Epilessia nel Gatto: Gestione, Cause e Alimentazione

Una delle situazioni più spaventose che chi vive con un gatto possa trovarsi ad affrontare è la crisi epilettica del proprio micio: improvvisamente il nostro amico di zampa giace a terra, in preda alle convulsioni, e noi ci sentiamo completamente impotenti.

L’epilessia nel gatto è purtroppo un’evenienza possibile e in questo articolo cercheremo di chiarire quali potrebbero esserne le cause e come affrontarne la gestione.

Cos'è l'Epilessia nel Gatto?

Definizione: evento clinico non troppo infrequente (ne soffre il 3,5% dei gatti) che si manifesta con una o più crisi convulsive nelle quali il gatto ha una evidente perdita di conoscenza.

Abbiamo già detto che il termine epilessia rappresenta un termine generico che sta ad indicare una serie di sintomi neurologici, molto diversi tra di loro.

Nel gatto come nel cane le definizioni vengono distinte in base alle cause:

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  • Epilessia idiopatica
  • Epilessia sintomatica o secondaria
  • Epilessia probabilmente sintomatica, o criptogenica
  • Attacchi epilettici reattivi

L’epilessia idiopatica nel gatto è la malattia che si manifesta senza alcuna patologia sottostante che la provochi. Alla definizione di epilessia idiopatica quindi si arriva con lo stesso protocollo che porta a diagnosticare l’epilessia idiopatica nel cane, cioè escludendo qualunque altra causa. Al momento non esistono test genetici specifici e quindi non è possibile dare una certezza di trasmissione in tal senso.

Anche l’epilessia secondaria è associabile a quella del cane, con cause diverse che possono essere riassunte nell’acronimo VITAMIN D. Nel gatto gli attacchi epilettici reattivi sono quelli determinati da fattori tossici esogeni (intossicazioni) o endogeni, cioè provenienti da metaboliti interni all’organismo, che provocano comunque un danno cerebrale.

Infine l'epilessia criptogenica è l’epilessia che, pur riscontrando un danno cerebrale non ha causa nota.

Tipi di Crisi Epilettiche

  • Epilessia a grappolo: quando si verificano 2 o più crisi epilettiche nelle 24 ore. In questo caso è fondamentale portare il gatto nel più vicino ambulatorio medico veterinario. Sfortunatamente, la crisi a grappolo spesso si trasforma in uno stato epilettico conclamato, vale a dire nella malattia, che è una condizione pericolosa per la vita stessa del gatto.
  • Stato epilettico: crisi epilettica nella quale il gatto perde conoscenza per più di 5 minuti. Come accennato in precedenza, se il pelosetto non riprende conoscenza, tra una crisi e la successiva, l’episodio epilettico seriale può diventare uno stato epilettico vero e proprio. Per questo motivo, anche lo stato epilettico è un’emergenza.

I veterinari distinguono tra la forma congenita o idiopatica dell’epilessia e l’epilessia secondaria o acquisita. Contrariamente ai cani, la forma congenita è piuttosto rara, tra i nostri aMici. L’epilessia acquisita si verifica a causa di insufficiente apporto di ossigeno oppure come conseguenza di danni a carico del tessuto nervoso.

La causa può risiedere, ad esempio, in una o più infezioni batteriche o virali le quali hanno determinato un’infiammazione del cervello (encefalite) o una meningite. Tuttavia, l’epilessia secondaria nei gatti è causata molto più frequentemente da malattie tumorali o lesioni.

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Visto che le convulsioni non sempre hanno origine nel cervello, se la causa delle convulsioni nel gatto si trova al di fuori del cervello, si parla appunto di epilessia extracerebrale. Le possibili cause includono malattie come l’insufficienza renale, patologie a carico del fegato, il diabete mellito o ipertiroidismo.

Anche l’avvelenamento, ad esempio quello da farmaci, scatena spesso le convulsioni. Così come le carenze vitaminiche e nutrizionali (soprattutto la carenza di vitamina B1), che di solito causano l’epilessia extracerebrale.

Sintomi dell'Epilessia nel Gatto

Come nel cane, anche nel gatto si pensa esistano 4 fasi che caratterizzano una crisi epilettica, derivanti dalle osservazioni della stessa malattia umana dove, il tracciato elettroencefalografico riesce meglio ad identificarne le caratteristiche.

