Le allergie alimentari sono dovute ad una reazione immunologica verso proteine alimentari normalmente tollerate chiamate allergeni. Sono coinvolte le IgE, anticorpi specifici della reazione allergica, e possono presentarsi con sintomi lievi o gravi. Le allergie alimentari sono più comuni nei primi 3 anni di vita, ma si possono presentare a qualsiasi età.
Il 2-4% della popolazione adulta è interessata da allergia alimentare, vi è una maggiore incidenza nei bambini, pari al 6-8% nei primi anni di vita.
Alimenti Comuni che Causano Allergie
In teoria ogni proteina alimentare può rappresentare un allergene. Alcuni degli alimenti più comuni che possono scatenare reazioni allergiche includono:
- CEREALI contenenti glutine come grano, segale, orzo avena, farro, grano khorasan e i loro ceppi derivati e i prodotti derivati. Pane di ogni tipo, anche grattugiato, torte e focacce, biscotti, cereali per la colazione, pasta, couscous, farina, semolino, farro, crackers, birra, salsa di soia, alcuni condimenti, come ketchup, prodotti a base di carne, come hot dog o affettati, prodotti lattiero-caseari, come il gelato aromi naturali, gomma vegetale, liquirizia, jelly bean, caramelle dure.
- CROSTACEI e prodotti a base di crostacei.
- UOVA e prodotti a base di uova. Condimento per insalata - zuppe commerciali - carni in scatola- salsicce - ripieni di carne - prodotti da forno - bevande (alcune birre, vini) - prodotti glassati o verniciati con albume. La cottura dell’uovo ne riduce l’allergenicità del 70%.
- ARACHIDI e prodotti a base di arachidi.
- SOIA e prodotti a base di soia. Farina di soia, fibre di soia, albumina di soia, latte di soia, proteine della soia, germogli di soia, salsa di soia, salsa shoyu, tofu, edamame, miso, natto, tempeh, tamari.
- LATTE e prodotti a base di latte. Latte vaccino, latte in polvere, formaggi, burro, yogurt, creme, gelati, margarine, cibi come e alimenti lavorati, cereali per la prima colazione, zuppe, alimenti per l’infanzia, carni lavorate (tipo insaccati), pasta e pizza, purè di patate, salse e sughi pronti, prodotti da forno e di pasticceria, budini e creme, cibi industriali confezionati, surgelati. Le proteine del latte vaccino (βlattoglobulina, βlattoalbumina, e caseina) rappresentano la più frequente causa di allergie, soprattutto nei bambini. Tutti i tipi di latte sono simili, e cross-reagiscono tra loro, eccetto quelli di asino e cammello.
- FRUTTA A GUSCIO mandorle, nocciole, noci, noci di acagiù, noci di pecan, noci del Brasile, pistacchi, noci macadamia o noci del Queensland, e i loro prodotti.
- SEDANO e prodotti a base di sedano.
- SENAPE e prodotti a base di senape.
- SEMI DI SESAMO e prodotti a base di sesamo. Hummus, tahina, halvah, prodotti da forno, biscotti, crackers, grissini, torte, muesli, condimenti per insalate, mix di spezie, barrette, cibi preconfezionati come: noodles, zuppe, salsicce, carni lavorate, burger vegetali.
- LUPINI e prodotti a base di lupini.
- MOLLUSCHI e prodotti a base di molluschi.
Infine non vanno dimenticate le allergie alle LTP (Non Specific Lipid Tranfer Protein) che rappresentano una delle principali allergie alimentari nei paesi del Mediterraneo. Si tratta di composti che svolgono un’importante funzione di difesa dagli agenti esterni e dalle infezioni, sia per la pianta che per il frutto. Le LTP sono proteine termoresistenti e gastroresistenti, per cui l’allergenicità non viene ridotta dalla cottura o dai succhi gastrici dello stomaco.
Allergie Crociate
Va sottolineato inoltre come individui sensibilizzati per alcuni alimenti presentino spesso reazioni crociate verso altri cibi strettamente correlati. Circa il 70% dei pazienti pollinosici può presentare sintomi allergici dopo l’ingestione di alimenti vegetali come frutta, verdura e spezie.
