L’anemia da carenza di ferro, chiamata anche anemia sideropenica o anemia marziale, è il tipo più comune di anemia. Si tratta di una condizione in cui sono carenti i livelli di ferro necessario a svolgere importanti funzioni biologiche dell’organismo, quali la formazione dell’emoglobina deputata al trasporto di ossigeno ai tessuti attraverso la circolazione sanguigna e diversi processi metabolici.
In cosa consiste la carenza di ferro o anemia sideropenica?
La carenza di ferro, nota anche come anemia sideropenica, è una condizione in cui il corpo presenta un basso livello di ferro disponibile. Il ferro (Fe) è un elemento presente nel nostro sangue all’interno di alcune proteine fondamentali per l’organismo, come l’emoglobina. Quest’ultima è una proteina presente all’interno dei globuli rossi, che ricopre una funzione essenziale: trasporta l’ossigeno dai polmoni alle cellule del nostro corpo.
Per diagnosticare una carenza di ferro, si procede, in prima istanza, a un esame del sangue, analizzando proprio i valori dell’emoglobina, che non devono scendere al di sotto di una certa soglia: 12 grammi per decilitro (g/dL) nelle donne; 13,4 g/dL negli uomini. Se i valori sono inferiori a questi, si procede con ulteriori accertamenti per verificare la natura di questa deficienza di ferro nel nostro corpo.
La sideremia bassa segnala una carenza di ferro, ovvero una condizione che si verifica quando il ferro nel sangue è presente con valori al di sotto di quelli considerati normali. A grandi linee, i valori nella norma vanno da 65 a 176 mcg/dl per gli uomini e da 50 a 170 mcg/dl per le donne.
Questa patologia, se protratta per lunghi periodi di tempo può portare il corpo a debilitarsi. In pratica, quando il livello di ferro nel sangue è basso, il midollo osseo sarà portato a produrre meno globuli rossi, condizione che può portare all’anemia da carenza di ferro, la quale, in questo caso, prenderà il nome di anemia sideropenica. Inoltre, il ferro basso può causare problemi al sistema immunitario, il cui cattivo funzionamento può esporci maggiormente a infezioni e malattie.
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Da dove proviene il ferro presente nel nostro sangue?
Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, solo una piccola percentuale di ferro proviene dalla nostra alimentazione, che resta comunque molto importante. Il ferro non è mai presente nel nostro sangue in forma libera, ovvero non legato a una proteina, perché altrimenti sarebbe tossico. Quindi, da dove viene questo ferro? Principalmente dalla disgregazione dei globuli rossi invecchiati, e viene riutilizzato nel midollo osseo per formare l’emoglobina presente nei nuovi globuli rossi.
A cosa può essere dovuta la carenza di ferro?
Ci sono diverse cause della carenza di ferro, che possono variare da individuo a individuo. Le più comuni sono le seguenti:
- Dieta povera di ferro: l’assunzione insufficiente di alimenti ricchi di ferro è una delle principali cause della sua carenza.
- Assorbimento compromesso: alcune condizioni mediche possono interferire con l’assorbimento del minerale da parte dell’organismo, ad esempio la celiachia, la malattia infiammatoria intestinale e l’ulcera peptica.
- Aumento del fabbisogno di ferro: in alcune fasi della vita, come durante la gravidanza e l’allattamento, il fabbisogno di ferro aumenta significativamente. Le donne che hanno mestruazioni abbondanti possono anche richiedere una quantità maggiore di ferro per compensare la perdita ematica.
- Perdita di sangue: l’emorragia può causare una significativa perdita di ferro dal corpo. Questo può verificarsi a seguito di un trauma, di interventi chirurgici o di patologie che causano sanguinamenti cronici, come le ulcere o i fibromi uterini.
- Predisposizione genetica: alcune persone possono essere geneticamente predisposte a una maggiore suscettibilità alla carenza di ferro.
- Insufficiente assunzione di vitamina C: una sua carenza può influire negativamente sull’assorbimento del ferro.
È importante sottolineare che le cause della carenza di ferro possono essere interconnesse e diverse per ogni individuo. È consigliabile consultare un medico o un dietista per identificare la causa specifica e sviluppare un piano di trattamento adeguato.
Nel 50% dei casi la carenza di ferro è dovuta a uno scarso apporto nutrizionale: una dieta povera di ferro, di acido folico e di vitamina B12.
In Nuova Zelanda, il 10,6% delle donne di età compresa tra 15 e 18 anni e il 12,1% di quelle di età compresa tra 31 e 50 anni accusano questa problematica. Tuttavia, questa problematica è spesso sottovalutata a causa della difficoltà nel riconoscere i sintomi, che sono generalmente aspecifici.