Una crisi epilettica in un gatto si manifesta quindi in 4 fasi:

  • fase prodromica
  • fase aurea
  • fase ictale
  • fase postictale

Le prime due non sono distinguibili l’una dall’altra e possono durare da pochi secondi a qualche giorno, in cui il gatto può dimostrare cambi di carattere, ansietà, aggressività, cecità, scarsa attività, oppure ricerca compulsiva del proprietario.

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La fase ictale è quella che definisce la sintomatologia eclatante, quella postictale è quella che, terminato l’attacco, lascia il gatto con segni diversi e che possono essere i più disparati: disorientamento, atassia (mancanza di voglia di muoversi), cecità, barcollamento, sordità, aggressività, aumento della fame e sete ed altri.

I sintomi degli attacchi epilettici nel gatto, possono essere anche molto violenti, e durare fino a 3 minuti. La sintomatologia è riportabile, sia nella varietà che nella descrizione a quella del cane.

Nell’epilessia idiopatica sembra che ci sia una maggior incidenza di attacchi durante il sonno e che i gatti più frequentemente colpiti siano giovani adulti (1-4 anni). Gli attacchi sono ben rispondenti a terapie antiepilettiche che recidivano però se vengono sospese. Inoltre sono totalmente negativi a qualunque esame di controllo effettuato per la diagnosi.

Sintomi Parossistici Simil-Epilettici

Nel gatto, più che nel cane però esistono delle sintomatologie che potrebbero essere associate all’epilessia ma che spesso sono confuse o assimilabili a problemi comportamentali. Ecco quindi che il lavoro del neurologo e del comportamentalista si integrano allorquando ci sono segni di aggressività idiopatica, senza motivo apparente, il rincorrersi la coda compulsivo, l’acchiappare le mosche per aria senza esserci ed altri comportamenti ossessivo-compulsivi o fobici.

I sintomi di una crisi epilettica parziale nei gatti possono includere:

  • Movimenti insoliti
  • Presenza di bava alla bocca
  • Contrazione facciale
  • Inseguimento della coda
  • Vocalizzi forti
  • Comportamento aggressivo

Cosa Fare Durante una Crisi Epilettica

Se il tuo gatto ha avuto una crisi epilettica, va portato rapidamente dal veterinario ma MAI mentre sta ancora avendo l’attacco. Occorre attendere che si sia ristabilito un minimo. Unica eccezione: le crisi epilettiche seriali o stato epilettico.

Per quanto sconvolgente possa essere per te vedere il tuo peloso in preda alle convulsioni, cerca di restare calmo. Tieni anche presente che sussiste un certo pericolo, nello stare troppo vicino ad un gatto in preda alle convulsioni: in quei momenti, infatti, il poverino non ha alcun controllo sui denti o sui suoi artigli.

Il modo migliore per aiutarlo è documentare la crisi con un video, se riesci. In questo modo, aiuti anche il veterinario ad avere molte più informazioni sul tipo e sulla durata dell’attacco epilettico.

Se il tuo gatto ha una storia di crisi epilettiche, il tuo veterinario potrebbe averti consegnarti dei farmaci di emergenza. Ad esempio, il diazepam per via rettale.

Ecco alcune cose che potete fare per aiutare il vostro animale:

  • Tenere d'occhio il tempo: È bene assicurarsi di sapere quanto dura la crisi. Una crisi epilettica che non cessa dopo 5 minuti è motivo di preoccupazione e occorre rivolgersi a un veterinario d'urgenza.
  • Limitate ogni stimolo: Spegnete le luci e tutto ciò che emette suoni o rumori.
  • Non muovete o toccate il gatto: Evitare di toccare il gatto durante le crisi, a meno che non sia assolutamente necessario per spostare l'animale in un luogo più sicuro. Assicuratevi di utilizzare una coperta per evitare di essere morsi o graffiati.
  • Chiamate il veterinario se le convulsioni non si fermano: In caso di attacco prolungato che dura più di 5 minuti chiamate il pronto soccorso veterinario.

