L'alimentazione dei cani da caccia è diversa da quella dei cani da compagnia. Con l’apertura della caccia, l’alimentazione dei cani da caccia necessita di essere modificata per soddisfare prima di tutto il loro aumentato bisogno di calorie. I fabbisogni nutrizionali del nostro compagno a quattro zampe cambiano, allontanandosi da quelli di un normale cane da compagnia.
Lunghe orecchie morbide, sguardo dolce e un mantello variopinto: innamorarsi del Setter Inglese è una delle cose più facili del mondo, dunque se ha rubato il cuore anche a te sappi che non sei il solo! Per dimostrargli l’amore che provi per lui, ciò che puoi fare è regalargli un’alimentazione su misura e specifica per razza. Come?
Il Setter Inglese (o English Setter) è un cane di taglia medio-grande caratterizzato da un mantello bianco e setoso cosparso di macchie che variano dal nero al marrone, proporzioni equilibrate e un portamento elegante. Oltre al suo aspetto, una delle caratteristiche principali per cui si distingue è il suo incredibile olfatto per cui è stato spesso utilizzato dall’uomo fin dalle origini della razza. Ha un’indole docile ma molto attiva che, specialmente nei primi mesi di vita, va saputa gestire da un proprietario paziente e con tanta voglia di stare all’aria aperta con lui.
Parametri Fondamentali per la Dieta del Setter Inglese
Per impostare correttamente la dieta del Setter Inglese è importante basarsi su 3 parametri fondamentali quali età, peso e stile di vita. Inoltre, il fabbisogno andrebbe calcolato anche sul sesso del cane (le femmine sono notoriamente un po’ più piccole degli esemplari maschi) e sul suo stato fisiologico, ad esempio se l’animale è castrato/sterilzzato o sta affrontando una gravidanza.
Vista la sua taglia medio-grande il Setter Inglese ha bisogno di seguire un piano alimentare preciso e attento per non cadere in squilibri nutrizionali o problemi di sviluppo.
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Alimentazione del Cucciolo di Setter Inglese
Come abbiamo visto, le porzioni giornaliere di crocchette per cucciolo di Setter Inglese dipendono dalla sua età, dal suo peso e dal suo sesso. La crescita di questa razza avviene in un periodo di tempo abbastanza lungo, poiché solo al compiere dei 16 mesi può essere considerata completata.
Alimentazione dell'Adulto di Setter Inglese
Una volta che il tuo Setter Inglese avrà raggiunto il suo peso finale dovrai effettuare un cambio di crocchette passando a quelle per adulti. È indispensabile, anche in questa fase, una dieta composta da alimenti genuini e sani come le crocchette monoproteiche amusi. Queste ultime vengono preparate con alte percentuali di carne o pesce fresco e sono ideali per offrire al tuo cane tutta l’energia di cui ha bisogno e farlo restare in forma. Ovviamente, per contribuire a quest’ultimo punto è importantissimo non dimenticare una buona dose di attività fisica giornaliera e l’adesione ad un piano nutrizionale personalizzato.
Il Setter Inglese è un cane che gode di buona salute, ma ciò non significa che non abbia bisogno di qualche accortezza per rimanere in forma. Innanzitutto, è importante fargli svolgere movimento quotidiano e non lasciarlo impigrire. Questa razza è nata come cane da caccia, quindi abituata a dover essere scattante, reattiva e agile. Non concedere troppi extra fuori pasto (ok se si tratta di un biscottino durante o dopo l’addestramento) ma soprattutto, fai attenzione a cosa può mangiare il cane: vietati i dolci, gli avanzi del tuo piatto e gli snack troppo salati.
Siamo sicuri che vuoi solo il meglio per il tuo Setter Inglese, per questo non abbiamo dubbi nel proporti le crocchette monoproteiche per cani di amusi. Tutta la linea completa di croccantini amusi è studiata con esperti nutrizionisti per rispondere alle esigenze del tuo Setter Inglese, qualunque siano i suoi gusti e i suoi bisogni. Scegli l’opzione più adatta a lui fra la linea con cereali nobili arricchita da riso integrale, disponibile nei gusti pollo o aringa, oppure la linea senza cereali al gusto maiale o agnello.
