La crisi climatica, l’insicurezza alimentare globale e la scarsa sostenibilità dei sistemi alimentari sono strettamente legati e vanno risolti insieme. La relazione tra clima e cibo è a doppio senso: l’agricoltura e l’intera filiera alimentare sono tra le cause primarie del cambiamento climatico, il quale, a sua volta colpisce in modo particolarmente grave i sistemi alimentari, costituendo uno dei fattori principali dell’aumento della fame nel mondo negli ultimi anni.
Infatti, circa il 30% delle emissioni globali di gas serra sono causate dai sistemi alimentari (la stessa quantità di tutte le auto, camion, aerei e navi combinati). Senza la trasformazione dei sistemi alimentari, dunque, gli obiettivi dell’accordo di Parigi sono irraggiungibili.
Impatto Diseguale e Geopolitico
I paesi più poveri soffrono maggiormente poiché nelle zone tropicali tali impatti sono più rapidi e intensi e le capacità di adattamento al cambiamento climatico sono nettamente inferiori rispetto a quelle dei paesi ricchi. Sono inoltre le persone più povere ad essere maggiormente colpite, in quanto il loro benessere dipende molto spesso da agricoltura, pesca e servizi ecosistemici come quelli delle foreste.
Quanto sta accadendo, in seguito all’aggressione della Russia in Ucraina, mostra come il legame tra crisi climatica, insicurezza alimentare e scarsa sostenibilità dei sistemi alimentari assuma sempre più una connotazione geopolitica. I trend dei prezzi dei fertilizzanti e delle derrate alimentari, oltre al numero di persone che soffrono la fame, erano già in crescita da alcuni anni, soprattutto a causa del cambio climatico e della pandemia.
La guerra in Ucraina ha acuito queste tendenze, in maniera particolarmente grave per l’aumento dei prezzi dei fertilizzanti e di beni primari come il grano, di cui Russia e Ucraina sono grandi produttori. Una spirale che sta colpendo in modo preoccupante le filiere alimentari e i consumatori, anche in Europa e in altri paesi ricchi. Una delle conseguenze è la crescita di fenomeni come la ‘militarizzazione’ del cibo.
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Se si considerano inoltre il ruolo dell’agricoltura nella distruzione della biodiversità e nel prelievo di acqua dolce in tutto il mondo (70%), e le crescenti crisi idriche causate dal cambiamento climatico, si comprende come l’esaurimento delle risorse naturali, combinato al riscaldamento del pianeta contribuiranno ad incrementare ed esacerbare tensioni geopolitiche e instabilità dei mercati internazionali legate all’accesso all’acqua e terre produttive, al mercato di sementi e fertilizzanti, e al controllo delle rotte commerciali alimentari.
Questo è vero in particolar modo per l’Italia e l’Europa, che nella sponda sud del Mediterraneo confinano con il continente più gravemente colpito sia dalla crisi climatica che da quelle alimentari. L’Africa però non è solo la regione con la minore capacità di adattamento climatico e la maggiore percentuale di persone che soffrono la fame, ma è anche il continente che ospita il 60% delle terre nel mondo ancora disponibili per l’agricoltura.
Queste difficili sfide, ma anche opportunità, indicano la necessità per il nuovo governo italiano di affrontare le crisi climatica e alimentare con urgenza e in maniera sinergica. Solo questo permetterebbe di aumentare la sicurezza alimentare aAfricana e globale e la resilienza di centinaia di milioni di poveri e PMI nel sud del mondo.
Il Rischio Climatico e la Sicurezza Alimentare
Il documento definisce il “grave rischio” legato al clima nel contesto della sicurezza alimentare e della nutrizione, utilizzando una combinazione di criteri, tra cui l’entità e la probabilità di conseguenze avverse, la tempistica del rischio e la capacità di ridurre il rischio.
In termini di entità delle conseguenze negative, considerando l’ Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 2 sul raggiungimento della Fame Zero entro il 2030, il livello di insicurezza alimentare nel mondo è già elevato, con un numero compreso tra 720 e 811 milioni di persone attualmente denutrite, mentre circa 2,3 miliardi di persone sono sottonutrite, affetti da malnutrizione ( FAO et al., 2021 ).
