Anoressia Nervosa: Come Influisce Sul Corpo

L'anoressia nervosa (AN) è un disturbo dell'alimentazione che colpisce prevalentemente il sesso femminile, in particolare la fascia d’età compresa tra i 14 e i 18 anni, anche se i primi segnali, in genere, possono manifestarsi già durante la pre-adolescenza o l’inizio dell’adolescenza.

Il termine anoressia deriva dal greco “anorexia” e significa letteralmente “mancanza di appetito”. Il concetto non è del tutto corretto se si pensa che il fulcro dell’anoressia nervosa non è il fatto di non sentire la fame, quanto un desiderio patologico di essere magri.

Le persone che ne soffrono riportano un’intensa paura di prendere peso e un’alterazione nella relazione con il proprio corpo che viene vissuto con sentimenti di inadeguatezza e disagio: le pazienti infatti tendono a vedersi come normopeso o sovrappeso nonostante siano gravemente sottopeso.

Le preoccupazioni per il peso possono diventare via via più intense e invalidanti portando la persona a sentire la necessità di esercitare un controllo rigido e costante sull’alimentazione.

Effetti dell'Anoressia sul Corpo

I sintomi dell’anoressia sono svariati e comprendono conseguenze sia dal punto di vista fisico, sia dal punto di vista psicologico. Il grave dimagrimento tipico dell’anoressia nervosa può compromettere il funzionamento degli organi con conseguenze anche molto gravi.

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Le problematiche associate all’anoressia nervosa sono particolarmente severe e possono, con il tempo, avere conseguenze fatali. L’anoressia, infatti, risulta a oggi tra i disturbi psichiatrici con il più alto tasso di mortalità.

Le persone interessate da anoressia nervosa tendono generalmente a nascondere quanto più possibile sia la propria magrezza, sia le problematiche relative all’assunzione di cibo e negano la presenza di un effettivo disturbo.

Dati e Statistiche

Secondo le stime ufficiali, il 95,9% delle persone colpite sono donne e il 4,1% uomini. L’anoressia è il disturbo più pericoloso dal punto di vista della mortalità (intorno al 5-10%) e si stima che chi ne soffre abbia un rischio di morte dieci volte maggiore rispetto alla popolazione generale.

Secondo i dati, l’anoressia si manifesta nelle donne con una frequenza compresa fra lo 0,3% e lo 0,5%, mentre la bulimia lo fa in un range compreso fra 1% e 2%. Più elevate sono le percentuali se si considerano i soggetti adolescenti o giovani: 2% e 4% rispettivamente. Ancora più articolata è quella “zona grigia” in cui sono comprese le donne in fascia d’età 15-25 che presentano solo alcuni sintomi di bulimia e anoressia, ma che hanno comunque bisogno di trattamenti specifici: in questo caso, si arriva a una percentuale del 10%.

Fattori di Rischio e Cause

Fino ad oggi, l’eziologia dell’anoressia nervosa è ancora largamente sconosciuta, così come i meccanismi che mantengono il disturbo.

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Da un punto di vista della distribuzione nella popolazione, l’anoressia tende a presentarsi in adolescenza soprattutto nelle donne ed è caratterizzata da un costante tentativo di perdere peso, solitamente associato al controllo della fame e ad una distorsione dell’immagine corporea.

Un importante studio, condotto in Austria e pubblicato online, lo scorso maggio, sulla rivista The American Journal of Psychiatry, ha confermato l’esistenza di una componente genetica correlata all’insorgere di questa malattia, già precedentemente ipotizzata da alcuni studi. Altre ricerche su gemelli omozigoti avevano infatti indicato che la componente genetica influisce fino al 60% nel possibile sviluppo di questa patologia.

“Oggi, la dicotomia tra ambiente e genetica è stata superata”, prosegue Dalla Ragione. “Ora, la comunità scientifica accetta che ci sia una componente epigenetica, oltre a quelle familiare, psicologica e traumatica, che contribuisce all’espressione del disturbo. C’è concordanza sul fatto che una vulnerabilità genetica possa far sì che la persona esposta agli altri fattori sviluppi più facilmente un disturbo alimentare.

