L'Impero Romano è noto per la sua vasta portata e influenza culturale, ma anche per le sue affascinanti abitudini alimentari. In questo articolo, esploreremo cosa si mangiava durante l'Impero Romano e come queste abitudini hanno influenzato la nostra dieta moderna.
La Dieta di Base dei Romani
L'alimentazione nell'Impero romano variava a seconda della classe sociale e della regione, ma c'erano alcuni alimenti che erano fondamentali nella dieta della maggior parte dei cittadini.
Il Pane come Alimento Base
Il pane era l'alimento base della dieta romana. Con la farina di frumento si producevano diversi tipi di pane, che venivano consumati quasi a ogni pasto. Il “panis”, il pane comune, era accessibile a tutti, mentre i più ricchi godevano del “panis siligineus”, un pane più bianco e raffinato.
Se il puls era il cibo romano più facile da preparare, il pane era il più diffuso, soprattutto negli ultimi anni dell'impero quando la fornitura gratuita di cereali cominciò a essere sostituita da pane già pronto. Il pane veniva prodotto su scala industriale in grandi panifici e la forma standard era il panis quadratus, una pagnotta circolare incisa esternamente in modo da ottenere otto fette.
A Pompei gli archeologi hanno portato alla luce diversi esempi carbonizzati di panis quadratus e molti affreschi che lo raffigurano. A giudicare dalla documentazione archeologica, il panis quadratus era comunemente consumato in ambienti urbani, dove molte persone preferivano acquistare il cibo piuttosto che coltivarlo e cucinarlo da soli.
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«Gli otto spicchi sulla parte superiore della pagnotta probabilmente erano fatti per essere spezzati più facilmente e usati come “utensili da cucina commestibili” per accompagnare stufati, zuppe e legumi».
Legumi e Verdure
I legumi, come le lenticchie e i ceci, erano un'importante fonte di proteine per i Romani. Le verdure, soprattutto cavoli, ravanelli, carote e porri, erano consumate in abbondanza. Anche la “puls”, una sorta di farinata a base di farina d'orzo o di grano, era un altro alimento fondamentale della dieta romana.
È risaputo che i cereali fossero l'alimento base della dieta romana. E il cibo più facile da produrre dalla farina di grano (oppure miglio o farro) era il puls, una specie di porridge salato o di polenta, preparato lasciando bollire il grano in acqua finché l'acqua non veniva assorbita. A quel punto si aggiungevano sale e altri ingredienti a piacere. Il puls si diffuse nella società romana grazie ai soldati: nell'esercito romano il cibo veniva preparato nel contubernio, la tenda in cui vivevano, mangiavano e dormivano i soldati (a gruppi di 8/10).
Verdura e legumi erano così importanti per la popolazione romana più debole. Altro elemento molto importante era il farro: in particolare nella prima parte della storia romana, questo cereale fa assolutamente da padrone all’interno dell’alimentazione degli abitanti: la zuppa di farro veniva mangiata quasi tutti i giorni.
L'Influenza del Mediterraneo
La vasta regione intorno al Mar Mediterraneo che comprendeva l’Impero Romano ha influenzato molto la loro dieta.
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L'Olio d'Oliva
L'olio d'oliva era essenziale nella cucina romana, usato sia per cucinare che per condire i piatti. I Romani apprezzavano l'olio d'oliva anche per le sue proprietà medicinali e cosmetiche.
Frutta e Frutta Secca
La frutta fresca e secca era una parte importante della dieta romana. Uva, fichi, mele, pere e melograni erano molto popolari. Anche la frutta secca, come noci e mandorle, veniva consumata di frequente.
Carne e Pesce nella Dieta Romana
Carne e pesce erano consumati, anche se la loro disponibilità e il loro consumo dipendevano dallo status sociale.
La Carne
Il maiale era la carne più comune tra i Romani, seguita da agnello e capra. I bovini erano meno diffusi a causa del loro costo. I più ricchi potevano godere di pollame come oche, anatre e tacchini.
Ogni tanto gli appartenenti al ceto dei meno abbienti potevano permettersi qualche piccolo pezzo di carne di maiale o del pesce piccolo di seconda pescata, come le sardine o le acciughe.
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Anche per ciò che riguarda il pesce e la carne il benestante poteva permettersi alimenti di qualità migliore: riusciva a mangiare spesso la carne non solo maiali ma anche manzo e coniglio godendo di gusti più piacevoli e prelibati grazie a una maggiore possibilità di scelta.
Il Pesce
Il pesce e i crostacei erano comuni nelle zone costiere. Il garum, una salsa di pesce fermentata, era un condimento popolare usato in molti piatti romani.
«Si pongono le interiora dei pesci in un recipiente e si salano; anche piccoli pesci, soprattutto latterini o trigliette o menole o ‘bocche di lupo’, o ciò che sembri piccolo; si sala tutto allo stesso modo e si fanno macerare al sole, girandoli spesso. Quando risultano macerati per effetto del caldo, si estrae da essi il garum...».
Il segreto però era nella giusta quantità di sale: usandone troppo poco, infatti, si correva il rischio di mandare il pesce in putrefazione; mettendone troppo, invece, si rischiava di interrompere il processo di fermentazione. Secondo Plinio il Vecchio, il miglior garum era quello che si preparava nel sud della Spagna: il garum sociorum.