È importante suddividere la dose di crocchette durante l’arco della giornata a seconda della fascia di età in cui si trova il cane. I cuccioli, infatti, dovrebbero mangiare molto più spesso rispetto ai cani adulti per favorire la loro digestione e accontentare la loro voracità. In qualsiasi caso, ti sconsigliamo di scendere al di sotto dei 2 pasti giornalieri per favorire il senso di sazietà dell’animale e non aumentare il rischio di torsione allo stomaco.
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Esempio di Quantità di Cibo (Farm Food HE)
Di seguito sono riportati alcuni esempi di quantità di cibo da somministrare, basati sulle tabelle di Farm Food HE:
- Cucciolo (1-5 kg, 6 settimane): Iniziare con 42 grammi per kg di peso corporeo, riducendo gradualmente fino a 31 grammi per kg in 7 mesi.
- Cucciolo (10-20 kg, 6 settimane): Iniziare con 26 grammi per kg di peso corporeo, riducendo gradualmente fino a 19 grammi per kg in 8 mesi.
- "Metà adulto" (20-30 kg, 12 mesi): Iniziare con 17 grammi per kg di peso corporeo, riducendo gradualmente fino a 11 grammi per kg a 16 mesi.
- Cane adulto (20-30 kg): 11 grammi per kg di peso corporeo.
Esempio pratico per un cucciolo di 5 mesi (15 kg):
26 grammi - 4,5 grammi (0,9 grammi x 5 mesi) = 21,5 grammi x 15 chilogrammi di peso corporeo = 323 grammi di Farm Food HE al giorno, suddiviso in 4 pasti.
Esempio pratico per un "Metà adulto" di 12 mesi (22 kg):
17 grammi - 3 grammi (0,75 grammi x 4 mesi) = 14 grammi x 22 chilogrammi di peso corporeo = 308 grammi di Farm Food HE al giorno, suddiviso in 3 pasti.
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Esempio pratico per un cane adulto (25 kg):
11 grammi x 25 chilogrammi = 275 grammi di Farm Food HE al giorno, suddivisi in 2 pasti.
Carboidrati nell'Alimentazione del Cane
Cerchiamo di capire insieme come il cane gestisce questi alimenti e quali sono le problematiche che possono emergere. I carboidrati semplici, si trovano nel miele, nello zucchero, nel latte e nella frutta, e sono fruttosio, saccarosio e lattosio.
Gli amidi, che si trovano nei cereali, nei legumi, nelle patate e nelle verdure, devono essere scissi dall’amilasi, un enzima prodotto dal pancreas (e nell’uomo presente anche nella saliva) per poter essere assorbiti.
Le fibre, solubili come la pectina e insolubili come la cellulosa, che si trovano soltanto negli alimenti vegetali, provengono dalle parti non digerite dagli enzimi intestinali, e nei carnivori hanno essenzialmente funzione di prebiotici, cioè sono nutrimento per i batteri del microbiota intestinale (l’insieme dei batteri, funghi, virus e protozoi che compongono la flora intestinale).
La risposta alla domanda se il cane può mangiare i carboidrati è “Nì“, nel senso che dipende. Il cane viene definito un carnivoro opportunista, perché di base è carnivoro, ma riesce a tollerare anche piccole quantità di altri alimenti, tra cui gli amidi. La digestione degli amidi è a carico dell’amilasi secreta dal pancreas, ma questa capacità varia da cane a cane.
Quando gli amidi (pasta, riso, patate ecc.) vengono cotti subiscono un processo detto gelatinizzazione che li rende più digeribili. Quando si raffreddano avviene un altro processo detto retrogradazione che li rende molto meno digeribili e assimilabili (per questo sarebbe meglio non somministrare le patate fredde di frigo o il riso sciacquato al cane).
Sul riso e i cereali in chicco ci sono opinioni contrastanti tra gli esperti in nutrizione e i veterinari, perché il cane tende a non masticare e potrebbe non digerire completamente i piccoli chicchi. Il riso da preferire è il basmati (o venere o rosso), perché contiene meno amido e ha un indice glicemico più basso. Da preferire il riso biologico perché numerosi studi hanno rilevato una preoccupante presenza di arsenico.
