Alimentazione Selettiva nei Bambini: Cause e Rimedi

L'alimentazione rappresenta un aspetto fondamentale dello sviluppo infantile, tanto da poter essere considerata una linea evolutiva verso l’affermazione dell’autonomia. È proprio all’interno di tale percorso evolutivo che si osservano le prime forme di difficoltà alimentari. Nella maggior parte dei casi esse sono transitorie, in quanto rappresentano l’espressione di difficoltà evolutive temporanee, di lieve entità e tendono a risolversi spontaneamente in tempi rapidi (Sameroff, Emde, 1989).

Ma cosa succede quando queste difficoltà persistono? Avete un bambino che mangia solo cibi di colore giallo come pasta o formaggio, mentre strilla ogni volta che gli mettete nel piatto dei piselli o delle carote? Cerchiamo di capire meglio il fenomeno dell'alimentazione selettiva, le sue cause e come affrontarlo.

Cos'è l'Alimentazione Selettiva?

Con l’espressione ‘Alimentazione Selettiva‘ si descrive il comportamento di bambini che limitano la loro alimentazione ad una gamma ristretta di cibi preferiti, rifiutandosi di mangiare altri cibi conosciuti o di assaggiarne di nuovi. Mangiano cinque o sei cibi differenti, spesso carboidrati come pane, patate fritte o biscotti. Molti bambini possono rifiutare il cibo in base a caratteristiche sensoriali come il gusto, l’odore, il colore o la consistenza, e la richiesta d’aiuto è solitamente motivata dall’impatto che il fenomeno ha sul funzionamento sociale del ragazzino, come feste di compleanno, gite scolastiche o cene di classe. Generalmente, questi bambini presentano un peso ed un’altezza adeguati all’età e non manifestano preoccupazioni per il peso o la forma del corpo.

Ad oggi, non esiste in letteratura una definizione univoca e universalmente accettata del fenomeno dell’alimentazione selettiva, anche a causa della varietà di termini utilizzati dai vari studiosi per descriverlo, tra cui picky eating, fussy eating, choosing eating e faddy eating.

Cosa si intende per Alimentazione Selettiva?

Un criterio spesso utilizzato in letteratura è quello che identifica di rilevanza clinica un pattern di alimentazione che comporta difficoltà o rallentamento nello sviluppo psicofisico e carenze nutrizionali, oltre a difficoltà relazionali all’interno della famiglia. Consumo di una varietà inadeguata di alimenti come conseguenza del rifiuto di un’ampia gamma di cibi familiari, così come di quelli sconosciuti.

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La rilevanza clinica dell’alimentazione selettiva sembra dunque riguardare soprattutto le conseguenze di tale condotta alimentare. Nonostante alcuni studi riportino una maggiore assunzione di alimenti altamente energetici, come dolci o snack, tra i bambini con alimentazione selettiva, la maggior parte evidenzia però una globale riduzione dell’apporto alimentare e un’alterazione della composizione nutrizionale della dieta, sottoforma di mancanza di varietà, ridotto apporto energetico, scarsa assunzione di frutta e verdura, carenza di vitamine e minerali, minore assunzione di fibre vegetali e cereali integrali.

Sembrerebbe, inoltre, che bambini con alimentazione selettiva presentino frequentemente un’ipersensibilità tattile e gustativa e siano maggiormente a rischio di sviluppare sintomi psichiatrici (ansia generalizzata, ansia sociale, sintomi depressivi) sia come co-diagnosi, sia durante tutto l’arco di vita.

Nel DSM-5 (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders), il ‘Disturbo Evitante/Restrittivo dell’assunzione di cibo‘ (Avoidant/restrictive food intake disorder- ARFID) sembra essere quello che meglio descrive la rilevanza clinica dell’alimentazione selettiva. Tale categoria diagnostica si sostituisce al Disturbo della nutrizione nell’infanzia o prima giovinezza (FD) descritto nel DSM-IV TR.

Criteri diagnostici dell'ARFID secondo il DSM-5:

  • A - Una anomalia dell’alimentazione e della nutrizione (ad es. consumo di una varietà inadeguata di alimenti come conseguenza del rifiuto di un’ampia gamma di cibi familiari, così come di quelli sconosciuti.
  • D - L’anomalia non è meglio attribuibile a una condizione medica o ad un altro disturbo mentale.

Le Cause dell'Alimentazione Selettiva

Per comprendere e trattare i disturbi e le difficoltà alimentari nella clinica psichiatrica e psicologica dello sviluppo nella prima infanzia si fa attualmente riferimento a un modello transazionale, bio-psico-sociale e multifattoriale (Ammaniti, 2010). Lo sviluppo di un comportamento alimentare selettivo può derivare da fattori come la pressione a mangiare (Gregory et al., 2010; Powell et al., 2011; Haycraft et al., 2012), alti livelli di emozionalità negativa nel bambino o nel genitore (Hafstad, 2013), maggiore sensibilità agli stimoli sensoriali da parte del bambino (Farrow et al., 2012), ma anche da stili o pratiche legate all’alimentazione, incluso il controllo genitoriale (Morrison et al., 2013) o da fattori più specifici come l’assenza di un allattamento al seno o l’introduzione di un’alimentazione complementare prima dei 6 mesi (Shim, Kim, Mathai et al., 2011).

