Il distretto Irpino interessa, in gran parte, il territorio del bacino idrografico del Fiume Calore e, in parte minore, i territori dei bacini idrografici del Fortore, Cervaro, Ufita, Sabato, Calaggio, Ofanto, Sele, Regi Lagni e Sarno, ricompresi nel Distretto idrografico dell’Appennino Meridionale.
Le Origini del Consorzio Alto Calore
Il Consorzio Idrico Interprovinciale Alto Calore venne costituito nel 1938 ai sensi del T.U. 2578/1925. Ad esso aderirono trentuno Comuni della Provincia di Avellino e cinque della Provincia di Benevento, oltre alle Amministrazioni Provinciali. Lo Statuto fu approvato dall’Assemblea Consorziale in data 18 Maggio 1938 e ratificato dal Ministro per gli Affari dell’Interno con Decreto del 23 Giugno 1938.
Il nome richiama la parte alta, la sorgente, del fiume Calore (irpino), omonimo del Calore Lucano, affluente del Sele. Il Calore irpino è un fiume della Campania lungo 108 km, principale affluente del fiume Volturno, nel quale confluisce in sinistra idrografica. Nasce dal monte Accellica, nell’appennino meridionale, a 1660 metri sul livello del mare, nel territorio del Comune di Montella,in provincia di Avellino, all’interno del parco regionale dei Monti Picentini, e prosegue verso nord fino a Castelfranci dove devia verso nord-ovest raggiungendo Taurasi, si dirige poi di nuovo verso nord fino ad Apice, nel Sannio, dove riceve le acque dell’Ufita.
Lo scopo del Consorzio, in origine, era quello di “provvedere alla costruzione ed alla manutenzione di un acquedotto alimentato dalle sorgenti dell’Alto Calore ed alla conseguente gestione per la fornitura di acqua potabile ai Comuni consorziati”. Le finalità costitutive del Consorzio rappresentavano, anche in considerazione della situazione socio-economica dell’epoca, innovazioni significative: esse tendevano a cambiare integralmente e radicalmente le abitudini ed il modo di vita delle popolazioni servite: non era più il cittadino a doversi recare alla fonte per l’approvvigionamento idrico ma si provvedeva a trasferire la risorse direttamente nelle singole abitazioni. L’acqua captata dalle sorgenti, tutte ubicate nel Comune di Montella, era ripartita tra i Comuni consorziati in proporzione al numero di abitanti. Le opere di distribuzione interna vennero realizzate sempre dal Consorzio ma la relativa spesa fu a carico dei singoli Comuni interessati.
Il Consorzio Idrico Interprovinciale Alto Calore fu costituito, come detto, per provvedere all’approvvigionamento idropotabile di alcuni Comuni delle Province di Avellino e Benevento, che nel giro di pochi anni crebbero numericamente fino a raggiungere l’attuale numero complessivo di 127 Soci.
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Espansione e Sviluppo
Negli anni ’50, le reti di adduzione e distribuzione sono state estese verso l’area “orientale” della Provincia di Avellino, mediante l’utilizzazione di finanziamenti messi a disposizione o dai singoli Comuni, per le reti interne, o dalla “Cassa per il Mezzogiorno” , per le opere di adduzione e reti di distribuzione. Negli anni ’60, con il notevole impulso finanziario della “Cassa per il Mezzogiorno”, furono progettate ed eseguite importanti opere di “Normalizzazione degli acquedotti del Calore” per migliorare e potenziare lo schema acquedottistico originario.
Negli anni antecedenti il 1980, nell’ambito del Progetto Speciale della Cassa per il Mezzogiorno (29), furono progettate opere riguardanti la captazione e l’adduzione di nuove fonti mentre numerosi interventi di estensione delle reti idriche e fognarie vennero eseguite con i fondi della legge regionale n°51/78. Successivamente, anche per l’effetto delle opere realizzate nel periodo post-sismico, si è ripresentato il problema del reperimento di nuove fonti di approvvigionamento idrico che potessero sfruttare le ampie potenzialità dei bacini dei massicci del Terminio-Tuoro e del Camposauro-Telesino: dette esigenze furono soddisfatte, inizialmente, con i fondi della legge n°64/86 [che finanziò il campo pozzi di S. Stefano del Sole (Avellino), quello di Solopaca (Benevento) e del Monte Mutria Titerno (Benevento)] e, successivamente, con i fondi dell’Emergenza Idrica in Campania.
