Calore al petto e tachicardia: cause, sintomi e trattamento

La tachicardia è una condizione molto comune caratterizzata dall’aumento della frequenza cardiaca. La parola “tachicardia” ha un significato preciso, che deriva dal greco: tachýs significa “veloce”, mentre kardía indica il cuore. Per un soggetto adulto, si parla ufficialmente di tachicardia quando i battiti del cuore superano i 100 al minuto in condizioni di riposo. Nei casi più estremi, un cuore tachicardico può perfino produrre 400 pulsazioni al minuto.

È un disturbo piuttosto comune, generalmente causato da situazioni che determinano una condizione di stress sia fisico che emotivo. Nella nostra vita quotidiana, il nostro corpo è sottoposto a stimoli che aumentano la frequenza sia di tipo fisico (attività sportiva, una corsa) sia emozionali (arrabbiatura, ansia, stress). È quindi un sintomo diffusissimo. Se invece la tachicardia si presenta in maniera improvvisa e in condizioni di riposo, senza che vi siano elementi esterni che possano averne suscitato l’insorgenza, è considerata patologica e può diventare pericolosa per la salute.

Tachicardia: quando può essere pericolosa per la salute?

In alcuni casi però questa accelerazione del battito cardiaco può costituire uno stato di pericolo ed è quindi importante comunicarlo al medico curante. Le palpitazioni, infatti, possono anche essere conseguenza di una patologia o di un disturbo cardiaco e in questo caso il parere e le indicazioni del medico sono importanti.

Quali sono i segnali da comunicare al medico?

La sensazione che il cuore abbia accelerato in modo sensibile i suoi battiti rientra nel gruppo delle cosiddette palpitazioni. Bisogna distinguere tra tachicardia e batticuore. Quest’ultimo è conseguenza di un aumento fisiologico dei battiti che può dipendere da uno sforzo fisico o da un’emozione intensa. La perdita dei sensi accompagnata a un malessere diffuso è in genere dovuta alla pressione bassa. La sincope è causata da un’aritmia cardiaca, cioè da un’alterazione del ritmo del battito che provoca una non perfetta irrorazione del cervello. Entrambe le condizioni provocano un afflusso ridotto di sangue al cervello e quindi sincope.

Tachicardia sinusale

Una premessa: la tachicardia sinusale è la meno pericolosa e la più frequente, con un’alterazione che si presenta e cessa sempre gradualmente. Si parla di tachicardia sinusale quando si ha un innalzamento della frequenza cardiaca al di sopra di 100 battiti al minuto. Il termine “sinusale” indica il punto di origine di tale aritmia, cioè il nodo seno atriale. L’aggettivo che la caratterizza aiuta a individuare come origine della frequenza aumentata dei battiti il nodo seno-atriale. La tachicardia sinusale può avere cause anche piuttosto banali, come ad esempio il consumo di caffeina o alcolici, fumo e alcuni farmaci. Più bisogno di ossigeno si traduce infatti in un maggiore flusso sanguigno (portata cardiaca), che l’organismo riesce a raggiungere proprio aumentando la frequenza del battito.

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Vi sono però anche forme di tachicardia sinusale legate a patologie di seria entità o comunque stabili, come ad esempio ipotensione arteriosa, ischemia cardiaca, anemia. La tachicardia sinusale è piuttosto comune e può riguardare anche i bambini, le donne in gravidanza o comparire quando si ha la febbre. La terapia della tachicardia sinusale è legata alla causa che determina la comparsa del sintomo, come ad esempio l’ansia. In chi soffre di attacchi di panico la tachicardia improvvisa da ansia fa pensare a un infarto e tale paura attiva un sistema ansiogeno che si autoalimenta. In questi casi la soluzione della tachicardia deve prevedere anche un trattamento psicoterapeutico mirato.

Tachicardia ventricolare

Si tratta della forma più temibile perché può anche portare alla morte improvvisa e, come lascia intendere in nome, è legata ai ventricoli. Questi si contraggono in modo troppo veloce e non coordinato con gli atri: ecco perché il sangue non riesce a riempirli nel modo corretto. Ciò fa sì che il cuore pompi meno sangue a ciascuna pulsazione e la pressione arteriosa diminuisca di conseguenza: il cuore è così nutrito da una quantità minore di sangue e ossigeno.

