L'uva da tavola è il frutto di arbusti rampicanti appartenenti alla famiglia delle Vitacee e al genere Vitis. Più precisamente, le nomenclature binomiali delle due specie più sfruttate per la produzione di uva da tavola sono, rispettivamente, Vitis vinifera e Vitis labrusca, esattamente le stesse destinate alla vinificazione o alla produzione di uva sultanina. L'uva da tavola, tuttavia, viene prodotta da vitigni di varietà specifiche, adatte alla produzione di uve commerciali per il consumo diretto, come quelle senza semi (apirene).
Dal punto di vista botanico, l'uva è definita un'infruttescenza, ovvero un raggruppamento di frutti a grappolo; i singoli frutti, chiamati acini e volgarmente definiti "chicchi", sono vincolati a una porzione NON edibile, di natura legnosa, detta graspo o raspo.
Gli acini dell'uva rappresentano la parte edibile e, dal punto di vista botanico, sono delle bacche; si caratterizzano per un epicarpo sottile (la buccia), che avvolge un mesocarpo carnoso (la polpa), che a sua volta avvolge l'endocarpo contenente i semi (vinaccioli).
NB. Nell'uva da tavola, i nutrienti energetici (soprattutto fruttosio) sono contenuti principalmente nella polpa; d'altro canto, ciò non significa che la buccia ed i semi non siano commestibili o risultino inutili! Infatti, queste due componenti sono responsabili dell'apporto di: fibre, acidi grassi polinsaturi (anche omega 3), fitosteroli, cere vegetali e diverse molecole di natura fenolica con proprietà antiossidante, antitumorale e ipocolesterolemizzante.
L'uva da tavola consumata in Italia è prevalentemente bianca, ma non mancano diverse tipologie color rosso (violaceo, tendente al fucsia o bordeaux). Il nostro Paese è il primo produttore mondiale di uve da tavola e, in seguito ad una notevole riduzione commerciale delle varietà (seconda metà del '900), oggi quelle più diffuse sono: Italia, Vittoria, Regina (bianche), Moscato d'Amburgo, Redo Globe e Rosada (rosse).
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Proprietà Nutrizionali dell'Uva da Tavola
L'uva da tavola è un alimento tanto utile quanto controverso. Si tratta di un frutto ricco di vitamine, sali minerali e antiossidanti ma che, d'altro canto, apporta notevoli quantità di carboidrati semplici, quindi calorie; anche l'indice glicemico è piuttosto elevato.
L'uva da tavola è un prodotto idoneo al consumo da parte di soggetti sani, purché se ne impieghi una porzione inferiore del 50% rispetto alla media della frutta estiva (pesche, albicocche, melone, anguria, fragole ecc.) e del 20-30% inferiore rispetto alla media della frutta invernale (arance, mele, pere, kiwi ecc.).
In ambito dieto-terapico, invece, l'utilizzo di uva da tavola è decisamente più complicato a causa di:
- Tendenza all'abuso, in virtù della spiccata gradevolezza (gusto molto dolce)
- Alto indice glicemico che, in maniera dipendente al volume della porzione, può sollecitare eccessivamente lo stimolo di insulina
- Minor concentrazione di fibre rispetto ad altri frutti più consigliabili (ad esempio, le mele ne contengono il 40% in più).
In sintesi, l'uva da tavola rientra nel gruppo di frutti dei quali è NECESSARIO fare un uso più attento, assieme a: loti o kaki, fichi, fichi d'India, castagne, ciliegie nere ecc.
Per contro, l'uva da tavola ROSSA, grazie alla presenza più generosa di alcune molecole NON energetiche, sembra possedere diverse caratteristiche metaboliche degne di nota. Tra queste, citiamo il potenziale di ottimizzare la colesterolemia (riduzione del colesterolo cattivo LDL), la capacità di ridurre l'aggregazione piastrinica ed il vantaggio di moderare lo stress ossidativo.
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Gran parte di questi effetti positivi scaturiti dall'assunzione di uva da tavola è imputabile alla presenza di molecole fenoliche, ovvero polifenoli di tipo flavonoide.
Dell'uva da tavola si apprezzano anche le notevoli quantità d'acqua e di potassio che, associate al carico e all'indice glicemici di cui sopra, la rendono un ottimo alimento per la nutrizione dello sportivo (sia prima, sia dopo l'attività).
Le odierne coltivazioni di viti superano in estensione quelle di mele, arance e banane, tuttavia solo una piccola parte è destinata alla coltivazione dell’uva da tavola, da consumare fresca. Cosa sarà mai a reclamare tanti ettari? Facile, la produzione di vino!
Uva da tavola e uva da vino sono varietà distinte, selezionate nei secoli appositamente per lo scopo. Sono note almeno 10.000 diverse varietà di viti, frutto delle “modifiche genetiche” operate dall’uomo nell’arco dei secoli. Per semplificare possiamo distinguerle, in base al colore, in chiare e scure. Dal punto di vista dei macronutrienti, tuttavia, le differenze sono trascurabili.
Oggi sappiamo che l’alimento miracoloso, purtroppo, non esiste. Dal punto di vista biologico, il resveratrolo è una Fitoalessina, una tossina vegetale prodotta dalla pianta in risposta ad infezioni o danneggiamento meccanico, che si concentra prevalentemente nella buccia ed il quantitativo nell’uva è quindi estremamente variabile.
