Le vampate di calore, note anche come "caldane", sono considerate il principale sintomo della menopausa dalla maggior parte delle donne. Si manifestano come un’improvvisa ondata di calore - un aumento repentino della temperatura corporea - che colpisce soprattutto la parte alta del corpo (volto, collo e petto) con possibile arrossamento della pelle e comparsa di chiazze rossastre.
La loro frequenza, intensità e durata varia da donna a donna. Possono durare dai 30 secondi ai 5 minuti, ma anche più a lungo. Possono verificarsi diverse volte all’ora, poche volte nell’arco di una giornata o avere una frequenza inferiore a una volta alla settimana.
Benché possano essere correlate anche a vere e proprie patologie, come l’ipertiroidismo, a trattamenti antitumorali o alla gravidanza, a scatenare le vampate di calore sono perlopiù i cambiamenti ormonali tipici della menopausa.
Quando la stagione fertile di una donna volge al termine, si verificano importanti modificazioni dell’equilibrio ormonale, conosciute col nome di menopausa. Ben l’80% delle donne in menopausa sperimenta vampate di calore.
Le vampate di calore e la sudorazione che si verificano durante la notte possono addirittura ostacolare il buon riposo notturno.
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Tuttavia, le vampate di calore non sono solo un sintomo della menopausa. Capita a tutti di vivere dei momenti in cui il nostro corpo reagisce agli sbalzi di temperatura esterna, ad esempio, con brividi o vampate per disperdere calore.
Sia durante la premenopausa che la menopausa la donna può percepire dei sintomi di vario tipo, più o meno intensi e uno dei più tipici sono proprio le vampate di calore (le cosiddette “caldane”), che interessa circa 7 donne in premenopausa e menopausa su 10, in genere a partire dai 47-48 anni.
Le vampate di calore rappresentano il sintomo più comune della menopausa e si presentano in genere come un improvviso aumento della temperatura corporea, seguito da una sensazione di brividi e freddo. Compaiono in genere con l’inizio della menopausa e possono durare per il resto della vita, variando di intensità e frequenza da donna a donna.
Spesso le donne in premenopausa sentono anche altri sintomi, meno specifici, come mal di testa, vertigini, formicolii, disturbi dell’umore, irritabilità, sbalzi della pressione arteriosa, disturbi del sonno e le note palpitazioni cardiache. Rispetto a quest’ultimo sintomo, è bene accertarsi con lo specialista che le palpitazioni siano effettivamente legate alle variazioni della menopausa o che non nascondano altre condizioni da tenere monitorate.
Possibili cause delle vampate di calore
L’origine delle vampate di calore non è stata ancora del tutto chiarita ma sembra essere legata a un’alterazione dei livelli ormonali, in particolare degli estrogeni. Ma le fluttuazioni ormonali e le vampate di calore non sono soltanto una prerogativa femminile.
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Anche gli uomini possono sperimentare le vampate di calore in andropausa, per una riduzione del testosterone. Per lo stesso motivo, le caldane possono insorgere nei pazienti con tumore alla prostata o ai testicoli sottoposti a terapia ormonale androgeno-soppressiva.
Le vampate di calore possono anche svilupparsi come un effetto collaterale di alcuni farmaci e, talvolta, come sintomo di gravi infezioni. Altre situazioni che favoriscono tale manifestazione sono gli attacchi di panico e, nelle donne, il periodo mestruale o premestruale.
In alcuni casi, le vampate di calore sono un sintomo di un problema all'ipofisi, all'ipotalamo o alla tiroide per le loro implicazioni nel controllo della temperatura corporea.
Vampate di calore e rischio cardiovascolare
Note come uno dei più comuni (e fastidiosi) sintomi della menopausa, toccherebbero il 70 per cento delle donne e solo in un terzo dei casi in modo frequente o grave. Ma dalla rivista Menopause della società nordamericana di studi sulla menopausa arriva un avvertimento: nel caso delle donne più giovani le vampate per la fine del ciclo mestruale potrebbero legarsi a un rischio cardiovascolare.
Uno studio condotto da esperti dell’Università di Berna (Svizzera), ha preso in esame 272 donne non fumatrici di età 40-60 anni. È emerso che tra quelle più giovani, 40-53 anni, la presenza di vampate di calore è risultata associata a una ridotta funzione endoteliale, ovvero una ridotta elasticità dei vasi sanguigni.
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L’endotelio è uno strato di cellule che fodera l’interno dei vasi sanguigni. Lo stato della funzione endoteliale è considerato un fattore chiave per presagire lo sviluppo di aterosclerosi, che poi influenza la capacità di contrarsi e dilatarsi dei vasi.
Se non curata, l’aterosclerosi può produrre problemi seri come ischemie o infarti.
Ricerche recenti evidenziano che le vampate di calore possono manifestarsi prima di quanto previsto, anche durante gli ultimi anni in età riproduttiva della donna e non necessariamente solo nel periodo pre-menopausa.
