Alto Calore: Tariffe e Prezzi, un Confronto Infuocato

L’infuocata assemblea dei soci dell’Alto Calore si è chiusa con l’impegno dell’amministratore unico Antonio Lenzi a ridurre la percentuale dell’incremento del prezzo della bolletta ratificato qualche settimana fa. E, soprattutto, colpi di scena permettendo, ci sarà il congelamento della decisione fino al prossimo anno.

Modalità ed eventuali interventi economici saranno definiti nelle prossime settimane. L’incontro voluto dallo stesso presidente dell’Acs ha raccolto un’importante partecipazione composta da sindaci irpini e sanniti. Più di 90 i presenti tra fasce tricolori e delegati.

Le Mozioni e il Dibattito

Al via delle discussioni, circa l’informativa che è stata posta all’attenzione dei soci, si sono contrapposte due mozioni: quella del presidente della Provincia Rizieri Buonopane che prevedeva un congelamento dell’aumento tariffario, alla quale se ne è accodata un’altra proposta dal sindaco di Atripalda Paolo Spagnuolo, contro un’altra avanzata dal sindaco di Taurasi nella quale si prevedeva una sospensione dell’aumento per i prossimi tre anni.

Entrambe hanno mancato il quorum, sufficiente e necessario all’approvazione, per una manciata di punti percentuali. Una discussione che si conclude, quindi, con un nulla di fatto rispetto alle intenzioni dichiarate da più parti di voler scongiurare a tutti i costi l’aggravio sulle tasche dei cittadini.

La Posizione di Antonio Lenzi

Testa quindi alla riunione di Napoli con l’Ente Idrico Campano, ma nonostante tutto il presidente Lenzi si è detto soddisfatto per aver fatto prevalere la trasparenza e il dialogo: «Si è scritta una pagina di trasparenza poiché abbiamo dato un’informativa dettagliata e tardiva della quale mi sono assunto le responsabilità. Non abbiamo fatto ostruzionismo, abbiamo legittimato tutte le posizioni e ho accolto le mozioni. Non ci sono deliberati impeditivi al percorso che abbiamo intrapreso».

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E continua: «Credo che un management responsabile debba fare della valutazioni che sono state già messe in campo con la Regione Campania. Tenendo conto delle diverse sensibilità che si sono manifestate durante l’assemblea. Con la prerogativa di ridare alla società un equilibrio finanziario. Concretamente, per quanto riguarda l’iter, si possa interrompere o subire una rivisitazione. Sia nelle modalità di approvazione che nelle tempistiche. Non si può abbandonare la strada tariffaria, ce lo impone Arera.

E aggiunge la vera novità: «Stiamo lavorando per avere una finanza ponte, con la Regione Campania, che ci consentirà di postergare l’aumento tariffario al 2026. Una delle cose più odiose è la coincidenza con la crisi idrica».

Il Ruolo di Rizieri Buonopane

Il presidente Buonopane ha rotto gli indugi sulla questione piano tariffario. Si aprono così due ipotesi: approvare l’aumento e "tradire" le richieste dei cittadini, oppure formalizzare la contrarietà alla misura e di fatto mettere in discussione il futuro dell’ente di Corso Europa. Se non si è giunti a un punto di svolta quantomeno ci sarà una resa dei conti.

Il presidente della Provincia Rizieri Buonopane ha sparigliato le carte sulla vicenda Alto Calore, annunciando - e anticipando la comunicazione della convocazione dell’assemblea dei soci - la presentazione di un deliberato per stoppare l’aumento tariffario. Almeno per come è stato concepito per tempistiche e prezzi.

«Una tale decisione così impattante, come quella di incrementare i costi, impone una condivisione del dibattito per verificare l’opportunità di rinviare l’aumento e riconsiderare al ribasso le quote percentuali, che portano a fare crescere in maniera esponenziale gli oneri a carico dell’utenza. Le pressioni della cittadinanza si sono fatte sentire. Dai Municipi alle segreterie dei partiti.

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Seppur il fronte del no composto anche da sindaci di comunità importanti - come Marcantonio Spera e Paolo Spagnuolo rispettivamente di Grottaminarda e Atripalda - abbia spiegato che nessuna fascia tricolore ha votato a favore dell’aumento delle tariffe, ha comunque di fatto approvato un bilancio nel quale si faceva chiaro riferimento a una imminente rimodulazione del piano tariffario. Da porre in essere e all’attenzione dell’Ente Idrico Campano entro la fine dell’anno.

Le Verità e il Bivio

Una prima verità, è che la progressione dell’incremento che avverrà in un una manciata di anni, ha sorpreso tutti gli amministratori. L’avanzata a lunghe falcate che porterà il segno più dal 9,95% all’oltre 50% ha costretto i primi cittadini a correre ai ripari.

Pertanto, partendo da questo assunto, la fuga in avanti del sindaco di Montella mette tutti davanti a un bivio: approvare l’aumento dei prezzi in bolletta equivarrebbe a “tradire” le richieste dei cittadini e gravare le famiglie di un ulteriore, importante, rincaro. Una responsabilità pesante, ma che permetterebbe agli attori politici di portare avanti la linea intrapresa solo qualche mese fa.

L’altro rovescio della medaglia, ovvero il no all’adeguamento tariffario, sarebbe in primis un atto informale di sfiducia nei confronti dell’amministratore unico Antonello Lenzi, voluto e fatto eleggere dalla componente regionale dei dem di via Tagliamento. Significherebbe, nei fatti, lanciare un messaggio al presidente Vincenzo De Luca, ai vertici napoletani dell’Ente Idrico Campano e al Pd, il partito che esprime la maggioranza dei sindaci soci di Corso Europa.

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