Diagnosi dell'Epilessia nel Gatto

Durante il colloquio con te (detto “anamnesi”), il veterinario raccoglie tutte le informazioni più importanti ed esclude alcune possibili cause. In particolare ti chiederà informazioni in merito alla dieta, allo stile di vita e alla provenienza del tuo amico felino. Dopo l’esame clinico generale, imposterà alcune misure diagnostiche.

Ad esempio, tramite l’esame del sangue il medico può individuare una causa al di fuori del cervello del tuo micio. Per rilevare infezioni batteriche o virali, malattie metaboliche e infiammazioni, infatti, di solito si fanno prelievi di sangue e liquido cerebrospinale.

Inoltre, sono raccomandate le procedure di imaging come i raggi X, la tomografia computerizzata e la risonanza magnetica, le quali servono per escludere lesioni interne, malformazioni o tumori.

L’iter diagnostico per arrivare al pronunciamento certo di epilessia, di qualunque natura essa sia, necessita di tutti i controlli che abbiamo già descritto per l’epilessia nel cane:

  • accertamenti ematologici e sierologici, per escludere stati tossici, malattie metabolici, infiammatorie e infettive
  • ecocardiografia, per eventuali malformazioni cardiache
  • ecografia, patologie del pancreas e fegato
  • esame del liquor per escludere infiammazioni ed infezioni a livello spinale
  • tac e risonanza magnetica per encefalopatie e neoplasie, benigne o maligne

Trattamento dell'Epilessia nel Gatto

In linea generale, purtroppo l’epilessia è una malattia incurabile. Per questa ragione sono fondamentali i controlli rigorosi e una collaborazione efficace con il veterinario di riferimento.

In sostanza, la terapia mira a far sì che il gatto non abbia più crisi epilettiche o ne abbia il meno possibile. La forma di terapia dipende sempre dalla causa.

Ad esempio, l’epilessia primaria viene solitamente trattata con farmaci per tutta la vita del micio (di solito fenobarbital). Se al contrario si tratta della forma secondaria di epilessia, la sola possibilità è quella di trattare la condizione sottostante. Ad esempio, le infezioni batteriche vanno trattate con un antibiotico specifico. Se il gatto soffre di un tumore, invece, saranno necessarie misure chirurgiche, radioterapia o chemioterapia, e così via.

Purtroppo non esiste una cura per l’epilessia nel gatto. Tuttavia, nel caso dell’epilessia primaria, l’assunzione a vita dei giusti farmaci migliora le condizioni del gatto, offrendogli un’esistenza più dignitosa. La somministrazione regolare e corretta dei farmaci è quindi un prerequisito importante.

Se invece si tratta di epilessia secondaria, la prognosi dipende da quanto bene può essere trattata la malattia sottostante. Ad esempio, tumori o lesioni aggressive peggiorano significativamente la prognosi.

Mentre nel cane non esistono evidenze scientifiche per cui un trattamento precoce o comunque con evidenza di una sola crisi, abbia riscontrato beneficio alcuno, nel gatto la questione è ancora aperta e piuttosto controversa. In linea di massima non esiste un protocollo unico per tutti, ma si considerano le situazioni caso per caso.

Un trattamento precoce a dosi importanti, potrebbe evitare il ripresentarsi di crisi refrattarie. Anche nel gatto il trattamento potrebbe essere necessario per tutta la vita dell’animale e si considera possibile la diminuzione del dosaggio, se non ci sono recidive in un intervallo di minimo 6, fino a 24 mesi. Il trattamento potrà essere diminuito in entità delle dosi, sempre e solo molto gradualmente.

Farmaci Antiepilettici per Gatti

Nell’epilessia felina è il fenobarbital il farmaco più utilizzato e con i migliori risultati. Anche il diazepam, una benzodiazepina, ha ottimi risultati nel gatto, a differenza del cane dove, non riesce a raggiungere livelli sierici ottimali per un tempo sufficientemente lungo. Il bromuro di potassio ha evidenziato effetti collaterali quali attacchi asmatici, per cui non viene utilizzato.

Come nel cane, anche nel gatto il dosaggio dovrà essere raggiunto gradualmente effettuando un monitoraggio per verificare (in base anche alla risposta antiepilettica) il livello ematico, dopo 20 giorni dall’inizio del trattamento, meglio se fatto in due volte: una prima di aver preso la terapia ed una seconda a 4 ore dall’assunzione del farmaco.