La vera e propria 'epidemia' di anoressia, cominciata alla fine degli anni novanta, sta continuando a crescere a macchia d’olio, inglobando fasce d’età sempre più giovani. “Oggi si ammalano bambini di 11-12 anni; fino a dieci anni fa, il picco era attorno ai 16 anni. La percentuale dei bambini che si ammalano sotto i 14 anni è di circa il 20%”, puntualizza Dalla Ragione. Su questa fascia d’età, le conseguenze dell’anoressia possono essere particolarmente severe, con blocchi dell’accrescimento osseo e cognitivo non sempre reversibili.

“L’abbassamento della fascia d’età è da collegare al fatto che i disturbi alimentari hanno sostituito altre patologie”, continua la dottoressa. “La depressione del bambino, oggi, può esprimersi tramite il disturbo alimentare, mentre fino a 10-15 anni fa, avremmo assistito allo sviluppo di un quadro depressivo più complesso. Si ha, comunque, una prevalenza di disturbi che insorgono su origine traumatica e collegati alla situazione familiare.

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Aspetti Psicologici e Comportamentali

Oltre alle evidenze scientifiche, importanti sono le caratteristiche psicologiche tipiche dell’anoressia. Spesso è presente depressione. Le persone affette da Anoressia Nervosa soffrono spesso di disturbi legati alla sfera affettiva ed emotiva.

Un tratto comune che precede la comparsa di disturbi dell’alimentazione è la presenza di una necessità generale di autocontrollo, legata principalmente al perfezionismo e alla bassa autostima. Il perfezionismo è caratterizzato dalla tendenza a stabilire e perseguire standard eccessivamente elevati ed irrealistici, nonostante il verificarsi di conseguenze negative (ad esempio, il cibo e la preoccupazione del peso, la fame persistente).

Vi è, infine, la paura di crescere. Molti adolescenti, col cambiamento del corpo, tendono a chiudersi per la vergogna: il corpo anoressico li protegge dalle prese in giro e dalle emozioni legate alla sfera sessuale. L’adolescenza, inoltre, è un periodo di passaggio fra la dipendenza dell’infanzia e l’autonomia della fase adulta.

Anomalie Cerebrali e Neuroendocrine

Da numerosi studi emergono anomalie sia strutturali che funzionali in soggetti con anoressia nervosa. Quello che risulta anomalo nel cervello dei soggetti anoressici, presi in considerazione nei differenti studi, è la riduzione della materia grigia e il funzionamento del sistema dopaminergico.

Nel periodo di perdita di peso, in particolare, sono state individuate numerose anomalie neuroendocrine, la principale delle quali è l’ipercortisolismo da attivazione dell’asse Ipotalamo-Ipofisi-Surrene. Nell’anoressia nervosa è ben documentata una iperghrelinemia, con livelli circolanti inversamente correlati con il BMI.

Diagnosi e Valutazione

La valutazione clinica viene, solitamente, effettuata da un team di professionisti specializzati nel trattamento dei disturbi dell’alimentazione. La valutazione del peso si ottiene utilizzando l’Indice di Massa Corporea (Body Mass Index - BMI), parametro basato sul rapporto tra peso e quadrato dell’altezza espressa in metri. Chi è normopeso in base a questo calcolo risulta in un range tra il 18,5 e il 24,9. Chi soffre di anoressia, invece, presenta valori inferiori, afferenti alla categoria del sottopeso e alla gravità della patologia.

I criteri psicologici di diagnosi per l’anoressia nervosa sono quelli esposti nel Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali (DSM 5, 2014):

  • Restrizione dell’assunzione calorica in relazione alle necessità, che porta a un peso corporeo significativamente basso nel contesto di età, sesso, traiettoria di sviluppo e salute fisica.
  • Tipo con restrizioni: Durante gli ultimi 3 mesi, l’individuo non ha presentato ricorrenti episodi di abbuffate o condotte di eliminazione (per esempio, vomito autoindotto o uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi).

Trattamento dell'Anoressia Nervosa

Come per la diagnosi, anche il trattamento dell’anoressia nervosa prevede un approccio multidisciplinare e quindi l’intervento combinato di psicoterapeuta, medico psichiatra e/o medico internista e nutrizionista, così da intervenire sui diversi fronti su cui la sintomatologia agisce.

