiaci nei nostri felini.
Malattie Cardiovascolari nei Gatti
Le patologie cardiovascolari e l'insufficienza cardiaca congestizia rientrano tra le malattie più comuni che colpiscono cani e gatti, con studi che parlano di circa l'11% della popolazione canina e addirittura del 20% di quella felina. I disordini cardiovascolari che possono colpire i nostri animali da affezione sono numerosi, sia congeniti che acquisiti, e alcuni di essi sembrano presentare una predisposizione di razza. Nel gatto, invece, le patologie cardiache più comuni sono le cardiomiopatie ipertrofiche e restrittive e anche in questa specie sembrano esistere delle predisposizioni di razza: Maine Coon, American shorthair e persiano rientrano tra quelle più colpite.
Fino a metà degli anni '80 anche la cardiomiopatia dilatativa era di riscontro comune nei gatti, dovuta principalmente a una deficienza di Taurina (amminoacido essenziale in questa specie) nell'alimentazione. L'integrazione di questo amminoacido negli alimenti commerciali destinati a questa specie ha, per fortuna, ridotto drasticamente l'incidenza di questa patologia nella specie felina.
Numerosi animali affetti da patologie cardiache possono rimanere asintomatici per mesi e, a volte, anche per anni, tuttavia, con il tempo la maggior parte di essi tende a sviluppare una sindrome definita come l'insufficienza cardiaca congestizia cronica. Quest'ultima non è una malattia specifica ma, bensì, una sindrome cronica, complessa e progressiva, caratterizzata da diverse manifestazioni cliniche dovute principalmente a una ridotta gittata cardiaca (debolezza, intolleranza all'esercizio fisico), a congestione polmonare (dispnea, tosse, rumori respiratori anormali), a ritenzione idrica sistemica (con distensione venosa, ascite, versamento pleurico) oppure ad una combinazione di queste condizioni. I sintomi clinici possono variare, ovviamente, in base alla gravità della patologia e alla parte del cuore principalmente coinvolta.
Classificazione dell'Insufficienza Cardiaca Congestizia
Esistono diversi sistemi di classificazione dell'insufficienza cardiaca congestizia, ad oggi i due più utilizzati sono l' ISACHC (International Small Animal Cardiac Health Council) che divide i pazienti in tre classi in base alla severità dei sintomi clinici e l'ACC/AHA , suggerita dall'American College of Cardiology principalmente per le patologie valvolari croniche del cane, e che, oltre a tenere conto della gravità dei sintomi, prova a collegare quest'ultima al trattamento terapeutico più efficace.
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La classificazione ISACHC include nello stadio 1 i pazienti asintomatici. Essi vengono ulteriormente suddivisi in 1a, se presentano un'alterazione cardiaca (ad esempio un'aritmia o un soffio) non accompagnata da alcuna manifestazione di compensazione, e in 1b, se all'alterazione sono associati segni radiografici o ecocardiografici di ipertrofia compensatoria. Nel secondo stadio rientrano gli animali con insufficienza cardiaca da lieve a moderata che presentano una sintomatologia clinica a riposo o sotto lieve sforzo. Le manifestazioni tipiche di questo stadio sono rappresentate da un'intolleranza al movimento, tosse, tachipnea e/o leggera dispnea, con possibile ascite lieve o moderata. L'ultimo stadio si riferisce invece ai pazienti affetti da insufficienza cardiaca congestizia in fase avanzata con gravi segni clinici come dispnea, ascite marcata e ipoperfusione a riposo. Un ulteriore divisione viene fatti tra animali in stadio 3°, ossia gestibili con una terapia a casa, e 3b, ossia che necessitano di ospedalizzazione.
La classificazione ACC/AHA, invece, descrive 4 stadi di malattia:
- Stadio A: pazienti a rischio ma senza alcuna alterazione del cuore ne presenza di soffio cardiaco.
- Stadio B: pazienti con soffio valvolare e malattia cardiaca ma senza sintomi di insufficienza cardiaca, divisi in B1 e B2 a seconda che siano presenti o meno segni di rimodellamento cardiaco.
- Stadio C: animali con sintomatologia presente o passata riconducibile a insufficienza cardiaca congestizia, tenuta sotto controllo dalla terapia.
- Stadio D: pazienti con insufficienza cardiaca in stadio avanzato e refrattaria alla terapia farmacologica.