Infine, un ulteriore contributo alla risoluzione delle problematiche idriche riguardanti principalmente i Comuni della provincia di Benevento, è stato apportato dal Quadro Comunitario di Sostegno 1994/99 che ha finanziato il progetto di “Potenziamento ed interconnessione degli schemi idrici: “Alto Calore” (n°143), “Fizzo” (n°100), “Grotte” (n°54) con la falda profonda del Camposauro” e, quindi, il secondo campo pozzi di Solopaca. La legge n°64/86 ha finanziato il progetto di “Potenziamento della centrale di sollevamento di Cassano Irpino” con cui è stato realizzato anche il centro di telemisura e telecontrollo e acquisito il relativo sistema informatico. Il Quadro Comunitario di Sostegno 1994/99 ha finanziato il progetto “Sistema di telemisura a servizio dei serbatoi dell’area beneventana” con cui sono state inserite nuove apparecchiature di regolazione e controllo a beneficio di serbatoi a servizio di comuni beneventani. Il Programma Operativo Plurifondo (POP-FESR, annualità 1998) ha finanziato il progetto “Rete di monitoraggio per la valutazione delle risorse idriche dell’acquifero carbonatico del Terminio-Tuoro” con cui sono state installate varie apparecchiature per l’acquisizione, in tempo reale, di diversi dati meteo-climatici.
Tappe Fondamentali
- 11 giugno 1949: Termina la gestione commissariale. Si insedia il Presidente e il nuovo Consiglio Direttivo. L’elezione è operata dall’Assemblea consorziale, in cui ogni rappresentante del Comune aderente ha diritto di voto. Per i provvedimenti di urgenza, si elegge una giunta esecutiva composta da cinque membri. Il Presidente eletto è il prof.
- 10 agosto 1950: Nasce la Cassa per il Mezzogiorno che rappresenterà il più importante istituto di finanziamento e di supporto tecnico per la progettazione e realizzazione di gran parte delle opere consortili.
- 1951: I Comuni aderenti al Consorzio sono diventati 76 di cui 66 della Provincia di Avellino e 10 della provincia di Benevento.
- Il triennio 1948-51: Il Consorzio riceve finanziamenti (per oltre un miliardo di lire) per progettare e costruire, per i Comuni consorziati, le reti di distribuzione interna e i serbatoi.
- 12 luglio 1954: Viene eletto nuovo Presidente del Consorzio, il dott.
- 4 febbraio 1963: Viene emanata la legge n°129/63.
- 23 novembre 1980: Un catastrofico terremoto interessa vaste aree dell’Irpinia e della Lucania. Il Consorzio, nell’immediato post-terremoto, provvede con fondi commissariali e propri, ad interventi di riparazione, ripristini e alla realizzazione di nuove condotte.
- 13 marzo 2003: Il Consorzio Interprovinciale Alto Calore viene sciolto e vengono costituite, per contestuale procedura di trasformazione e scissione, dettate dalle norme di cui all’articolo 35 della legge n°448/2001, due nuove società: Alto Calore Servizi S.p.A.
- Novembre 2005: La società Alto Calore Servizi S.p.A. è una società pubblica i cui soci sono 127 Comuni (96 della Provincia di Avellino e 31 della Provincia di Benevento) e l’Amministrazione Provinciale di Avellino. La popolazione servita supera i 580.000 abitanti. La portata distribuita è di circa 2.0 mc/sec., la maggior parte della quale è prelevata da sorgenti (80%). L’acquedotto esterno presenta uno sviluppo complessivo di circa 1300Km. Le reti idriche di distribuzione interna si estendono complessivamente per 4500Km.
- In data 13 marzo 2003, l’Assemblea dei Soci ha provveduto alla trasformazione del “Consorzio Interprovinciale Alto Calore” e alla costituzione della società “Alto Calore Servizi S.p.A.”, nata per effetto dell’art. 35, comma 8, della legge n°448/2001 e secondo l’iter procedurale prescritto dall’art. 115 del T.U. 267/2000.
