Dimagrire subito dopo la gravidanza è un desiderio comune a moltissime donne. È possibile, però, iniziare una dieta durante la fase dell’allattamento senza compromettere la salute della mamma e del bambino?
L'Importanza dell'Alimentazione durante l'Allattamento
La regola fondamentale durante l’allattamento è quella di seguire una dieta varia, sana ed equilibrata, come quella proposta da Melarossa. Infatti, l’alimentazione della madre durante l’allattamento è fondamentale, al fine di trasferire al bambino un latte ricco di nutrienti buoni. Poniti come obiettivo quello di alternare ogni giorno i cibi che porti in tavola, per assicurare al tuo bambino tutti i nutrienti di cui ha bisogno.
Non dimenticare mai di inserire nel tuo menù quotidiano porzioni di frutta e verdura e di aggiungere della frutta secca. Cuoci bene la carne e, per il pesce, privilegia cotture al vapore o in umido. Sì a frutta e verdura lavate molto bene.
Se mangi in modo sano ed equilibrato, vedrai che perderai piano piano i chili accumulati durante la gravidanza.
Idratazione e Sali Minerali
La corretta idratazione durante l’allattamento è fondamentale per stimolare le ghiandole mammarie a produrre latte. Difatti, con la nascita, il bambino non userà più la placenta per idratarsi. L’acqua costituisce la componente principale e fondamentale di tutti gli esseri viventi.
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È essenziale introdurre nella propria alimentazione delle fonti di calcio, che troviamo in particolare nel latte e nei suoi derivati. Il calcio si può trovare anche in altre tipologie di alimenti differenti dai latticini: ne sono ricchi anche i cereali integrali e il pesce, soprattutto quello azzurro. Tra i sali minerali, importante è anche il potassio. Il ferro è un altro minerale fondamentale da assumere in questa fase.
Macronutrienti Essenziali
Le proteine possono essere di origine animale o vegetale. Sì ai carboidrati complessi (cereali), ma in quantità controllate. È bene limitare le quantità di dolci, olio (preferibilmente extravergine di oliva) e carboidrati complessi.
Datti del tempo e non scoraggiarti.
Anemia da Carenza di Ferro e Allattamento
L’anemia da carenza di ferro si verifica quando l’organismo non ha livelli di ferro sufficienti a produrre l’emoglobina. L’emoglobina è una proteina presente nei globuli rossi che si lega all’ossigeno e lo trasporta attraverso il sangue per alimentare muscoli, tessuti e organi. L’anemia da carenza di ferro è il tipo più comune di anemia. Viene anche chiamata anemia sideropenica (dal latino sìderos = ferro e penìa = povertà) o anemia marziale.
Il ferro è un minerale fondamentale per alcune funzioni biologiche, tra le quali la formazione dell’emoglobina, la proteina deputata al trasporto dell’ossigeno nel sangue. Quando c’è una mancanza di ferro, provocata da uno scarso apporto con l’alimentazione, da problemi nell’assorbimento, da perdite ematiche, la produzione di emoglobina è insufficiente e questo determina una scarsa circolazione di ossigeno attraverso l’organismo, nonché l’alterazione di svariati processi metabolici.
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Cause dell'Anemia da Carenza di Ferro
- Emorragie e sanguinamenti: La perdita di sangue, anche se non evidente o interna, può comportare una riduzione dei livelli di ferro. Ciò si verifica di frequente nelle donne in età fertile, durante le mestruazioni. Il sanguinamento può essere anche occulto, lento e cronico, ad esempio quando la perdita di sangue si determina all’interno del corpo, per un’ernia iatale, un polipo del colon-retto, un’ulcera peptica, un tumore o anche malattie infiammatorie intestinali che comportano erosione della mucosa intestinale con micro-sanguinamenti.
- Scarso apporto nell’alimentazione: L’anemia può essere causata da una dieta in cui è drasticamente ridotto l’apporto di ferro.