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N.B. Ad esempio, è stato osservato un lieve incremento del flusso sanguigno celebrale successivamente alla supplementazione di 500 mg di resveratrolo. Interessante vero?
Il resveratrolo non è l’unica fonte di antiossidanti nell’uva. Quale sostanza è presente ed in quale quantità dipende moltissimo da specie e varietà, dal terreno di coltura e dalle metodiche agricole utilizzate.
Le antocianine sono le sostanze fenoliche più rappresentate nell’uva scura e, in quanto pigmenti, ci consente di distinguere tra le varietà in base al colore: più scura è l’uva, maggiore è il contenuto di antocianine.
Oltre all’olio di vinaccioli, utilizzato sia in cucina che cosmetica, dai semi d’uva è possibile ottenere un estratto particolarmente ricco in procianidine e tannini. Nello specifico, oltre all’azione antiossidante, sembrerebbe svolgere azione estrogenica e, soprattutto, un effetto vasodilatatorio.
A tal proposito, da una metanalisi del 2011 è emersa una lievissima riduzione della pressione sistolica in seguito alla somministrazione del supplemento.
L’uva è il frutto della Vitis vinifera, la specie più coltivata della famiglia delle Vitaceae. I nutrienti presenti nell’uva esercitano un’azione antiossidante e antinfiammatoria. A trarne beneficio può essere innanzitutto il sistema cardiovascolare, ma non solo.
L’uva è inoltre dotata di un basso indice glicemico e l’assunzione del suo succo, di suoi estratti o di suoi singoli fitonutrienti è stata associata a un miglior controllo dell’insulina e a una maggiore sensibilità all’azione di questo ormone.
Purtroppo, però, l’uva è uno dei frutti più spesso contaminati da residui di pesticidi.
Le seguenti informazioni rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico.
Quante Calorie Contiene l'Uva e Come Consumarla?
L’uva è un tipico frutto autunnale e conclude i nostri pasti soprattutto nei mesi di settembre e ottobre, quando, giunta a piena maturazione, si lascia gustare in tutte le sue varianti. Che sia bianca, nera o rosata l’uva ha molte proprietà benefiche per l’organismo, anche se spesso viene demonizzata per le sue calorie. E così, davanti a un grappolo d’uva, ce ne stiamo lì, indecisi e perplessi, a farci la solita domanda: farà ingrassare? Quante calorie?
L’uva è certamente tra i frutti più calorici che troviamo dal fruttivendolo, perché ogni 100 g apportano 60 calorie, che diventano 300 per l’uva passa. Ma se ha la cattiva fama di essere ipercalorica, forse non tutti sanno che l’uva ha anche la proprietà di bruciare grassi. Grazie al resveratolo, contenuto nella buccia, riesce a regolare la produzione di adiponectina e a velocizzare il metabolismo.
Non siete convinti? Allora sappiate che le calorie presenti sono dovute per la quasi totalità, ben il 95%, alla presenza di zuccheri: ma zuccheri buoni, diversi da quelli raffinati.
Una quantità precisa di quanta uva si può mangiare per non ingrassare, ovviamente, non c’è, perché entrano in gioco fattori diversi, come lo stile di vita, per fare un esempio. Insomma, basta usare il buonsenso e non esagerare nelle porzioni. Buona regola sarebbe quella di mangiare il quantitativo giusto per saziare il senso di fame senza eccedere. Tuttavia, se proprio volete un consiglio, diciamo che, come regola generale, l’uva può essere consumata tranquillamente ogni giorno, ma mai più di un grappolo. Meglio se mangiata come snack tra i pasti anziché alla fine del pranzo o della cena. Nel caso dell’uva passa, invece, le regole sono più severe: considerando che è davvero ipercalorica, è concesso solo qualche chicco al giorno.
Preferire l’Uva Bianca
Se volete tenere a bada il vostro peso, si consiglia di consumare l’uva bianca perché è meno calorica rispetto alle altre varietà, contiene meno grassi ed è molto ricca di acqua, che dona senso di sazietà e, allo stesso tempo, idrata il corpo.
Le Proprietà Benefiche dell'Uva
Nei suoi acini racchiude tante proprietà benefiche per l’organismo, motivo per cui non va eliminata dal regime alimentare. È un antirughe naturale perché grazie alla presenza degli antiossidanti rallenta l’invecchiamento cellulare.
Nota bene: le percentuali nel grafico non si riferiscono al contenuto percentuale di carboidrati, proteine e grassi presenti nel prodotto. Rappresentano, invece, la ripartizione dell'energia apportata da ciascun macronutriente (fatto 100 il totale delle calorie fornite dall'alimento).
Stato fisico o forma: Intero, forma naturale. Intero si riferisce alla pianta, all'animale oppure alla parte di pianta o animale descritta alla voce "parte di pianta o animale".
Entità del trattamento termico: Non trattato con il calore. Significa che l'alimento non ha subito alcun trattamento termico, oppure che il trattamento termico utilizzato non è di entità tale da modificare le caratteristiche nutrizionali del prodotto.
Fonte: Department of Agriculture, Agricultural Research Service.
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