La storia dell'Alto Calore è la storia di un ente piegato per decenni a logiche clientelari e politiche di potere. Nato come consorzio per garantire l’acqua all’Irpinia e al Sannio, ha conosciuto il suo punto di svolta nel 2002, quando fu trasformato in due società distinte: Alto Calore Servizi e Alto Calore Patrimonio.
Una scelta che avrebbe dovuto razionalizzare la gestione, ma che invece si tradusse in un aggravio di costi e in un capitale sociale viziato da irregolarità contabili. I numeri parlano chiaro: già intorno al 2010 il debito superava i 100 milioni di euro, arrivando a 140 milioni nel 2018 e a oltre 170 milioni quando, nel 2021, la Procura chiese il fallimento.
Una montagna di passività alimentata da scelte politiche scellerate ha portato a risultati devastanti per i cittadini. Intere comunità irpine sono state costrette ogni singolo giorno di ogni estate al contingentamento dell’acqua, mentre la società spendeva milioni in interventi di emergenza e pompaggi energivori.
Responsabilità Politica e Gestione Aziendale
La responsabilità politica è evidente. Per oltre venticinque anni il Partito Democratico ha egemonizzato l’Alto Calore, occupando sistematicamente i vertici e trasformando l’ente in un serbatoio di consenso. Dai presidenti di area PD degli anni Duemila fino alle ultime amministrazioni, le scelte cruciali sono state dettate dalla ricerca del consenso, non dall’interesse dei cittadini.
Non si è voluto ridurre il personale, non si è voluto affrontare seriamente il tema delle tariffe, non si è stati capaci di individuare fonti di finanziamento. Il concordato preventivo omologato nel 2024 ha rappresentato l’ultima possibilità di salvataggio: i debiti sono stati ridotti formalmente a 107 milioni, grazie a fondi straordinari della Regione, al recupero crediti e a un piano di risanamento rigido.
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Di fronte a sceneggiate disarmanti, a Sindaci scomparsi al momento del voto, Antonello Lenzi ha rassegnato le dimissioni irrevocabili. Questa è la verità che gli arianesi e gli irpini tutti devono conoscere: non è stato il destino a lasciare i rubinetti a secco ogni estate, ma la politica del PD che, per un quarto di secolo, ha usato l’Alto Calore come strumento di potere, impedendo qualsiasi risanamento serio.
Le Sfide Attuali e il Futuro dell'Alto Calore
Negli ultimi mesi stiamo assistendo a un diluvio di cifre e dichiarazioni che cambiano a seconda di chi le racconta: percentuali di tariffa, stime di debito e bilanci agitati come armi di scontro politico. Numeri che raramente coincidono e che finiscono per alimentare soltanto confusione, populismo e accuse facili.
Le difficoltà dell’Alto Calore sono ben note: debiti accumulati in decenni, evasione tariffaria mai affrontata seriamente, perdite idriche da condotte mai sostituite, riscossioni rinviate, infrastrutture vetuste e una crisi idrica ormai cronica, per non parlare di accordi risalenti al passato che ci obbligano a cedere acqua ad altri territori, penalizzando il nostro, tra i più ricchi di risorse idriche d’Italia.
Va ricordato, soprattutto, che il concordato preventivo non è stato certo il risultato di una gestione recente, ma una scelta obbligata per affrontare una crisi strutturale a seguito di una istanza di fallimento avanzata dalla Procura della Repubblica di Avellino nel 2021.
Il Ruolo delle Tariffe e dei Sindaci
I sindaci che oggi alzano la voce contro gli aumenti sono gli stessi che ieri hanno approvato i bilanci e il piano concordatario, dove era riportato in modo chiaro anche l’adeguamento tariffario, che richiedeva un’attenta lettura e analisi dei documenti. Quel piano non è un artificio contabile, ma un percorso costruito su basi concrete: investimenti, recupero dei crediti, copertura dei costi e adeguamento tariffario.
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Per la prima volta, grazie al lavoro tecnico e amministrativo di Alto Calore, è stata realizzata una raccolta dettagliata, completa e verificata dei dati necessari per la determinazione della tariffa. Un’attività mai svolta in passato con questa accuratezza, che ha permesso all’Ente Idrico Campano di deliberare su basi certe, tracciabili e coerenti.
Senza la copertura economica garantita dalle tariffe, l’intero piano rischia di crollare, compromettendo la capacità stessa dell’azienda di operare e a pagarne le conseguenze sarebbero i cittadini, con costi più alti, servizi peggiori e scenari emergenziali.
Le Risorse Idriche dell'Irpinia
Il distretto Irpino interessa, in gran parte, il territorio del bacino idrografico del Fiume Calore e, in parte minore, i territori dei bacini idrografici del Fortore, Cervaro, Ufita, Sabato, Calaggio, Ofanto, Sele, Regi Lagni e Sarno, ricompresi nel Distretto idrografico dell’Appennino Meridionale.
Le principali scaturigini sono presenti nella Alta Valle del Sabato (sorgente di Sorbo Serpico. Le sorgenti di Cassano Irpino sono un’importante risorsa idrica situata nel cuore dell’Irpinia, alimentata dal vasto bacino idrogeologico dei Monti Picentini. Le acque di Cassano Irpino forniscono approvvigionamento idrico non solo alla provincia di Avellino, ma anche alla Puglia, Basilicata e a sei comuni della provincia di Campobasso.
I pozzi rappresentano una parte importante del sistema, soprattutto per garantire la continuità dell’erogazione in periodi di siccità o ridotta portata delle sorgenti. I pozzi sono dotati di impianti di sollevamento che permettono di estrarre l’acqua dalle falde sotterranee e convogliarla nelle reti di distribuzione. Oltre ai suddetti Campo pozzi vi è un Campo pozzi anche nel Comune di Liveri (NA), ubicato lungo la Statale N. 403 - Loc. Gli impianti di sollevamento gestiti da Alto Calore Servizi sono fondamentali per garantire l’approvvigionamento idrico nelle province di Avellino e Benevento.
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