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Gli impatti dei cambiamenti climatici sul numero di persone a rischio di fame e malnutrizione sono mediati da fattori quali il calo della produttività agricola, i minori redditi derivanti da mezzi di sussistenza sensibili al clima, i problemi emergenti di sicurezza alimentare e le interruzioni nella distribuzione del cibo (Bezner Kerr et al. al., 2022).
La gravità del rischio del cambiamento climatico per la nutrizione è direttamente correlata ai livelli di CO2 nell’atmosfera. Il cambiamento climatico riduce la produttività delle colture, del bestiame, della pesca e dell’acquacoltura modulando la disponibilità e la qualità dell’acqua, causando stress da calore, modificando la fenologia e alterando l’ambiente di parassiti e malattie, inclusa la più rapida diffusione di micotossine e agenti patogeni .
L’aumento della frequenza e dell’intensità di inondazioni, siccità, mareggiate ed eventi estremi può portare a notevoli interruzioni nelle catene di approvvigionamento alimentare attraverso fallimenti nei raccolti e danni alle infrastrutture, e creare concorrenza tra i sistemi di produzione alimentare ( Cottrell et al., 2019 ). In uno scenario ad alta vulnerabilità e riscaldamento elevato, si prevede che fino a 183 milioni di persone in più diventeranno denutrite nei paesi a basso reddito a causa dei cambiamenti climatici entro il 2050 ( Mbow et al., 2019 ).
Gli Effetti del Cambiamento Climatico sulla Fame
Cambiamento climatico, sono sempre più frequenti eventi estremi come alluvioni, siccità, ondate di calore e tempeste. Gli scienziati non hanno dubbi: le emissioni di gas serra hanno modificato significativamente l’equilibrio naturale del nostro pianeta, portando a gravi conseguenze per la sicurezza alimentare globale.
Il rapporto SOFI (State of Food Security and Nutrition in the World) ha calcolato che nel mondo ci sono circa 735 milioni di persone che soffrono la fame. Secondo la FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura), il cambiamento climatico è uno dei principali fattori.
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Gli effetti del cambiamento climatico danneggiano gravemente l’accesso al cibo, la sua disponibilità, la sua stabilità, nonché le abitudini alimentari, le pratiche di cura e la salute delle popolazioni vulnerabili. Il numero di persone denutrite tende a essere più alto nei paesi molto esposti a eventi climatici estremi, specialmente quando gran parte della popolazione dipende dall’agricoltura locale.
Il cambiamento climatico riduce o addirittura distrugge i raccolti degli agricoltori e minaccia il funzionamento dei sistemi di produzione agricola (distruzione delle colture, impoverimento del suolo, aumento dei prezzi degli alimenti…). Molte popolazioni, gravemente colpite, si ritrovano senza accesso al cibo e private dei loro mezzi di sussistenza.
Inoltre, l’instabilità dei raccolti accentua l’instabilità dei prezzi dei prodotti alimentari di base sui mercati internazionali, causando variazioni di prezzo dannose sia per i produttori che per i consumatori. Pertanto, i cambiamenti climatici amplificano le minacce già esistenti per i mezzi di sussistenza e la sicurezza alimentare.
Quando la situazione diventa troppo grave, le popolazioni non hanno altra scelta che spostarsi in cerca di alternative. Secondo la Banca Mondiale, se non si interviene, 143 milioni di persone potrebbero diventare rifugiati climatici entro il 2050. Tre regioni del mondo sono particolarmente interessate da questa previsione: l’Africa subsahariana, l’America Latina e l’Asia meridionale.
Chi Sono i Più Colpiti?
I paesi in via di sviluppo sono i primi a subire le conseguenze del riscaldamento climatico. Oggi, 183 milioni di persone sono in stato di stress alimentare, il che significa che potrebbero cadere in una grave insicurezza alimentare se i paesi che le ospitano subiscono un altro shock, di qualsiasi natura (conflitti, epidemie, siccità, inondazioni…). Il 71% di queste persone si trova in circa trenta paesi africani.
L’Africa ha il maggior numero di persone che soffrono di grave insicurezza alimentare e hanno bisogno di assistenza, specialmente nei paesi del Corno d’Africa e dell’Africa meridionale, gravemente colpiti da eventi climatici. Tra il 2015 e il 2016, molti paesi hanno vissuto gravi siccità a causa di una manifestazione particolarmente forte del fenomeno El Niño, responsabile di numerose anomalie climatiche in diverse regioni del mondo.