Lo psicoterapeuta interviene con modalità differenti a seconda della sintomatologia presentata dalla persona, andando a lavorare su diversi fattori, dalla motivazione al trattamento, passando per i meccanismi che generano ansia e paura di prendere peso, fino alla prevenzione delle ricadute.

Il medico psichiatra e/o medico internista è generalmente il coordinatore e responsabile del processo di cura che agisce attraverso il monitoraggio delle condizioni di salute del paziente oltre a intervenire attraverso eventuali terapie farmacologiche e fornendo prescrizioni e indicazioni mediche.

Esistono diverse forme di psicoterapia e tutte sono risultate moderatamente efficaci nel trattamento dell’anoressia nervosa. Abitualmente il percorso di cura dell’anoressia nervosa va dai 6 mesi ai 2 anni, ma può essere influenzato da vari fattori, soggettivi oppure ambientali; dunque, ogni piano terapeutico viene stabilito in base alle esigenze e alle condizioni specifiche della persona.

Cura Psicologica

“Inoltre chi soffre di anoressia ha un rapporto patologico con il proprio corpo. La percezione di sé può essere alterata (spesso le pazienti percepiscono in modo alterato le forme del corpo, si parla quindi di disturbo dell’immagine corporea) e questa influenza notevolmente l’autostima. Per questo presso il nostro Ospedale abbiamo un protocollo specifico sull’immagine corporea che prevede la partecipazione settimanale ad un gruppo di psicoterapia, e alla partecipazione ad un protocollo di trattamento di gruppo chiamato Body Perception Treatment.

Una delle aree di intervento di una cura psicologica in pazienti con anoressia è il lavoro sull’autostima e sul perfezionistmo patologico. “La bassa autostima è un problema psicologico frequente in chi soffre di disturbi alimentari. “Spesso sono pazienti che presentano un perfezioni clinico (detto anche “perfezionismo patologico”) che le porta a non essere mai soddisfatte di sé. “Inoltre spesso queste pazienti tendono a mostrare una patologica attenzione al dettaglio, concentrata sui propri difetti e imperfezioni. Proviamo per un attimo a pensare di avere una lente di ingrandimento, e immaginiamo di utilizzarla per ingrandire i nostri difetti.

Prevenzione

Non esiste una prevenzione certa, ma riconoscere e trattare precocemente l’anoressia può ridurre i sintomi e migliorare la qualità della vita.

“L’Italia ha recentemente superato la Grecia e la Spagna per il tasso di obesità infantile: una sana alimentazione e uno stile di vita equilibrato possono aiutare a prevenire queste situazioni. I genitori, inoltre, non dovrebbero enfatizzare un'eventuale modificazione fisica del piccolo, perché è una tematica su cui oggi c’è molta sensibilità. Infine, la vera prevenzione passa attraverso il fatto che i ragazzi si sentano accettati e amati”, conclude Dalla Ragione.

Integrazione di Attività Fisica e Supporto Nutrizionale

La prima strategia è l’integrazione dei trattamenti disponibili con programmi di attività fisica individualizzati finalizzati a migliorare la salute, la composizione corporea e la fitness fisica durante la fase di recupero del peso corporeo. Un programma salutare di attività fisica, in pazienti con condizioni mediche stabili, ha la potenzialità di migliorare la qualità della vita e il benessere delle persone con anoressia nervosa alleviando la disabilità fisica, psicologica e sociale.

La seconda strategia, in corso di valutazione in uno studio in doppio cieco controllato con placebo a Villa Garda in pazienti con anoressia nervosa, è l’integrazione alimentare con una miscela di aminoacidi essenziali, contenenti un’alta percentuale di aminoacidi a catena ramificata (leucina, isoleucina, valina) durante il processo di recupero del peso. Inoltre, una miscela di aminoacidi essenziali sembra anche contrastare l’atrofia funzionale dei muscoli scheletrici negli individui anziani e cachectici o sarcopenici e migliorare le loro funzioni cognitive.

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