Questo consente di verificare che il dosaggio massimo raggiunto non sia troppo elevato o, al contrario, troppo basso. Una volta raggiunta la dose corretta, si potranno effettuare controlli ogni sei mesi, insieme a monitoraggio della funzionalità epatica.

Alimentazione per il Gatto Epilettico

Sono ancora troppe le persone che sottovalutano il potere di una buona e corretta alimentazione per il proprio animale domestico. Ogni creatura, soprattutto se colpita da una grave patologia, necessita di una dieta curata e costituita da alimenti scelti per le loro proprietà benefiche.

La vita del gatto epilettico è molto complicata, molto spesso vittima di convulsioni e altri sintomi come difficoltà a camminare, perdita di equilibrio e rigidità muscolare. Le condizioni del felino malato devono essere supportate in ogni modo dal suo padrone e dal medico veterinario che se ne occupa.

Il micio epilettico necessita di una vita tranquilla in un ambiente sereno e privo di rumori e stress continui, poiché le convulsioni si presentano improvvisamente e devono esserci meno pericoli possibili intorno a lui. Il gatto, poi, ha anche difficoltà a bere e a mangiare, e una volta iniziato il trattamento prescritto dal medico che l’ha esaminato, potrebbe tendere ad ingrassare, poiché un farmaco usato per curare l’epilessia è il fenobarbital, il quale stimola la sete e l’appetito nel peloso. Da quel momento in poi si dovrà prestare molta attenzione alla dieta.

Strutturare un’Alimentazione Naturale e Sana

Deve essere una regolar assicurare al gatto epilettico una dieta sana ed equilibrata, aspetto della sua vita spesso dimenticato o trattato con sufficienza. La sua alimentazione dovrebbe essere povera di carboidrati complessi, come pasta, riso e patate, e concentrarsi invece sull’apporto proteico, riferendosi a carne, frattaglie e uova.

La dieta per il gatto epilettico va bilanciata anche sul giusto apporto di fibre, acidi grassi essenziali omega-3, grassi, vitamine A e C. Inoltre, l’integrazione della curcuma può donare grandi benefici al peloso, il quale non riscontrerà alcun effetto collaterale.

Queste sostanze naturali e sane possono aiutarlo molto durante la sua cura e lottare con più energia contro le crisi epilettiche.

Da molti anni in medicina umana la dieta chetogenica ha assunto un ruolo di rilievo nella gestione dell’epilessia, dimostrandosi spesso di grande efficacia in affiancamento alla terapia. Parliamo in questo caso di dieta simil-chetogenica, perché ci sono alcune differenze.

Ciò che sappiamo è che nel cane (e verosimilmente nel gatto) indurre chetosi è molto più difficile: si tratta di animali carnivori e predatori, con una maggior resistenza al digiuno e alla formazione di corpi chetonici.

Eppure sappiamo che una dieta rigorosamente no carb (senza alcuna fonte di carboidrati complessi come pasta, pane, cereali, patate), ricca di alimenti proteici, con un apporto di fibra moderato e con il giusto apporto di grassi a media e a corta catena (MCT e SCFAs) può fare davvero la differenza. Ancora di più se con le giuste integrazioni di Omega 3, vitamina E, vitamina C e altri antiossidanti.

Consigli Utili per il Felino Epilettico

Non si possono prevedere le crisi epilettiche del proprio gatto e non si possono neanche evitare. Per questa ragione è assolutamente importante assicurare al micio l’ambiente domestico sicuro e privo di ogni tipo di pericolo (oggetti spigolosi, ostacoli, oggetti rumorosi o con suoni disturbanti).

Dobbiamo accertarci che il felino non si aggiri in zone pericolose della casa quando si trova da solo, come le scale, magari utilizzando delle reti per evitargli il passaggio quando non lo si può tenere d’occhio.

Le convulsioni nel gatto possono presentare altri sintomi gravi come la perdita di coordinazione nel gatto e forti spasmi muscolari. In caso di crisi epilettica, si consiglia di spegnere ogni apparecchio elettronico (televisione), togliere la musica e spegnere le luci che possono danneggiare ulteriormente l’animale.

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