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Quali sono i sintomi del ferro basso?
I sintomi dell’anemia da carenza di ferro possono variare nel tempo da lievi, perché l’organismo utilizza i depositi di ferro presenti sotto forma di ferritina, fino a diventare più intensi e gravi. I sintomi comuni della carenza di ferro includono stanchezza, mal di testa frequenti, fiato corto, colorito pallido, capelli e unghie fragili, irritabilità, scarsa concentrazione e una maggiore esposizione alle infezioni.
Ecco alcuni sintomi comuni associati al ferro basso, ai quali prestare attenzione:
- Affaticamento e debolezza: la sensazione di stanchezza e di mancanza di energia è uno dei sintomi più comuni della carenza di ferro.
- Pallore della pelle e delle mucose: riducendo la produzione di emoglobina, la carenza di ferro può influire sulla colorazione della pelle, delle unghie e delle mucose, rendendole più pallide del normale.
- Dispnea: la deficienza di ferro può causare una ridotta capacità di trasportare ossigeno ai tessuti, causando una sensazione di mancanza di respiro o dispnea, anche durante attività di routine.
- Difficoltà di concentrazione: il ferro è essenziale per il corretto funzionamento del cervello, ecco perché una quantità bassa di questo minerale nel sangue può influire sulla concentrazione, la memoria e le funzioni cognitive.
- Irritabilità e sbalzi d’umore: il ferro basso può essere associato a cambiamenti nell’equilibrio chimico del cervello, che possono causare irritabilità, sbalzi d’umore e ansia.
- Palpitazioni cardiache: la ridotta capacità del sangue di trasportare ossigeno ai tessuti può mettere sotto sforzo il cuore, causando palpitazioni o sensazioni di battito cardiaco accelerato.
- Fragilità delle unghie e perdita di capelli: la mancanza di ferro può influire sulla salute delle unghie e dei capelli, rendendoli fragili e suscettibili a danni e perdita.
- Disturbi del sonno: alcune persone possono sperimentare insonnia o problemi di sonno, come il sonno interrotto o la difficoltà a dormire profondamente.
È importante notare che questi sintomi possono essere causati da diverse condizioni e non sono specifici solo a una scarsa quantità di ferro nel sangue. La diagnosi accurata richiede quindi un esame del sangue per valutare i livelli di emoglobina e ferro nel corpo.
Cosa fare se il ferro è basso?
Se si sospetta una carenza di ferro, è consigliabile consultare un medico per una diagnosi accurata e un piano di trattamento appropriato. In generale, ecco cosa fare in caso di ferro basso:
- Integrare il ferro: il medico può raccomandare integratori di ferro per aumentarne i livelli nel corpo. È importante seguire attentamente le indicazioni del medico e prendere gli integratori come prescritto, evitando soluzioni fai da te potenzialmente deleterie.
- Modificare la dieta: una dieta equilibrata e ricca di alimenti che contengono ferro può aiutare ad aumentarne i livelli.
- Assumere vitamina C: si consiglia di consumare cibi ricchi di acido ascorbico, come agrumi, fragole, peperoni e pomodori.
- Evitare alimenti che ostacolano l’assorbimento del ferro: è preferibile non consumare tè e caffè durante i pasti, poiché contengono composti che interferiscono con l’assorbimento del ferro, così come gli alimenti ricchi di calcio, ad esempio i latticini. Pertanto, è consigliabile separare l’assunzione di calcio e ferro.
- Trattare le cause sottostanti: se la carenza è causata da una malattia o una condizione medica specifica, è importante trattare e gestire correttamente la causa sottostante.
È fondamentale seguire le indicazioni del medico e sottoporsi a un follow-up regolare per valutare i progressi e regolare il trattamento, se necessario. L’integrazione con il ferro può richiedere diversi mesi per ripristinare i livelli normali nel corpo, e un uso eccessivo può comportare problemi di salute, quindi è importante seguire le indicazioni del medico.
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Per la diagnosi di anemia da carenza di ferro è necessario che il medico prescriva esami del sangue per valutare i livelli di emoglobina, la grandezza dei globuli rossi (volume corpuscolare medio, MCV), i livelli di ferro, di ferritina e di transferrina e delle piastrine.