Gestione Dietetica dell'Insufficienza Cardiaca nel Gatto
Il trattamento dietetico per gli animali affetti da cardiomiopatia, deve essere scelto tenendo conto di tutte queste alterazioni, si deve basare più sui segni clinici e sullo stadio dell'insufficienza cardiaca, piuttosto che sulla patologia specifica sottostante. Nel passato la strategia nutrizionale si concentrava quasi esclusivamente su una restrizione importante del sodio. Negli ultimi anni, invece, le indicazioni stanno cambiando e i fattori nutrizionali chiave in corso di queste patologie si stanno ampliando a diversi nutrienti.
Recenti studi consigliano, altresì, di evitare un'eccessiva restrizione di sodio in animali asintomatici (ISACHC 1), poiché essa potrebbe risultare addirittura dannosa per l'attivazione precoce ed eccessiva del sistema renina-angiotensina-aldosterone con un aumento della concentrazione di quest'ultimo ormone e della frequenza cardiaca, non associato ad un miglioramento delle dimensioni e della funzionalità cardiaca. Ad oggi, è eventualmente consigliata una lieve restrizione di sodio, limitandone l'assunzione entro i 100 mg/100 kcal e mantenendo la percentuale di sodio tra lo 0,15 e lo 0,2 su sostanza secca nel cane e entro lo 0,3 nel gatto.
Tuttavia, già in questa fase, è importante educare il proprietario ad evitare la somministrazione di avanzi della tavola e "premietti" per animali da compagnia che nella maggior parte dei casi risultano particolarmente ricchi di sodio. Inoltre, è importante spiegare che quando vengono somministrati dei farmaci all'animale bisognerebbe evitare di favorirne l'ingestione utilizzando escamotage come salumi, formaggi o snack ad uso umano ma preferire, eventualmente, carne cotta in casa senza sale oppure alimenti iposodici per animali domestici.
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La restrizione di sodio deve aumentare gradualmente con la progressione dell'insufficienza cardiaca, riducendone il contenuto nella dieta al di sotto degli 80 mg/100 kcal negli animali sintomatici (ISACHC 2) fino ad arrivare a un contenuto minore di 50 mg/ 100 kcal in animali al terzo stadio. Questa severa restrizione viene consigliata da alcuni autori anche in animali con moderata insufficienza cardiaca che necessitano di elevati dosaggi di diuretici per tenere sotto controllo la sintomatologia. Se ci si riferisce alla sostanza secca i livelli di sodio in animali con sintomatologia evidente dovrebbero essere ridotti allo 0,08%-0,15% su S.S.
Quando si imposta una dieta per un animale, ancor di più se affetto da patologia cardiaca, il punto di partenza deve essere la valutazione del BCS e dell'MCS (per valutare l'eventuale presenza di cachessia) e calcolare con accuratezza le kcal da somministrare al paziente, evitando, così, carenze o eccessi, e cercando di far raggiungere e/o mantenere una condizione corporea ottimale all'animale.
Un altro errore da evitare è quello di effettuare una restrizione proteica. Quest'ultima può risultare molto dannosa inducendo la perdita di massa corporea magra e facilitando lo sviluppo di malnutrizione e di cachessia. Un'altra ragione per evitare questa inutile restrizione è che le proteine rendono maggiormente appetibile la dieta riducendo i rischi che l'animale si rifiuti di mangiare. Sono da prediligere, ovviamente, proteine ad alto valore biologico ed elevata digeribilità. Un'eventuale riduzione della concentrazione di proteine nella dieta deve essere tenuta in considerazione solo in animali affetti contemporaneamente da un'insufficienza renale in stadio avanzato.
Inoltre, l'utilizzo di bassi livelli proteici nella dieta aumenta il rischio di carenza di L-carnitina e Taurina.
Nutrienti Chiave per la Salute Cardiaca del Gatto
L-carnitina
L-carnitina, composto idrosolubile sintetizzato a partire dalla lisina e dalla metionina, svolge un ruolo fondamentale nella funzionalità del miocardio. Essa, infatti, è una componente essenziale degli enzimi della membrana mitocondriale che trasportano gli acidi grassi e che permettono l'utilizzo di questi ultimi come fonte di energia. Inoltre, la L-carnitina libera funge da agente disintossicante mitocondriale, trasportando al di fuori dei mitocondri metaboliti potenzialmente tossici. Ad oggi la posologia raccomandata dalla maggior parte degli autori è di 50-100 mg/kg ogni 8 ore.
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Taurina
La carenza di Taurina, invece, è sempre stata associata a miocardiopatia dilatativa nel gatto poiché esso non è in grado, a differenza del cane, di sintetizzare questo amminoacido a partire dalla cisteina e dalla metionina ed è perciò essenziale che lo assuma attraverso l'alimentazione. Considerando anche il suo importante ruolo nell'inattivazione dei radicali liberi e come antagonista naturale dell'angiotensina II, la maggior parte degli autori ne consigliano un'integrazione in tutti gli animali affetti da patologia cardiaca. Ad oggi si consiglia di raggiungere almeno lo 0,1% su S.S. in una dieta per cani con patologie cardiovascolari e lo 0,3% in quelle per gatti.