Una versione “antica” della più gustosa colatura di alici odierna: era infatti ricavata da interiora di pesce che venivano mescolate con un po’ di sale e messe ad essiccare al sole in grandi recipienti. Per quanto sembri una cosa da nulla, questi composti erano in grado aiutare il ceto romano dei benestanti ad ampliare la propria dieta in materia di gusti.
Bevande Romane
Anche le bevande erano una parte importante della dieta romana.
Il Vino
Il vino era la bevanda più diffusa nell'Impero Romano e veniva consumato quotidianamente. I Romani erano soliti diluire il vino con acqua e aromatizzarlo con erbe e spezie.
Posca
La “Posca” era una bevanda comune tra i soldati e le classi inferiori, a base di vino acido mescolato con acqua ed erbe. Era apprezzata per le sue proprietà rinfrescanti e antisettiche.
Oggi l'Italia è uno dei maggiori esportatori di vino al mondo. Ma quella del vino era un'industria rilevante già nell'antica Roma e, come tutte le industrie, produceva i suoi rifiuti. Il principale prodotto di scarto era il vino andato a male o non invecchiato correttamente, che diventava così aceto o acetone. Ma i Romani erano attenti a riciclare i loro rifiuti e questo aceto veniva destinato a molti usi.
La posca era quello principale: una bevanda a base di acqua e aceto diffusa tra le classi inferiori e nell'esercito per la sua disponibilità e il prezzo accessibile e forse anche per il suo potere disinfettante. Se fosse disgustoso bere aceto? Sì, decisamente. E infatti i romani cercavano di renderlo più appetibile aggiungendovi alcuni ingredienti: la posca più economica era un mix di aceto e vino, mentre quella di alta qualità veniva preparata con miele e spezie come il coriandolo, che ne mascherava il gusto amaro e acido.
La Dolcezza del Defrutum
L’aceto non era l’unico residuo del vino, prodotto dall’industria vinicola romana. C'era anche il mosto e altri avanzi che i romani usavano per produrre un dolcificante a buon mercato chiamato defrutum o sapa, a seconda della quantità di mosto utilizzata.
Ad ogni modo, quale che fosse il contenuto di mosto, il defrutum era fondamentalmente una salsa dolciastra a buon mercato che poteva essere aggiunta ai pasti per dare loro sapore e calorie. Certo, il miele era un dolcificante migliore, ma era anche più costoso e prodotto solo in certe regioni, mentre il vino veniva prodotto in quasi tutti gli angoli dell'Impero.
Feste e Banchetti
I banchetti romani, soprattutto tra le classi più elevate, erano eventi stravaganti che comprendevano una grande varietà di piatti.
Antipasti e Piatti Principali
I banchetti iniziavano con la “gustatio”, una serie di antipasti che comprendevano uova, ostriche e olive. Le portate principali, o primee mensae, andavano dagli arrosti di carne e pesce a piatti esotici come pavoni e lingue di fenicottero.
Uno dei migliori esempi del gusto romano per piatti che fossero dolci e salati allo stesso tempo era il gustum de praecoquis, un antipasto assai apprezzato dalle famiglie patrizie. Viene descritto nel libro De Re Coquinaria di Marco Gavio Apicio. I cuochi lo preparavano portando a ebollizione delle albicocche cui aggiungevano poi pepe macinato e menta, salsa di pesce, vino passito, vino e aceto, insieme a un po’ di olio d'oliva. Una volta che il liquido si riduceva a salsa, dopo circa 20 minuti, il cuoco aggiungeva dell'altro pepe e lo serviva. Questo piatto nasceva dolce e avrebbe potuto facilmente essere servito come dessert. Ma l'aggiunta di pepe, aceto e salsa di pesce ne faceva una portata da servire prima del pasto principale.
I Dessert
I dessert, o “secundae mensae”, consistevano in frutta fresca e secca, miele e dolci come il “libum”, una torta al formaggio.
Come Mangiavano i Romani?
I nostri antenati non erano solo soldati impegnati in guerre estenuanti, ma anche delle persone normali con i bisogni basilari di qualsiasi essere umano. Il cittadino romano povero, quello che apparteneva alla fascia debole della popolazione, seguiva un regime alimentare basato su verdura e legumi consumati in quantità davvero importante.
Arrivarono addirittura a esservi tutta una serie di leggi “frumentarie” per distribuire il grano alla parte più bassa e più povera della popolazione con regolarità. In questo modo diveniva possibile preparare il pane che, per quanto povero, era comunque di una qualità superiore rispetto a quello a base di farro.
Potendo spendere di più, il benestante poteva cibarsi di verdure più variegate e dal sapore più stuzzicante.
Un esempio? Il pane ovviamente era un pane di prima qualità, composto con farine di frumento setacciate diverse volte fino a formare il “pane candidus”, dal sapore molto buono e più vicino in aspetto e qualità a quello attuale.
L’alimentazione dei romani ricchi era variegata per sapori, qualità e consistenza. La colazione era molto frugale e spesso basata sugli avanzi del giorno prima, il pranzo era si più completo ma sempre molto veloce: il vero pasto soddisfacente era servito alla sera dove al mangiare erano riservati attenzione, piacere e godimento.
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