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In questo caso la reazione crociata si determina fra inalanti e alimenti ed è un riscontro relativamente comune nei pazienti con sindrome orale-allergica, caratterizzata quest’ultima da rapida comparsa di prurito e lieve angioedema delle labbra, lingua, palato e gola, generalmente seguiti da una rapida risoluzione dei sintomi, più raramente complicata da edema della glottide.
L’esistenza di panallergeni, proteine pressoché immutate nel corso dell’evoluzione spiegherebbe la presenza di allergie crociate tra frutti e verdure filogeneticamente lontane. Consideriamo in particolare le profilline, proteine rimaste pressoché immodificate durante l’evoluzione che in maniera suggestiva, sono state individuate come l’ancestrale legame degli esseri viventi.
Quanto detto spiega come alcuni individui allergici mostrano una cross-reattività tra allergeni di polline e allergeni vegetali. Queste cross-reazioni sono state descritte tra melone, banana e polline di parietaria; sedano e artemisia; patata e graminacee; mela, ciliegia, pera, pesca e polline di betulla.
Diagnosi delle Allergie Alimentari
La diagnosi di allergia alimentare è un percorso complesso che richiede una figura specialistica, Allergologo o Pediatra Allergologo, con specifiche competenze. L’avvio di tale percorso è affidato al Medico di Medicina Generale o al Pediatra di Libera Scelta, che rivestono pertanto un ruolo di primaria importanza nel riconoscimento del paziente da indirizzare verso un iter diagnostico più approfondito.
I successivi step, della diagnostica allergologica, a gestione specialistica, possono articolarsi su tre livelli successivi, dai test cutanei a quelli sierologici con metodica molecolare. Diverse variabili, tra cui il tipo di storia clinica, la natura dell’allergene e soprattutto l’età e il profilo del paziente, concorrono alla scelta dell’iter diagnostico più corretto, la cui definizione richiede pertanto una specifica esperienza nel settore.
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I test diagnostici standardizzati, in vivo (prick test) e in vitro (esami ematici o sierologici), sono finalizzati all’individuazione dell’allergene alimentare responsabile. Anche l’interpretazione dei comuni test in vitro, ovvero del dosaggio delle IgE Specifiche verso estratti alimentari, richiede un’attenta valutazione clinica e anamnestica al fine di quantificare la rilevanza clinica della eventuale positività riscontrata.
In caso di dubbio diagnostico persistente, oppure in ambito pediatrico, dove certe allergie alimentari possono tendere ad una spontanea e graduale risoluzione, è possibile procedere a test di provocazione orale con alimenti.
Intolleranze Alimentari
Per intolleranza si intende la reazione anomala dell’organismo ad una sostanza estranea, non mediata dal sistema immunitario. L’intolleranza alimentare può essere anche determinata da una carenza di enzimi digestivi, o da meccanismi farmacologici o tossici.
Le intolleranze alimentari provocano sintomi spesso simili a quelli delle allergie, ma non sono dovute a una reazione del sistema immunitario, e variano in relazione alla quantità ingerita dell’alimento non tollerato.
Una dieta scorretta o alterazioni gastrointestinali come sindrome da intestino irritabile, gastrite, reflusso gastro-esofageo, diverticolite, calcolosi, colecistica determinano una sintomatologia attribuita, spesso erroneamente, all’intolleranza alimentare.
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Intolleranza al Lattosio
L’intolleranza al lattosio è un problema di salute relativamente frequente; sintomi caratteristici sono dolore e gonfiore addominale, diarrea, flatulenza, borborigmi, nausea, vomito. L’intolleranza al lattosio è la somma di entrambe le situazioni precedenti, e si manifesta con una sindrome di gravità variabile.
La quantità con cui il lattosio non digerito determina i sintomi di intolleranza dipende da diversi fattori, tra cui la quantità di lattosio ingerito, la attività del piccolo intestino, il tasso di svuotamento gastrico, il tempo di transito intestinale e la composizione della microflora gastrointestinale.
Importante sapere che la maggioranza dei soggetti con intolleranza al lattosio può consumare quotidianamente 0.5 - 7 g di lattosio, 50 - 80 ml di latte, senza che si verifichino i sintomi classici. La cattiva digestione del lattosio è una condizione comune, che colpisce fino al 75% della popolazione del mondo e non porta automaticamente all’intolleranza.