Il trattamento dell’anemia da carenza di ferro viene prescritto sia per curare la causa che l’ha determinata, sia per reintegrare le riserve di ferro. Pertanto, una volta diagnosticata la causa, il percorso di cura più cura viene stabilito dallo specialista in base alla problematica del paziente. Per reintegrare le riserve di ferro, invece, possono essere prescritti integratori per via orale a base di solfato ferroso o di altre sostanze, in genere per 4-6 mesi, fino alla normalizzazione dei parametri. L’assunzione del ferro per via orale, in alcuni casi può provocare effetti collaterali, quali nausea, diarrea o feci scure, che possono essere gestiti parlandone con il medico il quale valuterà eventuali modifiche della terapia.
Alcune modifiche allo stile di vita, con un’adeguata alimentazione, possono aiutare a contrastare la sideropenia, garantendo invece al nostro Organismo il giusto apporto di ferro. Buona abitudine sarebbe anche quella di consumare ogni giorno una piccola quantità di frutta secca, fonte di Nutrienti essenziali per il corpo e in particolar modo per chi pratica attività sportiva.
Carenza di ferro: il ruolo dell’alimentazione
Abbiamo accennato al fatto che solo una piccola percentuale di ferro presente nel nostro organismo proviene dall’alimentazione, ma è evidente che in caso di carenza di ferro è consigliabile seguire una dieta specifica, preferendo alcuni cibi. Il ferro presente negli alimenti assunti entra nel nostro organismo tramite una proteina, chiamata trasferrina, e viene accumulato nel fegato sotto forma di ferritina, una proteina di deposito. In caso di carenza di ferro, quindi, andiamo a consumare le riserve presenti nel nostro organismo. Ogni giorno il nostro corpo perde piccole quantità di ferro attraverso le urine, la sudorazione, le feci, le mestruazioni e l’allattamento nelle donne; mangiando determinati alimenti possiamo reintegrarlo.
Ferro eme e non-eme: cosa sono?
Il ferro può essere presente in due forme principali: ferro eme e ferro non-eme. Esse differiscono per la loro struttura chimica e per le fonti alimentari da cui provengono.
- Ferro eme: si trova principalmente negli alimenti di origine animale, come carne, pesce e pollame. È una forma di ferro che è già stata metabolizzata dagli organismi animali ed è facilmente assorbita dal nostro corpo. Il ferro eme è legato alla molecola di eme, che fa parte dell’emoglobina presente nei globuli rossi ed è responsabile del trasporto dell’ossigeno ai tessuti.
- Ferro non-eme: si trova negli alimenti di origine vegetale, come cereali integrali, legumi, verdure a foglia verde e frutta secca. Questa forma di ferro non è legata all’emoglobina ed è meno facilmente assorbita dall’organismo rispetto al ferro eme. Tuttavia, può essere influenzato positivamente dall’assunzione di vitamina C, che aumenta la sua biodisponibilità.
Entrambe le forme sono importanti per il nostro organismo, ma il ferro eme viene generalmente assorbito più efficientemente rispetto al ferro non-eme. Tuttavia, una dieta equilibrata che comprende una varietà di alimenti ricchi di ferro eme e non-eme può fornire una buona quantità di questo minerale per soddisfare le esigenze del corpo.
L’anemia sideropenica si può prevenire a partire dall’alimentazione che dovrebbe prevedere alimenti ricchi di ferro eme, più velocemente assorbibile dall’organismo, che si trova negli alimenti di origine animale, o di ferro non eme, che si ritrova nei vegetali e nei legumi e viene assorbito solo per il 10%.
Gli alimenti che contengono ferro
Quali sono gli alimenti che contengono più ferro, e che si consiglia di consumare all’interno di una dieta equilibrata, e più nello specifico in caso di una sua conclamata carenza?
Gli alimenti ricchi di ferro includono carne (rossa, tacchino, pollo, faraona), pesce azzurro, fegato, frattaglie, tuorlo d’uovo, soia, legumi, funghi, frutta secca (pistacchi, anacardi), cereali (crusca), spezie ed erbe aromatiche, e verdure a foglia verde (radicchio, spinaci).
Al primo posto c’è la carne, non solo quella rossa ma anche quella di tacchino, pollo e faraona. Al secondo posto c’è il pesce, in particolare quello azzurro, come le sardine, le alici, il pesce spada, lo sgombro e il tonno. Il tuorlo d’uovo, sia di gallina che d’anatra, è un’ottima fonte di ferro.
Tra le alternative vegetali, la soia è una buona fonte di ferro non eme, con circa 8 mg di ferro per ogni 100 g. Anche spezie ed erbe aromatiche come il timo, il cumino, l’origano, la cannella, la salvia e i semi di finocchio contengono quantità elevatissime di ferro.