- Scarso assorbimento del ferro: In alcuni casi possono esserci difetti del metabolismo che non consentono di assorbire a sufficienza il ferro introdotto con l’alimentazione.
- Gravidanza e allattamento.
- Interventi chirurgici.
Prevenzione e Trattamento dell'Anemia Sideropenica
La prevenzione è molto importante per evitare l’anemia sideropenica. Il ferro emico viene assorbito in quantità elevate e velocemente ed è contenuto in alimenti come carne rossa (in particolare fegato e frattaglie), carne di maiale, carne bovina, di cavallo, di pollo, tacchino e faraona. Il ferro non emico, invece, viene assorbito solo per il 10% e si concentra in: verdure a foglia verde, frutta secca, fagioli, lenticchie, ceci, tofu. A questi alimenti si possono affiancare cibi con alto contenuto di vitamina C che migliorano l’assorbimento di ferro, come limone, con cui si possono condire gli alimenti, pomodori, peperoni, cavoli, broccoli, kiwi e uva.
Fondamentali, per la diagnosi dell’anemia da carenza di ferro, sono gli esami del sangue, che verranno esaminati dal medico tenendo in considerazione alcuni parametri. In particolare, saranno valutati i livelli di emoglobina, la grandezza dei globuli rossi (mediante volume corpuscolare medio, MCV), i livelli di ferro, ferritina e transferrina e il valore delle piastrine.
Per curare l’anemia da carenza di ferro, vanno in primis trattate le cause che ne stanno alla base. Per reintegrare le riserve di ferro, verrà inoltre prescritto un integratore a base di solfato ferroso o di altre sostanze, tendenzialmente da assumere per via orale. Le dosi abituali sono di circa 100-200 mg giornalieri e l’assunzione dell’integratore va proseguita fino a quando i parametri normali non saranno ristabiliti, di solito in 4-6 mesi circa.
Scelte Alimentari per l'Anemia
Gli alimenti di origine animale, infatti, contengono alti livelli di ferro emico, che viene assorbito dall’organismo velocemente e in quantità elevate. Parliamo di alimenti come fegato, frattaglie, carni bovine, di maiale, di cavallo, di agnello, di pollo, di faraona e di tacchino. Trattandosi di carne rossa, la sua assunzione deve essere controllata da uno specialista dietologo. I vegetali, invece, contengono il ferro non emico, che viene assorbito in quantità inferiori: circa il 10%. Si consigliano le verdure a foglia verde e la frutta secca. Altre fonti proteiche ricche di ferro da integrare nella dieta sono poi i legumi e il tofu.
Insonnia e Allattamento
Non tutte le mamme sono uguali: c'è chi crolla dal sonno e si sente esausta tutta la giornata e chi, invece, soffre di insonnia e non riesce a dormire mai, neanche quando il cucciolo riposa tranquillamente per molte ore. Non è certamente facile adattarsi a una nuova vita che irrompe nelle abitudini e nei ritmi quotidiani, né, tantomeno, esiste una time-guide per la suddivisione ottimizzata della giornata con un bebè che viene allattato a richiesta. Per molte l'allattamento può essere fonte di insonnia e disturbi del sonno che vanno ad accumularsi con i risvegli notturni del neonato.
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Cause dell'Insonnia Post-Parto
Le cause di questo sonno frammentato e difficile di una neo mamma potrebbero essere diverse:
- I ripetuti risvegli del bambino per le poppate possono alterare il ritmo sonno-veglia della mamma e mantenere il tasso di adrenalina troppo alto;
- Soprattutto in caso di neomamme, il livello di ansia per la cura di una nuova vita può incidere sulla tranquillità e sulla qualità del riposo: spesso, anche i suoni e i movimenti del bambino che dorme nella stessa stanza o nello stesso letto, possono disturbare il sonno della madre;
- Non sottovalutiamo le difficoltà pratiche e fisiche che procura l'allattamento per una donna: ragadi, dotti ostruiti, problemi di suzione, attacchi difficili o incerti per i neonati, sono solo alcuni dei problemi che possono non solo preoccupare le mamme ma anche procurare loro dolore, finché non vengano risolti, causando disagi fisici che possono disturbare il sonno, riducendone quantità e qualità;
- L'assetto chimico di una neomamma subisce dei cambiamenti e il corpo rilascia ormoni come prolattina e ossitocina che interferiscono con l'andamento del sonno e della veglia;
- Aspetti psicologici: diventare genitore porta degli scossoni nell'abituale stile di vita e nuovi orari, nuove routine possono modificare ogni aspetto della giornata, provocando spaesamento, disagi e preoccupazioni.