E’ perciò importante riconoscere questa problematica fin dalla più tenera età, per supportare la crescita, un apporto alimentare adeguato e delle interazioni bambino - genitore che possano favorire uno sviluppo sano ed armonico (Mitchell et al.

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Un ruolo di primaria importanza nell’origine e mantenimento di pattern alimentari anomali sembrano svolgere alcuni comportamenti errati e maladattivi da parte dei genitori. Il ruolo del fattore percettivo nello sviluppo di un fenomeno come l’alimentazione selettiva si evince dalle diverse fasi dello sviluppo alimentare normale: durante il primo anno di vita, dopo lo svezzamento, i bambini imparano ad apprezzare i cibi ai quali vengono esposti frequentemente, sulla base di informazioni di tipo visivo, gustativo, di consistenza. L’informazione sensoriale non è ancora integrata in una visione unitaria, per cui la familiarità di un alimento si basa sui dettagli sensoriali, senza capacità di integrazione o generalizzazione (es. il “biscotto” è solo quello fatto in un certo modo).

Intorno ai 18-20 mesi di vita, con lo sviluppo della tendenza esplorativa, si colloca la fase nota come ‘neofobia‘, durante la quale i cibi che non vengono considerati come sicuri, ovvero quelli non riconosciuti come familiari, perché nuovi oppure perché presentati in una modalità non riconosciuta come nota, possono elicitare una risposta di disgusto. Tale reazione assume un valore adattivo, proteggendo il bambino dall’assunzione di cibi tossici durante l’esplorazione. Generalmente, la fase della neofobia termina entro il terzo anno di età e solo raramente dura fino ai 5 anni. Progressivamente, i bambini iniziano a imitare il comportamento dei coetanei e ad avere una visione più integrata del cibo, cosi come degli oggetti in generale (es. includono nella categoria ‘biscotto’ diverse forme, colori, consistenze).

Tuttavia alcuni bambini manifestano atteggiamenti neofobici ad un livello eccessivo e persistente durante lo sviluppo.

Fattori che Influenzano l'Alimentazione Selettiva

  • Neofobia Alimentare: Paura o riluttanza verso nuovi cibi, comune nei bambini piccoli.
  • Sensibilità Sensoriale: Ipersensibilità al gusto, odore, consistenza o aspetto dei cibi.
  • Esperienze Negative: Traumi legati al cibo, come soffocamento o reazioni allergiche.
  • Fattori Psicologici: Ansia, controllo, abitudini alimentari familiari.

Come Affrontare l'Alimentazione Selettiva: Strategie e Rimedi

Quando un figlio inizia a manifestare un rapporto alterato con il cibo, l’intera famiglia entra in crisi, soprattutto se il bambino non è ancora in grado di parlare. L’alimentazione selettiva e il rifiuto verso nuovi alimenti genera nei genitori un profondo disorientamento. L’ansia riguarda il fatto che i bambini non ricevano un’adeguata nutrizione sia in termini di quantità che di varietà. La rabbia manifestata nei continui conflitti durante i pasti viene legata al senso di frustrazione per i continui rifiuti dei figli verso nuovi alimenti. Elevata è inoltre l’impotenza che deriva dalla constatazione che tutti gli sforzi fatti per ampliare il repertorio alimentare vengono rifiutati.

Dopo aver stabilito che il proprio bambino non è solo schizzinoso, ma presenta un problema che influisce in modo importante sul suo funzionamento sociale, sulle relazioni familiari e sull’apporto equilibrato dei diversi nutrienti, è importante innanzitutto rivolgersi al medico per escludere una condizione di tipo organico (es. intolleranza verso certi alimenti, celiachia).

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E’ inoltre importante escludere che l’alimentazione selettiva faccia parte di un quadro più ampio di rigidità ed ipersensibilità sensoriale legata a un disturbo del neurosviluppo; diverse ricerche (Ahearn et al., 2001; Dominick et al., 2007; Cermak et al., 2010) hanno mostrato infatti che essa è spesso associata a disturbi dello spettro autistico.

Il comportamento alimentare del bambino, non può infatti essere inteso solo come qualcosa da educare o omologare, ma anche come qualcosa da comprendere. L’alimentazione selettiva, come la neofobia, potrebbero essere l’espressione di una possibile disarmonia della sfera affettiva del bambino, di una fatica, di un malessere o di una difficoltà evolutiva e hanno il valore di messaggio. È quindi importante che i genitori possano osservare, valutare lo stato emotivo del bambino e capire da quanto tempo è presente il comportamento che li preoccupa.

Poichè l’alimentazione e il momento del pasto sono sempre inseriti in una cornice relazionale, è importante evitare usi impropri del cibo da parte degli adulti, che rischiano di fare dell’atto nutritivo uno strumento di potere. E’ utile invece includere una terza persona nell’offerta dei cibi ai bambini piccoli, rendendo possibile ai padri o ad altre persone della famiglia di entrare nel menage alimentare, introducendo modalità e dinamiche relazionali diverse.