«Che chi soffre prima di vampate avrebbe un rischio in più per via di una ridotta elasticità dell’endotelio può essere, ma va dimostrato. Occorrono altre ricerche», commenta Maria Ferrari, responsabile dell’unità operativa di ginecologia dell’età post-riproduttiva alla clinica Mangiagalli di Milano.
«Le donne che anno in menopausa prima hanno una carenza estrogenica più precoce e più lunga. Le vampate sono dovute al brusco calo del livello di estrogeni, ormoni sessuali femminili, con la menopausa. L’età media per la fine del ciclo è 49 anni. «Ora, se una donna va in menopausa a 46 anni, potrebbe essere la mancanza degli estrogeni a renderla più esposta a un rischio cardiovascolare», prosegue la dottoressa Ferrari. «In questo caso è davvero consigliabile la terapia ormonale sostitutiva (Tos) perché gli estrogeni vengono a mancare troppo presto. La Tos offre una protezione».
Le donne, in Italia almeno, non sembrano molto propense ad adottare la Tos. «Per niente. La segue meno dell’un per cento delle donne. Si tratta di una terapia ormonale e in quanto tale fa paura».
La Tos, nelle varie formulazioni oggi disponibili, è una terapia che può offrire vantaggi importanti e può avere altrettanto importanti controindicazioni.
Come gestire le vampate di calore
Esistono molti modi per gestire e ridurre frequenza e intensità dei sintomi vasomotori. Molti fattori possono stimolare la comparsa di vampate, ad esempio: il caldo, il fumo, l’alcol, la caffeina, il cibo piccante, l’abbigliamento stretto e lo stress. Limitare o evitare questi fattori può contribuire a ridurre le vampate.
Il fumo, così come l’alcol, è un fattore scatenante dei sintomi vasomotori. Dieta sana ed equilibrata, esercizio fisico e tecniche di rilassamento possono avere un impatto positivo sul numero di vampate di calore e sulla loro intensità.
In menopausa è comune aumentare di peso proprio a causa dei cambiamenti ormonali. Parlare con il proprio medico della comparsa e della durata dei sintomi vasomotori è importante per trovare la soluzione ottimale per il proprio problema, tenendo conto delle proprie caratteristiche e fattori di rischio individuali.
La terapia ormonale sostitutiva, o TOS (in inglese HRT), è un modo efficace per trattare le vampate, ma oggi sono disponibili anche trattamenti non ormonali come il Fezolinetant, recentemente approvato dall’Agenzia italiana del farmaco per aiutare ad alleviare le vampate di calore o le sudorazioni notturne.
Talvolta, introdurre piccoli cambiamenti nel proprio stile di vita può aiutare a limitare il numero e l’intensità delle vampate di calore. Anche l’alimentazione può avere un ruolo importante. Per contrastare la carenza estrogenica tipica della menopausa, molte donne cercano di introdurre più estrogeni di origine vegetale nella propria dieta.
Alcune piante che possono essere utili:
- trifoglio rosso: pianta originaria delle regioni temperate e sub-tropicali. Grazie all’alto contenuto di isoflavoni, vanta proprietà estrogeniche che lo rendono particolarmente indicato per contrastare le vampate di calore tipiche della menopausa.
- salvia: arbusto perenne e sempreverde, cresce spontaneo nella macchia mediterranea.
- cimicifuga: pianta originaria del Nord America, venne introdotta in Europa nella prima metà del Settecento e viene spesso coltivata per scopi ornamentali.
- agnocasto: cresce nei climi temperati, adattandosi a qualunque tipo di suolo, purché non secco.
- griffonia: pianta originaria dell’Africa centro-occidentale e per questo detta anche “fagiolo africano”, è ricca di 5-HTP (5-idrossi-triptofano) ed esercita un’azione rilassante.
Innanzitutto, occorre dare una bella regolata al proprio stile di vita. Smettere di fumare, fare esercizio fisico costante, ridurre il BMI (indice di massa corporea) ed evitare i grassi di origine animale sono già un grande passo avanti.
Oggi, in Italia, la TOS non deve fare più paura, anche se si preferisce prescriverla solo alle donne con maggiore rischio di osteoporosi e di eventi cardiovascolari, o a chi è entrata precocemente in menopausa spontaneamente o a causa di un intervento chirurgico.
Se i cambiamenti nello stile di vita non sono sufficienti per migliorare i sintomi e la TOS è considerata non necessaria, le opzioni non ormonali potrebbero funzionare. I prodotti di estrazione naturale sono molto utilizzati: fino al 75% delle donne in menopausa ne fa uso, con risultati alterni.
Sarebbero necessari studi più approfonditi per chiarirne l’efficacia e i meccanismi d’azione. Quelli che hanno mostrato una certa validità sono i prodotti contenenti fitoestrogeni come quelli a base di soia, trifoglio rosso e cimicifuga racemosa.
È comunque importante sottolineare che un rimedio, farmacologico o naturale che sia, va sempre prescritto dal medico.