Alimentazione e Fabbisogni Nutrizionali dei Suini: Un Approfondimento

L'alimentazione del suino è una fase basilare su cui porre molta attenzione per poter ottenere una carne eccellente. Niente è lasciato al caso e le materie prime vengono scelte molto scrupolosamente per poter formulare una razione appositamente bilanciata per le esigenze degli animali e ottenere una carne con determinate caratteristiche.

Una adeguata alimentazione richiede prima di tutto una diversificazione della razione alimentare, perché ogni stadio di sviluppo che caratterizza la vita del suino ha fabbisogni nutrizionali differenti, a seconda che l’animale si trovi in fase di svezzamento, di crescita, ingrasso, finissaggio o in gravidanza e allattamento. È importante che il mangime venga distribuito in modo uniforme, in modo che non nasca competizione tra gli animali e che consenta di esprimere il loro istinto naturale a grufolare.

Il suino è un animale onnivoro, può quindi mangiare praticamente tutto, ed è molto ghiotto di frutta, verdura, foglie, radici, tuberi come le patate, ma anche insetti, grano, cereali come mais, riso, orzo, quinoa, erbe varie e tanta acqua. Osservando dunque il comportamento in natura sono stati ideati mangimi sempre più innovativi e ottimizzati al meglio, formulati e bilanciati per soddisfare tutte le necessità.

In genere vengono utilizzati i tegumenti di grano e frumento di scarto durante la produzione della farina 00, ottime fonti di fibra dietetica di cui il suino ha bisogno. A proposito il suino è un esempio eccellente di circolarità, in quanto può cibarsi di sottoprodotti industriali dotati ancora di un importante valore nutrizionale per la sua alimentazione.

Come ad esempio sottoprodotti della pasta secca di farina di frumento, o il siero di latte residuo dalla caseificazione, usato per la broda nei suini all’ingrasso. Non solo sottoprodotti, ma anche ex-prodotti alimentari, cioè cibi che non possono più essere destinati al consumo umano, perché scaduti, o per errori di etichettatura o confezionamento, ma possono essere trasformati e rientrare come ingredienti nel mangime per animali, facendo risparmiare notevolmente in termini di spreco alimentare e impatto ambientale.

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Oggi poi, con l’avanzare dello sviluppo tecnologico, l’alimentazione dei suini negli allevamenti più all’avanguardia è detta “di precisione”, perché è possibile somministrare in modo “preciso” solamente il mangime di cui l’animale ha bisogno, in modo esatto, personalizzato e controllato da sofisticati sistemi robotici e digitali.

Inoltre, rispetto al passato, oggi l’alimentazione dei suini viene bilanciata in modo da avere carni più magre, con meno colesterolo e grassi saturi, a favore invece dei grassi insaturi omega 3, monoinsaturi e polinsaturi benefici. Infatti, per andare incontro alle esigenze salutistiche dei consumatori, i mangimisti hanno progettato miscele di vegetali, minerali, vitamine e semi, per rendere la carne di maiale meno calorica e più salutare con questi grassi buoni, migliorando anche la scioglievolezza del grasso, la morbidezza e il gusto della carne.

Tutti questi traguardi fanno oggi della filiera suinicola un settore virtuoso sotto tutti i punti di vista, in termini di sostenibilità ambientale, benessere animale, sicurezza alimentare e salute umana. Per il settore suinicolo, la sostenibilità ambientale e la riduzione delle emissioni rappresentano un’importante obiettivo strategico per il mantenimento della propria competitività.

Fabbisogno Nutrizionale Differenziato per Sesso

La determinazione dei fabbisogni nutrizionali per sesso è stata oggetto di ricerca in numerosi lavori scientifici, sia nel caso di maschi castrati che interi, al fine di soddisfare più precisamente i fabbisogni.

In questo articolo viene quantificata la differenza di fabbisogni tra maschi interi e femmine, analizzando la risposta differenziale del rapporto tra lisina digeribile ileale standardizzata ed energia netta (LIS DIS: EN) tra i due sessi.