Le patate vengono considerate tra i carboidrati in quanto fonte di amido, anche se bisogna tenere in considerazione che apportano una buona quota di fibre. Prima di chiudere l’elenco va fatta una doverosa specifica sui legumi, anch’essi fonte di amidi, dunque di carboidrati.
Un’eccessiva quantità di carboidrati nella dieta di un cane sottopone il pancreas a un super lavoro per riuscire a metabolizzarli. La parte non convertita in energia viene accumulata sotto forma di glicogeno nel fegato e nei muscoli, ma soprattutto nel corpo sotto forma di grasso. A lungo andare una dieta sbilanciata a favore dei carboidrati può portare ad un innalzamento dei livelli di insulina che avrà come conseguenza problemi cronici come il diabete, e secondo il Dr. Gregory Ogilvie, veterinario della Colorado State University, ad un’accelerazione dei processi di sviluppo dei tumori.
I carboidrati non sono necessari nella dieta di un carnivoro come il cane, seppure il suo apparato digerente riesca a gestirne una certa quantità. Questa quantità varia da cane a cane, come anche la già citata dottoressa Wynn dice: “Cani diversi digeriscono i cereali in modi diversi. Alcuni cani hanno feci di ottima qualità quando mangiano cereali, altri no. La dieta migliore è una questione individuale, non è detto che il cibo adatto al cane di un amico vada bene anche per il nostro.
Alimentazione del Cane da Caccia
È importante alimentare adeguatamente i cani da caccia durante la stagione venatoria. Stiamo parlando di un cane “atleta”, le cui prestazioni sul terreno sono influenzate dalla genetica, dall’addestramento, dall’allenamento e dall’alimentazione.
Innanzi tutto bisogna definire che tipo di lavoro compie il cane da caccia. Il lavoro degli sprinter si esaurisce in pochi minuti. Alcuni esempi sono i greyhound e gli altri levrieri che partecipano ad attività di corsa, i cani da flyball e da agility.
L’alimentazione dei cani da caccia deve essere strutturata in base alla durata dell’attività fisica (breve, intermedia, prolungata) e alla frequenza e all’intensità con cui la praticano. Il problema, quando parliamo di cani da caccia, è che la loro frequenza di impiego non è regolare.
Non va dimenticato che i fabbisogni energetici del cane da caccia sono condizionati anche dalle condizioni climatiche (caldo, freddo, tasso di umidità) e ambientali (lavoro su terreno pianeggiante, lavoro su dislivelli, lavoro in alta quota, lavoro su terreni fangosi).
Nella formulazione di un’alimentazione corretta per i cani da caccia va infine ricordato che il “costo” energetico degli sforzi fisici, in particolar modo della corsa, è legato anche alla massa corporea: maggiore è la taglia del cane, maggiore l’efficienza energetica nella corsa. Spiegato in parole povere, il fabbisogno calorico non aumenta in maniera direttamente proporzionale al peso.
I nutrizionisti chiamano Rer (Rest Energy Requirement) la quantità di calorie che un animale “a riposo” necessita quotidianamente. Un atleta che compie sforzi intermedi, come la maggior parte dei cani da caccia, ha un fabbisogno energetico giornaliero che rende necessario moltiplicare il Rer per un numero compreso tra 2 e 5.
In base a questi dati, è chiaro che i cani da caccia necessitano di un’alimentazione con cibi ad alta energia e facilmente digeribili. Il metodo più semplice per stabilire se il fabbisogno energetico è soddisfatto consiste nel monitorare il body condition score (la condizione corporea). Il body condition score ritenuto ottimale è generalmente 3 su 5, ma non è raro vedere cani da caccia più magri.
Non è raro vedere cani da caccia con un body condition score pari a 1 su 5. Questa magrezza, tanto amata dai conduttori dei cani da prove che ritengono li renda più veloci, non va assolutamente bene per i cani da caccia che lavorano per diverse ore. Il deficit calorico erode prima i tessuti adiposi, che hanno il ruolo di riserva energetica e funzionano come isolamento termico).