Uno studio del 2013 (Russell et al.) ha indagato quali sono le credenze dei genitori sulle preferenze alimentari dei figli. Si è cercato di valutare se le preferenze vengono associate a caratteristiche del cibo (consistenza, gusto o odore), ad esperienze precedenti con il cibo o a caratteristiche della personalità del bambino.

Gli autori ipotizzano che se queste famiglie credessero di avere il potere di cambiare la selettività dei loro bambini, si potrebbero creare nuove abitudini alimentari. L’ultimo consiglio dato da Russell e Worseley è di focalizzarsi sull’educazione alimentare più che sul mangiare; esplorare il cibo è infatti più facile quando è completamente slegato dall’alimentarsi.

E’importante parlare del cibo in termini di gusto, aroma, apparenza, consistenza, temperatura, suono, origine, prima che i bambini ne mettano un boccone in bocca. Più informazioni sanno, più coraggiosi saranno. Anche il cucinare insieme può essere un’attività utile; se infatti l’obiettivo non è solo quello di far mangiare al bambino ciò che è stato preparato, può aiutare i figli a prendere maggiore confidenza e familiarità con gli alimenti.

Strategie Utili per i Genitori

  • Pazienza e Comprensione: Evitare pressioni e trasformare i pasti in momenti piacevoli.
  • Esposizione Graduale: Introdurre nuovi cibi in piccole quantità e ripetutamente.
  • Coinvolgimento: Far partecipare i bambini alla preparazione dei pasti.
  • Presentazione Creativa: Rendere i piatti attraenti con forme e colori divertenti.
  • Clima Sereno: Creare un ambiente rilassato durante i pasti, evitando conflitti.
  • Educazione Alimentare: Parlare del cibo in modo positivo, esplorando sapori e consistenze.

Consigli Pratici per Gestire l'Inappetenza

  • Coinvolgere il bambino: Chiedere aiuto nelle varie fasi di organizzazione del pasto.
  • Presentazione attraente: Utilizzare forme e colori appetibili per la pappa.
  • Mangiare insieme: Rendere il pasto un rito educativo e di stimolo ai ricordi familiari.
  • Atmosfera distesa: Evitare ricatti e insistenze, creare un'atmosfera rilassata e divertente.

Come Introdurre Verdure e Pesce

Verdure

Presentare le verdure in modo diverso, come polpette o frittelle. Usare un solo piatto per coinvolgere maggiormente il bambino. Assicurarsi che la cottura sia perfetta per entrambi.

Pesce

Introdurre fin dallo svezzamento pesci dal sapore delicato come sogliola, merluzzo e nasello. Presentare il pesce "nascosto" in polpette o hamburger. Accompagnare con salse o condimenti per mitigarne il sapore.

Quando Preoccuparsi e Richiedere Aiuto

Se la selettività alimentare persiste e si irrigidisce sempre più, fino a influenzare negativamente la crescita, se porta al rifiuto di interi gruppi alimentari o se inficia aspetti relazionali e sociali, potrebbe essere il momento di consultare un professionista.

È importante ricordare che si raccomanda la richiesta di aiuto specialistico il prima possibile, soprattutto qualora il genitore osservi comportamenti alimentari non adatti all’età dei figli. Infatti più tempestivo è l’intervento, migliore è la prognosi, consentendo così di evitare possibili complicazioni.

Un team multidisciplinare, composto da pediatri, nutrizionisti, psicologi e terapisti occupazionali, può offrire un supporto completo per affrontare l'alimentazione selettiva e migliorare la qualità della vita del bambino e della sua famiglia.

Professionisti Utili per Affrontare l'Alimentazione Selettiva

  • Pediatra: Per escludere cause mediche e monitorare la crescita.
  • Nutrizionista: Per garantire un'adeguata nutrizione e pianificare una dieta equilibrata.
  • Psicologo: Per affrontare le componenti emotive e comportamentali del disturbo.
  • Terapista Occupazionale: Per lavorare sulla sensibilità sensoriale e migliorare l'accettazione di diverse consistenze e sapori.

L'ARFID: Disturbo Evitante/Restrittivo dell'Assunzione di Cibo

L’ARFID, o Disturbo Evitante/Restrittivo dell’Assunzione di Cibo, è una condizione complessa. È presente nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, chiamato DSM-5. Questo disturbo si presenta con una riduzione o un evitamento del cibo. Non è causato dal desiderio di perdere peso o da preoccupazioni estetiche. Le cause possono essere legate a fattori sensoriali, traumi o ansie. Sebbene possa sembrare una condizione marginale, l’ARFID può avere gravi conseguenze per la salute.

Trattamenti Efficaci per l'ARFID

  • Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT): Aiuta a modificare i pensieri e i comportamenti disfunzionali legati al cibo.
  • Piano Alimentare Personalizzato: Creato da un dietista specializzato per introdurre gradualmente nuovi alimenti.
  • Supporto Multidisciplinare: Lavoro di un team di psicologi, medici e nutrizionisti.

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