La Trasformazione in Società e le Sfide Finanziarie
La storia dell’Alto Calore è la storia di un ente piegato per decenni a logiche clientelari e politiche di potere. Nato come consorzio per garantire l’acqua all’Irpinia e al Sannio, ha conosciuto il suo punto di svolta nel 2002, quando fu trasformato in due società distinte: Alto Calore Servizi e Alto Calore Patrimonio. Una scelta che avrebbe dovuto razionalizzare la gestione, ma che invece si tradusse in un aggravio di costi e in un capitale sociale viziato da irregolarità contabili.
I numeri parlano chiaro: già intorno al 2010 il debito superava i 100 milioni di euro, arrivando a 140 milioni nel 2018 e a oltre 170 milioni quando, nel 2021, la Procura chiese il fallimento. Una montagna di passività alimentata da scelte politiche scellerate. Il risultato di questa gestione è stato devastante per i cittadini. Intere comunità irpine costrette ogni singolo giorno di ogni estate al contingentamento dell’acqua, mentre la società spendeva milioni in interventi di emergenza e pompaggi energivori.
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La responsabilità politica è evidente. Per oltre venticinque anni il Partito Democratico ha egemonizzato l’Alto Calore, occupando sistematicamente i vertici e trasformando l’ente in un serbatoio di consenso. Dai presidenti di area PD degli anni Duemila fino alle ultime amministrazioni, le scelte cruciali sono state dettate dalla ricerca del consenso, non dall’interesse dei cittadini. Non si è voluto ridurre il personale, non si è voluto affrontare seriamente il tema delle tariffe, non si è stati capaci di individuare fonti di finanziamento.
Il concordato preventivo omologato nel 2024 ha rappresentato l’ultima possibilità di salvataggio: i debiti sono stati ridotti formalmente a 107 milioni, grazie a fondi straordinari della Regione, al recupero crediti e a un piano di risanamento rigido. Eppure, l’ennesimo colpo di teatro della politica ha vanificato ogni sforzo. Di fronte a sceneggiate disarmanti, a Sindaci scomparsi al momento del voto, Lenzi ha rassegnato le dimissioni irrevocabili.
Questa è la verità che gli arianesi e gli irpini tutti devono conoscere: non è stato il destino a lasciare i rubinetti a secco ogni estate, ma la politica del PD che, per un quarto di secolo, ha usato l’Alto Calore come strumento di potere, impedendo qualsiasi risanamento serio.
La Questione dell'Acqua e l'Acquedotto Pugliese
C’ è qualcosa, nel caso dell’acqua, di non facile comprensione. Ovviamente il mistero si complica pensando ai bacini acquiferi dei monti irpini, che sono tra i più importanti di tutta l’Europa. Il problema ha radici antiche e ha visto interrogarsi e denunciare intellettuali di spessore come Guido Dorso, Nicola Vella e, recentemente, Sabino Aquino, profondo conoscitore della mappatura delle acque irpine e non solo. Il Corriere, dall’anno della sua riedizione, ha sostenuto la tesi dello “scippo delle acque”.
Cominciamo daccapo. Il primo mistero da sciogliere è perché l’acqua che sgorga dai monti irpini è diventata di gestione pugliese, con l’Acquedotto pugliese che ha fatto sino ad oggi il bello e il cattivo tempo. Per capire, bisogna andare agli inizi del Novecento e alla tenacia di politici come Matteo Renato Imbriani e Camillo Rosalba. Dalla loro tenacia nasce l’idea di un acquedotto che trasportasse l’acqua dall’Alta Irpinia fino alla Puglia. Il 26 giugno 1902 viene approvata dal Regno d’Italia la Legge n. 245 “per la costruzione e l’esercizio dell’Acquedotto Pugliese”.
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Sì, fu proprio un irpino, Matteo Renato Imbriani, di Roccabascerana con residenza a San Martino Valle Caudina, eletto deputato nei collegi di Trani e di Corato, a spingere per la realizzazione dell’Acquedotto pugliese. Successe in particolare durante una riunione tematica tra buona parte dei deputati pugliesi convocata dall’allora Presidente della Provincia Lattanzio. In Irpinia cadde il silenzio. Nessuno protestò. Il consenso era controllato.