La tachicardia ventricolare può manifestarsi con sintomi come cardiopalmo, affanno nella respirazione (dispnea), vertigini, perdita momentanea di coscienza, dolore al torace.

Tachicardia sopraventricolare

Si definiscono tachicardie sopraventricolari quelle aritmie ad alta frequenza il cui punto d’origine si localizza sopra il ventricolo, dunque presso gli atri e il nodo atrioventricolare. Molto spesso, si identifica con il termine generico una tipologia precisa, ovvero la tachicardia parossistica sopraventricolare. Questa forma di aritmia si definisce parossistica in quanto l’aumento della frequenza cardiaca è repentino e imprevedibile: può raggiungere anche 200 battiti al minuto, anche se in genere non dura più di 3 minuti.

Non di rado, la tachicardia parossistica si presenta in soggetti il cui cuore ha una struttura regolare, ma è caratterizzato da un’anomalia congenita. Oltre che alla crescita infantile, la tachicardia parossistica può quindi essere legata ad attività fisica, emozioni, ansia, ciclo mestruale e gravidanza. L’accelerazione della frequenza cardiaca accelerata tende a iniziare e a interrompersi bruscamente e può durare pochi minuti o molte ore. Quasi sempre, viene percepita come una consapevolezza fastidiosa del battito cardiaco, come se il cuore battesse forte o molto velocemente (palpitazioni). Di solito il cuore non è affetto da altre patologie.

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Altri tipi di tachicardia patologica

Esistono divere tipologie di tachicardia considerata patologica.

  • La tachicardia parossistica sopraventricolare: caratterizzata da una frequenza cardiaca rapida ma regolare compresa di solito tra 140 e 200 bpm (impulsi al minuto). Assume la forma di episodi intermittenti della durata di vari minuti e i sintomi consistono in palpitazioni, affanno, dolore toracico e talora svenimento.
  • La fibrillazione atriale: consiste in un’irregolarità del battito cardiaco in cui gli atri (le cavità superiori del cuore) pulsano in modo molto rapido (300-600 bpm) e anomalo. La fibrillazione atriale è l’aritmia più diffusa nella popolazione e la sua prevalenza tende a crescere con l’aumentare dell’età.
  • La tachicardia ventricolare: una grave forma di aritmia con una frequenza cardiaca estremamente rapida, compresa tra 140 e 220 bpm. Generalmente insorge per una grave cardiopatia, come un infarto miocardico o una cardiomiopatia, e può durare da alcuni secondi ad alcune ore.

Diagnosi della tachicardia

In presenza di tachicardia il medico curante ausculterà il cuore del paziente tramite stetoscopio e, all’eventuale riscontro di un’anomalia, potrà decidere di procedere con altri esami finalizzati ad escludere le patologie cardiache che potrebbero aver determinato una tachicardia di tipo patologico. Per registrare l’attività elettrica del cuore eseguirà un elettrocardiogramma (ECG), grazie al quale stabilirà l’esatta origine della tachicardia (nodo del seno, ventricoli o altro).

Altri esami diagnostici includono:

  • Elettrocardiogramma (ECG): registra il ritmo e l’attività elettrica del cuore.
  • Ecocardiogramma: è una scansione ad ultrasuoni (ecografia) che produce un'immagine in movimento del cuore.
  • Tilt test o test di stimolazione ortostatica passiva: aiuta il medico a capire meglio come la tachicardia contribuisca a provocare gli svenimenti.
  • Event recorder: è invece la registrazione del tracciato elettrocardiografico che controlla il ritmo cardiaco attraverso l’impianto di un piccolo apparecchio a batterie.

Trattamento della tachicardia

Il trattamento della tachicardia consiste nell’individuazione ed eliminazione delle sue cause. Per rallentare il battito del cuore e prevenire futuri episodi si può ricorrere all’assunzione di farmaci antiaritmici.