Disturbi del Sonno Comuni durante l'Allattamento
- Insonnia: spesso le mamme che allattano hanno difficoltà ad addormentarsi dopo la poppata. Questo può essere dovuto a cambiamenti fisici, a uno stato di preoccupazione costante per la cura di una nuova vita ma può essere anche un periodo di adattamento ai ritmi di sonno del nuovo bambino. Mantenendo la calma, cerca di individuare cosa turbi il sonno e di parlarne con il medico che valuterà se prescrivere qualche integratore o se consigliarti una nuova routine;
- Sindrome delle gambe senza riposo: è una condizione diffusa soprattutto nell'ultimo trimestre di gravidanza ma può durare fino a quattro settimane dopo il parto. È un particolare disturbo neurologico in cui si muovono gambe e braccia senza stimoli precisi, spesso anche durante il sonno, arrivando a svegliarsi;
- Disturbi dell'umore, baby blues: i cambiamenti ormonali, fisici e mentali possono provocare una condizione di instabilità emotiva, in cui ci sono alti e bassi, con conseguente stato di sovraeccitazione o ansia durante il sonno. Non si tratta di un vero e proprio stato patologico, perché tende a regredire naturalmente, ma interferisce di sicuro sulla serenità di giorni e notti. La situazione è, invece, diversa per la depressione post- partum: in questo articolo troverai un approfondimento. Appena nasce un bambino bisogna tenere alta l'attenzione su tutti i sintomi che una mamma può manifestare e normalizzarli perché assolutamente comuni, diffusissimi e facilmente affrontabili con un po' di aiuto;
- Sonno frammentato: ça va sans dire, ogni mamma che allatta ha il sonno interrotto e frammentato. Il riposo è sicuramente alterato dalle poppate e 6-7 ore di sonno ininterrotto sembrano un miraggio. Se ti sembra di non riuscire a sopportare tutto questo, parlane con persone di fiducia e cerca un aiuto: non potranno sostituirsi a te per allattare ma possono aiutarti in tutto il resto, dal cambio bebè alla gestione della casa, così da cominciare a collezionare momenti di tranquillità e di riposo, mentale e fisico.
Gestione della Stanchezza e Sonnolenza
Lo sforzo dell’ Allattamento al seno può provocare sonnolenza per la mamma? L'allattamento al seno è un processo emotivamente e fisicamente coinvolgente e stancante e può certamente portare sonnolenza. L'allattamento porta con sé una richiesta maggiore di calorie e, una dieta squilibrata, priva di vitamine e minerali essenziali, può provocare affaticamento e un generale senso di debolezza.
Pur non essendo un gesto di per sé faticoso, il livello di attenzione costante che richiede può stancare. I fattori che incidono su questo senso di stanchezza e sonnolenza generale possono essere:
- Richiesta di energie: l'allattamento richiede alla mamma tante energie fisiche e spesso può sentirsi affaticata subito dopo aver allattato. Il partner può e deve intervenire e aiutare, magari per il cambio o per la messa a letto del bebè;
- Ormoni in libertà: ossitocina e prolattina possono avere un effetto sedativo, oltre a occuparsi di creare quel legame speciale mamma-neonato e a far sì che venga prodotto il latte;
- Tempo generale di riposo insufficiente e frammentato: quando si accumulano giorni e notti di sonno disturbato, la stanchezza prende il sopravvento e si può erroneamente collegare questa sonnolenza all'allattamento.