Nel Dopoguerra, sul problema dell’acqua interviene l’onorevole Fiorentino Sullo e con lui nasce il Consorzio Interprovinciale Alto Calore, costituito nel 1936, fra trentasei Comuni della Provincia di Avellino e sette Comuni della Provincia di Benevento, con il fine di provvedere alla costruzione ed alla manutenzione di un acquedotto a servizio di una popolazione di circa 162.000 abitanti.
Il Consorzio, in quegli anni la più grande fabbrica di occupazione, secondo solo all’ospedale, si snaturò diventando riferimento del sistema clientelare. Il resto lo fece la trasformazione del Consorzio in Alto Calore, con lo sdoppiamento per due società, reti e patrimonio. Il debito aumentava, le clientele non cessarono ed ecco pronta la dichiarazione di fallimento il cui esito è ancora da decidere.
Torniamo allo “scippo delle acque” da parte dell’Acquedotto pugliese. Una pagina di grande tristezza. Siamo agli inizi degli anni 2000. Il Presidente della Regione Puglia è l’astro nascente Raffaele Fitto. Berlusconi lo adotta facendo giungere nella regione risorse straordinarie. Va ben oltre. Le quote dell’Acquedotto pugliese sono in mano al Ministero delle Finanze. Il Cavaliere decide di svincolarle e regalarle a Fitto.
Non vado nei particolari per amore di carità, ma quando la Puglia organizza un tavolo per la nuova gestione delle acque sono presenti i pugliesi che fanno man grossa delle sorgenti, soprattutto irpine, la Basilicata che riesce ad ottenere un sola quota del pacchetto e l’Irpinia resta a secco. Perché? La Regione Campania, guidata dal presidente Antonio Bassolino, non si presenta al tavolo. E viene esclusa dalla spartizione. E’ una grave omissione.
Si registra nel frattempo uno scippo nello scippo. Quella Regione colpevole dell’assenza all’atto della divisione delle quote rinasce con il governatore Vincenzo De Luca. Le mani sulle sorgenti irpine passano nella titolarità della Regione Campania. Sempre la Regione chiede all’Acquedotto pugliese di poter ricevere almeno maggiore acqua. La richiesta viene esaudita.
La sostanza non cambia: la prossima estate si vivrà all’insegna dell’emergenza idrica. Questa narrazione storica della vicenda della gestione delle acque irpine da parte dell’Acquedotto pugliese intende fornire anche elementi di giudizio. E’ insomma una storia di malapolitica, di accordi fatti sulla testa di chi l’acqua veramente la produce e deve inginocchiarsi davanti a chi ne ha fatto abuso.
Le Sorgenti e il Fiume Calore
Oggi scopriamo dove nasce il fiume Calore, lo percorriamo dalle sorgenti fino a Montella, ammireremo le cascate lungo il percorso e vedremo come fa l’acqua ad uscire dai nostri rubinetti. Sappiamo tutti che, sostanzialmente, le acque meteoriche che si raccolgono nella terra, vengono filtrate dalle rocce fino a che non incontrano uno sbarramento ed emergono in superficie.
Identifichiamo 3 gruppi di sorgenti: la Scorzella, li Candraluni (Candraloni) e l’Aceleca (Accellica). Più avanti troverete la loro portata e quantità di acqua captata dall’acquedotto. Si crea un piccolo ruscello che poi incontra altre due sorgenti: Troncone e Tronconciello. Il fiumiciattolo continua scorrere verso valle e “salta” creando la cascata della Tufara. Questo gruppo di sorgenti inizia a l’acqua re la Maronna (circa 1100 metri sul livello del mare), il luogo è facilmente visitabile da chiunque sull’altopiano di Verteglia.
Lungo il percorso del neonato fiume Calore troviamo ora un nuovo dislivello. Questa differenza di quota è stata modificata dall’uomo per le proprie necessità. Troviamo evidenti segni nel ponte del Fascio e le paratie ai suoi piedi. Di fatto questo ponte non serve all’attraversamento dell’acqua per l’uomo, ma permette alla tubatura proveniente dalle sorgenti dell’Accellica di continuare tranquillamente il suo percorso. Il ponte prende questo nome dal fascio littorio applicato. Oltre questo, al centro, leggiamo “A. XVII”, cioè l’anno diciassettesimo dell’epoca fascista, più semplicemente il 1939 del calendario Gregoriano. Le paratie ai piedi del ponte gestivano i flussi d’acqua verso un impianto di irrigazione.