Magnesio e Potassio
Due altri nutrienti che vanno tenuti sotto controllo quando si parla di una dieta per pazienti cardiaci sono il magnesio e il potassio, soprattutto in animali sotto terapia. Infatti, molti dei farmaci utilizzati in animali con insufficienza cardiaca congestizia, come i diuretici d'ansa e quelli tiazidici, possono predisporre il paziente all'ipopotassiemia o all'ipomagnesiemia causando aritmie, diminuzione della contrattilità miocardica e debolezza muscolare. Di conseguenza è importante tenere monitorati i livelli plasmatici di questi due elementi e in base ai risultati regolarne l'apporto con la dieta.
Acidi Grassi Omega-3
In medicina umana esistono numerosi studi a sostegno degli effetti benefici degli acidi grassi omega 3 per la prevenzione e il rallentamento delle patologie cardiache. In medicina veterinaria questi studi sono ancora limitati, soprattutto riguardo ai dosaggi da utilizzare e al momento in cui iniziare un'eventuale integrazione. Ad oggi, le uniche indicazioni presenti riguardanti i dosaggi da utilizzare consigliano la somministrazione di 40 mg di EPA e 25 mg di DHA per ogni chilo di peso corporeo dell'animale.
Prodotti Utili per la Salute Cardiaca del Gatto
Esistono diversi prodotti complementari che possono supportare la salute cardiaca del gatto:
- Nbf lanes omega pet pasta 30 gr: Pasta appetibile ad alto tenore di Acidi Grassi Omega 3 a lunga catena.
- Omega Pet 100 ml: Soluzione oleosa con EPA e DHA (Omega-3) ad elevato tenore.
- Nbf lanes coractiv 50 perle: Mangime complementare utile come supporto alla terapia convenzionale delle patologie cardiache.
- Omegor Pet: Mangime complementare ricco di acidi grassi omega-3 EPA e DHA derivati da olio di pesce purificato.
- Forza10 Renal Active: Alimento dietetico completo per gatti con insufficienza renale o cardiaca.
Tabella Riassuntiva dei Nutrienti Chiave
| Nutriente | Benefici | Dosaggio Raccomandato |
|---|---|---|
| L-carnitina | Supporta la funzionalità del miocardio e disintossica i mitocondri. | 50-100 mg/kg ogni 8 ore |
| Taurina | Essenziale per la funzione cardiaca, inattiva i radicali liberi. | 0.3% su S.S. nella dieta |
| Omega-3 (EPA e DHA) | Antinfiammatorio, antiaritmico, migliora la funzione dei miocardiociti. | 40 mg EPA e 25 mg DHA per kg di peso corporeo |
| Sodio | Controllo della ritenzione idrica. | Limitare l'assunzione entro i 100 mg/100 kcal (lieve restrizione) |
Prevenzione e Diagnosi Precoce
Il metodo migliore per prevenire o scoprire se sono presenti malattie cardiache è una routine di esami dal medico veterinario. Nell’ottica di fare prevenzione, si deve sottoporre il pet a screening di razza se appartiene a una delle razze a rischio e comunque a visite veterinarie periodiche. Può sottoporre i propri animali alle visite veterinarie. Molto importante nel cucciolo, perché se esso durante le visite vaccinali, all’auscultazione presenta soffio cardiaco, deve essere subito sottoposto a controlli su consiglio del veterinario.
I sintomi che possono essere riconoscibili dal proprietario, possono far pensare ad una cardiopatia del proprio animale e sono genericamente la presenza di tosse cronica, di affanno cronico, l’intolleranza all’esercizio e la presenza di sincopi, episodi sincopati sia a riposo sia sotto sforzo, e la presenza di ritenzione idrica, edemi delle zampe, gonfiore delle zampe o dell’addome per presenza di fluidi. Non è facile, soprattutto nei gatti, accorgersi se c’è una cardiopatia.
I sintomi sono diversi, e non è sempre facile capire subito che si tratta del cuore: scompensi cardicaci causano nel gatto vomito, fame d'aria, fatica nel movimento, cianosi delle mucose, miagolii diversi dal solito (quasi dei raspi o dei conati).
L'alimentazione specializzata di un gatto affetto da insufficienza cardiaca può contribuire, se non alla sua completa guarigione, almeno al mantenimento delle sue condizioni e al miglioramento del suo comfort di vita.
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