I cacciatori, quando scelgono un mangime, tendono a fidarsi della dicitura “ad alta energia” e a guardare la percentuale di proteine riportata sul sacco. Questa pratica è scorretta. È necessario innanzi tutto aprire una parentesi sui tenori analitici presenti sulle etichette dei mangimi. Si tratta di un dato utile, ma da valutarsi in sintonia con la lettura della composizione del mangime. Per dirla in maniera ancora più semplice, un 28% di proteine a basso valore biologico funziona meno di un 28% di proteine di qualità.
Anche all’interno del gruppo delle proteine di origine animale, generalmente ad alto valore biologico, ci sono differenze. Le proteine delle uova, per esempio, sono le migliori. Pinebay Coppersheen Columbus detto Kettu, di Susan Stone, mostra un body score compreso tra 1 e 2 su5.
Dando pertanto per scontato che la dieta del vostro cane contenga proteine di origine animale in percentuali adeguate, nell’alimentazione dei cani da caccia devono variare le percentuali di grassi e carboidrati per ottimizzarne la prestazione atletica. Ne consegue che la fonte di energia principale (carboidrati, grassi o proteine) deve essere decisa in base al tipo di attività svolta.
Uno sprinter ricava la maggior parte dell’energia richiesta nelle sue prestazioni dai carboidrati, mentre gli atleti di resistenza, come i cani da caccia, la ottengono dai grassi. I cani sono in grado di ricavare gli zuccheri (carboidrati) anche da altri alimenti attraverso un processo biochimico chiamato gluconeogenesi. Ciò non toglie che, quando sono inseriti nella dieta, i carboidrati possano essere ben utilizzati dal nostro amico a quattro zampe. Gli studiosi li ritengono di una certa importanza per gli sprinter, mentre non fissano percentuali minime per l’alimentazione dei cani da caccia che svolgono attività di durata intermedia o moderata.
Il ruolo dei grassi nell’alimentazione degli atleti di resistenza è molto importante. Aumentano la palatabilità dei cibi e, grazie all’elevata densità calorica (8,5 Kcal/grammo), consentono una riduzione del quantitativo di cibo da ingerire per soddisfare il fabbisogno calorico giornaliero. Può, infatti, essere complesso per un cane atleta ingerire giornalmente un quantitativo di cibo sufficiente a coprire il dispendio energetico richiesto dall’attività sportiva che pratica. Alcuni atleti di resistenza possono necessitare tra le 6.000 e le 10.000 kilocalorie giornaliere.
Atleti intermedi, come possono essere i cani da prove o i cani che cacciano per periodi brevi, necessitano di percentuali di grasso variabili a seconda dell’attività svolta. In caso di attività moderata, la percentuale ideale oscilla tra il 30% e il 55% delle calorie ingerite. Per quanto riguarda l’attività intensa (caccia), la percentuale sale al 45%-60% delle calorie ingerite.
Le proteine introdotte con la dieta servono a soddisfare le esigenze strutturali e biochimiche, solo in minor misura quelle energetiche. La necessità di una maggior quota proteica nell’alimentazione dei cani da caccia diventa particolarmente pronunciata quando l’intensità o la durata dell’esercizio fisico vengono aumentate rapidamente e oltrepassano lo stato di allenamento dell’animale. Questo accade, per esempio, all’inizio di un programma di allenamento o quando il programma di allenamento viene modificato.
Nella dieta è importante anche l’acqua che, durante l’esercizio fisico, viene persa nella dissipazione del calore. Secondo altri ricercatori infine, il livello di idratazione è il fattore che maggiormente influenza la resistenza. Durante l’attività fisica, il livello di idratazione e la quota di elettroliti devono essere mantenuti costanti. In generale i cani sportivi perdono più acqua che elettroliti. Per ripristinare l’equilibrio elettrolitico è quindi sufficiente somministrare acqua.
Con l’aumento della massa corporea aumenta l’efficienza nella corsa. Con l’inizio della pratica venatoria i fabbisogni energetici del cane cambiano. L’alimentazione dei cani da caccia andrebbe modificata prima che l’attività venatoria inizi. Durante i mesi estivi, pertanto, non dobbiamo fare ingrassare il cane, pensando che poi sarà la caccia a farlo dimagrire. Dobbiamo avvicinarci all’apertura con il cane in peso forma o leggermente sottopeso.
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