Siamo a circa 1100 metri di altezza, ma l’acqua è già sgorgata poco più in alto e qui trova sostanza con un gruppo di quattro sorgenti. Queste sono: la Madonnella re la neve, due raio (ramo) e lo vallone re la neve. Dalla ionta il Fiume Calore inizia il suo vero percorso. Incontra un dislivello, che ancora una volta è stato di utilità per l’uomo. La cascata re la Maronnella.
Dopo questa cascata troviamo altri due urii. L’urio è un punto del fiume (come ci dice il prof. Virginio Gambone nel suo vocabolario) dove l’acqua è più profonda e, quindi, visi può nuotare comodamente. Il termine viene dal latino “urinor”: tuffarsi, nuotare sott’acqua. In passato i ragazzi erano soliti creare, in corrispondenza dell’urio, una marrizza. Una sorta di diga creata con ammassi di sassi e rocce con lo scopo di rallentare l’acqua per consentirgli di recuperare calore, aumentare la profondità dell’urio e agevolare il lavoro delle lavandaie con il bucato.
E quindi l’urio re li scarpari e poi l’urio re chiuppito poco prima del ponte della pelata (cascata della lavandaia di cui vi ho parlato già nell’articolo che potete leggere cliccando qui). Il fiume, dalle sorgenti nel nostro comune, prosegue il suo cammino verso nord, per circa altri 100 Km, raggiunge il beneventano, passando per Benevento, la valle caudina, ricevendo, tra gli altri, il Sabato e a Castel Campagnano si versa nel Volturno.
Il Nome e le Portate delle Sorgenti
Noto per la portata e la qualità delle sue acque fin da tempi antichissimi, ha fornito anche particolari razze di trote come la trota Fario, che a Montella può essere ancora pescata a mani nude. L’origine del nome del fiume è assai antica e di varia e difficile interpretazione. Per noi montellesi è semplicemente lo iumo (il fiume). C’è chi fa derivare Calore dal fatto che le acque, soprattutto nel tratto beneventano, fossero di una temperatura tale da permettere il bagno. Qualcuno sostiene che la radice sia indoeuropea, kal, con un significato accostabile al “torbido” o “sporco” nel senso di fangoso e sabbioso. Di fatti nella parte del percorso nel beneventano il fiume diventa meno limpido. Per Francesco Scandone dalla stessa origine, la traduzione sarebbe opposta, quindi “candido” o “bianco”.
Il gruppo de la Scorzella fornisce un massimo di circa 300-375 litri al secondo. Di questi tra 70 e 75 sono prelevati dall’acquedotto e tutto l’esubero (tra 200 e 300 l/s) viene rilasciato al corso naturale. Dall’Aceleca arriverà sempre acqua! Queste sorgenti non vanno mai in secca. Dai Candaluni si prelevano dal 1959, da un minimo di 18-20 l/s ad un massimo di 40-45 l/s, a servizio di altri comuni. Il nostro acquedotto fu terminato nel 1939. A questa data l’acqua proveniva dalla Scorzella e dall’Aceleca. Le tubature si incontravano nei pressi del Varo della Spina e confluivano nel ripartitore del Monte.
Infrastrutture e Consumi Idrici
Qui la portata in arrivo è di circa 175 l/s, riversati in un invaso artificiale cilindrico. La portata in estate si riduce anche a 70 l/s. Dal ripartitore del Monte, e dall’ex serbatoio cittadino da 400 m³, l’acqua scendeva a Montella e forniva circa 20 fontanini pubblici, con un consumo di circa 10-15 l/s e 3 lavatoi pubblici, uno per il rione Sorbo (al suo posto ora ora c’è un parcheggio), uno ai piedi del rione Garzano (la struttura è visibile ma di proprietà privata) e uno alla fine del rione San Giovanni (divenuto poi mattatoio comunale e oggi deposito).
