Atto Psicomagico per Dimagrire: Come Fare

La psicomagia, una tecnica che cura mediante le azioni, si propone di agire, non solo di parlare. Invece di insegnare all’inconscio a parlare usando il linguaggio della ragione, insegna alla ragione a padroneggiare il linguaggio dell’inconscio, composto non soltanto di parole ma anche di gesti, immagini, suoni, odori, sapori o sensazioni tattili.

Chiunque abbia partecipato a uno psicodramma si è reso conto che chi accetta di interpretare il ruolo di un famigliare suscita nel paziente reazioni viscerali, come se costui si trovasse di fronte al parente vero, reale. Prendere a pugni un cuscino allevia la collera che si prova contro chi ha abusato di noi.

Per ottenere un buon risultato, la persona che realizza l’atto deve in qualche modo liberarsi dalla morale imposta dalla famiglia, dalla società e dalla cultura. Se lo fa, riuscirà ad accettare i propri impulsi interni, sempre amorali, senza temere castighi.

La psicomagia lavora con la memoria: non si tratta di eliminare la sorellina in carne e ossa, che ormai si è fatta adulta, ma di provocare un cambiamento nella memoria, sia dell’immagine dell’essere odiato (la sorella quando era piccola) sia della sensazione di rabbia e impotenza accumulate dal ragazzino che la odiava. Per cambiare il mondo dobbiamo cominciare a cambiare noi stessi.

La finalità della psicomagia, trasformando il consultante in guaritore di se stesso, è fare in modo che si collochi nel proprio ego adulto, un ego che non può occupare nessun altro tempo se non il presente.

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Come Funziona un Atto Psicomagico

Un atto psicomagico è più efficace se il consultante ottempera ai seguenti requisiti:

  1. Deve realizzare metaforicamente le predizioni. Insieme agli ordini o ai divieti, i genitori incidono nella memoria dei figli parole che più tardi agiranno come predizioni; il cervello ha la tendenza a realizzarle. Il modo migliore per liberarsene è realizzarle in maniera metaforica: invece di rifuggire ogni minaccia, deve abbandonarsi a essa.
  2. Deve fare qualcosa che non ha mai fatto. Per guarire bisogna cambiare il punto di vista su noi stessi. L’Io che soffre per una malattia è più giovane di noi: è una costruzione mentale prigioniera del passato. Nel momento in cui ci liberiamo dal circolo vizioso delle nostre abitudini, portiamo allo scoperto una personalità più autentica e, per questo motivo, sana.
  3. Deve capire che più gli riuscirà difficile realizzare un atto, maggiori saranno i benefici che ne trarrà. Combattere instancabilmente per raggiungere una meta che pare impossibile sviluppa la nostra energia vitale.
  4. L’atto deve sempre finire in modo positivo. Aggiungere male al male non serve a nulla. L’atto psicomagico deve trasformare: la sofferenza darà origine a un finale pieno d’amore. In fin dei conti, l’odio è amore non corrisposto.

Psicomagia e Disturbi Alimentari

Diretta da Marti Noxon, Lily Collins si cala nei panni di una giovane ragazza che soffre di anoressia. Sarà un atto psicomagico di jodorowskiana memoria a riaprire Ellen all'incontro con il suo Sè. In un momento di estrema sfiducia e attacco alla terapia, la giovane fugge dalla struttura e scappa dalla sua madre biologica, la quale con i suoi strumenti e soprattutto limiti la accoglie. La donna dice di accettare Ellen nel suo desiderio di morire, ma chiede di poterla allattare un'ultima volta, o forse per la prima. Ellen dopo un momento di ritrosia si lascia cullare e prende il biberon dalla madre.

Nella notte la giovane si inoltrerà nel deserto, verso una luna piena, tonda e luminosa, e avrà un sogno. Vede se stessa in una bianca veste, appoggiata a un grande albero, verde e rigoglioso, in uno stato di pienezza e leggerezza, sale su un ramo di questo insieme al compagno della clinica con cui ha iniziato a costruire un'amicizia autentica e vede a terra rannicchiata un'altra sè, profondamente denutrita e senza forze.