Ad esempio, l’Etiopia. Tra il 2015 e il 2016, il fenomeno El Niño ha ritardato l’arrivo delle piccole piogge primaverili che di solito seguono la stagione secca. Queste piogge sono essenziali per garantire la sopravvivenza del bestiame, dei raccolti e delle piantagioni degli agricoltori. Senza queste piogge, le popolazioni hanno visto i loro terreni coltivabili seccarsi, alcuni raccolti danneggiati a causa delle piogge irregolari e dei periodi di siccità.
Alcune famiglie utilizzano i loro raccolti per il consumo personale e si sono ritrovate senza risorse, costrette a consumare alimenti prodotti altrove che costano molto di più. Per coloro che vivono della vendita del bestiame, i loro mezzi di sussistenza sono scomparsi. Con le siccità, non potevano più nutrire o abbeverare il loro bestiame, che è diventato invendibile. Con i raccolti più rari, i prezzi sono aumentati e le famiglie non potevano più acquistare la quantità di cibo necessaria per la loro salute.
Nel 2016, il ritardo della stagione delle piogge e le siccità ripetute in Etiopia hanno lasciato milioni di abitanti bisognosi di aiuto alimentare. Il paese aveva già affrontato una delle peggiori carestie di questo secolo nel 1983, che aveva lasciato 2,5 milioni di sfollati interni.
Nel 2019, il ciclone Idai ha colpito il Mozambico e lo Zimbabwe. Dopo la catastrofe, si è diffusa un’epidemia di colera e sono stati registrati 4.000 casi. A seguito delle inondazioni, la mancanza di accesso all’acqua potabile costringe le popolazioni a bere acqua impura, con il rischio di proliferazione di malattie idriche come il colera.
Il Ruolo del Sistema Alimentare nelle Emissioni di Gas Serra
Finora, per ridurre tali emissioni, ci si è concentrati sulla ricerca di alternative rinnovabili all’uso dei combustibili fossili, i principali responsabili dell’aumento dei gas serra. Le fonti di energia rinnovabili, i veicoli elettrici, una migliorata efficienza energetica, ecc. hanno sì un ruolo determinante nella riduzione dei livelli di carbonio atmosferico, tuttavia, anche se si eliminassero tutte le emissioni provenienti dal settore energetico, dell’industria e dei trasporti, ciò non basterebbe a contenere il riscaldamento globale entro il tetto massimo di 1,5°C.
Perché anche il sistema alimentare mondiale, responsabile di circa il 30% delle emissioni globali, rappresenta una delle principali fonti di emissione di gas serra! Il cibo di cui ci nutriamo, infatti, deve essere allevato oppure coltivato, raccolto o catturato, per poi essere trasportato, trasformato, confezionato, distribuito e cucinato; gli scarti, inoltre, devono essere smaltiti.
Se da un lato, da ora al 2100, si modificassero poco a poco e individualmente il tipo di dieta e il consumo calorico, limitando lo spreco di cibo, e dall’altro si aumentasse la resa delle colture, migliorando l’efficienza energetica di tutta la filiera, si potrebbero ridurre le emissioni di GHG dal 14 al 48%, a patto che tali strategie siano pienamente adottate entro il 2050.
Se le strategie sopra elencate fossero parzialmente messe in atto, per esempio se ciascuna fosse adottata al 50%, le emissioni cumulative potrebbero essere ridotte addirittura del 63%. Tutte le attività umane responsabili dell’emissione di gas serra hanno un impatto diretto sul clima. Ciò significa che, per non oltrepassare il limite di 1,5°C, una maggiore quantità di emissioni dal sistema alimentare implicherebbe una minore quantità di emissioni da altri settori, e viceversa.
Tuttavia, ciò che emerge dai dati più recenti è che, anche se riducessimo o azzerassimo le emissioni derivanti da carbone, petrolio e gas naturale, i GHG rilasciati dalla catena di produzione del cibo non consentirebbero di raggiungere gli obiettivi di 1,5 e 2°C entro la fine del secolo.