Diagnosi dell'Intolleranza al Lattosio
Mentre il gold standard per la diagnosi di deficit di lattasi è la biopsia della mucosa intestinale, per le condizioni di malassorbimento e di intolleranza al lattosio negli esseri umani è utilizzato il test del respiro (Hydrogen Breath Test). L’ HBT misura la concentrazione di idrogeno espirato dopo il dopo un carico di 50 g di lattosio, specificamente definito come aumento superiore a 20 ppm in una espirazione.
L'aumento di rilascio di idrogeno espirato deriva da sottoprodotti di metano contenenti idrogeno prodotti durante la fermentazione batterica del lattosio.
Terapia dell'Intolleranza al Lattosio
Già negli anni 70 è stato ipotizzato per la prima volta che il consumo di alimenti lattiero-caseari fermentati sarebbe vantaggioso per i soggetti con intolleranza al lattosio. Alcuni anni più tardi si è scoperto che microrganismi presenti in yogurt e latte fermentato potrebbero idrolizzare il lattosio. I ceppi di Lactobacillus e Bifidobacterium hanno mostrato risultati promettenti, in studi clinici e preclinici.
I probiotici sono definiti come microrganismi vivi che, quando somministrati in quantità adeguate, conferiscono un beneficio per la salute; i prebiotici sono i carboidrati prevalentemente maldigeriti che, dopo aver raggiunto il colon, vengono selettivamente metabolizzati attraverso la fermentazione da specifici batteri lattici come Bifidobacteria e lattobacilli benefici per l'organismo.
L'utilizzo di probiotici per alleviare i sintomi clinici di intolleranza al lattosio sta guadagnando progressivamente riconoscimenti con un numero crescente di studi scientifici credibili.
Reazioni Alimentari Non Tossiche
Le reazioni alimentari non tossiche, dipendenti dalla suscettibilità individuale, si dividono in:
- Allergie, riconducibili a tutti i meccanismi immunologici (tipo I, II, III e IV). Le allergie tipo I (IgE mediate) sono state chiaramente delineate, le reazioni cellulo-madiato immunologiche non IgE mediate stanno sempre più definendosi: possono essere riconducibili a reazioni anticorpo-mediate coinvolgenti immunoglobuline diverse dalle IgE, o da immunocomplessi.
- Intolleranze alimentari riconducibili ad un meccanismo non immunologico: possono essere di tipo enzimatico (per es. intolleranza al lattosio), farmacologico (per es.
Prevenzione
La prevenzione si fonda nel favorire il più a lungo possibile l’allattamento materno (6° mese) poichè l’immaturità della barriera mucosale permette un maggior passaggio di antigeni alimentari e quindi aumenta la possibilità di sensibilizzazione.
Trattamento
Il primo trattamento consiste nell'evitare, quando possibile, l'allergene responsabile della reazione allergica.
I pazienti positivi a LTP possono presentare sintomi da cutanei, respiratori, gastrointestinali e sistemici, fino allo shock anafilattico. Il paziente allergico a LTP avrà cura di evitare l’assunzione e/o associazione degli alimenti crudi o cotti contenenti LTP specificati dal medico sulla base della storia clinica, della risposta ai test allergologici, all’omologia di struttura e/o alla concentrazione di LTP.
Si raccomanda di assumere frutta fresca, precedentemente tollerata, sempre dopo averla sbucciata accuratamente. Non dovranno essere assunti alimenti contenenti LTP in associazione a F.A.N.S. Data la diffusa distribuzione delle LTP nel mondo vegetale e la varietà di espressione clinica che caratterizza l’allergia alle LTP, sono necessarie conoscenze allergologiche approfondite per una gestione ottimale di tale condizione clinica.
Immunoterapia
immunoterapia specifica per allergene (il cosiddetto vaccino per le allergie). Attualmente si possono utilizzare trattamenti in gocce o in compresse da assumere a domicilio per diversi allergeni inalanti. Questi trattamenti hanno dimostrato un elevato profilo di sicurezza ed efficacia e possono sviluppare la tolleranza agli allergeni responsabili dei sintomi nel sistema immunitario del paziente.
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