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In un recente studio (Aymerich et al., 2020) abbiamo confrontato i fabbisogni di Lys DIS tra maschi interi e femmine nel periodo da 70 a 105 kg di PV. I risultati hanno confermato una risposta lineare differenziata all'aumento della LIS DIS: EN tra i due sessi.

I maschi hanno mostrato un maggiore aumento della crescita ed una maggiore diminuzione dell'indice di conversione (IC) aumentando il rapporto lisina-energia. Allo stesso modo, la modellizzazione dei fabbisogni per sesso ha mostrato che i maschi richiedono il 17% o più di Lis DIS rispetto alle femmine.

Mentre le femmine richiedevano un rapporto Lis DIS:EN di 3,10-3,13 g/Mcal, i maschi di 3,63-4,05 g/Mcal a seconda del periodo (Figura 1).

I dati dello studio precedente sono stati combinati con altri 13 studi per analizzare l'effetto dell'aumento della LIS DIS in maschi interi e femmine nel periodo di finissaggio utilizzando un processo di meta-analisi (Aymerich et al., 2021). I modelli mostrano come le differenze produttive dipendano dai livelli di aminoacidi nella dieta, mostrando che i maschi interi richiedono diete più concentrate in AA per raggiungere il loro potenziale produttivo.

Oltre ad una diversa risposta in termini di produttività, i modelli ottenuti nella meta-analisi sono stati utilizzati per determinare l'ottimizzazione economica per maschi interi e femmine in base al contesto dei prezzi degli AA sintetici e della farina di soia tra 70 e 100 kg di PV.

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I risultati mostrano che, a seconda del contesto dei prezzi e del modello di produzione, sarà più o meno interessante alimentare in modo diverso maschi e femmine. È particolarmente interessante che, in un contesto di bassi prezzi di AA e farina di soia, l'alimentazione in modo differenziato rappresenti un beneficio nei maschi poiché con un più alto LIS DIS raggiungono 1 kg in più di peso nello stesso tempo.

In conclusione, alimentare in modo diverso maschi interi e femmine è un'opportunità per ridurre al minimo i costi e massimizzare i benefici nei suini da ingrasso (> 70 kg di peso vivo). D'altra parte, la concentrazione di Lys DIS della dieta è correlata positivamente al contenuto di proteina grezza (PG).

Materie Prime Sostenibili nell'Alimentazione dei Suini

Infatti, il mangime è indicato come il principale responsabile degli impatti ambientali nella produzione di carne suina. Dati i vincoli imposti dai disciplinari, che limitano fortemente l’impiego di materie prime caratterizzate dalla “circolarità” del loro percorso produttivo, servono approcci di formulazione che integrino più soluzioni e sappiano sfruttare la sinergia tra le opzioni permesse.

Nelle formule da ingrasso la fonte proteica più utilizzata è la farina di estrazione di soia che viene integrata in media al 13% nella prima fase di alimentazione fino a scendere a circa l’8% nell’ultima fase di alimentazione. Ed è proprio agendo sul livello di inclusione di soia che si possono ottenere diete più sostenibili.

Tra le materie prime autorizzate dai principali disciplinari per le Dop italiane, il pisello ed il girasole sembrano essere le più interessanti, sia in termini nutrizionali che di disponibilità. Per quel che riguarda il pisello, viene impiegato con cautela per i timori legati alla presenza di vari fattori anti-nutrizionali ed il basso contenuto in amminoacidi solforati.

Allo stesso modo, anche la farina di estrazione di girasole, rispetto a quella di soia, ha tipicamente contenuti inferiori di proteine e lisina digeribile ed un maggiore contenuto di fibra. Come secondo fattore applicabile per ridurre l’impatto delle diete, vi è la riduzione della quota proteica, soprattutto nelle diete da ingrasso, a partire dai 100-120 kg di peso, dove il fabbisogno proteico non è più molto elevato.