Vantaggi della Riformulazione del Sistema Alimentare
In uno scenario di questo tipo, non vanno inoltre trascurati i potenziali vantaggi della riformulazione del sistema alimentare per le società. In aggiunta ai benefici climatici, infatti, questi cambiamenti nel sistema produttivo potranno contribuire al raggiungimento di alcuni degli obiettivi per lo sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals, SDGs) definiti dall’Organizzazione delle Nazioni Unite, tra cui porre fine alla fame e alla povertà, limitare l’inquinamento da nutrienti e il consumo idrico, favorire l’uso sostenibile del suolo, proteggere e rispettare la biodiversità, ridurre malattie come l’obesità, il diabete, problemi cardiovascolari ecc.
Con il termine “dieta sostenibile” ci si riferisce a “quelle diete a basso impatto ambientale, che contribuiscono alla sicurezza alimentare e nutrizionale e di vita sana per le generazioni presenti e future” (FAO, 2010). Si tratta quindi di un tipo di dieta che rispetta le biodiversità e gli ecosistemi proteggendoli, ma che nel contempo consente di mantenersi in un buono stato di salute.
Impatto sui Bambini e le Comunità Vulnerabili
Secondo la nostra ultima analisi, diffusa in vista della COP28, sono 27 milioni di bambine e bambini soffrono la fame a causa della crisi climatica. Le comunità dell'Africa orientale, centrale e meridionale e quelle dell'Asia, sono le prime ad essere colpite dall'impatto degli eventi climatici estremi, con conseguenze più gravi e maggiori. Non c’è cibo, non c’è acqua, non c’è più tempo e questa crisi riguarda tutti.
Il cambiamento climatico sta avendo gravi ripercussioni sulla salute delle bambine e dei bambini che rischiano di soffrire per la carenza di cibo e per malattie. In alcune delle regioni più povere del mondo, un gran numero di persone dipende dall'agricoltura per il proprio sostentamento.
1,8 miliardi di persone, poco meno di un quarto della popolazione mondiale, vivono in aree soggette a stress idrico. I finanziamenti da soli non risolveranno la crisi alimentare nel mondo. Per porre veramente fine alla fame nel mondo, la comunità internazionale deve affrontare le cause profonde dell'insicurezza alimentare acuta.
Emissioni e Produzione Alimentare
Ridurre le emissioni di gas serra dovute alla produzione del cibo che mangiamo, che globalmente rappresentano oggi un terzo del totale: anche da qui passa una parte importante della lotta al cambiamento climatico, in un mondo che vedrà oltre 9 miliardi di esseri umani da nutrire e dissetare entro i prossimi trent’anni.
Gli autori dello studio hanno analizzato i dati delle emissioni e dei consumi di cibo fra il 2000 e il 2019. Fra le altre informazioni, hanno evidenziato che oltre il 40 per cento delle emissioni dovute alla filiera alimentare provengono da 5 Paesi: Cina, India, Indonesia, Brasile e Stati Uniti. E che nel medesimo lasso di tempo le emissioni annuali dovute alla produzione di alimenti sono cresciute del 14 per cento, sostanzialmente a causa dell’aumento dei consumi di prodotti di origine animale (che pesano nel complesso per il 50 per cento delle emissioni alimentari totali), come carne di manzo (32 per cento dell’aumento di emissioni) e latticini (46 per cento dell’aumento delle emissioni).
Sottolineano gli autori dell’analisi: «Un cambiamento globale nella dieta, inclusa la riduzione del consumo eccessivo di carni rosse e il miglioramento della quota di proteine di origine vegetale permetterebbe non solo di ridurre le emissioni, ma anche di evitare rischi per la salute come obesità e malattie cardiovascolari». Più frutta e verdura, meno cibi elaborati, meno carne e meno latticini per alleggerire il peso della nostra tavola sulla salute del pianeta.
Impatto del Sistema Alimentare sul Clima
La nostra analisi della relazione tra il cibo e la dimensione ambientale degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile è partita da un presupposto fondamentale: il sistema alimentare e la natura sono legate da uno stretto rapporto di reciprocità. Visto che il cambiamento climatico ha il potenziale per modificare profondamente gli ecosistemi naturali attorno a noi, è importante comprendere come questo possa influenzare la produzione e il consumo alimentare.
Come sottolineato dalla FAO nel report Climate Change and Food Security: Risks and Responses, il cambiamento climatico rischia di colpire tutte le dimensioni della sicurezza alimentare: disponibilità, accessibilità, utilizzo e stabilità.
