Il campo della ricerca sul microbioma si è evoluto rapidamente negli ultimi decenni ed è diventato un argomento di grande interesse scientifico e pubblico. Con il termine microbioma si intende una caratteristica comunità microbica che occupa un ben definito habitat con distinte proprietà fisico-chimiche.
Il microbioma non si riferisce ai soli microorganismi ma abbraccia anche il loro "teatro" di attività, con la formazione di nicchie ecologiche specifiche. Il microbiota, invece, consiste nell’assemblaggio di microorganismi appartenenti a differenti Regni: procarioti (batteri e archea), eucarioti (es. protozoi, funghi e alghe), mentre il suo "teatro" di attività include elementi strutturali microbici (proteine/peptidi, lipidi, polisaccaridi), metaboliti microbici (molecole segnale, tossine, molecole organiche), acidi nucleici ed elementi genetici mobili (es. trasposoni, fagi, virus).
Per comprendere meglio il ruolo del microbioma, è utile considerare anche le caratteristiche fisiche e chimiche del suolo che lo ospita. Con il termine "suolo" si indica la porzione superficiale della crosta terrestre frutto della naturale disgregazione delle rocce a seguito dell’azione di agenti fisici, chimici e biologici e con la capacità di ospitare la vita vegetale.
Grazie all’attività di questi agenti ogni suolo è composto da minerali, materia organica, acqua e aria che interagiscono tra di loro. Il suolo può essere suddiviso in due strati: lo strato attivo, in cui vengono ospitate le piante e in cui c’è la presenza di ossigeno, humus e organismi viventi (batteri, funghi, protozoi), e lo strato inerte, più compatto, più povero di ossigeno e più ricco di componenti minerali provenienti dallo strato superficiale attraverso le acque di dilavamento.
La salute del suolo rappresenta la base per una produzione alimentare sana. Questo significa che attraverso la vasta gamma di servizi ecosistemici che fornisce, il suolo è una componente essenziale per sostenere la sicurezza alimentare.
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Alimenti Funzionali e Biofortificati: Un Approccio Salutistico
Gli alimenti funzionali sono alimenti che favoriscono le funzioni dell’organismo e contengono un ingrediente, nutraceutico, che determina proprietà nutrizionali e salutistiche. Gli alimenti biofortificati sono alimenti a cui viene aggiunto uno o più nutrienti con proprietà salutari per potenziarne l'azione salutare.
Esempi di nutraceutici nella prevenzione delle patologie includono gli Acidi grassi Omega 3, presenti nel pesce azzurro, che hanno una azione preventiva, in quanto riducono i fattori di rischio in particolare nelle patologie degenerative.
L'Importanza di Verdura, Ortaggi e Frutta di Stagione
È importante consumare almeno 5 porzioni al giorno di verdura, ortaggi e frutta di stagione dei diversi colori, correlati alla presenza di sostanze polifenoli e flavonoidi. Il fitocomposto ad azione salutare sono le antocianine che hanno azione antiossidante e di miglioramento del microcircolo sanguigno.
I 2 nutrienti caratteristici per le verdure a foglia sono magnesio e acido folico. Il magnesio, costituente della clorofilla, ha una funzione per il normale metabolismo energetico e il funzionamento del sistema muscolare e nervoso. I nutrienti protettivi e salutari sono potassio e fibra. Il potassio per il funzionamento del sistema nervoso e muscolare, per mantenere normale la pressione del sangue.
Questi alimenti hanno una elevata quantità di Beta carotene (Famiglia Carotenoidi) o provitamina A che il nostro organismo converte in vitamina A, che ha funzione per trofismo della pelle, funzione visiva e del sistema immunitario.
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"Piatto Veg": Linee Guida per una Dieta Vegetale Ottimale
Pubblicate su una delle riviste scientifiche più prestigiose le linee guida del cosiddetto "piatto veg", per elaborare diete a base vegetale adatte per adulti e donne incinte. Con il titolo “VegPlate: a Mediterranean-based Food Guide for Italian Adult, Pregnant, and Lactating Vegetarians” l’articolo, che illustra il “PiattoVeg”, la guida pratica per elaborare diete a base vegetale nutrizionalmente ottimali per l’adulto e la donna in gravidanza e allattamento, è stato pubblicato sul Journal of the Academy of Nutrition and Dietetics, l’organo della società scientifica più influente a livello mondiale nel campo della nutrizione umana, fondata nel 1917 in Ohio.
L’Academy, nata con la mission di migliorare la salute delle persone, coniugando ricerca scientifica ed educazione alimentare rivolta al pubblico, conta attualmente oltre 100.000 professionisti della nutrizione tra i suoi membri.
«La pubblicazione del metodo del PiattoVeg in una rivista scientifica internazionale peer-reviewed così prestigiosa equivale di fatto a riconoscere il PiattoVeg come linee guida italiane valide per la formulazione di una dieta ottimale basata su ingredienti vegetali - spiegano dalla SSNV - Il PiattoVeg, che privilegia una dieta 100% vegetale, è utilizzabile da chiunque desideri aderire alla tradizione mediterranea, quindi italiana per antonomasia.
Fornisce indicazioni dettagliate sulle quantità precise di alimenti vegetali da consumare a partire dai diversi gruppi alimentari, per le diverse fasce di fabbisogno calorico, per gli adulti e per donne in gravidanza e allattamento. «Gli alimenti di origine animale come latticini e uova sono opzionali, vale a dire non necessari per il raggiungimento del fabbisogno quotidiano raccomandato dei nutrienti - proseguono dalla SSNV - Non sono stati infatti inclusi nei calcoli per determinare la composizione nutrizionale degli schemi di assunzione del sistema delle porzioni del PiattoVeg.