Altre opzioni di trattamento includono:

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  • Cardioversione: con questa tecnica il cuore è stimolato da impulsi elettrici trasmessi da uno strumento (defibrillatore automatico, DAE), tramite degli elettrodi. La stimolazione attraverso il DAE ripristina un ritmo cardiaco normale.
  • Farmaci antiaritmici: se utilizzati regolarmente, possono prevenire la comparsa della tachicardia. Altri tipi di medicinali, come i calcio-antagonisti e i beta-bloccanti, possono essere prescritti in alternativa o in associazione ai farmaci anti - aritmici.
  • Ablazione trans-catetere: una procedura usata quando la tachicardia è causata dalla comparsa di un percorso elettrico alternativo di stimolazione cardiaca. Questa tecnica distrugge selettivamente la parte di cuore colpita e interrompe i circuiti elettrici anomali.
  • Pacemaker (stimolatore cardiaco): alcune forme di tachicardia si possono curare impiantando un pacemaker. Si tratta di un generatore di impulsi a batteria con uno o più tubicini che trasmettono gli impulsi elettrici al cuore.
  • Defibrillatore cardioverter impiantabile (ICD): Quando il paziente rischia di avere un episodio di tachicardia pericoloso per la vita, il medico può raccomandare un defibrillatore cardioverter impiantabile. Il dispositivo, delle dimensioni di un piccolo telefonino, viene impiantato chirurgicamente nel torace.

Consigli utili

Oltre ai trattamenti medici, alcuni cambiamenti nello stile di vita possono aiutare a gestire la tachicardia:

  • Alimentazione: si raccomanda una dieta varia, ricca di verdura e frutta, cereali integrali, legumi e pesce, fatta di porzione modeste di grassi saturi e colesterolo, povera di sale e di zuccheri.
  • Fumo: costituisce uno dei principali fattori di rischio per le malattie cardiovascolari perché rende le arterie meno elastiche (arteriosclerosi), favorendo lo sviluppo dell’ipertensione arteriosa.
  • Controllo dell’ipertensione: una pressione costantemente elevata (valori superiori alla soglia 90/140mmHg) sottopone il cuore a uno sforzo eccessivo, aumentando il rischio di infarto.
  • Alcol: sarebbe bene limitare a un massimo di due bicchieri al giorno il consumo di vino.
  • Peso: il sovrappeso costringe il cuore a faticare di più, aumentando la pressione arteriosa.
  • Controllo dello stress: evitare lo stress inutile e imparare le tecniche per affrontare e gestire lo stress di tutti i giorni.
  • Attività fisica: un consiglio specifico per chi soffre di tachicardia è di praticare un’attività fisica, anche leggera, ma costante.

Dolore al petto e tachicardia

Il dolore al petto può avere molte cause. Non sempre, però, si tratta di un problema cardiaco. Come riconoscere, allora, il dolore toracico correlato all’ansia da quello legato a patologie del cuore? Non è sempre facile distinguere tra il dolore toracico correlato a stress e ansia e quello causato da infarto o angina pectoris. L’ansia è una normale reazione del cervello a un pericolo, sia esso reale o immaginario.

Alle cardiopatie si accompagna in genere la dispnea, ovvero la sensazione di mancanza di fiato. Questa però può essere collegata anche ad altre patologie.

Tachicardia notturna: cause e prevenzione

La tachicardia notturna è caratterizzata da un aumento della frequenza cardiaca e si manifesta con un incremento del numero di battiti del cuore al minuto. La causa può essere di diversa natura, non sempre riguarda patologie cardiache, ma può essere dovuta anche a disturbi gastrici e può presentarsi in persone di tutte le età, senza distinzione di sesso. In condizioni di ansia poi, tutta la sintomatologia sopracitata viene ulteriormente amplificata. Se i processi digestivi subiscono un rallentamento, causato per esempio da un pasto molto abbondante, allora il cuore mette in atto dei fenomeni di “compensazione” per ripristinare i normali valori di pressione arteriosa ed irrorazione sanguigna e tutto questo determina la comparsa di tachicardia.

Se la tachicardia notturna è correlata a problemi digestivi, è possibile gestirla e prevenirla mediante dei semplicissimi accorgimenti:

  • Consumare cibi più leggeri e digeribili, soprattutto di sera, e preferire metodi di cottura più salutari.
  • Evitare di sdraiarsi subito dopo i pasti, è preferibile attendere almeno 2-3 ore.
  • Ridurre o eliminare il consumo di bevande contenenti caffeina, soprattutto a cena.

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