Dunque, basandoci sulla letteratura, abbiamo ipotizzato la possibilità di ridurre il livello di soia nelle diete per suini in ingrasso, attraverso l’impiego di girasole e pisello ed un accurato bilanciamento del profilo amminoacidico delle diete, attuando in sinergia la riduzione della quota proteica (ma non di lisina) negli ultimi tre mesi di alimentazione, sempre nel rispetto delle prescrizioni del disciplinare della Dop del prosciutto di Parma.

Per la prova sono stati allevati 1930 suini accasati in un sito da ingrasso afferente al Gruppo Martini Spa. In entrata il gruppo Co aveva un peso medio pari a 36.2 kg, mentre il gruppo Trt aveva un peso medio pari a 35.0 kg.

Trascorsi dieci giorni dall’accasamento, un campione di 251 suini (126 suini del gruppo Co e 125 suini del gruppo Trt) è stato selezionato, contrassegnato e con una marca auricolare numerata.

La mortalità e gli animali spostati in infermeria sono stati registrati quotidianamente, mentre il consumo alimentare è stato registrato mensilmente. Inoltre mensilmente, nei box con gli animali con marca auricolare, sono state valutate le lesioni alla coda secondo il protocollo Welfare Quality®, ed i risultati sono stati espressi come indice di punteggio delle lesioni (Lsi), che considera sia la frequenza sia la gravità delle lesioni.

Al termine della fase di ingrasso, trascorsi 182 giorni dall’accasamento, i suini sono stati macellati nello stabilimento del gruppo Martini. La dieta non ha influenzato il peso degli animali a nessuno dei tre rilevamenti.

Nell’ultimo rilevamento prima delle macellazioni il peso medio degli animali del gruppo Co era pari a 177 kg, mentre il peso medio degli animali del gruppo Trt era pari a 180 kg.

Lo studio condotto dimostra la possibilità di sostituire la soia nelle diete da ingrasso e la possibilità di ridurre la quota proteica nell’ultima fase di alimentazione nel rispetto del disciplinare del Prosciutto di Parma. Per quanto riguarda il pisello, diversi studi hanno testato l’inclusione di questa materia prima fino al 30% in diete bilanciate per il profilo amminoacidico, senza evidenziare effetti negativi sulle performance degli animali.

Per quanto riguarda la farina di girasole, la letteratura è controversa. La nostra ricerca ha confermato che l’inclusione di farina di girasole tra il 2,5% e il 5% non ha compromesso le prestazioni degli animali.

Benessere Animale e Alimentazione

Connesso alla sostenibilità della produzione suinicola, il tema del benessere è oggi di grande interesse. Tra i temi rilevanti vi sono le lesioni alla coda in quanto la sua morsicatura è considerato un parametro “spia” per valutare il benessere dei suini.

In questo studio il gruppo Trt ha mostrato una minore incidenza di lesioni alla coda in diversi periodi di prova. Non abbiamo trovato in bibliografia dati simili; la nostra ipotesi è che nonostante il livello di fibra grezza sia simile tra le diete, il maggiore tenore in fibra insolubile e lignina del girasole, possa avere prolungato il senso di sazietà degli animali, fattore che promuove un comportamento positivo, soprattutto quando gli animali sono sottoposti ad un regime alimentare razionato.

Inoltre, negli ultimi tre mesi di allevamento si dovrebbe riconsiderare il livello proteico delle formule, in quanto il fabbisogno di azoto degli animali si riduce sensibilmente.

Tabella 1: Composizione chimica delle diete e livello di sostituzione della soia

Parametro Dieta Controllo (Co) Dieta Trattamento (Trt)
Livello di soia X% Y%
Proteina grezza A% B%

Tabella 2: Effetto delle diete sull’ingestione di mangime e l’efficienza alimentare dei suini nei diversi periodi di allevamento.

Parametro Gruppo Co Gruppo Trt
Ingestione di mangime Valore 1 Valore 2
Efficienza alimentare Valore 3 Valore 4

Tabella 3: Effetto delle diete sui parametri delle carcasse di tutti gli animali coinvolti nella prova, rilevati al macello.

Parametro Gruppo Co Gruppo Trt
Peso della carcassa Valore 5 Valore 6
Resa della carcassa Valore 7 Valore 8

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