Spesso i pazienti con disturbi alimentari hanno vissuti di mancato nutrimento affettivo, di abbandono e profonde angosce di morte, sono circuitati in una rabbia primaria e nell'archetipo della Grande Madre, buona e terribile insieme. Come possiamo farlo? Solo attraverso un'intelligenza simbolico-analogica, fulcro del modello ecobiopsicologico. Attraverso questa, l'io del terapeuta aiuterà l'io del paziente a riconoscersi, finalmente alla luce del Sè.

L'Importanza delle Parole

Non è raro oggi, anzi è proprio il contrario, sentire la maggior parte delle persone ripetere come dei mantra ogni giorno, quasi tutto il giorno, «Sono distrutto», «Questa cosa è difficilissima», «Impossibile che succeda!», lamentandosi poi che le cose vadano male davvero o non migliorino mai. Basta una parola per cambiare le cose? Forse no, di sicuro però le parole possono cambiare l’energia delle situazioni e l’intenzione con cui affrontiamo la vita.

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Per esempio, se invece che commentare ripetutamente ogni ostacolo con «Questo è un problema», dicessimo: «Questa è una sfida», questo predisporrebbe già la mente a un recupero di risorse differenti da mettere in campo: la prima frase urla «Sopravvivenza!», la seconda suggerisce «stimolo».

Jodorowski considerava le parole un atto psicomagico: per il cervello umano, dal punto di vista rigorosamente scientifico, la “percezione” della realtà corrisponde alla “realtà”. Ebbene, le parole “modificano” la percezione: di conseguenza, modificano la realtà, non nel senso di realtà assoluta, ma nel senso di realtà individuale, che poi è l'unica che conta.

Ogni parola è collegata a determinate immagini, che a loro volta sono collegate a determinate reazioni chimiche. Parole belle = chimica buona, insomma, e la felicità è sempre e solo una questione di chimica. E poi pensateci: alcune parole sono sempre collegate a stati d'animo positivi, basti pensare al concetto di “altezza”. Tutte le cose buone e belle e desiderabili sono in alto: dalla scalata ai vertici dell'azienda, al sentirsi su di morale, all'essere al settimo cielo.

Esempi di Atti Psicomagici

Erickson a un alcolizzato disse: "Guardi. le sembrerà strano, ma vada al Giardino Botanico.

Un giorno arrivò la chiamata. si è scatenata di nuovo". le diede una mano a distruggere il letto e a spaccare le finestre.

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Mildred che deve andar a letto con lei ogni sera. il corpo. Si deve rifiutare totalmente. per tre mesi.

Lucchetti d'Amore: Un Atto Psicomagico Moderno

La tradizione di scrivere il proprio nome su un lucchetto e incatenarlo buttando via le chiavi - che sembra nascere a Firenze per festeggiare il congedo dalla Scuola Ufficiali e di cui si trovano equivalenti in tante altre culture - si è trasformato in atto romantico psico-magico adolescenziale (di massa) grazie al film Ho voglia di te, tratto dal romanzo Tre Metri sopra il cielo di Federico Moccia in cui i protagonisti incatenano il lucchetto con il loro nome a Ponte Milvio a Roma gettando le chiavi nel già troppo oberato Fiume Tevere.

Il lucchetto rappresenta nel profondo della nostra mente inconscia la gabbia, il carcere, la fine della libertà: tutti valori che difficilmente le persone vedono di buon occhio. Ma rappresenta anche a livello simbolico e ancestrale una specie di legame inscindibile, un anello di fidanzamento con le chiavi, se vogliamo, che ogni coppia può liberamente “fissare” su una semplice inferriata per ostentare al resto del mondo la solidità della propria unione romantica.

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