Diversi studi hanno messo in luce che una mamma che allatta al seno e una che utilizza il biberon non presentano differenze sostanziali nell'affaticamento e nella sonnolenza generale1: il sonno di ogni bambino è diverso e potresti essere tra le fortunate che dormono 5 ore di fila o tra quelle che vengono svegliate ogni 2 ore. Ad ogni modo è una condizione assolutamente transitoria, che migliora dopo i primi 6 mesi del piccolo, tieni duro!
Consigli Utili per le Neomamme
Allattare è una risorsa preziosa per mamme e bambini e rappresenta un momento unico e speciale nella vita. Ma è anche un impegno costante, faticoso e pervasivo nella vita della mamma. Eccoti qualche tips furba per vivere al meglio l'allattamento:
- Allattare è naturale sì, ma non facile: se senti di avere qualche difficoltà, all'inizio o durante il percorso, non aver paura a chiedere l'aiuto di una doula, del pediatra o del tuo medico di base;
- Dimentica gli orari: soprattutto per i primi mesi e se hai deciso di allattare a richiesta, non ha alcun senso pensare a uno schema con degli orari fissi. I neonati possono attaccarsi al seno fino a 10 volte al giorno, non stressarti ulteriormente con degli orari impossibili da seguire;
- Cuscino per l'allattamento: è molto utile per sostenerti durante le ripetute sessioni con il tuo cucciolo. Un buon cuscino ti permette di allentare la presa e scaricare il peso durante le posizioni a volte acrobatiche. La tua schiena e il tuo collo ti ringrazieranno;
- Prepara il tuo nido di comodità: il tuo letto, la culla e la postazione del cambio del bebè devono essere abbastanza vicini da non farti percorrere corridoi bui con un neonato in braccio in piena notte. Dopo le prime settimane, imparerai che è meglio avere tutto a portata di mano;
- Non pesare il bambino prima e dopo la poppata: non ti dice granchè sullo stato di salute del tuo piccolo, ti induce solo maggiore stress e attenzione alla "performance". Davvero ne senti il bisogno? Ascolta il parere della pediatra: se il tuo piccolo è in salute e non ci sono esigenze particolari, è sufficiente la pesata una volta a settimana;
- No ai consigli non richiesti: saranno elargiti con le migliori intenzioni, non c'è dubbio, ma se la richiesta di confronto non parte da te, allora non ascoltarla. Lascia parlare amici, zii, parenti e nonni e procedi lungo la tua strada;
- Delega e impara ad accettare l'imperfezione: diventare genitori ti fa anche diventare consapevole che non potrai più occuparti di tutto. Impara a delegare le piccole cose, come la spesa, la gestione della casa, la preparazione di un pasto, o il bucato: anche se le cose non verranno fatte nel miglior modo possibile (il tuo, of course), ti verranno restituiti momenti in cui poter riposare o semplicemente in cui potrai non pensare all'ennesima cosa di cui devi occuparti;
- Decidi tu quanto allattare e per quanto tempo: l'allattamento prolungato è consigliato dall'OMS, tuttavia viviamo in una società che non accetta di buon grado una mamma che allatta oltre i sei mesi. Impara a seguire il tuo giudizio e ad accordarlo solo al parere del medico, dimenticando il resto;
- Qualcosa è cambiato: dopo la nascita di un figlio, tra allattamento, risvegli notturni, sonno ballerino e tempo ridotto, tutto ti sembrerà diverso ma questo non vuol dire che sarà peggiore. A queste "fatiche quotidiane" che si esauriranno presto, potrai contrapporre la gioia di una nuova vita che prende forma e coraggio, giorno dopo giorno, anche grazie a te e alla tua attenzione e dedizione.
- Puoi non voler allattare: se pensi che questa esperienza non faccia per te, non sentirti sbagliata ma parlane liberamente con il tuo medico, con il pediatra e la ginecologa.
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