Il ferro eme si trova nella carne rossa, specie nel fegato e frattaglie, carne di maiale, carne bovina, di cavallo, di pollo, tacchino e faraona, che però vanno consumate con moderazione o sotto il controllo del nutrizionista, per evitare l’aumento del colesterolo (ipercolesterolemia) poiché comporta un aumento di colesterolo nel sangue e del rischio di sviluppare patologie cardiologiche.
Il fegato, e in particolar modo quello di manzo, è una fonte eccellente di ferro; inoltre contiene molte proteine, vitamine e sali minerali. Caratteristiche queste che lo rendono un alimento perfetto da introdurre nella dieta di qualsiasi individuo e da raccomandare alle donne in gravidanza. Attenzione, però, a non esagerare!
Cozze, vongole e ostriche: i frutti di mare garantiscono un significativo apporto di ferro, proteine e sali minerali, in particolar modo di sodio, e sono ottimi per disintossicare il corpo e mantenere capelli e unghie sani. Occorre però ricordare che la concentrazione di colesterolo è piuttosto elevata.
La carne di cavallo, considerata un alimento nobile, è particolarmente indicata per le donne durante la gravidanza, per i bambini e gli sportivi. Il ferro contenuto nella carne di cavallo risulta altamente biodisponibile e può essere assorbito in proporzioni tre volte maggiori.
Le mandorle, ad esempio, sono tra gli alimenti meno calorici e maggiormente ricchi di fibre e ferro. I legumi sono particolarmente ricchi di proteine e fibre e, proprio per questo, rappresentano un ottimo rimedio per combattere la stitichezza. Via libera, dunque, a fave, piselli, fagioli, ottimi anche per la linea.
Tra gli alimenti più ricchi di ferro anche il cioccolato fondente. Colore vivo e sapore intenso. La rucola è ricca di vitamina C e sali minerali ma povera di calorie.
Vitamina C, presente negli agrumi, uva, kiwi, peperoni, pomodori, cavoli, broccoli, lattuga. Cisteina, contenuta nella carne e nel pesce che è in grado di fare assorbire 2 o 3 volte di più il ferro non eme presente nelle verdure. Vitamina A, presente in fegato di bovino, fegato e oli di merluzzo, carota, zucca, albicocca, frutta e verdura di colore giallo-arancione e verde brillante, tuorlo d’uovo, burro, formaggi; complesso B contenuto in alimenti sia animali che vegetali e rame che si trova nei cereali, nella carne, nei molluschi, nelle uova e nella frutta secca in guscio.
Ci sono invece abbinamenti che sarebbe meglio evitare poiché non favoriscono l’assimilazione del ferro. Ferro alimentare con tannini, una sostanza ampiamente diffusa nel regno vegetale (tè, caffè, cioccolato, vino, alcune erbe). Ferro e calcio nello stesso pasto.
Vitamina B12: Se l’anemia è determinata dalla carenza di questa vitamina, è bene includere nella dieta alimenti di origine animale. In particolare frattaglie, molluschi, pesci e carni in genere, formaggi, uova. Per coprire il fabbisogno giornaliero di vitamina B12 è sufficiente assumere una porzione di latte o yogurt al mattino e nel corso della giornata una porzione a scelta tra formaggio, uova, pesce o carne.
Acido folico: In caso della sua carenza, privilegiare una dieta ricca di alimenti vegetali.
Il microbiota intestinale aiuta nell’assorbimento del ferro, con alcuni batteri che trasformano il ferro in una forma più facilmente assorbibile. L’integrazione di ferro può essere necessaria in caso di diminuito apporto o aumentato fabbisogno, come durante la gravidanza, l’allattamento, o in presenza di condizioni di salute che impediscono l’assorbimento adeguato. Inoltre, è essenziale nei processi di produzione di energia delle nostre cellule e assicura un efficace funzionamento di cuore e cervello.
La carenza di ferro (o sideropenia), situazione molto comune tra le donne durante la gravidanza, incide negativamente sull’ossigenazione del corpo.
Le linee guida raccomandano un’assunzione giornaliera di ferro tra i 10 e i 18 milligrammi, ma senza sufficienti riserve a disposizione, il corpo umano non ha l’energia necessaria per funzionare correttamente, e la carenza può tradursi in un peggioramento della qualità di vita e della salute.
Supportare il fabbisogno giornaliero di ferro attraverso un’integrazione mirata, in caso di diminuito apporto o aumentato fabbisogno. Il microbiota intestinale svolge un ruolo cruciale nell’assorbimento del ferro. Inoltre, specifici batteri possono influenzare la produzione di acidi grassi a catena corta (SCFA), che a loro volta possono facilitare l’assorbimento del ferro.