La prima tra le quattro dimensioni della sicurezza alimentare si riferisce alla capacità di rendere gli alimenti disponibili attraverso una produzione adeguata e scambi commerciali efficaci. Il Rapporto Speciale sul Clima e sulla Terra, realizzato dal Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (Intergovernmental Panel on Climate Change o IPCC), sottolinea che l’aumento delle temperature medie e i cambiamenti nell’andamento delle precipitazioni stanno già diminuendo la resa di alcune colture agricole, quali il mais, il grano e la soia.
Il Rapporto afferma che l’impatto del cambiamento climatico sulla produttività agricola tenderà a peggiorare con l’aumentare delle temperature e sarà particolarmente rilevante nelle aree tropicali. Anche l’area mediterranea sarà anche fortemente colpita, a causa dell’effetto combinato delle temperature sempre più elevate e del deterioramento della scarsità idrica.
Una delle conseguenze più preoccupanti del cambiamento climatico per il sistema alimentare è l’aumentare della frequenza degli eventi meteorologici estremi, quali uragani, inondazioni e siccità. Questi possono generare ingenti danni al settore agro-alimentare, causando, ad esempio, la perdita dei raccolti, la distruzione delle strutture di stoccaggio o dei macchinari agricoli, ma anche disagi ai trasporti o alla operazioni di lavorazione dei prodotti.
Nel Report Speciale sopracitato, la FAO sottolinea che “gli impatti [del cambiamento climatico] sulla produzione si traducono in conseguenze economiche e sociali, che influiscono sulla sicurezza alimentare”. L’effetto è duplice: da un lato, i produttori rischiano di vedere il proprio reddito diminuire o divenire più instabile e di perdere i propri asset produttivi, divenendo sempre più vulnerabili a futuri shock; dall’altro lato, i consumatori a basso reddito potrebbero essere gravemente colpiti dall’aumento dei prezzi dei beni alimentari, che l’IPCC ritiene probabile nel caso in la riduzione della produttività o l’interruzione dei flussi commerciali portino ad una ridotta disponibilità di prodotti agro-alimentari sui mercati locali.
Il cambiamento climatico potrebbe anche avere effetti rilevanti sulla qualità e salubrità dei beni alimentari, che a loro volta influiscono sul quarto pilastro della sicurezza alimentare: food utilization. Questo concetto si riferisce alla capacità di assimilare adeguatamente i nutrienti e di fare un uso adeguato dei prodotti alimentari, attraverso la corretta preservazione e preparazione del cibo ma anche un’equa distribuzione delle risorse tra i membri di una famiglia o comunità.
Creando condizioni più favorevoli alla loro proliferazione, quali temperature più alte e maggiore umidità, il cambiamento climatico potrebbe indurre una variazione o un aumento della diffusione di agenti patogeni negli alimenti. Inoltre, la modifica delle condizioni climatiche potrebbe influire sullo stesso profilo nutrizionale degli alimenti. Ad esempio, l’IPCC riporta che un più alto livello di CO2 nell’aria potrebbe ridurre la qualità nutrizionale di importanti colture, quali riso e frumento, diminuendo la concentrazione di proteine, zinco e ferro al loro interno.
L’analisi di oggi dimostra come, non solo il sistema alimentare contribuisca in maniera rilevante al cambiamento climatico, ma rischi di subirne le conseguenze. Il variare delle condizioni climatiche potrebbe avere importanti effetti sulla produzione agro-alimentare, con gravi conseguenze anche sulle altre dimensioni della sicurezza alimentare. Questa consapevolezza accresce ulteriormente il senso di urgenza con cui affrontare la questione del cambiamento climatico, i cui effetti rischiano di ostacolare il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile di natura economica, sociale e ambientale.
Per quanto riguarda il sistema alimentare, le conseguenze più gravi rischiano di abbattersi sugli individui, come i piccoli agricoltori, o i paesi più vulnerabili, a causa della maggiore esposizione agli effetti del cambiamento climatico e alla limitata disponibilità di risorse con cui intervenire per mitigare o adattarsi alle sue conseguenze. È fondamentale agire affinché questo fenomeno non accresca ulteriormente le disparità esistenti e non ne crei di nuove.
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