«Il numero di persone che hanno scelto un’alimentazione vegetariana, ovvero che hanno escluso carne, pesce e derivati dalla propria alimentazione è in rapido aumento in Italia come nel resto d’Europa, specie nella variante 100% vegetale. Alla luce di questa tendenza, è di rilievo l’utilità pratica di queste linee guida - aggiungono dalla SSNV - Il PiattoVeg mostra, infatti, come sia assolutamente possibile un’alimentazione completamente basata sui vegetali, anche in gravidanza e allattamento, fornendo precise indicazioni sulle quantità di alimenti da consumare, cosicché anche i medici e gli operatori sanitari non esperti sul tema possano agevolmente consigliare in modo corretto i propri pazienti; qualunque professionista (medico, dietista, nutrizionista), conoscendo il fabbisogno calorico del paziente, può realizzare in pochi minuti una dieta a base vegetale ottimale.
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«Nel mondo sono state proposte alcune guide alimentari per vegetariani (sia vegani che latto-ovo-vegetariani), la maggior parte rappresentate graficamente da una piramide, con le indicazioni generiche sulle quantità di alimenti da consumare per ciascun gruppo alimentare. Solo nel 2005 è stata realizzata la prima guida per vegetariani italiani, la VegPyramid, messa a punto dalla dr.ssa Baroni, pubblicata nel 2010 su una rivista internazionale (VegPyramid: a proposal for a Vegetarian Food Guide for Italian people, Mediterranean Journal of Nutrition and Metabolism, vol. 3, no. 1, pp. 71-80, 2010).
La VegPyramid si basava sui “Livelli di Assunzione di Riferimento dei Nutrienti” per la popolazione italiana (i LARN) validi fino al 2014, permettendo appunto di convertire le raccomandazioni relative alle quantità di energia e nutrienti da assumere in quantità e tipo di cibo. Con la pubblicazione dei nuovi LARN, nel 2014, è stato necessario rivedere la struttura della guida, e la revisione ha coinvolto non solo i contenuti ma anche la grafica. Per ogni gruppo è stata calcolata la quantità di cibo da assumere per soddisfare l’adeguatezza della dieta, indicata come numero di porzioni.
L’assunzione delle quantità di cibi proposte dal PiattoVeg soddisfa i LARN 2014 per i macro e i micronutrienti per l’adulto, incluse le fasi di gravidanza e allattamento. L’attenzione nei confronti dei pochi nutrienti critici (che sono critici per tutti i tipi di alimentazione, non solo per quella vegetariana) completa l’adeguatezza della dieta.
Mastice di Chios: Un Dono della Natura per la Salute Digestiva
Il Mastice di Chios non è un particolare collante dal nome complicato, ma è in realtà di una resina prodotta da una pianta ampiamente diffusa e originaria dell’isola di Chios situata nell’arcipelago greco nel Mar Egeo settentrionale. L’interesse della comunità scientifica è concentrato sulle interessanti proprietà sul sistema digerente.
Appartenente al genere in cui ritroviamo anche la specie che produce i pistacchi (Pistacia vera) il nome volgare della pianta produttrice del Mastice è Lentisco; Lentisco (Pistacia lentiscus L. var. Chia) è una pianta tipica delle zone a clima temperato dell’Europa Meridionale; originaria delle isole Greche, si è diffusa facilmente nei tratti bagnati dal Mar Mediterraneo.
E’un arbusto legnoso che a volte raggiunge le dimensioni di un piccolo albero; appartiene alla vasta Famiglia delle Anacardiaceae ed è sempreverde. Si adatta bene ad ambienti aridi e soleggiati e per questa ragione viene definita eliofila, termofila e xerofila.
Sempre circondata da un alone profumato, aromatico, intenso, fiorisce in primavera producendo fiori poco appariscenti, a pannocchia, ed essendo una pianta dioica, i fiori sono distinti in esemplari femminili e maschili. Il tronco e i rami, rivestiti da una corteccia di colore bruno-cenere, dopo il quinto-sesto anno di età, se incisi, emettono una gommoresina definita Mastice di Chios.
Questo termine deriva dal fatto che Pistacia lentiscus, o albero del mastice è originario e tipico della zona meridionale dell’Isola di Chios o regione della “Mastichochòria” ; il termine significa zona dei produttori del mastice; in effetti sono 5000 i nuclei familiari, riuniti in cooperative, coinvolti da questa attività; in questa zona dell’isola di Chios le particolari condizioni climatiche e la composizione del suolo, legate alla natura vulcanica dell’isola, permettono alla pianta di produrre una gommoresina così pregiata e particolare da ottenere dalla CEE la denominazione di origine controllata (D.O.P.) ed essere considerata già dal 2014 patrimonio culturale dell’UNESCO.
Botulismo: Prevenzione e Riduzione dei Rischi
Secondo l‘Istituto Superiore di Sanità, ogni anno, ci sono 20-30 casi accertati di botulismo, dovuti principalmente al consumo di alimenti conservati contaminati dalle tossine. Nonostante la gravità della malattia, i casi di decessi si sono fortemente ridotti nel corso dei decenni, grazie al miglioramento delle strategie di prevenzione e delle terapie.
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