Nel 1939, per celebrare la riuscita e la grandiosità dell’opera del regime, al centro di piazza Bartoli fu creata una fontana monumentale, formata da un vasca rotonda con un getto d’acqua centrale e diversi altri più piccoli tutt’intorno. Nella canzone popolare “mmiezzo a la chiazza na…” si celebra l’opera come “na bella fondana” dove “pe durici cannuoli l’acqua mena”.
La captazione alle sorgenti de li Candraluni è avvenuta intorno al 1956, con i fondi e i progetti della Cassa per il Mezzogiorno. Negli anni, il progresso, ha richiesto maggiori quantità di acqua. Se all’inizio degli anni 60 Montella necessitava di circa 38 l/s, oggi siamo al doppio. In virtù di questa previsione, sul finire degli anni 80 fu realizzato un nuovo serbatoio a Monte Sorbo di 2000 m³ che riceve l’acqua direttamente dal partitore del Monte per 65 l/s. Da qui l’acqua raggiunge Montella, mentre la zona industriale è fornita ancora dal partitore del Monte.
D'estate quindi, con una portata al di sotto di 60 l/s si rende necessario limitare l’erogazione durante la notte per permettere al serbatoio di riempirsi e garantire così la portata e la pressione standard alle utenze di Montella. D’inverno, invece, le interruzioni dell’erogazioni sono quasi sempre successive ad intensi e lunghi temporali. In queste occasioni è indispensabile attendere che le sorgenti e i terreni circostanti, sconvolti dagli eventi metereologici, si assestino e forniscano di nuovo acqua limpida e pura.
Captazione dell'acqua
La captazione dell’acqua è il processo attraverso il quale l’acqua viene prelevata da una fonte naturale, come sorgenti e pozzi, per essere convogliata verso una rete di distribuzione. Nella captazione da sorgenti l’acqua viene raccolta direttamente dal punto in cui sgorga naturalmente.
Le principali scaturigini sono presenti nella Alta Valle del Sabato (sorgente di Sorbo Serpico. Le sorgenti di Cassano Irpino sono un’importante risorsa idrica situata nel cuore dell’Irpinia, alimentata dal vasto bacino idrogeologico dei Monti Picentini. Le acque di Cassano Irpino forniscono approvvigionamento idrico non solo alla provincia di Avellino, ma anche alla Puglia, Basilicata e a sei comuni della provincia di Campobasso. Questa sorgente è situata vicino al Bosco di Montemarano, un’area ricca di biodiversità con una varietà di flora e fauna.
I pozzi rappresentano una parte importante del sistema, soprattutto per garantire la continuità dell’erogazione in periodi di siccità o ridotta portata delle sorgenti. I pozzi sono dotati di impianti di sollevamento che permettono di estrarre l’acqua dalle falde sotterranee e convogliarla nelle reti di distribuzione. Oltre ai suddetti Campo pozzi vi è un Campo pozzi anche nel Comune di Liveri (NA), ubicato lungo la Statale N. 403 - Loc. Gli impianti di sollevamento gestiti da Alto Calore Servizi sono fondamentali per garantire l’approvvigionamento idrico nelle province di Avellino e Benevento. Sollevamento di Ariano S. Sollevamento Mercogliano S. Sollevamento Campo Pozzi S.
Con l’istituzione della Grande Adduzione Primaria (GAP), con D.G.R.
Il Futuro dell'Alto Calore
La nostra Irpinia è una terra ricca d’acqua. Fiumi, sorgenti e torrenti hanno creato panorami, scenari e spettacoli da far invidia anche alla migliore fantasia umana. Sono Carmine, sono irpino e ne sono orgoglioso. Mi ritengo fortunato ad essere cresciuto a Montella. La mia fortuna è stata la mia famiglia, una famiglia radicata e sicura del proprio retaggio che mi ha trasmesso educazione, valori e rispetto, oltre che a tradizioni e consapevolezza del territorio e delle persone che ne creano la comunità.
Negli anni ho potuto viaggiare, scoprire, vedere e visitare il mondo. Toccare le sue culture, ascoltare le lingue e le storie della gente. Ho fatto tesoro di questo, ne ho fatto esperienza e le ho riportate a casa. Sono cresciuto dando il mio contributo in qualunque modo possibile. Nel mio comune mi sono impegnato in ogni modo possibile.